Lucy – Reunion di classe

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Lucy – Reunion di classe

Uno per uno, a rotazione, raccontavamo agli altri, seduti al tavolo, cosa avessimo fatto della nostra vita in tutti quegli anni successivi all’esame di maturità; chi si era sposato, chi separato, chi aveva intrapreso lavori collegati in qualche modo alla scuola che avevamo frequentato, chi qualcosa di totalmente diverso.
Specie tra la parte femminile di quella reunion avevo colto più di uno sguardo di malcelato piacere a vedere come Roberta, quella che era la “bella” della classe, con la maternità avesse perso quel fisico da urlo per cui era tanto invidiata. Tra noi maschietti, invece, il clima era molto più cameratesco. Da bravi eterni Peter Pan in libera uscita, rinverdivamo i fasti delle mille monellerie combinate in quegli anni, e per una sera non c’era differenza tra il politico locale e il metalmeccanico, tra il facoltoso professionista e il cassintegrato. Tutti ci illudevamo di essere ritornati diciottenni con tanta voglia di fare ancora gli stupidi.
Immaginavo comunque come tutti, io per primo, tenessimo per noi piccoli o grandi segreti che non potevamo certamente raccontare a quel tavolo, anche se sicuramente si trattava di persone che, per la maggior parte, non avremmo rivisto tanto presto.
Finita la cena, il gruppo si disperse con la solita promessa di rito di non far passare tanti anni prima di un nuovo incontro; chi andava a casa, chi accompagnava un compagno o una compagna, e chi, come me e altri tre buontemponi, non voleva far finire così presto la serata.
Decidemmo quindi di andare a bere qualcosa in un locale, per cui tutti sulla macchina di Sergio e via. La strada verso il locale prescelto ci costringeva ad attraversare un quartiere noto per la prostituzione “particolare” per cui, all’apparire del primo transessuale all’angolo della via, Marco prese a sfottere il guidatore: “Ma dovevamo andare a bere o a fare il puttan tour?”
“Già, ma a Sergio piacciono le scopate con la sorpresa!” gli fece eco Claudio.
“Andate a fanculo!” replicò Sergio, aggiungendo poi “Tanto vedo come vi state rifacendo gli occhi!”
Le “ragazze” infatti sfoggiavano dei corpi strepitosi, e il loro abbigliamento lasciava veramente poco all’immaginazione.
Forse anche con l’aiuto dell’alcool, si passò quindi dagli sfottò alle confidenze. Chi ammise che effettivamente era un gran bel vedere, chi che se le farebbe volentieri nonostante “il piccolo problema”, e Marco arrivò ad ammettere che aveva avuto una piacevole avventura, tempo prima, con il “Terzo sesso”.
Il clima si stava facendo elettrico, e io non partecipavo alla conversazione, fino a che Sergio disse, in tono scherzoso: “Ma allora dobbiamo andare a bere o dobbiamo caricare una di queste?”
Sentii una voce che a stento riconobbi come la mia dire qualcosa che gelò per un attimo l’atmosfera.
“Ma mica possiamo prendere su una di queste in mezzo alla strada… Vi porto io a divertirvi”
E se sulle prime i ragazzi potevano pensare che proponessi di andare da una escort transessuale, quando li guidai alla volta del mio ufficio ed entrammo non ci fu più spazio per gli equivoci.
Nessuno però, almeno apertamente, sembrò commentare la cosa anche se sicuramente tutti si chiedevano come fosse possibile che… ma Luca… ma davvero? O è uno scherzo?
Mentre i tre, seduti sulle sedie della reception, si ponevano tutte queste domande, io, mentre nel bagno dell’ufficio provvedevo alla mia trasformazione in Lucy, me ne ponevo solamente una: “Ma come ti è venuto in mente? Ragazzi, non perdete tempo con le puttane della via, ne avete qui una a vostra disposizione gratis. Devi essere completamente fuori di testa…”
Ormai però ero in ballo e, come si dice, dovevo ballare, e mi auguravo di saper ballare al mio meglio.
Entrai nella stanza ondeggiando sui miei tacchi, e l’entusiasmo dei tre scacciò via dalla mia mente tutte le preoccupazioni.
Piroettando sui tacchi, chiesi ai ragazzi: “Allora, posso competere con le ragazze di prima?”
Subito i tre mi furono attorno, ancora increduli che quella stangona mezza nuda dai capelli rosso fuoco fosse in realtà il loro compagno di classe. “Comunque piacere, sono Lucy” dissi mentre, per rompere il ghiaccio, afferrai attraverso la stoffa dei pantaloni i membri di Claudio e Marco.
“Sei una gran figa, Lucy” disse Sergio. E Marco: “Hai visto che culo? Ha un culo da sogno” aggiunse, carezzando le mie natiche glabre e vellutate.
Sentendo i due membri che si erano eretti sotto la mia stretta, dissi ai tre: “Però anche io voglio vedere la mercanzia”; li feci sedere e li invitai ad abbassarsi i pantaloni.
I cazzi di Marco e Claudio, che avevo già valutato al tatto, erano due begli arnesi, ma quello di Sergio era davvero un signor cazzo, delle dimensioni simili a quelle di una bottiglietta di minerale.
Mi inginocchiai davanti a quelle tre sedie, e iniziai a rendere omaggio a quei bastoni virili leccandoli, succhiandoli, e accarezzando quelli che di volta in volta non si godevano la mia bocca.
Certamente nessuno di noi quattro avrebbe previsto, solo un’ora fa, che la serata si sarebbe rivelata così piccante.
Dopo pochi minuti di quel trattamento, i tre cazzi (anzi, quattro, visto che il mio non era da meno) erano duri e ritti come delle verghe di acciaio, e i miei amici si alzarono dalle sedie litigandosi la mia bocca, cercando di entrarvi in due alla volta, strusciandomi i loro arnesi lucidi di saliva e liquidi prespermatici sul viso, mentre mi davano della troia, della puttana bocchinara eccitandomi oltre ogni limite.
Leccavo e succhiavo quei cazzi gustandone i diversi sapori e consistenze, oltre al sapore amarognolo del loro precum, spingendomi a ingoiarli per l’intera lunghezza controllando gli inevitabili conati di vomito, fino a che Claudio, per primo, mi avvisò dell’avvicinarsi del suo orgasmo; anziché staccarmi dal suo cazzo incrementai il mio pompino fino a che mi schizzò fiotti di caldo sperma che ingoiai golosa.
Feci appena in tempo a lasciare andare il suo cazzo che, Marco prima e Sergio poi, si affrettarono a spingermi in gola i loro cazzi per rovesciarvi i loro schizzi caldi.
Mentre i tre si tornavano a sedere, con i cazzi che ormai stavano perdendo l’erezione, dissi loro, con la bocca che sapeva delle loro sborrate: “Allora, per l’andare a bere qualcosa direi che siamo a posto… ma spero che la serata non finisca qui!”

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