Lucy – La vecchia guardia (terza e ultima parte)

Lucy – La vecchia guardia (terza e ultima parte)

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Con Ennio ci siamo già rivisti un paio di volte, dopo l’incontro al cinema e il primo appuntamento da lui. Mi piace come amante, è molto delicato e attento, ma allo stesso tempo è un ottimo scopatore, a dispetto della sua età.
Stavolta però mi ha promesso una sorpresa, e mentre mi trucco nel bagno di casa sua non riesco a non immaginare di cosa si possa trattare…
Mi vorrà bendare o legare? No, non ha mai dato segni di gradire questo tipo di pratiche.
Tantomeno mi sembra un patito della pioggia dorata… ma allora di che si tratterà?
Esco dal bagno ondeggiando sui tacchi, e vado verso il salotto dove immagino che lui mi attenda, come al solito, per poi consumare il nostro rapporto lì o spostarci nella sua camera da letto.
Entro nella stanza e rimango lì, a bocca aperta, come una cretina. Dal divano e dalle poltrone otto occhi si posano maliziosi su di me, sul mio corpo abbigliato come quello di una sgualdrina d’alto bordo. Ennio non è solo, ma in compagnia di altri tre uomini di una certa età, che non sono lì di sicuro per una partita a carte tra amici.
Il padrone di casa si avvicina premuroso a tranquillizzarmi: “Ecco, Lucy, questa è la sorpresa di cui ti parlavo… mi hai raccontato del tuo desiderio ricorrente di fare sesso con più uomini e ho pensato che potevo sicuramente esaudirlo. Loro sono dei miei amici fidati, coi quali condividiamo anche passatempi piccanti nei nostri giorni di vecchietti vedovi o separati. Gli ho parlato di te, e del mio progetto, e sono stati entusiasti di aiutarmi. Sempre se tu sei disponibile, ovviamente.”
Guardai i tre sconosciuti, e poi fissai Ennio negli occhi per un lungo istante. E poi lo baciai appassionatamente, in un muto assenso alla sua proposta.
I tre amici di Ennio si presentarono:
Piero, un uomo alto e allampanato dai modi distinti come quelli del mio amante; Gianfranco, un armadio a tre ante rubicondo e pacioso e per ultimo Mario, davanti al quale mi sfuggì un sorriso mentre gli stringevo la mano: di bassa statura, con quei baffoni sembrava proprio l’eroe dei videogiochi suo omonimo.
I quattro si riaccomodarono sul divano e sulle poltrone, e io con grazia ed eleganza mi sfilai il caffetano nero scoprendo la guepière e le calze sottostanti. Mi voltai appoggiandomi al tavolo del salotto, offrendo alla loro vista il mio culone glabro di natura, raccogliendo commenti audaci sulle mie rotondità e su cosa ne avrebbero fatto di lì a poco. Sorprendendo i tre nuovi, ma non Ennio, mi chinai sul tavolo divaricando le natiche con le mani, e scoprendo il gioiello che, come al solito, portavo nell’ano per prepararlo alla penetrazione. E se tanto mi dava tanto, quel giorno avrei avuto bisogno di una preparazione accurata.
Mi voltai verso di loro: “Però così non è giusto… io vi ho mostrato la mia mercanzia, ma voi no!”
Mi avvicinai a loro e mi inginocchiai, per iniziare, davanti a Ennio. Gli abbassai la zip dei pantaloni, estraendone quello scettro di carne che avevo già imparato a conoscere e ad amare, e lo baciai voluttuosamente, strusciandomelo sul viso, leccandolo e, infine, ingoiandolo fino alla radice, suscitando l’ammirazione degli altri tre.
Lasciai l’uccello del mio amante e mi rivolsi verso il secondo uomo (lo smilzo) che aveva già iniziato a tirare fuori il suo arnese, più lungo ancora di quello di Ennio ma più sottile.
Lo presi subito in bocca, leccandolo e succhiandolo, mentre con la coda dell’occhio notavo che anche gli altri due si erano già abbassati i calzoni mettendo a nudo le loro doti virili.
Il terzo a fare la conoscenza delle mie labbra fu Supermario: da un ciuffo di peli brizzolati si ergeva un cazzo non enorme, ma con una cappella molto più grande rispetto al tronco. Quel glande sproporzionato mi riempì la bocca con la sua massa calda e vellutata, e immaginai le sensazioni che avrei provato a sentirmelo scivolare nel culo.
L’ultimo fu Gianfranco, che mi porse un uccello corto ma dal diametro impressionante, simile a una lattina di bibita, dalla quale non vedevo l’ora di bere, come gli dissi maliziosa prima di prendere a succhiarlo.
I quattro si alzarono in piedi e mi circondarono: ero al centro di quei quattro uomini che puntavano i loro stupendi cazzi verso di me, richiedendo le mie carezze o i miei baci. E io, in quel carosello erotico, passavo da un cazzo all’altro avendone sempre uno in bocca e impugnando i due alla mia destra e alla mia sinistra. Dimensioni, odori, consistenze della pelle diverse ma comunque cazzi che mi avrebbero riempito la gola di sborra e che mi avrebbero sfondato il culo.
I quattro dimostravano comunque tutta l’esperienza e la signorilità accumulate in anni e anni di sesso praticato. Non si litigavano la mia bocca, non cercavano di tirarmi di qua e di là, ma attendevano pazienti il loro turno di essere succhiati dalla mia bocca o masturbati dalle mie mani.
Poi, dopo una buona mezz’ora di quel gioco, quando già le ginocchia mi facevano male per la posizione, li invitai a passare al livello successivo…
Mi aiutarono ad alzarmi, e io stessa li condussi, come in un gioioso corteo nuziale multiplo, verso la camera da letto.
Lì io mi sdraiai sul letto, mentre i quattro si spogliarono rivelando i loro corpi anziani ma ben tenuti.
Oltre a quello che già conoscevo di Ennio, quello magrissimo di Piero, quello grande e muscoloso di Gianfranco, e quello di Supermario, dal petto villoso come mi ero immaginata.
In un attimo mi furono attorno: due inginocchiati sul lettone ai lati del mio viso, che offrivano i loro cazzi alla mia bocca, e mentre Ennio mi sollevava le gambe portandomi le ginocchia al petto, Piero avvicinava il suo uccello al mio buchetto.
Lentamente, ma inesorabilmente, sentivo quel primo dardo penetrarmi l’ano, per fermarsi solo quando il basso ventre dell’uomo fu a contatto delle mie natiche. Venti e più centimetri di carne maschia nel mio culo, e due altri bei cazzi sul mio viso e nella mia bocca.
Piero pompava il suo bell’uccello nel mio sedere e io mi sentivo in paradiso, in cuor mio non sapevo come ringraziare Ennio per quel regalo inaspettato che aveva voluto farmi. Lo cercai con lo sguardo, e lo vidi intento a masturbarsi in attesa di prendere il posto di Piero tra le mie chiappe.
Non dovette attendere a lungo: dopo pochi minuti il mio scopatore iniziò ad intensificare i colpi per poi estrarre di colpo il suo membro dal mio buco allentato e schizzare il suo sperma sulla mia pancia.
Mentre il suo posto veniva preso da Ennio, raccolsi viziosa uno schizzo di sperma dalla guepière con le dita e me lo portai alla bocca, riprendendo poi subito a succhiare i due cazzi che mi venivano offerti dagli altri due uomini: il gusto acre dello sperma di Piero aveva aumentato ancora di più il mio desiderio di assaporare il seme di quei quattro uomini, di fare indigestione di sperma, e come se mi avesse letto nel pensiero, Ennio interruppe anzitempo il suo va e vieni nel mio povero culetto per avvicinarsi al mio viso, scambiarsi di posto con Supermario (ormai l’avevo ribattezzato così) e infilarmi il suo cazzo in gola. Lo succhiai appassionatamente e di lì a poco uno, due, tre schizzi di sperma mi riempirono la bocca per scivolarmi giù nello stomaco mentre continuavo a succhiare quel randello che ormai conoscevo bene, come se stessi assaporando il nettare degli Dei.
Una spinta decisa contro l’anello dello sfintere mi richiamò alla realtà: la grossa cappella di Supermario stava cercando di allargarmi l’ano per entrare, e dopo qualche spinta ci riuscì. In un attimo, dietro a quella, scivolarono dentro di me tutti i centimetri del cazzo, di diametro minore ma comunque ben considerevole. Era un po’ come avere dentro un plug anale, che una volta superato il diametro maggiore sprofonda agevolmente all’interno regalandoti una sensazione di riempimento; stavolta però era ancora meglio, perché quella stupenda pesca aveva preso ad andare avanti e indietro nelle mie budella, scavandomi dentro e facendomi provare un godimento perverso.
Ad un tratto si sfilò da me allargandomi nuovamente l’ano con un “plop” e lasciandomi il buco aperto; mi chiese di mettermi a pecorina, cosa che feci volentieri anche perché la posizione stava iniziando a farmi indolenzire i muscoli: affondai il viso tra i cuscini in modo da portare il culo più in alto possibile, e in un attimo lo sentii di nuovo penetrare in me fino all’elsa.
Mugolavo di godimento sentendomi scopata dal mio bell’eroe dei videogiochi in carne ed ossa; il suo cazzo entrava e usciva senza incontrare nessuna resistenza e io lo incitavo a scoparmi ancora più forte, ancora più a fondo, ed era un bene che le mie urla fossero attutite dai cuscini, altrimenti le avrebbero sentite in tutto il condominio.
Poi, senza alcun preavviso, quel membro dalla forma bizzarra mi fu sfilato dal culo per riapparirmi davanti al viso: incurante degli umori anali copiosamente sparsi sullo stesso, aprii per quanto più potevo la bocca, e ingoiai quella cappella smisurata che, immediatamente, prese a schizzarmi i suoi caldi fiotti giù direttamente in gola.
Continuavo a succhiare quella cappella sproporzionata che mi riempiva la bocca, e riuscii appena ad accorgermi che altre due mani avevano afferrato i miei fianchi e un’altra mazza stava bussando al mio ingresso posteriore.
“Mmmmmmmhh!!” il mio urlo fu soffocato dalla cappella che mi occupava tutta la bocca. Gianfranco, l’ultimo dei quattro, quello con il cazzo “a lattina” stava infilando il suo arnese nel mio culetto, e nonostante la dilatazione causata dalle precedenti penetrazioni, lo sentivo forzare il mio sfintere, allargare, affondare centimetro per centimetro dentro di me.
Mi sentivo soffocata da quella pesca di carne infilata in bocca, e contemporaneamente sfondata da quel mandrino che nel frattempo aveva preso a entrare e uscire dal mio culo, mentre immaginavo gli altri due uomini intenti a segarsi godendosi la scena.
Sognavo che avessero le possibilità fisiche di quattro aitanti ventenni in modo da poter venire nuovamente mentre il loro amico mi sfondava il culo. Immaginavo di essere soffocata da un getto di sperma schizzato da quel glande anomalo mentre altri due schizzi caldi mi colpivano il viso e il quarto uomo mi riempiva il culo di sborra.
“Riempitemi di sborra… sfondatemi il culo… violentatemi… stupratemi…” avrei voluto gridare, ma le mie urla erano soffocate dalla carne maschia di Supermario che, pur non ritrovando l’erezione, continuava a farsi succhiare l’uccello.
I miei desideri, seppur in parte, vennero comunque presto soddisfatti: con un colpo più forte degli altri, Gianfranco infilò il suo uccello tozzo in me facendomi quasi sobbalzare in avanti, e schizzò il suo piacere dentro di me, per poi sfilarsi dal mio culo lasciando il buchino semiaperto, come una piccola bocca da cui colava fuori il suo sperma.
Mentre riprendevo fiato, sdraiata sul letto, i quattro uomini erano ancora intorno a me, coccolandomi con baci e carezze affettuose.
“Grazie Ennio… e grazie a tutti voi, ragazzi…”
“Grazie a te, Lucy… sei fenomenale… ci hai fatto passare una giornata davvero speciale“
“Speciale? …e chi l’ha detto? Anzi, mi auguro che sia una giornata con molte repliche, d’ora in poi!”

 

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