Il prete e Manola, la sposina sua schiava sessuale…

Il prete e Manola, la sposina sua schiava sessuale…

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la mia ‘carriera’ di prete ne sto facendo di cotte e di crude. La mia missione di servitore di cristo e pastore del suo gregge si sta rivelando assai più fruttuosa nel soddisfare i miei smodati appetiti sessuali, le mie brame libidinose e oscene, piuttosto che nel far guadagnare fedeli alla santa romana chiesa. Ogni volta che mi riprometto di fuggire i peccati carnali di impudicizia e fornicazione ecco che mi si presentano situazioni che scatenano i miei più insani e ignobili bollori erotici.

Come è successo solo pochi giorni fa. Si è venuta a presentare una situazione che adesso sto scontando infliggendomi delle autopunizioni corporali quotidiane, e questo è il settimo giorno. Per quanto siano dolorose queste punizioni, non posso però non continuare a provare soddisfazione nel ripensare ai godimenti provati con i protagonisti della storia che ora confesso (confidando nel perdono del buon dio).

Dunque, per sei mesi ho seguito una coppia di giovani che si sono preparati al matrimonio. Il corso è stato tenuto a cadenza quindicinale da un vescovo, responsabile regionale del centro per la pastorale familiare, ed io ho seguito le lezioni che si sono tenute nella sala della mia parrocchia. La coppia era composta da un ragazzo di 35 anni, un ragioniere, una persona a modo, il classico tipo con gli occhialoni e l’aria da cervellone che passa tutto il tempo dietro alla lettura e al lavoro di progettista (un tipo che comunque deve avere un suo fascino); e da una bellissima ragazza bionda sui 27/28 anni, con gli occhi di quell’azzurro profondo che ha il mare all’orizzonte e un corpo da favola, da modella. Per correttezza nei confronti di questa coppia (ora sposata) ho cambiato i loro veri nomi in: Alberto e Manola. Manola, per tutta la durata del corso prematrimoniale, si è mostrata una ragazza pacata, osservante dei precetti della chiesa, anche timida e graziosa nel parlare e nelle movenze. Ma a nessun uomo dal sano vigore mascolino poteva sfuggire quel suo corpo da vera gnocca; quel fisico snello e con tutte le curve al posto giusto e ben sviluppate. Quel fisico da indossatrice.

I sei mesi del corso sono passati e fra le future spose che vi hanno partecipato, cinque in tutto, Manola ha suscitato le mie più oscene voglie, le mie più indecenti fantasie, fino dal primo incontro. Voglie che si sono fatte sempre più spinte, audaci e spudorate. Le ho tenute a bada non concedendomi niente altro che, appunto, fantasie su di lei che poi sfogavo con energiche seghe nei bagni della canonica tra una messa e l’altra. Il massimo a cui mi sono arrischiato sono state delle occhiate ammirate e compiaciute alle sue curve stuzzicanti; e quando lei mi ha sorpreso a fissarla con l’occhio, diciamo, molto interessato, ha reagito con dei sorrisi pudici ma arrossendo imbarazzata e, chissà, lusingata. Non ha mostrato fastidio nel sorprendere un prete sessantenne, grasso come un porco e non certo piacente, scrutarla con una espressione da depravato. Questo suo chinare il capo, arrossire e sorridere tutte le volte che, durante gli incontri prematrimoniali, si accorgeva di essere osservata da uno sguardo lussurioso mi ha confuso ma intrigato non poco, portandomi a osare sempre più nelle fantasie; arrivando a farmi immaginare che potesse starci se ci avessi provato. Questa fantasia mi ha accompagnato per tanto tempo restando però relegata nella mia mente, e lì sarebbe rimasta, innocua, se il giorno prima del matrimonio non si fosse presentata una coincidenza troppo ghiotta per perderla.

Quel giorno, nel pomeriggio, telefono ad Alberto e gli dico di venire perché in chiesa hanno sistemato gli addobbi e le decorazioni floreali, e a me non piace perché ritengo che non rispettino il decoro dovuto al luogo. È stato, lo ammetto, un profondo atto di ipocrisia quello di infastidirmi per un dettaglio dopotutto insignificante come quello degli addobbi, quando in realtà l’atto che più offende quel posto sacro sono le mie condotte immorali e sconsiderate. Alberto comunque si scusa perché si trova impegnatissimo con una questione al lavoro ma subito trova la soluzione, e per placare il mio stato assai infastidito dice che avrebbe fatto venire la futura moglie, la dolce Manola. Io sono davvero infuriato per come, in mia assenza, è stata addobbata la chiesa; minaccio di strappare tutte le decorazioni e i fiori e, addirittura, metto anche in dubbio l’autorizzazione per fare celebrare lì il matrimonio. Alberto, poveraccio, mi implora di star buono e ribadisce che sarebbe subito arrivata la sua fidanzata. Io mi sento pervaso da un piacevole senso di potere nel constatare quanta agitazione stia generando in quel ragazzo, e con quanto zelo e premura si stia dando da fare per calmarmi. Inoltre quando lo sento rassicurarmi di mandare immediatamente la bella fidanzata mi monta una indecente eccitazione. È come se quella rabbia manifestata, il loro allarmarsi e attivarsi per mettere le cose a posto, quella sensazione di potere data da questa situazione e poi, a completare il tutto, vedere spuntare Manola con l’abito da sposa, avessero scacciato le ultime remore e gli ultimi pudori che mi trattenevano dal possedere quella ragazza.

Manola si presenta con indosso un abito lungo e stretto che la fascia dai seni fino alle ginocchia. Petto e spalle sono del tutto scoperte e la scollatura è da mozzare il fiato; la fasciatura dell’abito le risalta alla grande la vita, i fianchi e le cosce, mettendole ancora più in mostra il fisico da modella. All’altezza del fianco poi l’abito ha uno spacco vertiginoso lungo il suo favoloso stacco di coscia. Appena la vedo arrivare la mia già montata eccitazione ha un picco pauroso, e non ho nessuna intenzione di fare ulteriori storie anche per l’abito, perché ho intenzione invece di godermi ogni centimetro della sua pelle nuda.

Si avvicina trafelata chiedendo scusa per l’arrabbiatura che mi sono preso e, solo per acquietarmi un po’, concorda con me sugli addobbi non adatti ad una chiesa. Ha una bellissima acconciatura alta impreziosita dai suoi boccoli biondo oro lasciati pendere ad incorniciarle il viso angelico, ed io immagino come sarebbe indicibilmente osceno imbrattarglielo di sborra. Immagino anche le gocce bianche e dense colarle sul mento poi sul collo, scivolare sul petto nudo fino infilarsi e scomparire nel solco fra le tette. Mi chiede se va tutto bene, vedendomi come assente, rapito nel guardarla e fantasticare oscenità. Io, eccitatissimo, non voglio farmi sfuggire l’occasione di tenermela tutta per me ora che siamo soli in chiesa e lei è in un seducente abito da sposa. Penso ad un pretesto per farla rimanere e allora le ricordo che deve ancora confessarsi. Prima che accetti la incalzo dicendole che non è ammissibile che si compia un’unione sacra come il matrimonio senza che la sposa abbia prima adempiuto al sacramento della confessione. Andiamo quindi nell’angolo della chiesa dove si trova il confessionale, io indosso i paramenti sacri e mi ritiro tirando il drappo per isolarmi ed ascoltare la sua confessione.

Per la prima volta in tanti anni in cui ho svolto con zelo e rispetto il sacramento della confessione adesso incalzo Manola con domande morbose e troppo sfacciatamente private; domande che esulano dal sacro e lecito atto della confessione e riparazione e che tradiscono tutta la mia brama lussuriosa e oscena verso questa bella ragazza. Lei si lascia sopraffare dall’impeto e dal modo (nei toni e nelle parole) con cui le chiedo di confessare ogni suo pensiero impuro, minacciandole un castigo divino mentre ribollo di eccitazione. In pratica gliele estorco parola per parola, le impurità che, sono convinto, non può non avere. Cazzo! Dopotutto è un essere umano. Per quanto soave e angelica nella bellezza, è di carne e ossa! Dico tra me e me intanto che lei si confessa, mentre io la spio dalla grata e mi tasto l’uccello diventato duro da sopra la tonaca.

Manola, trascinata dal mio interrogatorio in stile Gestapo, risale con i ricordi all’anno prima, e precisamente all’episodio in cui ha tradito quello che sta per diventare suo marito, con un suo ex. Mi si illuminano gli occhi sentendo quella sofferta confessione, capisco che è il momento giusto per far crollare le sue difese. Incalzo allora la ragazza facendomi raccontare tutto con una morbosità da depravato incallito. La spingo a sondare fra le sue pulsioni più profonde e nascoste, per arrivare a farle capire il perché di quel tradimento, e lei ammette che più di una volta ha provato, e prova, la fantasia, il desiderio di fare sesso, farsi possedere da altri uomini. L’idea di tradire Alberto (che comunque afferma di amare pazzamente) la eccita in maniera irresistibile; e ancora di più la eccita la fantasia che a possederla siano degli sconosciuti e tipacci poco raccomandabili che la trattino male, fottendola senza alcun riguardo come fosse la più laida e arrapata delle cagne. A quelle parole, a quella confessione, non resisto più e tutta la decennale preparazione spirituale cede, si sbriciola come un muro di argilla, di fronte alla voglia lussuriosa e oscena di possedere questa futura sposa giovane e bella.
CONTINUA…
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