Alla ricerca del proprio limite.

Alla ricerca del proprio limite.

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Ho conosciuto Monia casualmente cinque anni fa a Barcellona. La nostra storia è subito diventata seria, ci siamo innamorati al primo sguardo. Dopo una settimana lì, siamo tornati ognuno alle proprie case, ma non riuscivamo a stare lontani, così le ho proposto di venire da me e di convivere. Ha accettato. Oggi, siamo una coppia molto affiatata. Monia è una bella ragazza, ventotto anni, quattro meno di me, non molto alta, mora capelli lunghi, terza di seno, bocca ampia e labbra da vero urlo. A letto è stato subito intesa: mi sono ritrovato una vera donna, calda e ricca di passione. Abbastanza esperta nel sesso, ha subito messo dimostrato la sua disponibilità in ogni tipo di rapporto: aperta davanti e dietro, ottima fellatrice, con lei non ci si annoia mai. Per tre anni le cose sono andate secondo i classici canoni del vivere di coppia, poi lo scorso anno, in vacanza al mare, ho fatto una scoperta che ha decisamente cambiato la nostra vita. Un pomeriggio, lei è tornata in spiaggia, mentre io ero rimasto ancora in casa ad attendere il proprietario che ci doveva fornire una nuova bombola di gas per la cucina. Dopo circa mezzora, sono sceso in spiaggia e ho trovato solo il telo da bagno di Monia, disteso sul lettino sotto l’ombrellone. Ho guardato un po’ in giro e, non vedendola, ho dedotto che avesse deciso di fare una passeggiata, così, pure io mi sono incamminato verso il fondo della baia, dove la spiaggia si incunea all’interno di una pineta, con un sottobosco molto fitto. Arrivato in prossimità della pineta e, non trovandola, me ne stavo quasi per tornare indietro, quando la mia attenzione è stata attratta da due ragazzi di colore che, ridendo correvano dentro la boscaglia. Mi sono avvicinato ad un punto da dove sentivo provenire delle voci e, scostato un ramo, ho fatto una scoperta che mi ha gelato il sangue: inginocchiata in mezzo a un gruppo di ragazzi di colore, c’era Monia che li spompinava allegramente. Per un momento sono stato tentato di intervenire, pensando che stesse subendo violenza, ma, quando uno dei ragazzi le ha schizzato in bocca e sul viso il suo sperma e lei ha emesso un grido di piacere, ho capito che si stava divertendo.
«Evvaiiiii! Sotto un altro!»
Sono rimasto per un po’ ad ammirarla mentre li succhiava, mentre altri, fattala posizionare carponi, la toccavano e infilavano le mani in ogni parte del suo corpo nudo. Poi uno dei ragazzi si è inginocchiato dietro di lei e le ha infilato un membro di notevoli dimensioni, mentre lei ne teneva un altro in bocca. Ho sentito, dentro di me, come una fitta di dolore, ma, nello stesso tempo, ero orgoglioso del fatto che lei stesse dando piacere ad una decina di maschi, tutti di colore e con membri enormi. Mi sono guardato il mio eretto che non raggiungeva nemmeno la terza parte di quello più piccolo che la stava scopando e, così, me ne sono andato. Dopo circa quattro ore è tornata; io ero rientrato in casa e, vedendola muoversi malferma sulle gambe, le ho chiesto per quale motivo si era fatta sbattere da quei ragazzi. L’ho guardata: era sfinita; si vedeva che aveva goduto tantissimo ed ancora aveva addosso tracce di sborra nei suoi lunghi capelli neri, e non solo: tutto il corpo era ricoperto di sborra. Mi ha fissato, poi, senza dire nulla, ha aperto l’armadio e presa la sua valigia ha cominciato a riempirla; l’ho fermata e le ho chiesto di nuovo una spiegazione.
«Ti amo da impazzire; sei l’uomo più meraviglioso che una donna possa desiderare, ma io, oggi, ho fatto una sconvolgente scoperta: non riesco a resistere al desiderio di farmi riempire da ragazzi come quelli di oggi. Sono dei senegalesi e mi hanno scopato ed aperta al massimo; ho goduto come una vera troia e non sono pentita, quanto, piuttosto, sono molto felice di questo: ne ho spompati una decina e ne sono fiera. Ora, però, mi rendo conto che tu non vorrai più avermi al tuo fianco e ti capisco, ma è più forte di me: quando vedo un senegalese, vado fuori di testa, non desidero altro che di essere sfondata dalla sua mazza; perciò faccio la valigia e me ne vado.»
Ha detto queste cose, tenendo la testa bassa e con un filo di voce, tipico di chi è davvero dispiaciuto. Per un momento il mio cuore ha smesso di battere: solo l’idea di poterla perdere, mi ha, di fatto, sprofondato in una tristezza infinita.
«Dove vai? Cosa ti fa pensare che io non ti voglia più; se proprio hai questo desiderio, vuol dire che cercherò di far in modo che tu possa soddisfarlo, al limite ti accompagno o, se vai da sola, mi racconti tutto, ma non lasciarmi, ti prego.»
È quanto le ho detto, tenendo il suo viso fra le mani. Allora mi ha abbracciato forte e mi ha coperto di baci.
«Amore, ti amo, ti amo; amore mio, quanto TI AMO!»
Come impazzita ha preso a baciarmi e stringermi a sé, dopo di che è andata a farsi una doccia e, per il resto della vacanza, non è più andata con i ragazzi senegalesi, anche se, prima di partire, si sono accordati per una nuova Gang che, Kalambay, il tizio che l’ha conosciuta e scopata per primo, le ha promesso di organizzare con un minimo di quindici maschi, tutti di colore e rigorosamente extra dotati.
Fin qui ho descritto tutte, o quasi, le mie impressioni, quindi faccio spazio a Monia affinché racconti gli eventi successivi, in quanto è lei che li ha vissuti in prima persona.

Monia
Come ha detto Nico, il mio uomo, io sono Monia, una normale ragazza con la fissa delle Gang con ragazzi senegalesi che, dalle nostre parti, sono una comunità abbastanza numerosa e ben inserita nel contesto sociale. Dopo quel giorno al mare, ero sempre in conflitto con me stessa, combattuta dal desiderio di rivivere quella emozione e la paura di ferire il mio uomo, che amo al di sopra di ogni cosa, perché non mi ha impedito, quanto piuttosto mi ha permesso, almeno a parole, di ripetere quel gioco. Dopo circa una ventina di giorni, mi chiama Kalambay, il mio amico senegalese, che per primo mi ha scopato, facendomi scoprire il piacere di sentirsi riempire da un super cazzo che, fino a quel momento, ne avevo solo sentito parlare, senza mai provarlo.
Il sabato successivo, aveva organizzato una Gang con una ventina di suoi amici, tutti rigorosamente senegalesi e super cazzuti e, per farmi capire che non era uno scherzo, mi manda a mezzo mail, una decina di foto di ragazzi di colore, tutti forniti di mazze notevoli. Alla vista di tanti cazzi neri, resto sbalordita: sento le ormai famose farfalle allo stomaco e mi si bagna subito la figa. Lo comunico a Nico, facendogli intendere la voglia che ho di partecipare a quel festino organizzato per me. Lui mi risponde dice che, se voglio, posso andare; per quanto riguarda lui, deciderà al momento se partecipare o meno. Il giorno della Gang, lui decide di partecipare, rendendomi felice, ma poi, appena entriamo nel casale, dove si tiene la “mia festa”, mi rendo conto che, forse, lui si sentirà a disagio. In effetti, lui si siede in disparte e vede me che, appena entrata vengo salutata da tutti con toccate e palpeggiamenti in ogni parte del corpo. Mi sento subito bagnata, la vista ti tutti quei maschi di colore, con le loro mazze già in tiro e in bella evidenza, mi sta mandando letteralmente fuori di testa. Per un momento, guardo verso di lui che mi abbozza un sorriso, poi Kalambay, mi fa inginocchiare e incomincia la festa.
«Dai, bella vacca bianca…succhia tutti questi cazzi.»
Mi dice e si mettono tutti in fila per darmi le loro cappelle da succhiare. Per un momento regna un lieve imbarazzo da parte di tutti; la presenza di Nico un po’ li trattiene, ma io mi scateno. Stregata e resa incapace di dominare la mia irrefrenabile voglia di sentirli dentro, mi sfreno come una ninfomane: li succhio tutti, alcuni non resistono e mi schizzano addosso la loro sborra. Sentire gli schizzi sul viso, sul corpo ed il turpiloquio che mi rivolgono, mi eccita e li incito ancora più. Dopo averli succhiati, si cambia posto. Mentre loro si preparano per scoparmi, io mi riprendo dalla fatica della succhiata e, vedendomi ricoperta di sborra sul viso e sul corpo, sento che la mia eccitazione aumenta esponenzialmente. Il profumo che avverto è diverso dai precedenti: quelli che ho bevuto fin ora sanno di speziato, acido, denso e cremoso. Mi eccito ancora, mentre vedo che Kalambay, il mio amico, si distende su di una panca e m’invita a cavalcarlo; m’impalo sul suo svettante cazzo, avvertendo come e quanto mi apre, dilata e sfonda, fino a che la sua dura cappella colpisce il fondo della mia vagina: è allora che godo e urlo, chiedendogli di scoparmi ancora più forte. Subito mi mettono un durissimo cazzo in bocca e uno per mano; in vero ne vorrei anche uno in culo, ma Kalambay non lo permette:
«Prima io!»
Ordina a tutti: è chiaro che vuol esse il primo a spaccarmi il culo. Godo al solo pensiero! Mi sbatte e godo sempre più, poi dopo aver bevuto l’ennesima sborrata in gola, lui esce da sotto, subito rimpiazzato da un altro e si mette dietro di me; sento il suo palo entrare deciso, mentre davanti mi sfondano la figa. Sentirmi due cazzi dentro, mi fa godere; vorrei urlare ma ho la bocca e le mani piene; faccio godere cinque maschi per volta e la cosa mi fa impazzire di piacere. Godo e faccio godere; sento il cazzo sotto scaricare dentro la mia fica un fiume di sborra caldissimo, mentre dietro Kalambay, mi sfonda il culo gridando e mi riempie del suo seme. Uscito lui, un altro prende il suo posto, poi un altro ancora e ancora, fino a che tutti mi scopano e godono dentro di me. Per circa tre ore, sono la loro troia; l’oggetto di tutte le loro ingiurie ed i miei buchi tracimano sborra a non finire. Poi, dopo avermi concesso un po’ di riposo, Kalambay decide di dare il via al gran finale: così tutti si mettono in fila per incularmi e sborrare dentro di me. Incomincio a sentire una grande stanchezza, le gambe non mi sorreggono più, ma lui non demorde; mi fa inginocchiare su di un divano, in modo che io non abbia difficoltà a prenderli tutti in culo. Alla fine sono stremata, aperta, sfondata e colante sborra da ogni orifizio; lui è aiutato da un altro e, solo allora, mi rendo conto che Nico se n’è andato; mi prendono in braccio e mi riportano a casa. Mi sorreggono fin sul portone e, quando Nico apre loro, lo salutano.
«Questa cagna stasera ci ha fatto veramente divertire; le abbiamo sfondato il culo e la figa; falla riposare che più in là, ne organizzeremo un’altra, ancora più numerosa, perché ha dimostrato di reggere bene e non le basta mai.»
Guardo sfinita il mio uomo, che mi prende in braccio e mi porta direttamente dentro la vasca da bagno; mi ci immerge con tutto quello che resta dei miei vestiti, perfettamente incollati al corpo da tutta la sborra riversatami addosso. Mi lava, mi accarezza il corpo con una spugna e delicatamente mi ripulisce, poi, avvolta in un telo, mi depone sul nostro letto, mi dà un bacio e mi augura la buona notte. Sono davvero esausta e stremata, ma sono oltremodo fiera: sono stata capace di spremere fino all’ultima goccia, i coglioni di venti maschi senegalesi dalle grosse dotazioni. Per la stanchezza, dormo fino al pomeriggio del giorno dopo e, quando mi alzo, sono ancora malferma sulle gambe, mi sento il culo in fiamme e prego Nico di lenire il bruciore con qualche crema.
«Accidenti, sei tutta rotta: credo proprio che ti abbiano slargato oltre ogni immaginazione; lo hai così irritato da far paura; per non parlare della figa: è ancora molto dilatata e ci vorrà un po’, prima che ritorni nella normalità.»
Gli rivolgo uno sguardo colmo di affetto: che uomo amorevole è il mio! Chi altri al mondo, avrebbe permesso una cosa del genere?
«Quando te ne sei andato, e perché?» gli chiedo.
Lui abbassa il capo, poi mi risponde.
«Ti stavi divertendo, eri felice; essi ti stavano trattando da vera troia con i loro cazzi enormi: il più piccolo, per dimensioni, era tre volte il mio; perciò che ci stavo a fare? Non c’era bisogno che restassi e, così, me ne sono andato.»

lo bacio, lo stringo a me, e vorrei donarmi a lui per ricambiare il piacere che mi aveva permesso di provare. Ma, al solo pensiero, mi sento male. Dopo quella sera, me ne sto buona per circa quindici giorni. Poi, finalmente, i miei buchi si sono richiusi ed ho fatto sesso con Nico; non che lo abbia sentito molto, ma a lui è piaciuto ed io sono felice così. Dopo tre settimane, mi sento un po’ inquieta; mi manca l’ennesima abbuffata di cazzi neri. Mando un sms al mio amico e gli chiedo se, almeno lui, mi può accontentare. Mi risponde che a breve organizzerà una gang talmente numerosa, che nemmeno lui sa se sarò in grado di soddisfare tutti. Sono protesa ad immaginare come potrà essere ed il solo pensiero mi provoca un’eccitazione incredibile. Nella mia mente sono sempre più frequenti le immagini di me che sono scopata da loro e, quando mi comunica il giorno della “festa”, ho quasi un orgasmo al solo saperlo. Un pomeriggio mi passa a prendere Kalambay, mi accompagna in un casale di proprietà di un suo cugino, sperduto in mezzo alla campagna e dove già trovo ad attendermi circa trenta persone, tutti senegalesi vogliosi di prendermi in ogni buco. Appena arrivata mi fanno spogliare, mostro un acquisto che ha fatto il mio amore: un paio di scarpe bellissime, con tacco da quindici e un plateau da sei; mi rendono più alta e soprattutto inarcano ancor più il culo, che quindi ne risulta più provocante; ero in mezzo a loro, che già si masturbavano. Vedere tutta quella carne viva e pulsante in attesa di potermi penetrare, mi porta ad un tale livello di eccitazione che mi inginocchio e comincio a spompinarli tutti. Le loro incitazioni mi eccitano tantissimo, sono come in trance, non capisco più nulla, voglio solo godere con tutti quei cazzi che, in fila, mi si parano davanti al viso. Dopo averli succhiati e messi in tiro tutti, mi fanno distendere supina su di un tavolo e prendono a scoparmi uno per volta. Uno dentro, uno in bocca ed uno per mano: che bello, sono fantastici! Godo, urlo il mio piacere che li incita ancora di più. Kalambay si distende su di una poltrona e mi infila dentro il suo mostruoso cazzo: lo sento arrivare direttamente nel ventre, poi, quando penso che uno mi sfonderà il culo, mi rendo conto che, invece, sta provando a penetrare nello stesso buco: la figa! Godo, urlo e impazzisco di piacere. Mi sfondano tutta, mi scopano in doppia davanti e poi anche uno dietro e uno davanti, mi fanno ingoiare un lungo cazzo e contemporaneamente ne sego due. Sono al massimo! L’orgia va avanti per diverse ore; ogni tre quarti d’ora, si fermano e mi lasciano riposare un poco, poi danno stura al grande finale: si sistemano in fila e ciascuno mi incula, ma noto che solo alcuni mi sborrano dentro, la maggior parte, invece, eiacula in un recipiente e, quando sono quasi stremata, mi fanno inginocchiare e, tutti in cerchio, mi passano il contenitore pieno di sborra e me lo versano sul capo, sul viso e su tutto il corpo. Manca poco che svenga dal piacere che provo nel vivere una simile esperienza. Tornando a casa, la sera tardissimo, Kalambay mi dice che, alla fine, sono stati trentotto maschi che mi hanno scopato. Mi accompagna fino al portone di casa, perché effettivamente non mi reggo in piedi. Nico apre, lui lo guarda e gli sorride.
«Sei un pazzo; io con una femmina così, non mi perderei una sola serata; questa sera è stata insuperabile; ci ha spremuti tutti ed erano davvero tanti.»
Gli dice, depositandomi fra le sue braccia.
Nico mi lava, mi mette a letto e mi lascia dormire anche per tutto il giorno successivo. La sera, quando a mala pena mi reggo in piedi, lui mi chiede della serata. Gli vorrei dire che sono impazzita di piacere, ma sembra quasi che manchi ancora qualcosa; ho scopato, goduto e mi hanno spaccato tutta, eppure…? Cosa c’è che ancora manca? Non capisco cosa possa essere. Una settimana dopo è lui stesso a farmi capire cosa mi manca.
«Amore, mi va di dirti che ho navigato molto su internet, ed ho scoperto che ci sono molti uomini che amano vedere la propria donna soddisfare altri maschi; mi sono eccitato moltissimo ad immaginarti alle prese con loro ed avrei deciso di partecipare anch’io la prossima volta, sempre che la cosa non ti dia fastidio. Ho capito che, se tu godi con loro, io devo condividere il momento in cui tu raggiungi l’apice del piacere, altrimenti la nostra complicità, il nostro scambiarci sensazioni non ha senso; se tu godi ed io non colgo quel momento, perderei le più belle sensazioni che possano esistere.»
lo bacio, lo abbraccio e, solo allora, capisco cosa stavo cercando: lui! Certo, se lui non mi vede godere, che senso ha tutto quel darsi da fare? Io potrei scopare con mille uomini, ma se non lo condivido con l’unica persona che amo, che piacere è? Aspetto con impazienza la prossima gang: non mi importa in quanti saranno; l’unico che vorrò lì con me, sarà lui, il mio amore.

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