Roberta e il regalo di compleanno…

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Roberta e il regalo di compleanno…

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Compiere 18 anni in regime di quarantena. Per Salvatore il passaggio all’età adulta era per sempre segnato dalla situazione mondiale. Compiere 18anni il giorno dopo la commemorazione, in una famiglia dove non si festeggiano natali, compleanni, capodanni… In pratica era vivere isolati dal mondo 365 giorni all’anno, non solo questi mesi di pandemia. Il compleanno sarebbe passato totalmente inosservato, neanche una pacca sulle spalle. Roberta si era ricordata del compleanno del fratello, era contenta fosse entrato anche lui nell’età adulta.
Entrò nella stanza di Salvatore mentre il fratello era ancora nel letto, intento a guardare il telefonino, con le lenzuola che gli coprivano tutto il corpo.
“Buon compleanno Salvatore. Da oggi sei maggiorenne!”
Salvatore rimase sorpreso, sua sorella non gli aveva mai fatto gli auguri di compleanno, la quarantena doveva averle dato alla testa.
“Son orgogliosa di te fratellino. Ora hai tutta la vita in pugno, sei grande, qualunque cosa tu voglia fare nella vita potrai farla”
“Grazie Roberta. Grazie che ti sei ricordata del mio compleanno. È così strano fare 18 anni e non festeggiarli. Che religione del cazzo che abbiamo”
“Lo so Salva. Che ci possiamo fare? Al massimo d’ora in poi allentiamo un po’ le cinghie delle regole, iniziamo a fare quel cazzo che ci pare. In culo la sala che dici?”
“Son d’accordo Roberta. Senti, avrei bisogno di un favore…”
“Dimmi Salvatore.”
“Visto che è il mio diciottesimo compleanno e non ne ho mai festeggiato uno… E nessuno in famiglia mi ha mai fatto un regalo di compleanno… Posso chiederti se mi fai un regalo? Così mi sembrerebbe meno strano come compleanno?”
“Certamente Salvatore. Dimmi un po’ che regalo vorresti per il tuo compleanno?”
Salvatore ci pensó un attimo, un regalo era pur sempre un regalo, doveva scegliere qualcosa di cui si sarebbe ricordato per sempre. Non era un regalo qualsiasi, era il regalo del diciottesimo compleanno.
Roberta aspettava sorridendo, si chiedeva quale aggeggio elettronico avrebbe chiesto in regalo suo fratello. Lo avrebbe ordinato online. Salvatore squadrava da capo a piedi la sorella maggiore. Si era svegliata da un’oretta, aveva già fatto una doccia, si sentiva dal profumo di pulito che emanava. Il caldo di aprile l’aveva resa ancora più sexy con addosso solo una maglietta bianca da cui penzolavano libere le tettone e dei pantaloncini corti aderenti che lasciavano immaginare quanto fosse eccitante quel bel culetto a mandolino che aveva. I capelli biondi, ancora arruffati cadevano gioiosi sulle spalle quasi a voler cercare la scollatura della maglietta per infilarsi tra quelle belle pere a punta.
Dopo averci pensato un po’, Salvatore si sentì pronto per esprimere il suo desiderio alla sorella.
“Ho deciso Roberta. Per il mio compleanno voglio che mi fai un pompino”
Roberta rimase di stucco. Cazzo, pure suo fratello voleva metterle il cazzo in bocca? Non bastava suo padre che da un po’ le faceva succhiare il cazzo?
“Vi ho sentito ieri sera Roberta dopo la commemorazione. Ho sentito come succhiavi il cazzo a papà e di come ti sei fatta sborrare e pisciare addosso. Mi sembra giusto che spompini anche me. Fammi questo regalo ora che sono un adulto a tutti gli effetti”
Il ragionamento di Salvatore non era sbagliato. Come aveva succhiato il cazzo paterno e leccato la figa di sua madre era giusto completare l’opera incestuosa scopando il fratello. Roberta doveva solo prendere in bocca un cazzo, non era cosa difficile o particolarmente imbarazzante. Ormai si era abituata a far pompini e a ingoiare i liquidi maschili, quello era solo un cazzo in più da aggiungere alla collezione.
“OK Salvatore. Ti faccio un bel pompino per il tuo compleanno, lo meriti. Ti sei lavato il cazzo stamattina?”
“No Roberta son sempre stato qui nel letto perché? È un problema?”
“Puzzerà un po’, sopporteró l’odore, ma la prossima volta se vuoi un pompino da una ragazza lavati il cazzo, è un consiglio”
Salvatore era al settimo cielo, avrebbe ricevuto il primo pompino della sua vita. Si tolse i pantaloni, le mutande e rimase sul letto, seduto, con la schiena appoggiata allo schienale.
Roberta a gattoni si gettò subito a succhiare il cazzo di Salvatore. Doveva aver preso proprio dal padre, il suo fratellino minore aveva un enorme cazzo, come il genitore. 18 anni e più di 18 centimetri. Una goduria per qualsiasi donna trovarsi a contatto con un cazzo di quelle dimensioni.
Roberta non si fece intimidire dalla grandezza del cazzo e dalla situazione. L’imbarazzo e la paura di dispiacere a Geova erano passati da un po’, preferiva di gran lunga far pompini che seguire i dettami religiosi. Si era messa in una posizione veramente sexy. A pecora, col culo in alto, la testa andava su e giù per quel bel cazzone giovane. Con la schiena inarcata comandava i movimenti della testolina bionda. Era veramente un aspirapolvere. Succhiava il cazzo con forza, riempiendo il cazzo del fratello con una abbondante dose di saliva per farlo scivolare bene tra le labbra e dentro la bocca. L’estasi del pompino stava dominando la stanza. Roberta si era abituata al cazzo puzzolente e non ci faceva più caso anzi, l’idea di succhiare un cazzo non perfettamente pulito era molto più perverso e trasgressivo.
Quando suo padre entrò nella stanza si trovò una scena troppo bella per essere vera. Era entrato perché sentiva degli strani rumori provenire dalla camera, pensava che il figlio si stesse facendo una sega per festeggiare i 18 anni appena compiuti.
Invece come in un film porno vide suo figlio appoggiato allo schienale del letto e sua figlia che ciucciava il cazzo fraterno con figa e passione. Vista da quella posizione Roberta era uno schianto, già di prima mattina. Il suo bel culetto si muoveva suadente mentre il resto del corpo era impegnato a piegarsi sul cazzo di Salvatore.
Giovanni non poteva resistere, gli stava salendo l’adrenalina al cervello. Doveva unirsi alla coppia, non poteva uscire dalla stanza senza fottersi Roberta. La ragazza, incurante della presenza del padre continuava a ficcarsi in gola il cazzo del fratello. Non aveva legato i capelli e la saliva le aveva bagnato i capelli che continuavano a mischiarsi con i peli del cazzo del fratello. Anche i capelli della ragazza puzzavano tremendamente di cazzo e Salvatore aveva una voglia matta di venire in bocca alla sorella. Roberta continuava a succhiare, senza fermarsi. Le piaceva infilarsi l’intera lunghezza del cazzo in bocca, le piaceva sentire la punta pulsare in gola, le piaceva quella sensazione di apnea e soffocamento che si prova facendo un deep throat estremo. Suo padre si era slacciato I pantaloni, aveva estratto il cazzo dalle mutande e inginocchiato sul letto si era posizionato dietro alla figlia. Con cura sfilò i pantaloni e le mutande della ragazza che mentre continuava il pompino lasciava che il padre la toccasse. Divaricó le gambe per facilitare il lavoro paterno e senza perdere il ritmo del pompino continuava a gemere e ad aspettare la sborrata in bocca del fratello. Voleva ritrovarsi lo sperma collante dalle labbra anche quella mattina.
Giovanni toccava il culo della figlia come fosse un’opera d’arte e in effetti quel culetto sodo e rotondo meritava di essere esposto al Louvre. Con le dita cerco la figa della figlia e trovata la fessurina notò che si stava già bagnando.
“Che puttana Roberta” pensava tra sé e se il padre.
Giovanni prese allora il cazzone tra le mani, ci sputò sopra e col bel culo della figlia in mostra iniziò a penetrarle la passera da quella posizione. Un brivido di piacere percorse la schiena di entrambi. Da quella posizione il cazzo enorme e lungo del padre prese una direzione particolare, Roberta sentiva un godimento unico mentre il cazzo paterno sfregava la sua figa ed entrava con così tanto ardore. Il cazzo di Giovanni, enorme, frizionava dentro la piccola figa della figlia, non ancora slabbrata da anni di esperienza ed usura. Più infilava il cazzo in quella bella grotta carnosa più Giovanni sentiva ringiovanirsi. L’umida morbidezza della figa di Roberta era un toccasana per l’anima, altro che le puttanate religiose che faceva da una vita. Voleva tanto sborrare su quei peli corti ed eleganti che circondavano la patata della figlia.
Stavano per venire, tutti e tre. Roberta aveva una decina di orgasmi e brividi infuocati che le percorrevano la schiena, si sentiva bruciare, un calore infernale le stava arrostendo la figa, la carne della sua passera penetrata dal padre con vigore era bordeaux dalla forte eccitazione e più il padre spingeva in profondità più la figa si infuocava e zampillava tizzoni ardenti.
Mentre Roberta era stanca, sudata, e provata dallo sforzo di esser posseduta contemporaneamente da padre e fratello il giovane Salvatore non fu più in grado di resistere e venne. La bocca di Roberta fu inondata di sborra calda e appiccicosa. Lo sperma le uscì colando come bava dalle labbra. Pure suo padre venne, Roberta sentì un fiume caldo attraversarle la figa e si calmó. Nel giro di pochi secondi due fiotti caldi, rilassanti e generosi le avevano inondato bocca e figa.
Roberta si mise nuovamente in piedi, aveva la schiena che le faceva male dalla posizione che aveva assunto. Il viso era ancora stravolto e la bocca era dolente per lo sforzo fatto. Ma che pompino soddisfacente, suo fratello aveva avuto un bellissimo regalo di compleanno. Era tutta sudata, la maglietta inzuppata di sborra, saliva e sudore, le 3 magnifiche S, le tettone a punta erano ancora cariche di eccitazione, i capezzoli duri facevano capolino dalla stoffa aderente.
Giovanni era lì, col cazzo a penzoloni, soddisfatto di aver sborrato la patatina di Roberta già dalle prime ore del mattino.
Con la figa ancora gocciolante di sperma paterno se ne andó dalla stanza quatta quatta, raccogliendo da terra pantaloncini e mutandine.
“Buon compleanno Salvatore” disse Giovanni.
“Tua sorella è una gran porca. Stasera concludiamo l’opera e la inculiamo io e te, ti va?”
Salvatore annuì. Era così felice. Era così bello diventare grandi, entrare nel mondo dei grandi. Non vedeva l’ora di fottersi il culo a mandolino di Roberta.
 

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