Pompino dopo Commemorazione

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Pompino dopo Commemorazione

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Martedi sera.
Nell’aria il profumo pulito della quarantena, di una primavera vestita di solitudine e isolamento. Il cielo era sereno, nessun rumore di automobili in giro, nessuna ressa fuori dai negozi o dai locali. La famiglia si era riunita in salotto, come ogni anno avrebbero fatto la Commemorazione anche se questa volta non sarebbero andati in sala del regno. A causa dell’emergenza Coronavirus ogni attività pubblica era sospesa. Le disposizioni degli anziani erano chiare: Giovanni come capofamiglia aveva predisposto il computer con la registrazione in streaming del discorso della Commemorazione mentre Enrica si era occupata di preparare il pane senza lievito e trovare il vino adatto per simboleggiare il Pasto del Signore.
Tutti e quattro si erano vestiti da adunanza, era comunque un’occasione formale anche se ci si trovava in casa propria. Gli altri anni dopo la Commemorazione c’era il rito di uscire a mangiare la pizza coi fratelli, quest’anno la desolazione in quarantena relegava questo evento ad un banale video di mezz’ora trasmesso in streaming. Pensare che fino qualche ora prima Roberta e sua madre erano ricoperte di piscia e sborra nella vasca da bagno. Per mezz’ora erano invece nuovamente dei zelanti testimoni di geova intenti a celebrare la Commemorazione.
Roberta si era vestita elegantissima, un gioiello raffinato, un vestito che le stringeva il pancino mettendo in risalto le belle tette a pera acquistato a peso d’oro in una boutique del centro.
Per Giovanni era difficile stare attento durante la commemorazione, con la figlia così pezzo di figa a fianco. Ascoltava il discorso del l’oratore distratto continuamente dalle tette di Roberta. Sua figlia aveva attorno alla vita questa gonna stretta stretta con uno spacco ad altezza inguine che lasciava intravedere sotto. La ragazza non portava le mutandine. Sua moglie invece indossava il solito completo elegante che metteva in queste occasioni, un completo formale più adatto alla sua età, non particolarmente sexy e vistoso. L’unica cosa particolarmente in risalto era la quinta di reggiseno che come in ogni vestito indossato da Enrica esplodeva in tutta la propria procace abbondanza. Tra un Amen e un versetto biblico Giovanni ripercorreva mentalmente la scopata del mattino, aveva ancora negli occhi come aveva inculato moglie e figlia, come aveva sborrato nel culo di Enrica, cosa che non le aveva mai permesso in tanti anni di matrimonio. E poi pisciare in bocca a Roberta, di nuovo, era stato così eccitante. Vederla ingoiare i suoi liquidi con amore e soddisfazione.
Guardarono il video in religioso silenzio, si passarono gli emblemi e pregarono per la fine di ogni sofferenza.
La Commemorazione era ufficialmente finita, potevano mettersi comodi, in pigiama e finalmente cenare. Il pane senza lievito ed il vino erano ancora sul tavolo. Il giovane Salvatore non aveva fame e se ne andò nella propria cameretta ad ascoltarsi musica e a giocare alla playstation.
Giovanni era turbato, a commemorazione aveva risvegliato in lui lo zelo spirituale perso negli ultimi giorni con i rapporti incestuosi tra lui, sua moglie e la sua figlia Roberta.
Cinquantanni di fedeltà rovinati da un gravissimo errore. Roberta osservava suo padre che in silenzio sembrava rodersi il cuore per quel che era successo in famiglia.
Si avvicinò e mettendo una mano sulla spalla al genitore gli chiese cosa succedesse.
“Papà, ti vedo scuro in volto, che succede?”
“Roberta… Ti rendi conto che io te e tua madre abbiamo fatto delle porcate incestuose sotto questo tetto? E stasera eravamo qui a passarci gli emblemi come se nulla fosse? Mi sento in colpa. Se davvero esistesse geova, verremmo distrutti. Altro che Sodoma e Gomorra”
La ragazza non sapeva cosa rispondere, in effetti avevano fatto porcate indicibili. Non era quello il tempo per farsi prendere dallo sconforto, dovevano tenere il morale alto e anche il cazzo di suo padre doveva mantenersi eretto e pronto ad ogni scopata improvvisa.
Roberta decise di eccitare il padre approfittando del tema Commemorazione appena concluso.
“Papà, ho un’idea che ti può risollevare il morale… Giochiamo alla Commemorazione sexy?”
Giovanni rimase sorpreso dalla richiesta della figlia ma la cosa lo intrigava parecchio.
“E cosa vorresti fare Roberta, non capisco. Cosa intendi con Giochiamo alla commemorazione sexy?”
La ragazza spiegò al padre cosa aveva in mente. Durante il Pasto del Signore solamente gli Unti potevano bere il vino e mangiare il pane consacrato. Era il SEGNO della chiamata celeste. I famosi 144.000 che secondo le scritture avrebbero governato con Cristo.
Roberta avrebbe finto di essere una degli unti, avrebbe preso gli Emblemi ovvero il pane e il vino. Ma non sarebbero stati il Vino e il Pane tradizionali.
Roberta invitò suo padre ad alzarsi e cominciò a coccolarlo. Con delicatezza gli levò la cravatta e la giacca del completo. La cosa si faceva interessante, il cazzo che si era ammosciato per la preoccupazione stava riprendendo vita e forma, il sangue stava risalendo i 20 centimetri di carne come benzina negli iniettori drl motore di una Ferrari. Enrica era in cucina a preparare la cena quando sentendo dei mugolii dal soggiorno andò a controllare la situazione. E la situazione si era fatta di nuovo calda. Roberta aveva spogliato suo padre. I pantaloni di Giovanni giacevano per terra mentre la ragazza faceva una sega al cazzo del padre. Le mani di Roberta facevano fatica a tenere tutto il cazzo del padre tra le mani e si aiutava con la bocca per farlo sborrare.
Enrica si avvicinò e chiese cosa stessero facendo. Era eccitata pure lei a vedere la figlia che segava suo marito.
“Stiamo giocando alla commemorazione sexy” rispose Giovanni tra un mugolio e l’altro.
“E di cosa si tratta… Posso giocare anche io?” chiese Enrica.
“Certamente mamma” rispose Roberta. “Ti spiego come funziona. Io e te facciamo finta di essere degli Unti e quindi possiamo prendere gli emblemi dopo esserceli passati. E gli emblemi non sono il pane e il vino che ci siamo passati prima… Ma altro…”
Enrica aveva capito dove voleva arrivare la figlia. Roberta stava segando suo padre per farlo sborrare nel bicchiere. Al momento di passarsi il calice col Sangue del cristo avrebbero bevuto lo sperma e non il vino. La cosa era eccitante. Enrica prese un bicchiere dal tavolo e Giovanni sborró dentro. Era abbastanza per accontentare le due troiette che giocavano ad aver ricevuto la chiamata del signore.
“Ora bevete dal calice puttane”.
Roberta avvicinò le labbra al bicchiere e bevve metà del contenuto con gusto. Adorava il sapore dello sperma, le piaceva toccarsi con la lingua ogni parte della bocca per far vivere il più lungo possibile quel sapore. Enrica ingurgitó la sborra restante, con la lingua cercò ogni goccia di sborra rimasta nel bicchiere. Entrambe le donne avevano la bocca piena dello sperma di Giovanni. La schiuma biancastra usciva dalle bocche di Enrica e Roberta. La figlia sputó lo sperma nella bocca di sua madre e le due cominciarono a slinguarsi mentre Giovanni guardava compiaciuto.
Il cazzo era ancora bello duro e il padre marito incestuoso prese a masturbarsi aiutandosi con le teste delle due donne che erano inginocchiate sotto lui. Giovanni sfregava il cazzo sui capelli della moglie, sgocciolava sperma sui biondi capelli di Roberta, sporcando ad entrambi le donne i bei vestiti eleganti che avevano indosso.
“Amori miei ho ancora bisogno di voi” supplicava Giovanni… “Dovete mangiare il pane ora… Il pane è il mio cazzo…”
Roberta si strappò il vestito incurante di quanto lo avesse pagato. A seno nudo, con la forza di una puledra in calore prese tra le enormi tette il cazzo del padre e lo strofinó con passione. Il cazzo dell’uomo era sempre più duro, sembrava di marmo, non accennava a sgonfiarsi. Roberta si muoveva velocemente su e giù, tenendosi le tette, strofinando quel bel cazzone con le sue pere. Il cazzo del padre era talmente lungo che le arrivava praticamente in bocca durante la spagnola. Sua madre non voleva esser da meno della figlia. Si slacció la camicia e si tolse il reggiseno. Le tette di Enrica erano più grandi di quella della figlia e il cazzo del marito scomparve tra quelle enormi bocce calde e morbide. Enrica alternava la spagnola succhiando il cazzo del marito. Giovanni le introdusse tutto il cazzo in bocca fino alle palle, le toglieva quasi il respiro.
“Ho voglia del tuo cazzo papà. Dallo anche a me” gridava Roberta eccitata, sgrillettandosi.
Giovanni allora tolse via la moglie e infilando il cazzo nella bocca della figlia trovò le forze per scoparsi quella boccuccia con ardore, quasi con rabbia e violenza. Non stava solo scopando la bocca di Roberta, stava infilando nella bocca della ragazza tutta la rabbia e la frustrazione di 50anni di vita. Faceva ingoiare tutto il cazzo alla figlia, lo spingeva forte fino alla gola tenendo coi pugni stretti i capelli della ragazza. Roberta quasi soffocava, aveva forti conati di vomito, la bocca schiumava saliva, gli occhi lacrimavano, le mascelle le facevano male dallo sforzo.
Il padre non accennava a fermarsi, la gola di Roberta era un bruciare unico, la faccia paonazza e umida, il cazzo sempre più duro e inserito nella sua bocca, non riusciva più a muovere nemmeno la lingua. Sua madre si dimenava per terra infilandosi le dita nella figa, aveva tre dita infilate nella carne e le muoveva come un frullatore impazzito, stava venendo, l’orgasmo le aveva donato l’eccitazione della gioventù.
Giovanni era stremato, aveva infilato il cazzo talmente in profondità nella bocca di Roberta, con così tanta violenza che le energie iniziavano a venir meno.
“Bravissime tutte e due” disse, togliendo il cazzo bagnato di saliva e sperma dalla bocca della figlia, che dopo qualche secondo di smarrimento riprese a respirare.
“Siete state veramente brave, siete state scelte dal divino. Avete mangiato il pane, avete bevuto il vino. Siete ufficialmente delle Unte. Complimenti”
E mentre lo diceva partì uno scroscio di piscia che stava trattenendo da ore e per la seconda volta nell’arco della giornata pisció sulla faccia e sulle tette della moglie e della figlia.
“Bevete il mio piscio puttane, andate in pace, siete Unte e pure pisciate ora, il Pasto del signore è terminato”.
Roberta e sua madre ridevano divertite, la Commemorazione era andata molto meglio del previsto. Si guardarono in faccia, ormai ci avevano preso gusto a bere sborra e a farsi pisciare addosso da Giovanni e Roberta iniziava ad apprezzare il sapore della piscia maschile nella propria bocca e sui propri capelli stropicciati.
 

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