Incesto di Roberta, in bagno con mamma e papà.

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Incesto di Roberta, in bagno con mamma e papà.

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L’occasione che stavano aspettando si materializzò un martedì mattina. Era il turno di Salvatore, il fratello minore di Roberta. Il turno per uscire a far due compere al supermercato. Il ragazzo aveva voglia di sgranchirsi le gambe, la lunga quarantena stava distruggendogli il fisico con quella maledetta overdose di sedentarietà. Sua madre gli diede la lista delle cose da comprare e il bancomat.
Enrica, Giovanni e Roberta erano di nuovo finalmente soli. Questa volta non erano confusi dall’ebrezza del whisky, volevano volontariamente scoparsi. Giovanni era un padre e marito premuroso. Prima di fottersi moglie e figlia si fece un bel bidet, le sue parti intime dovevano essere linde per quello che aveva in mente. I tre si guardarono maliziosamente, poi Roberta da brava figlia diligente e scrupolosa chiese al padre il permesso di potersi inginocchia al suo cospetto. In trent’anni era la prima volta che mostrava questo rispetto ai genitori.
Il genitore si mostrò felice della richiesta di Roberta. La ragazza si inginocchiò davanti al padre e allungò le mani verso il rigonfiamento del pigiama che già di prima mattina faceva fatica a contenere il cazzo. Suo padre non era un uomo attraente, fisicamente era bolso e fuori forma ma aveva un cazzo imperioso, olimpico, enorme da far paura. Più lo massaggiava e più sentiva l’eccitazione farsi largo tra le sue cosce. Sua madre Enrica guardava la scena e nel frattempo pure lei si toccava la passera.
“Ti sorprende Roberta che siamo così porci?” chiese Enrica a sua figlia.
“No mamma. A me piace quello che stiamo facendo. Mi sento finalmente parte della famiglia”
“Prima non ti sentivi parte della famiglia?” intervenne il padre.
“Sai bene papà che odio la vita che facciamo. Non mi piace fare la testimone di geova, son nata per godermi la vita non per rinchiudermi in questa setta. Ora almeno facciamo cose in cui tutti noi godiamo veramente”
E mentre Roberta continuava a massaggiare il cazzo del padre attraverso il pigiama le venne un’idea.
“Seguitemi in bagno”
Giovanni ed Enrica seguirono la figlia che velocemente era sgattaiolata in bagno.
Chiusero la porta e si trovarono tutto e tre faccia a faccia. Roberta e sua madre erano di statura simile, il padre era invece un po’ più alto. Nonostante i cinquanta sulle spalle Enrica era ancora una donna affascinante, bassettina ma piena di curve interessanti. Aveva una quinta abbondante di reggiseno, due belle tettone su cui il padre amava soffermarsi. Roberta aveva preso da sua madre, pure lei aveva un bel paio di tette da paura, solo un po’ più side per l’età più giovane. Roberta era bionda, con questo capelli mossi che le cascavano come una criniera sulle spalle, occhi azzurri intensissimi e un paio di labbra carnose, rosse, una bocca larga, maliziosa, che ispirava oscenità. Enrica era meno bellina di viso, capelli corvini portati un po’ più corti delle spalle, lineamenti più sottili del viso, inespressivi e un naso pronunciato.
“Cosa vuoi fare qui in bagno?” chiese Giovanni alla figlia.
“Ti va di ripetere quello che abbiamo fatto la prima volta ma stavolta con mamma pure?” chiese Roberta a suo padre.
“Spiegati meglio” disse Enrica.
“Vedi mamma, settimana scorsa papà quando eri uscita mi ha fatto spompinare qui in bagno. Poi abbiamo fatto una cosa molto più perversa ed eccitante… Papà mi ha pisciato addosso… Mi piacerebbe rifare questa cosa…”
Giovanni ed Enrica si diedero un’occhiata veloce. La madre era d’accordo, non aveva mai provato un’esperienza simile in trent’anni di matrimonio. Con Giovanni la vita sessuale era sempre stata monotona, tradizionale, non avevano mai deviato da quella linea indicativa che era stata imposta dai vertici della comunità. Il sesso non era un’arte in cui sperimentare e provare nuove esperienze secondo i vertici dell’organizzazione, era solo un modo per far incrociare a letto i coniugi con la noiosa posizione del missionario, l’unica consentita dalle pubblicazioni.
Roberta e sua madre cominciarono a spogliarsi. Enrica si levò la maglia del pigiama mostrando le sue belle tettone. La figlia fece lo stesso, rimanendo a seno nudo. Giovanni le guardava con la bava alla bocca e il cazzo che pulsava a più non posso. Erano uno spettacolo da vedere, entrambe a seno nudo, una più giovane e sensuale, l’altra più conturbante e procace. Il padre marito modello stava per trasformarsi nel più porco e incestuoso dei maiali esistenti.
Roberta prese una tetra della madre e cominciò a baciarla, sfiorandole la patata con le mani liberi. Le mani della ragazza attraversarono il pigiama, scostarono le mutandine e si infilarono nella fessurina carnosa della madre con delicatezza. Sua madre si stava già bagnando dalla voglia. Giovanni non perse tempo, si levò i calzoni del pigiama e le mutande e col cazzo bello in tiro si presentò alle spalle di Roberta. Aveva una schiena così magra e bianca la figlia, una pelle così perfetta al tatto. La toccò, si fece largo tra i pantaloni del pigiama della ragazza e con le sue manone spostò le mutandine della figlia sfiorandole con delicatezza quel bel fiore giovane che aveva tra le gambe. Roberta gemeva, le dita del padre la stavano e citando. Giovanni poi si abbassò e sfilò i pantaloni del pigiama della figlia mentre Roberta baciava le tette e il collo della madre. Fu Enrica a prendere la testa della figlia e ficcarle la lingua in gola mentre con la mano sinistra libera Roberta seguitava a sgrillettarla. Giovanni invece si era prostrato davanti a quel bel culo tondo di Roberta e lo ammirava come fosse un’opera d’arte. E in effetti era un opera d’arte in carne e ossa. Un culo rotondo e morbido, così intrigante. Non poteva non mettere la sua testa tra le chiappe della figlia. Le leccava il buco del culo con voraci, la ragazza sentiva un brivido pazzesco lungo la schiena. Voleva il cazzo del padre però nel culo, non solo la lingua. Suo padre era un toro scatenato. Dopo aver leccato il buco del culo della figlia e averci sputato sopra prese il cazzo e senza avvertire la ragazza lo infilò in quella bella grotta stretta e perversa. Roberta trasalì dal dolore, il padre era stato deciso e violento nell’infilare il suo grosso cazzo nel culo della figlia. Giovanni non poteva essere delicato in quel momento, il culo della figlia doveva essere scopato con forza e determinazione. Il cazzo di Giovanni entrava ed usciva da quel buco come un martello pneumatico che sgretola il cemento. La strada per entrare era ormai più che aperta. Più inculava la figlia e più gemevano entrambi. La madre voleva parte attiva nella scopata, molló la bocca della figlia e si spoglió dei pantaloni e delle mutandine. Allontanò la figlia e dando le spalle al marito lo supplicó.
“Ora infilalo nel culo anche a me Giovanni, con la stessa forza”.
Giovanni non se lo fece ripetere due volte. La moglie aveva appoggiato le mani sul lavandino per fare da controforza e dallo specchio Giovanni poteva vedere il viso della moglie mentre le infilava il cazzo nel culo. Enrica aveva divaricato le gambe e Giovanni aveva il bel culo e della moglie che faceva contatto col suo corpo. Enrica era ancora una bella donna, un po’ più in carne e scura di Roberta ma pur sempre una bella cinquantenne, una prosperosa milf.
Con la stessa voracità con cui aveva sfondato il culo alla figlia Giovanni aveva infilato il cazzo tra le chiappe della moglie sodomizzandola con piacere. Le sbatteva il cazzo così prepotentemente nel culo che dallo specchio il riflesso del viso di Enrica era una maschera di dolore e orgasmo, la donna stava mordendosi le labbra per sopportare il dolore di quell’enorme cazzo che le stava entrando in corpo da quel piccolo buco che aveva nel culo.
“Vienimi nel culo” gridò Enrica.
Giovanni non se lo fece ripetere, una bella sborrata lavica colò tra le chiappe della moglie, esausta come non mai per quella inculava micidiale. Ad entrambe le donne faceva male il culo, si reggevano in piedi a fatica, il dolore per aver subito un’anale così violento si rifletteva sulle energie che iniziavano a mancare. Roberta e sua madre si immaginavano come avrebbero camminato nei giorni successivi, trascinandosi col buco del culo in fiamme.
“Ora mettetevi nella vasca da bagno” ordinò Giovanni alla figlia e alla moglie che perdeva sborra dal culo.
Roberta e sua madre si erano sedute nella vasca da bagno, che era molto grande e poteva tranquillamente accogliere due persone.
“Ora vi benediró e santificheró con la mia piscia”
Giovanni col cazzo direzionato verso Roberta spruzzó la propria piscia sulla faccia e sul corpo della figlia.
“Bevila troia, Bevila” gridava, mentre Roberta, con la bocca aperta cercava di bere più liquido possibile.
Giovanni terminó poi la pisciato sulla faccia della moglie che però aveva tenuto la bocca e gli occhi ermeticamente chiusi. Giovanni, avvicinandosi alla moglie aprì la bocca della consorte premendo il cazzo sulle labbra e le ultime gocce di piscia finirono nella gola di Enrica.
Le due donne erano fradicie, ricoperte di piscio puzzolente da capo a piedi. Roberta con i capelli bagnati e increspati aveva perso un po’ della sua raffinatezza e bellezza ma era così eccitante per suo padre vedere moglie e figlia così poche, così devastate dal piacere. Le due donne si scambiarono un bacio al sapore di piscia. Erano veramente una famiglia felice.

 


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