Il rituale 4

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Il rituale 4

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Non sono mai stata una ragazza seria. In paese si è sempre parlato di me, di come mi atteggiavo, di come mi gestivo, del rapporto libertino che avevo coi maschietti, insomma, la mia popolarità tra la popolazione maschile crescevavin maniera esponenziale settimana dopo settimana. I miei genitori non potevano farci nulla, ero cresciuta con dei sani principi ma poi la mia spiccata personalità che tendeva alla ribellione ha avuto decisamente la meglio. Il fisico non mi ha aiutato a mantenermi casta e modesta. Dopo una adolescenza travagliata e in preda al panico di non piacere ai maschietti il mio corpo si è affusolato e si è riempito di comode forme eccitanti e aggraziate. Credo di essere stata a letto con almeno un centinaio di uomini diversi, ultimamente poi ci son state anche parecchie esperienze di sesso a tre, a quattro… Tenere il conto di tutti cazzi che ho preso diventa difficile. Ed anche inutile. Il mio concetto di vita è: Se voglio divertirmi mi diverto.

E ho sempre una voglia matta di divertirmi. Tipo, ho conosciuto uno in un locale, ero con le amiche, mi ha offerto un drink dietro l’altro e dopo mezz’ora eravamo a scopare nei bagni dove mi ha offerto l’ultimo drink della serata, un cocktail di sperma e piscia in bocca che mi ha eccitato più di una tequila. Non ricordo nemmeno il nome di quello lì, ma aveva un cazzone enorme.

Mio padre mi ha trovata ancora a letto che dormivo stamattina. Avevo fatto le ore piccole, col cazzo che avevo voglia di svegliarmi per andare a lavorare. Il guaio è il mio lavoro perché lavoro come segretaria d’ufficio proprio con mio padre. Maledetta azienda di famiglia. Già tante volte ha coperto la mia poca serietà sul lavoro, ci son giorni che non mi presento o mi presento in ritardo perché sono strafatta o troppo stanca per connettere. Vorrebbe licenziarmi ma mi paga talmente poco che conviene pure a lui tenermi come segretaria.

Oggi era diverso. Stamattina deve essersi svegliato ingrifato e col cazzo in tiro, ho pensato mia madre gli avesse fatto un pompino appena svegli, anche se non so se mia madre è capace ancora a succhiare il cazzo. Non è capace come me che ho la metà dei suoi anni e il doppio della sua esperienza. È entrato in camera che ancora dormivo, mezza svestiva, con le coperte arruffati e i cuscini per terra. Non ha fatto altro che avvicinarsi, scuotermi la testa e gridarmi: Sveglia Roberta porca puttana è tardi, dobbiamo andare in ufficio.

Non mi ha, nemmeno dato il tempo di connettere, di accorgermi che stavo vivendo su questa terra e non in un paradiso onirico e alcolico. Incurante di cosa avrei pensato ha tirato fuori il pisello e mentre ero ancora semiaddormentata me l’ha messo in bocca e mi ha ordinato di succhiarglielo. Presa così, alla sprovvista, non ho avuto tempo di reagire e ho iniziato a fargli un pompino, dimenticando che fosse mio padre, gli succhiavo il cazzo come se fosse uno dei tanti uomini con cui scopavo. Lui mi teneva la testa, i miei bei riccioli biondi, fino a che dopo qualche minuto non venne, inondandomi di sborra la bocca.

Ingoia ora! Disse senza scomporsi.

Ero ancora sorpresa e semi addormentata che pure mio fratello entrò in stanza. Era di poco più piccolo di me, e lavorava per mio padre in ufficio come me. “Metti il cazzo in bocca a tua sorella, sta puttana ha bisogno di succhiare”. Disse mio padre in tono perentorio a mio fratello che eseguì gli ordine del padre senza domandarsi se fosse giusto o sbagliato. Pure lui fece quello che voleva con la mia bocca, rispetto a mio padre ci mise più impeto e forza, facendomi quasi vomitare. Anche lui concluse l’opera venendomi in bocca. Non avevo ancora fatto colazione e già avevo preso due sborrate in gola.

“Questa è la punizione per la tua poca serietà”, disse mio padre riallacciandosi i pantaloni.

“D’ora in avanti, se non ti metti in riga, ogni mattina prima di andare a lavoro dovrai succhiare il cazzo a me e a tuo fratello, fino a quando non capirai che il lavoro è sacro, che devi mantenere un comportamento adatto, che non devi più fare tardi o assentarti dal lavoro perché conduci una vita da puttana”.

Non potevo fare altro che annuire e accettare la disciplina. Però un dubbio mi assaliva, a me era piaciuto succhiare il cazzo a mio fratello e mio padre, forse mi conveniva continuare ad essere poco seria per ricevermi due belle sborrate in bocca ogni mattina…

 


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