Il rituale 2

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Il rituale 2

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Michele era già pronto, coi calzoni abbassati, nell’ufficio antistante l’officina.
Tutte le sere, da tre anni a questa parte aspettava l’orario di chiusura per quello che era diventato ormai un rituale consolidato, un avvenimento che per nulla al mondo avrebbe dovuto saltare.
La sua grande autofficina produceva utili a palate, non c’erano nelle vicinanze altre grandi imprese simili alla sua.
Michele era considerato da tutti una brava persona, un uomo integerrimo e di altissimi valori morali. L’intera comunità cittadina vedeva in lui un benefattore, un uomo di fiducia oltre che ovviamente un superbo imprenditore capace di creare e dare lavoro a moltissime persone.
Aveva costruito un piccolo impero dal nulla e con quella piccola autofficina diventata poi un “brand” a livello regionale era riuscito a togliersi parecchie soddisfazioni.
Aveva decine di persone a libro-paga e l’indotto della sua attività dava lavoro a mezzo paese. Non era solo l’uomo più ricco e rispettato del circondario, era anche considerato un padre amorevole, un padre “modello”, un esempio che tutti gli altri uomini della provincia avrebbero dovuto seguire, per imparare da lui la dedizione al lavoro e l’attenzione alla famiglia.
Erano tre anni però che a fine giornata lavorativa si ritrovava nel suo bellissimo ufficio arredato come fosse un principe a tenere i calzoni abbassati e il pisello in bella mostra.
Michele aveva due figlie ormai grandicelle. Iolanda aveva na trentina d’anni mentre Daniela ne aveva solo un paio di meno della sorella maggiore. Erano cresciute veramente graziose, non molto appariscenti ma veramente ben fatte, fisico asciutto per entrambe, capelli castani a mezza schiena, due belle tettine non invadenti ma abbastanza sode, insomma, come padre Michele poteva essere fiero di avere due figlie così belle.
Erano passati tre anni da quella richiesta.
La prima a farsi avanti era stata Iolanda, la maggiore. Era stufa di lavorare per il padre con uno stipendio così misero. Aveva fatto capire al genitore\imprenditore di non poter più sopportare un trattaemento economico del genere. In pratica aveva minacciato Michele di andarsene se non ci fosse stato un aumento sostanzioso in busta paga. Michele ci aveva riflettuto un pò, non era nel suo stile cedere ai ricatti e nemmeno alle lusinghe, in più non era sua abitudine dare aumenti di stipendio o pagare i propri lavoratori più del dovuto.
Passarono due settimane e pure la figlia più piccola, Daniela, passò dall’ufficio per avere un aumento di stipendio, non ne poteva più nemmeno di lei di percepire uno stipendio non adeguato agli standard del tempo. Michele promise ad entrambe le figlie una risposta in tempi brevi, sapeva che si sarebbero creati problemi in azienda e in famiglia se non avesse risposto positivamente alla richiesta di entrambe le figlie.
Una sera convocò le due figlie in ufficio ben oltre l’orario di chiusura, quando tutti i dipendenti erano già andati a casa. Spiegò alle ragazze che avrebbero dovuto impegnarsi di più sul lavoro se avessero voluto un aumento.
Iolanda e Daniela erano rimaste deluse dalla risposta del padre, in pratica le stava sbolognando gratis.
Prima che le due figlie uscissero dall’ufficio le fermò, chiedendo ad entrambe di sedersi, aveva altro da dire prima che potessero andarsene.

“Ci sarebbe una cosa che potreste fare per ottenere l’aumento…” – disse Michele.

Le ragazze chiesero istintivamente “Che cosa?”

Michele allora tirò fuori l’uccello dai pantaloni e indicò ad entrambe il proprio membro, invitandole ad avvicinarsi.
“Se siete disposte a succhiarmi il cazzo, io potrei anche concedervi l’aumento”
Iolanda e Daniela si guardarono in faccia esterrefatte, non si aspettavano una richiesta del genere dal padre.
“Vi raddoppio lo stipendio da domattina se…”
A quella affermazione Iolanda si gettò subito sul cazzo del padre e iniziò a fargli un sontuoso pompino, uno di quei pompini che partono già col cazzo in fondo alla gola. La ragazza non era digiuna di pompini, succhiava il cazzo praticamente tutte le sere al proprio fidanzato. Daniela era un pò meno convinta, aveva anche un pò di schifo a prendere un cazzo in bocca, evitava accuratamente di farlo anche coi propri partner. Odiava il sapore acre del cazzo e odiava sentire lo sperma nella bocca. Aveva fatto pochi pompini nella vita e da tempo si era ripromessa di non farne più.
Iolanda succhiava il cazzo a Michele con maestria, ogni tanto dava uno sguardo alla sorella e la incitava a scendere in ginocchio vicino a lei per darle il cambio. Daniela però non voleva sporcarsi la bocca con lo sperma del padre e rimaneva seduta a guardare la scena.
Michele allora le disse: “Daniela, se non vuoi succhiare non ti concedo l’aumento. Però ti do un’altra possibilità.”
“Quale?” – chiese la figlia.
“Dammi il culo e siamo pari”
Daniela riflettè qualche secondo, già nel culo era più fattibile, per quanto le facesse male fare sesso anale almeno avrebbe evitato lo schifo di sentire l’odore e il sapore dello sperma tra le proprie gengive.
“Stipendio raddoppiato anche per me?” – chiese Daniela.
“Stesso trattamento” – rispose Michele.
La ragazza allora si alzò dalla sedia e si slacciò i pantaloni lasciandoli cadere per terra. Iolanda nel frattempo continuava la preziosa suzione al glande paterno, intervallando le ampie succhiate con qualche leccata di palle e un pò di generica masturbazione.
Daniela si mise spalle al padre mentre la sorella era ancora inginocchiata, intenta a spompinare Michele. L’uomo tolse il cazzo dalla bocca della figlia ma la invitò a rimanere li inginocchiata ad osservare da vicino la situazione che andava creandosi.
Prese i fianchi di Daniela e cercò la posizione migliore per poter sodomizzare la figlia. Iolanda da brava porca aveva eseguito i suoi desideri, aveva succhiato veramente in modo delizioso, il suo cazzo era bello potente, duro, stracolmo di passione. Il bel culetto di Daniela lo aspettava a pochi centimetri dalla sua vistosa eccitazione. Prese i lati delle mutandine della figlia ed iniziò ad abbassarli fino ad avere completamente scoperto il buco del culo.
“Ora ti farò male Daniela, resisti” – disse Michele
“Tranquillo papà, qualche volta mi è già capitato di prenderlo in culo” – rispose Daniela.
Rincuorato dall’esperienza della figlia Michele cercò il buco del culo della ragazza e iniziò ad infilare il suo bel membro in erezione in quello spazio stretto e caldo.
Daniela sentì un brivido addosso, erano almeno un paio d’anni che il suo buco del culo non veniva violato da un cazzo. Col suo ragazzo praticava esclusivamente sesso tradizionale, non sperimentava da un pò altre posizioni, il culo l’aveva dato l’ultima volta ad un ragazzo conosciuto in discoteca, ma in quella occasione era visibilmente ubriaca.
Per nulla intimorita dal brivido si fece inculare per bene dal padre. Ogni colpo sul culo della figlia era un gemito di dolore e godimento per entrambi. La ragazza ci aveva preso gusto e chiese al padre di scoparla con ancora più forza, voleva arrivare al più potente degli orgasmi per entrambi, e il doppio dello stipendio valevano quella posizione innaturale e incestuosa. Michele continuava a sbatterle il cazzo nel culo, sentiva le palle sudate strofinare le natiche rosee e morbide della figlia. Iolanda sempre inginocchiata respirava a pieni polmoni l’odore del culo della sorella e del cazzo del padre.
“Sto per venire” – disse Michele con la voce rotta dalla passione.
“Vienimi nel culo” – disse Daniela.
Michele sborrò nel culo della figlia e si appoggiò stremato alla schiena di lei mentre Iolanda per far contenta il padre andò a leccare la sborra che cadeva per terra dal culo della sorella.
Si rivestirono soddisfatti tutti e tre. Michele andò al computer e scrisse una mail per il commercialista. Le due figlie avrebbero avuto l’aumento di stipendio concordato, il doppio, dal giorno dopo.
“Se continuerete a darmi una bocca e l’altra il culo” – disse Michele – “Io continuerò ad aumentarvi lo stipendio mese dopo mese”.
Le sue sorelle si guardarono e annuirono maliziose.
Erano già tre anni che quel rituale veniva rispettato da tutti e tre.

 


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