Il medaglione

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Il medaglione

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(Ogni mio racconto è frutto della mia immaginazione. Nessun riferimento a fatti o persone reali. Nei miei racconti i protagonisti sono tutti maggiorenni. Non vi sono atti sessuali con animali e nemmeno atti di violenza. Se dovete divulgare un mio racconto altrove chiedetemelo.)Era un giorno come tutti gli altri, forse un po’ meno uguale. Il sole si era alzato bene e splendeva nella sua bellezza. La città si era messa in moto e con essa tutto ciò che la riguardava. Fra le ambulanze cittadine, i taxi ed i pulmann, le auto sfrecciavano lungo la strada che portava fuori dalla metropoli. Anche l’auto che stava portando Eva e Bran, madre e figlio, a cinque ore e mezzo di macchina per visitare l’Università che il ragazzo avrebbe preso l’anno successivo. Bran difatti aveva da tempo espresso il desiderio di frequentare la Penn Law, meglio conosciuta come Università della Pennsylvania, a Filadelfia, e prendere giurisprudenza. L’Università, distante cinque ore da casa, poteva permettere al ragazzo di far ritorno nella stessa ogni due settimane. Prossimo ai 20 anni, il ragazzo era da sempre un grande studioso, ma oltre allo studio, amava giocare a calcio con gli amici nel quartiere residenziale appena fuori Pittsburg. Eva, sua madre, era una splendida donna di 48 anni. Insegnante di fitness in palestra, aveva acconsentito ad accompagnare suo figlio, che glie l’aveva chiesto, in quella “ispezione” per il suo futuro accademico. John, padre di Bran, preferì non andare con loro, ma quel giorno, avendolo libero, scelse di dedicarsi alla pesca con Martin, suo amico di vecchia data.
La US-220 era la strada più lunga, ma anche la più scorrevole, e soprattutto c’era un’ottima tavola calda, dove madre e figlio avevano deciso di fermarsi a metà tragitto. C’erano già stati diverse volte, quando alle feste comandate si recavano a Scranton, dalla sorella di Eva, Susan. Il sole alle 9:20 del mattino di quel giorno di aprile già riscaldava la Pennsylvania, ed Eva aveva messi gli occhiali da sole, sempre fashion, che portava sempre con sé -almeno due paia-. Elegante come sempre nel suo seguire la moda, la splendida 48 enne ben sapeva come attirare l’attenzione, anche se è sempre stata una moglie fedele. Solo una volta ebbe una seria intenzione di tradire suo marito, causa forti litigi in un anno turbolento della sua vita; ma si frenò, non tanto per John ,a per Bran che avrebbe sofferto il tradimento della mamma verso il padre. Comunque quel giorno il viaggio proseguiva…
“se guido un altro poco rischio di non alzarmi più”
disse Bran ridendo
“dai su, non è molto che guidi. Ah, questi giovani d’oggi ; non avete pazienza in niente. Dovrai averne con i tuoi clienti un domani”
“con gli imputati mamma. Voglio almeno diventare giudice”
“ecco, e allora porta pazienza”
sorrise amorevolmente Eva a suo figlio
“ma sì, però al ritorno…”
“al ritorno guida mamma, non ti preoccupare”
“beh, comunque mamma, stanco o no, io devo fermarmi per andare in bagno”
“pipì?”
“pipì”
“e meno male che a casa ti ho detto di farla”
“ma l’ho fatta; solamente che mi scappa di nuovo”
“non te la puoi trattenere?”
“ma dai, tanto due minuti e mi libero”
“beh, appena trovi un punto fermiamoci. Prendiamo anche un po’ d’aria”.
Così, giunti all’altezza di Port Matilda, il ragazzo svoltò a destra prendendo l’isolata e boscosa Beckwick Road, percorrendola adagio poiché con la fitta vegetazione c’era il pericolo che sbucasse qualche auto
“puoi fermarti qua tesoro”
“sì infatti”. E così il ragazzo si fermò all’incrocio di una piccola stradina, dove poté sostare l’auto. Madre e figlio uscirono dalla vettura stirandosi un poco
“da vai, fa presto”
“spero di non sporcarmi la camicia”
“beh, fa attenzione e non ti sporcherai”.
Così Bran si dileguò fra la vegetazione fitta, mentre la madre rimase accanto alla macchina, con la portiera aperta. Non passarono molti minuti che sentì suo figlio chiamarla:
“Mamma !! Oi mamma vieni !”
“caro tutto bene? Tesoro tutto bene !?” Chiese Eva due volte, colpita dalla chiamata di suo figlio; quasi spaventata
“sì sì mamma tutto bene ma vieni”
“tesoro dai vieni tu, ritorna in macchina se hai fatto”
“dai mamma chiudi la macchina e vieni”. Così Eva chiuse la macchina mettendo l’allarme e si affrettò ad andare verso il figlio nella selva
“dove sei Bran?”
“eccomi mamma” disse il figlio facendosi vedere. Il sole filtrava poco fra gli alberi, così Eva si tolse gli occhiali da sole fashion
“allora Bran? Ma che succede?”
il ragazzo allungò la mano tenendola aperta, e fece vedere a sua madre un oggetto
“ho trovato questo medaglione incastonato in questo albero, proprio ai piedi dov’è quella grande radice”
“un medaglione?”
chiese stupita la mamma prendendo dalla mano del figlio l’oggetto
“beh mamma, a me sembra un medaglione”
Eva scrutò bene l’oggetto
“beh sì, sembra anche a mamma” iniziando a soppesarlo
“sembra argento, vero?”
“è argento tesoro, caspita se lo è”
“guarda se c’è il timbro; il titolo del metallo e della zecca”
Eva vide per bene. Il medaglione sarà stato almeno 80 mm di diametro per uno spessore di 5. Era in argento e presentava una bellissima patina, segno del tempo che era trascorso dalla sua coniazione
“no, no caro non vedo né la zecca né il titolo…però è argento”
“strano; il papà di Louis colleziona medaglie e c’è il segno della zecca”
“beh tesoro, qua non c’è. Dai però, ora andiamo Bran”
“si però me lo prendo”
“va bene, prendilo ma andiamo su, che qua il sole passa poco e fa freddo”
“dai ok andiamo mamma”
Così Bran e sua madre ritornarono in macchina ritornando sulla US-220. Eva intanto scrutava il medaglione e le incisioni
“ma guarda quant’è bello !”
disse rapita dalla bellezza dell’oggetto. In effetti il medaglione era molto bello: aveva il bordo liscio ed incisioni nel giro che raffiguravano scene bucoliche, che Eva però, non essendo dotta in tale scienza, non riusciva a decifrare.
“Mamma ci stai capendo qualcosa?”
chiese Bran mentre stava guidando
“no tesoro, però possiamo fare una foto del medaglione e metterlo in rete, magari su un sito numismatico e vediamo cosa ci dicono”
“no mamma no, perché se la vede il proprietario? Magari non si è accorto di averla perduta e pensa che glie l’abbiamo presa. Ricordi cosa accadde due anni fa a Michael?”
“sì hai ragione tesoro. Possiamo chiedere al padre di Louis”
“beh si, magari la prossima settimana, ora è in Francia per un convegno”
“ah ok…aspetta tesoro: qua c’è una scritta mi pare”
“dove? Dove mamma?” interessato chiese il ragazzo. Era eccitato da quella sua scoperta, quasi si trattasse di un archeologo alla Indiana Jones, che scopre l’Arca dell’Alleanza
“qua…passami l’acqua che il medaglione è sporco”
“dove l’hai messa?”
“passami la borsa tesoro, sta dentro”
così Bran passò la borsa -anch’essa fashion- a sua madre, che prese la bottiglietta d’acqua e bagnò la medaglia, per poi pulirla con cura con un fazzoletto. Intanto Bran proseguiva il tragitto verso Filadelfia; dal ritrovamento erano passati 45 minuti
“insomma mamma?”
“aspetta tesoro…ecco, ora è più pulita e leggibile”.
Il medaglione presentava motivi silvani quasi nella sua interezza, tranne che nell’esergo del dritto, dove spuntava una scritta in una lingua sconosciuta -almeno così pensavano mamma e figlio- , con il alto sulla destra, una parola incisa in piccolo, che Eva non fu in grado di decifrare
“tesoro…Bran fermati un attimo che se guidi non riesco a leggere”
“ok mamma, tanto non abbiamo un orario per vedere l’Università”
Eva guardò suo figlio
“si, ma nemmeno possiamo fare tardi Bran”.
Il ragazzo fermò l’auto quando avevano da non molto superato la località di Milroy.
Eva allora si mise ad osservare meglio il medaglione, ora che l’auto era ferma
“allora mamma ?”
chiese il ragazzo avvicinandosi a sua madre per vedere meglio anche lui, incuriosito com’era di quella sua scoperta
“allora tesoro, vediamo: qua c’è una scritta in..oddio non so, una lingua strana, se è una lingua, ma penso di si”
“e che dice?”
“beh, che dice non saprei Bran, non è in inglese”
“si non volevo dire questo; cioè volevo dire di leggerla mamma…”
“vediamo…allora…”
Eva non sapeva nemmeno che il pronunziare quella frase avrebbe cambiato, di lì a poco e per sempre, la sua vita e quella di suo figlio
“non so se devo leggerla da sinistra a destra o viceversa”
“beh mamma, tu leggila in un verso e poi nell’altro, no?” disse Bran
“sì ok…allora dice: – Arhes innerhod argail pulcherrima mater-“
“e nell’altro verso mamma?” disse Bran
“-Mater pulcherrima argail innerhod arhes-“
nello stupore di madre e figlio, appena pronunziata la seconda frase, il cielo da assolato divenne scuro come fosse ad un passo per calare, e tutto intorno gli alberi del bosco si agitavano causa un vento molto forte, come Eva e Bran mai avevano visto prima
“ma che cazzo sta succedendo mamma?!”
“caro io…non lo so Bran” disse Eva quasi balbettando.
Dopo due minuti al massimo, il cielo ritornò ad essere limpido ed il sole a splendere come prima. Il vento si placò e la giornata fu come rinascere fiorente e tersa. Madre e figlio, increduli, si guardarono negli occhi
“mamma dimmi che la scritta non ha nulla a che fare con questa…cosa”
“Bran tesoro io…oddio che strano”
“mamma io riparto, mi tolgo da qua” e ripartirono
Come se nulla fosse, come se prima della tempesta madre e figlio fossero sempre stati liberi da ogni convenzione e senza tabù, Bran disse a sua madre in modo molto naturale
“ti dona questo vestito, sai mamma? Ed anche il lucidalabbra che hai messo ti risalta molto; anche se hai delle belle labbra anche senza trucco”
Eva sorrise a suo figlio
“grazie tesoro, mi sta bene si. Lo sai che mamma mette sempre questi lucidalabbra; mi sta molto bene, no?”
quella frase -la seconda- letta nel verso corretto, aveva sprigionato un qualcosa ignara a madre e figlio; un qualcosa che ora aveva tolta qualsiasi falsità, qualsiasi tabù ancestrale; un qualcosa che aveva tolti gli imposti paletti umani facendo posto solo alla sincerità di espressione, alla libertà della stessa ed alla semplicità della natura
“sì mamma, ti dona tutto” disse il ragazzo guardando e sorridendo a sua madre
Il tragitto proseguì, la macchina di Bran seguiva ora la US-322 sulla quale passavano poche macchine ora. Eva guardava fuori dal finestrino. Bran prese la mano sinistra della mamma stringendola
“pensa mamma che queste erano le terre dei Delaware, degli Irochesi, Susquehanna..ed ora le percorriamo noi sulle nostre strade”
“purtroppo tesoro; purtroppo l’uomo bianco cerca di distruggere tutto, specialmente la Madre Terra”
“io mamma non ti farò mai star male”
disse Bran stringendo la mano della mamma. Eva sorrise al figlio ed accostò la testa alla spalla del ragazzo
“lo so caro. Mamma sa che tu non mi farai mai del male, per questo una madre ama il proprio figlio più di ogni altra cosa”
Bran decelerò, forte del fatto che quella mattina sulla strada non c’era quasi nessuno, salvo qualche camion che passava per le consegne
“lo so mamma…e so che faresti qualsiasi cosa per me, vero?”
Eva sorrise
“monello…ho un figlio sfacciato a quanto pare” disse ridendo
“ahah no ma…alla fine mamma non c’è niente di male se una madre fa star bene il figlio, o no?”
“sei per caso teso per il fatto che andiamo a vedere l’Università?”
“un poco mamma”
“se ti fai vedere così teso non farai una buona impressione ai tuoi futuri professori”
fece notare Eva a suo figlio
“hai ragione mamma…ma sai, l’Università, il mio futuro…”
“figlio mio, mamma è fiera di te e della tua decisione lo sai? Sei l’orgoglio della nostra famiglia”
Bran si girò con il capo verso sua madre, e come se nulla fosse poggiarono dolcemente le labbra dell’uno sulle labbra dell’altra. Pi Bran tornò attento alla strada.
La macchina seguiva la US-322, fino a quando a destra Bran non vide lo svincolo per il paesino di Lewistown; così guardò sua madre con un sorriso. Lei di rimando sorrise a suo figlio e Bran svoltò a destra lasciando la strada che lo avrebbe condotto a Filadelfia. Da Lewiston, madre e figlio attraversarono con la macchina il ponte sul Juniata River, prendendo la PA-333, inoltrandosi nella stessa e fra i boschi che costeggiavano il fiume. Bran, conscio del fatto che la zona era veramente molto isolata, decelerò molto. Eva si guardò dietro e si poggiò nuovamente con la testa sulla spalla destra del figlio. Sistematasi per bene, mise la sua mano destra fra le gambe di suo figlio, carezzandolo dolcemente
“ti voglio bene mamma”
“anche mamma ti vuole bene figlio mio”
il pene di Bran iniziò a gonfiarsi ed Eva lo sentiva. Iniziò adagio a sbottonare i pantaloni del figlio, mentre lo stesso proseguiva sulla strada boscosa. Sbottonati, Eva introdusse la mano dentro i pantaloni del ragazzo e dentro i suoi boxer, afferrandogli dolcemente il pene per poi estrarlo dagli stessi e facendolo uscire dai pantaloni, che ancora avevano il bottone superiore al suo posto. Eva sorrise alla vista del pene del figlio
“oh mamma…” disse Bran appena la madre gli estrasse il pene
“rallenta ancora caro”
e così Bran rallentò. Eva iniziò a masturbare suo figlio lentamente, dandogli ogni tanto dei baci sulla guancia
“mmmm”
“ti piace come faccio Bran?”
“oh si mamma…è grosso vero?”
“mancava la solita domanda da maschio ahaha”
disse Eva ridendo alla domanda di suo figlio
“ehehe scusa mamma ma sai che noi ci teniamo”
“certo…insicuri come siete”
disse con un sorriso
“e…”
“è grosso, non ti preoccupare, e largo”
poi Bran, sempre come se nulla fosse e come se fosse naturale fare quello che si stava apprestando ad osare, mise la mano destra sulla nuca della mamma, facendo una dolce e leggera pressione sulla stessa, come a far capire alla madre, senza l’ausilio della parola, cosa voleva in quel momento. Eva guardò per un attimo suo figlio, seriamente. Bran fece lo stesso, ansimante mentre il piede premeva adagio l’acceleratore
“va bene Bran”
e così dicendo, Eva si abbassò verso il pene di suo figlio e, aperta la bocca, iniziò dapprima a succhiargli il glande: lo baciava dolcemente, lo succhiava, lo leccava e lo baciava ancora con le sue labbra carnose; lo carezzava con la lingua e poi lo succhiava
“aaahh mammaaa…mmm mamma così siii”
ansimava Bran a voce alta mentre la bocca di sua madre ora prendeva possesso di tutto il pene iniziando un su e giù colmo d’amore e di passione. Tutto per suo figlio. La mano di Bran dava il ritmo a sua madre, anche se la stessa era conscia che suo figlio in quel momento, desiderava un pompino in piena regola. Dopo i baci iniziali, i dolci e passionali baci sul glande, lo scorrere della lingua sull’asta ed il roteare dalla medesima sul glande, Eva spompinava con passione e con vigore e con volgare sonorità, il pene di suo figlio che, ansimando e godendo, dovette per forza fermare la macchina in un angolo della strada, appena la vegetazione glie lo avesse consentito
“aaahh mamma….mmm mamma sei…sei la migliore madre al mondo…diooo continua…oddio cosìì mammaaa !!”
Eva fece uscire il pene del figlio dalla sua bocca e guardò il ragazzo
“sono la madre migliore al mondo perché ti sto facendo un pompino?”
chiese Eva al figlio, alzando un poco il capo e tenendo con le mani il pene del ragazzo
“no…no mamma…ma poche mamme penso facciano questo per amore dei figli”
rispose Bran in modo diplomatico, con il sudore del godimento che colava ai lati del viso
“si vede che quelle madri non amano totalmente i propri figli tesoro. Tu sei la mia vita Bran, come ogni figlio dovrebbe essere per ogni mamma”
“si..si mamma hai ragione”
Bran fece una carezza al volto di sua madre che intanto aveva preso a segare forte suo pene
“e…dimmi: ti piace come usa la bocca tua madre?”
“oh mamma e me lo chiedi?”
disse Bran sorridendo mentre ansimava
“beh ovvio, voglio saperlo perché so che ho un figlio al quale ho insegnato la sincerità”
“si mamma…ti giuro sento l’amore mentre lo fai e mi piace da morire…mai provato uno così fino ad ora”
Eva sorrise e abbassandosi riprese a lavorare il pene di suo figlio con molto vigore. La saliva grondava dalla bocca della donna ed il pompino assunse più rumore di prima. La testa di Eva faceva su e giù ad un ritmo incalzante ed osceno, senza che la donna si aiutasse con le mani che nel mentre erano poggiate sulle gambe di suo figlio. Bran nell’impeto aprì anche il bottone superiore del suo pantalone per star più comodo. Liberatolo, Eva alzò il capo
“abbassati un poco il pantalone Bran e reclina il sedile, starai meglio”
“si, va bene mamma…”
e così fece. Eva ritornò poco dopo con la testa bassa, ma questa volta dediandosi ai testicoli depilati e grossi di Bran che, appena la madre iniziò a leccarli, ebbe degli spasmi molto forti
“aaahh mamma….mmmm Dioo mammaaa !! Oddiooo che lingua che hai !!”
adesso Eva iniziava a succhiare i grossi testicoli di Bran, come se ci stesse facendo l’amore. Succhiava e leccava; dava loro dei baci per poi riprendere a succhiare piano e poi con passione, per poi leccarli di nuovo fino ad andare sull’asta leccando tutto il pene del ragazzo. Una serie quasi interminabili di baci e leccate sull’asta, poi sul glande e poi di nuovo in bocca continuando come prima a succhiare con molta passione
“ohh mamma ci sono…mamma sto venendo…oohh mamma mamma continua ti prego non fermarti non fermarti mamma non fer…mmmmaaaaaaaaaaaa aaaahhh!!”
Bran esplose uno, due, cinque, otto schizzi e più dentro la bocca di sua madre fra gli spasmi di godimento misti a dolore per la quantità di sperma che stava emettendo -visto che non veniva da due settimane-. Eva si era fermata non appena suo figlio aveva iniziato ad eiaculare, per ber ogni goccia di quel seme. Nonostante la quantità enorme emessa, Eva aveva ingoiato la maggior parte e più dello sperma, anche se un poco era uscito e colava sui testicoli di suo figlio. Emesse le ultime gocce, il respiro di Bran stava pian piano ritornando normale, nonostante sua madre era ancora lì, ma per pulire il pene di suo figlio con fazzoletti e teneri e amorevoli baci
“mamma…”
“dimmi tesoro”
rispose Eva con un sorriso dolce ed affettuoso, tipico di una madre
“è il più bel regalo che mi potessi fare, lo sai?”
“e tu caro sei il più bel regalo della mia vita”
madre e figlio si abbracciarono dolcemente, dopo che Eva aveva rimesso nei pantaloni il membro di suo figlio, e Bran aveva tirato su il suo sedile. Un abbraccio che durò minuti, dove le mani del ragazzo carezzavano i lunghi capelli di sua madre, e lei di rimando carezzava quelli del figlio
“senti mamma…al ritorno magari…beh…qua si sta bene, no?”
disse con sorriso malizioso Bran guardando sua madre. Eva rise
“al ritorno passiamo da Mifflintown, che devo vedere una cosa e…poi vediamo”.
Si sistemarono per bene, Bran mise in moto la macchina dopo che sua madre allo specchietto del passeggero si era ripassata il lucidalabbra , visto che l’ aveva lasciato sul pene del figlio; ed aspettò che sua madre rimettesse il trucco nella sua borsetta
“andiamo all’Università mamma? Ora non sono più teso”
Eva si avvicinò a suo figlio dandogli un leggero bacio a timbro sulle labbra
“si tesoro, andiamo” ;
ma nel mentre Bran stava premendo con il piede l’acceleratore, il cielo divenne scuro come quando la donna lesse la frase sul medaglione. Un forte vento si alzò e percosse gli alberi attorno a loro in maniera inaudita, mai vista prima che sembrava l’Apocalisse
“ma…mamma che diamine succede?”
“Bran non lo so ma…è inverosimile: due secondi fa c’era il sole od ora…e questo vento ma che…”
poi il vento si placò ed il sole pochi minuti dopo ritornò a splendere come se quell’evento non fosse mai accaduto
Fu allora che mamma e figlio si guardarono e guardarono tutto attorno a loro
“ma…non è la US-220…”
disse Bran guardando la strada avanti e dietro a lui
“no Bran…no per niente ! Qua è…è…ma perché siamo qua e dove siamo finiti?”FINE
 


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