Finalmente dentro

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Finalmente dentro

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Erano gli anni ’80 in un paesino del nord Italia ed in una porzione di bi-familiare abitava una famiglia come tante, madre, padre e due figli, marco e gaia, due anni di differenza, che frequentavano le scuole elementari.

Papà Antonio era un macchinista delle ferrovie e mamma Nunzia casalinga, erano nati in un paesino della Campania, si conobbero da giovanissimi e si sposarono quasi subito, Nunzia arrivò ancora vergine al matrimonio, i figli arrivarono dopo parecchi anni perché agli inizi, Nunzia lavorò nell’azienda manufatturiera del padre che voleva rilevare. Le cose non andarono come da programmi e l’azienda fallì, quindi Nunzia si decise a diventare mamma, quasi in contemporanea con un nuovo impiego che le ferrovie offrirono al marito Antonio, a condizione che si fossero trasferiti al nord.
La cosa piacque ad entrambi e decisero di cambiare vita.

Da subito si inserirono bene nel nuovo ambiente sebbene fosse un piccolo centro, crearono famiglia, erano ben voluti e rispettati e conducevano una vita normale, fino alla prematura scomparsa di papà Antonio a causa di un brutto male che in pochi mesi lo portò via dai suoi cari.

A quel punto ovviamente le cose cambiarono in modo drastico per tutti, Nunzia trovò lavoro come impiegata presso le poste del paese, ma non ebbero mai problemi economici visto che provenivano da famiglie agiate. Nei primi anni dopo la morte di Antonio, l’impatto peggiore lo ebbe Gaia che senza papà e nel pieno dell’adolescenza, sembrava persa completamente, tanto che il suo andamento a scuola peggiorò visibilmente ed iniziò a frequentare delle poco raccomandabili compagnie facendo ovviamente aumentare i timori e le preoccupazioni di mamma Nunzia. Per sua fortuna, a casa c’era il suo ometto Marco, il quale, sebben fosse appeno sedicenne, già mostrava segni di maturità che agli occhi della mamma era strano ma confortante.

Marco infatti frequentava l’alberghiero con ottimi risultati, il suo sogno era di diventare un cuoco ed aprire un ristorante, ma riusciva a conciliare molto bene lo studio con gli impegni familiari, accompagnando la mamma a fare la spesa ogni settimana, a pulire il giardino, fare lavori pesanti, tutto ciò dava grande sollievo a mamma Nunzia che andava sempre più orgogliosa del suo piccolo uomo di casa. In Marco ormai adolescente, cresceva invece il desiderio di assaporare una vulva in carne e peli, le ragazzine della sua età non lo degnavano nemmeno di uno sguardo, quindi lui fantasticava con video porno e soprattutto con la mamma…la sola idea che lei fosse in astinenza da parecchi anni lo mandava in visibilio e lo costringeva a segarsi anche 7-8 volte al giorno. Si sentiva in dovere di “aiutare” la mamma in quel senso…

Dall’altra parte, la sorella di Marco continuava a comportarsi in modo ribelle ed indipendente, abbandonò la scuola superiore, non prese mai in considerazione un lavoro, per la disperazione di mamma Nunzia che ogni sera, non vedendola rientrare per cena, finiva per piangere e preoccuparsi per ore intere. In quei momenti, Marco fu di grande aiuto, dispensando per la mamma parole di conforto e di ammirazione, che agli occhi di Nunzia facevano apparire Marco come un ragazzo maturo, ma che erano dettate dalla sola speranza di convincere la mamma di quanto il suo “ometto” fosse maturo, grande, pronto…

Si, come detto in fondo Marco era innamorato perso della mamma, la quale a 42 anni si manteneva molto bene, seno turgido e di quarta misura abbondante, lei non altissima ma con forme generose e senza troppo grasso. Cercava di spiarla in ogni occasione anche se la mamma dopo la morte di papà Antonio era diventata estremamente pudica, vestita sempre in modo uguale, gonne lunghe e maglioni, senza mai tralasciare alcunché all’immaginazione.
Una sola volta Marco riuscì a rubarle una mutanda usata, nemmeno di pizzo, era il classico mutandone femminile ma pieno di umori ed odori femminili, sul quale Marco si masturbò copiosamente per mesi interi, aumentando il suo desiderio sessuale verso la propria genitrice.

La tattica di Marco era della goccia d’acqua che scalfisce la roccia, piano piano, giorno dopo giorno e mese dopo mese, lavoro costante e perpetuo, mai aggressivo, una tenue pressione regolare per acquisire sempre di più la fiducia e l’ammirazione della mamma.
Chiaramente le vicissitudini della sorella ribelle lo aiutavano in questo obiettivo, sempre pronto a consolare e tranquillizzare la mamma in ansia per della sorella ribelle, passando serate intere insieme sul divano a parlarne, magari davanti ad un film, sempre più vicini e complici.

Una sera Marco e mamma Nunzia erano sul divano a guardare un programma, lei distesa e lui seduto con i suoi piedi sulle gambe, intento a massaggiarli delicatamente sapendo che era il modo preferito di mamma Nunzia per rilassarsi. Marco era sempre eccitato in queste situazione e ne approfittava per spiare le beltà della mamma, sempre ben nascoste, ma quella sera ci fu uno spiraglio che lasciò Marco di stucco.
La gonna della mamma si alzò fino ad intravvedere la coscia e lo spacco interno, su cui Marco fantasticò per settimane. Il suo desiderio di possedere sua mamma stava crescendo in maniera proporzionale agli ormoni che aveva in corpo!! Provò quindi a spostare la mano dai piedi fino alla caviglia, poi su per il polpaccio sempre in maniera “indifferente”, almeno ci provava, anche se la sua eccitazione aveva raggiunto l’apice, puntava alla coscia. Mamma Nunzia se ne accorse ovviamente ma lasciò giocare il figlio, anche perché le dava una sensazione piacevole che non provava da troppo tempo. In effetti erano passati già 5 anni dalla morte di Antonio e nessun uomo si era mai avvicinato tanto, si stavano risvegliando in lei antichi ricordi, per cui lasciò fare Marco che continuava con il suo massaggio sulle cosce della mamma.

Ad un certo punto però, presa dall’imbarazzo e sentendo con la pianta dei piedi l’eccitazione del figlio, Nunzia si sconvolse, riprese senno, diede un’occhiataccia al figlio, si alzò ed andò in camera sua.

Fu la prima volta che Nunzia si accorse di Marco come un uomo che dopo tanti anni fece risvegliare in lei antichi e caldi piaceri ormai dimenticati. Ma fu la svolta perché quella serata rimase per sempre impressa nella mente di Nunzia, in camera si accorse di essersi bagnata completamente le mutande. Il tocco del suo piede con quell’arnese di carne dura, la fece sbrodolare inconsciamente. 5 anni di astinenza totale iniziavano a farsi sentire. Si accarezzò il clitoride ed iniziò a provare piacere, in fondo ne aveva diritto pensò, pochissimo dopo e senza penetrarsi con le dita, raggiunse un orgasmo.
Si addormentò subito con quella piacevole sensazione che da troppo mancava in lei…

Per Marco fu invece la rottura del ghiaccio, quella notte si segò per 4 volte ed iniziò a credere sempre più che il suo sogno potesse un giorno avverarsi. Marco continuava ad uscire con gli amici, cinema, pub, qualche partita di calcio ma il suo pensiero fisso era tornare a casa a fare l’ometto. Effettivamente dopo qualche giorno di “tregua”, con aria apparentemente fredda, Nunzia si comportò serenamente con Marco e tornò su quel divano la sera per farsi coccolare dal figlio che la aspettava vibrante ma senza darlo troppo a vedere.

La prassi era la stessa, dopo cena lui si siede sul divano, accende la tv ed aspetta, lei si fa attendere, poi arriva, si distende ed appoggia le gambe sulle sue cosce, e da li inizia il massaggio, prima alle caviglie, poi piano piano sempre più su fino alle cosce. L’interno cosce fu l’ultima conquista di Marco che generava sensazioni bellissime in Nunzia che si lasciava accarezzare anche per un paio d’ore prima di alzarsi ed andare a letto.
Ma le preoccupazioni di Nunzia per quella figlia sciagurata erano sempre molto forti. Poi finalmente Gaia si innamorò di un ragazzo del paese, carabiniere con voglia di fare carriera nell’arma, si fidanzarono ed andarono a vivere insieme. Gaia rimase subito incinta per cui dovette mettere “la testa a posto”, cosa che fece contenta e rasserenò ovviamente Nunzia, ovviamente felice e serena per l’arrivo di un nipotino.

Anche Marco poté rilassarsi maggiormente sapendo che la sorella si era finalmente sistemata, lui quell’anno si diplomò con il massimo dei voti facendo felice Nunzia che gli chiese cosa volesse come regalo.

Marco rispose che il dono più bello sarebbe quello di vedere la sua mamma felice…e quindi avrebbe voluto festeggiare con lei questo diploma, da soli, come due innamorati… Nunzia restò di pietra, ne fu contenta anche se le sembrò strano.
La sera che tornò a casa con il diploma, Nunzia preparò una cenetta succulenta per Marco, con tutti i suoi piatti preferiti e mise sul tavolo anche una bottiglia di Château. Appena vide la tavola imbandita per due, Marco fu raggiante e volle mettere anche una candela a centro tavola, dicendo che sarebbe stata la sua prima cena a lume di candela e non poteva sognare altra donna che non fosse la sua mamma.

Nunzia si sciolse a quelle parole e lo mandò a prepararsi mentre lei si dava da fare per preparare la cena. Quando Marco fu pronto, toccò a Nunzia prepararsi e si mise uno dei suoi vestiti più belli, gonna corta e camicetta che lasciarono Marco senza parole.
M: “Sei bellissima mamma, non ti avevo mai vista così preparata”
N: “caro Marco, è per te. Solo per te. Perché mi sei stata così vicina in questi anni, senza mai compromettere il tuo andamento a scuola, lo apprezzo molto, anche la compagnia di cui mi onori la sera sul divano, invece di uscire con gli amici”
M “lo faccio con piacere, sei una donna stupenda prima di essere una mamma amorevole, se non fossi tuo figlio ti corteggerei dalla mattina alla sera…”
N “ma già lo fai ed io sono ai tuoi piedi…ma sai che c’è un limite, siamo madre e figlio, oltre un certo punto non possiamo spingerci”
M “non esistono limiti nell’amore, l’amore è amore, in ogni sua forma…”

La cena continuò alla grande, all’insegna dell’armonia, il buon vino scendeva bene e faceva salire l’adrenalina della serata. Marco decise di mettere un disco di Battisti, cantautore preferito di Nunzia e la invitò a ballare…stretti in un abbraccio, Marco iniziò ad eccitarsi visibilmente e senza ritegno si appoggiò al ventre di Nunzia che non si tirò indietro. I due sessi di mamma e figlio erano così eccitati e vicini come mai fino ad allora, Marco preso dagli ormoni ormai impazziti, iniziò a baciare il collo di Nunzia che ebbe una reazione impulsiva, abbandonò il ballo, si liberò dall’abbraccio di Marco e scappò ancora in camera sua. La sua eccitazione era arrivata a livelli insopportabili. Si sentiva la mutandina completamente bagnata, le labbra vaginali erano completamente aperte pronte all’atto d’amore, ma Nunzia esercitando il massimo sforzo, riuscì a tornare in sé. Si spogliò, si mise un pigiama, andò in bagno a lavarsi il viso con acqua fredda, poi tornò in cucina a sistemare. Non proferì parola.

Marco si accorse che la mamma era eccitata e stava per cedere, capiva il suo dilemma quindi invece di avercela con lei, non disse nulla anzi la aiutò a sistemare la cucina ed andò sul divano. Nunzia non lo raggiunse però quella sera, gli diede un bacio della buonanotte ed andò in camera. Quella notte non riuscì a dormire, “altri 5 minuti e sarei caduta ai suoi piedi” continuava a ripetersi, a volte con sensi di colpa, altre volte con più animo libertino, “alla fine chi verrebbe a saperlo, a chi dobbiamo rendere conto dell’amore che diamo e della sua forma”? “lui mi vuole così tanto”…”è così carino con me”…..

Dopo qualche sera Marco volle tornare sull’argomento e lo fece, come sempre, in modo furbo. Disse alla mamma che quella è stata la cena più romantica che avesse fatto in 19 anni di vita e che era felice che fosse stata la sua mamma a regalargliela. Aggiunse che le ragazze della sua età non gli piacevano, troppo legate alle icone e alle marche, ma che aveva da poco conosciuto la madre di una sua amica, single 40enne e che gli lanciava sguardi maliziosi… Nunzia si ingelosì senza però darlo a vedere, “non posso permettere che un’altra donna possa approfittare di mio figlio” quindi si decise a fare domande che mai si era sognata di rivolgere al figlio.
N “ma sicuramente avrai avuto una fidanzata…”
M “si due, qualche bacio e carezza, niente di più, francamente sento il bisogno di fare quell’esperienza, ho quasi 20 anni….” disse ovviamente prendendo al balzo l’opportunità ricevuta.
Nunzia arrossì visibilmente e si vergognò perché capì che quello fu un invito candido da parte di suo figlio.
N “beh sai il sesso manca anche a me, da quando tuo padre è morto, non ho avuto nessun tipo di rapporto con un altro uomo, nonostante qualche ammiratore c’è sempre, in posta il direttore ci abbia provato con me…”

Marco a quelle parole ebbe un colpo, stava portando il discorso dove voleva ma Nunzia sembrò lontana dal lasciarsi andare. Ci voleva qualcosa di straordinario per affondare l’ultimo colpo. Decise quindi di offrire alla madre un weekend romantico a Venezia, che Nunzia amava, una notte al Danieli, non di più per i costi proibitivi, giri in gondola, lunghe passeggiate e rientro il giorno dopo.
Prenotò tutto e lo comunicò a Nunzia che ovviamente ne fu entusiasta. “Ho prenotato una matrimoniale ovviamente” disse Marco e Nunzia non reagì visivamente ma dentro lei c’era il fuoco che ardeva.

Arrivarono a piazzale Roma nel primo pomeriggio, parcheggiarono e con un taxi-boat raggiunsero l’hotel. Andarono sul ponte dei Sospiri, piazza san marco, camminarono per decine di km. Nunzia era raggiante, da sempre voleva pernottare a Venezia ma per svariati motivi non ci era mai riuscita, non per ultimo il fatto che quasi dieci anni prima divenne vedova.

La camera era piccola, con un letto matrimoniale nel mezzo, un bagno largo ed una veranda con vista sul Canal Grande. Nunzia si affacciò e Marco la raggiunse alle spalle, appoggiandole il pacco sui glutei. Al sentire quel giovane aitante dietro di lei, così eccitato, Nunzia si bagnò completamente. Dovette andare in bagno a cambiarsi la mutandina poiché il problema di “squirtare” l’aveva sempre accompagnata, fin da giovane con il suo amato Antonio, se ne vergognava molto anche con il marito agli inizi.
Sentiva le ginocchia cedere ma non voleva lasciarsi andare, almeno non ancora. Sapeva che quella sera sarebbe successo qualcosa ma cercò di resistere quanto più possibile. Quindi reagì e si allontanò da quell’abbraccio così caldo.

Arrivò l’ora della cena, Marco decise di farsela servire in camera, insieme ad una bottiglia di spumante. “Ceneremo in camera” disse alla mamma che ormai decideva ben poco. Si fece una doccia, si mise mutandine e reggiseno puliti e poi sopra una vestaglia di seta rossa.
N “posso cenare così Marco? Dopo le infinite passeggiate di oggi non mi andrebbe nient’altro”
M “certo che puoi, anche io mi metterò comodo, ho le gambe a pezzi”
La cena proseguì alla grande, i due avevano grande feeling e voglia uno dell’altra. Marco mise ancora musica di Battisti sussurrando alla mamma che non gli sarebbe sfuggita quella sera e così fu.

Durante il ballo, fu Nunzia ad avvicinare il suo ventre a Marco che la strinse a se, baciandole il collo, con punti di lingua che le infilò nell’orecchio. Nunzia sentiva le gocce del suo liquido vaginale che le scendevano per le cosce. Iniziò ad ansimare e gemere, quindi Marco prese coraggio e la baciò sulla bocca che trovò aperta ad accogliere la sua lingua. Durò appena qualche secondo ma fu molto passionale, le bocche completamente aperte e le lingue ad incrociarsi in una danza frenetica.. Nunzia si staccò, piena di sensi di colpa, ed al suo solito si rifugiò in bagno. Si mise a piangere. Si vergognava. Era completamente bagnata, le mutandine erano da lavare.

Marco la sentì e questa volta chiese di entrare. Lei non aprì e rispose chiusa in bagno:
N “non possiamo, siamo madre e figlio!! È contro natura, mi vergogno, anche se ti desidero tantissimo caro Marco, non sai cosa mi provochi…”
M “quello che provo per te è amore, mamma, e attrazione fisica, perché devo sopprimerla?”

Ormai erano le 11 di sera, Nunzia era chiusa in quel bagno da oltre un’ora ormai, Marco stanco dalla lunga giornata e deluso dal dopo-cena, ma ancora eccitatissimo, si buttò a letto a pensare. Nunzia, nel frattempo, si cambiò l’ennesima mutandina, si mise un pigiama ed uscì finalmente dal bagno.
Questa volta Marco non le rivolse la parola e questo fu un colpo letale per Nunzia. Marco nonostante avesse il suo fallo eretto al massimo, volle cambiare strategia e restò girato sul lato dando le spalle alla mamma.

Nunzia non se lo aspettava. Non poteva crederci di aver deluso il figlio così tanto da non salutarla per la buona notte. Non riusciva a dormire, Nunzia. Sia per lo stato di eccitazione costante che le provocava Marco che per averlo reso triste dopo tutto quello che lui faceva per farla stare bene. Non poteva sopportare tutto questo. “In fondo mi vuole solo amare, di un amore forse non comune tra mamma e figlio ma è così dolce con me da molti anni, si prende cura di me, ed io ne ho così tanto bisogno, che stupida che sono”.. si decise e questa volta non sarebbe tornata indietro.

Tornò in bagno, si spogliò completamente, si infilò la vestaglia di seta, la lasciò aperta, uscì dal bagno e rimase sul ciglio del letto, rivolta verso Marco che era di spalle ma che non dormiva, ovviamente. Aprì gli occhi verso la finestra e dal riflesso, intravide le generose forme della mamma, con la vestaglia aperta, la forma dei suoi seni, grossi, larghi e un po’ cadenti, fino al basso ventre da cui si intravvedeva una folta peluria svettare.. Non poteva credere ai suoi occhi, si girò incredulo e nel buio della stanza ebbe la conferma delle sue migliori aspettative. La mamma lo guardava dal ciglio del letto con la vestaglia aperta e nulla sotto.

Marco si avvicinò lentamente e così fece Nunzia, senza dire una parola iniziarono a baciarsi e riprendere da dove avevano lasciato prima, Nunzia fuoriuscì completamente la sua lingua che Marco la leccava e succhiava con avidità, poi lei si distese sul letto, era un lago di piacere, l’interno cosce al solito grondava di umori, lui iniziò a toccarle i seni ed al primo tatto, Nunzia girò gli occhi all’indietro provando enorme goduria soprattutto quando lui le afferrò ed iniziò a succhiare i capezzoli. Quanti anni erano passati dall’ultima volta.

Nunzia con Antonio aveva una vita sessuale del tutto soddisfacente, erano molto affiatati e lo facevano quasi ogni sera. La morte del marito affossò ogni desiderio della donna ma toccando le corde giuste si sarebbe sicuramente risvegliato la bestia che c’era in lei.

Marco cercò di avvicinarsi con la mano alla vagina, per poter affondare le dita come tanto aveva immaginato nelle sue sedute di masturbazioni, ma Nunzia lo impedì, bloccò gentilmente la sua mano perché era completamente fracida e se ne vergognava.
Nunzia iniziò a gemere sempre più forte, erano dieci anni che non provava quelle sensazioni, Marco da totale inesperto, poco dopo le salì sopra, si mise all’altezza della sua vagina con il suo pene eretto e pronto ad esplodere. Sentì una strana sensazione di umido sul basso ventre dovuta al lago che la mamma aveva fatto. A quel punto Nunzia sopraffatta dalla libidine e dalla voglia di essere penetrata, vista la goffaggine del povero figlio, prese il suo arnese tra le mani ma non ci fu bisogno di indirizzarlo, bastò avvicinarlo al “cratere” ed entrò in un attimo all’interno della sua dilatatissima vagina, troppo bramosa di sesso. Le pareti vaginali finalmente si riaprirono come burro al contatto di una lama calda, ogni millimetro quadrato emanava umori e liquidi, Nunzia era in preda a vere e proprie convulsioni.

Marco era estasiato. Fu un momento straordinario per entrambi. Nel momento esatto della penetrazione, Marco arrivò fino in fondo e al primo colpo, entrambi raggiunsero immediatamente l’orgasmo, allo stesso momento, Nunzia emanò un urlo liberatorio di piacere. Ebbe subito dopo un secondo orgasmo ancora più violento del primo che la scosse totalmente, poiché Marco rimase dentro di lei anche dopo aver eiaculato, continuando a farle provare orgasmi poiché il suo membro rimaneva turgido permettendogli di far godere la mamma di continuo ed a lui, di provare orgasmi uno dietro l’altro.

Il letto era impregnato di liquidi, si formarono delle pozzanghere che i due coprirono con un cuscino spostandosi di alcuni centimetri sul lato destro del letto. Rimasero a lungo in quella posizione, una sopra l’altro, uno dentro l’altra, senza proferire parola, guardandosi, eccitandosi e senza bisogno di posizioni strane o colpi di anca, continuavano a raggiungere orgasmi. Alla fine dopo ore, i due completamente spossatati, crollarono in un sonno molto profondo.
Si risvegliarono la mattina ancora abbracciati….

STORIA VERA.
C’E’ UN SEGUITO OVVIAMENTE MA NON PER TUTTE…
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2 thoughts on “Finalmente dentro

  1. Turekk

    ahoo la figa è figa non puoi dirgli no! A meno che non sei frocio! Io mi sono fatto mia zia di 61 anni sorella di mia madre, ahooo mi stuzzicava chiedendomi delle mie amiche che cosa ci facevo, e come le corteggiavo, voleva sapere nei mini particolari come facciamo noi giovani a comunicare trovarci e decidere di fare sesso, io in cambio le chiedevo come faceva lei quando era ventenne a trombare, e così siamo arrivati al dunque, io non mi sono affatto rifiutato di scoparla infilzandole la figa, poi con il tempo anche leccandola, diciamo che mi poteva fare senso o schifo baciare una sessantenne, ma quando ho visto e constato che era in ottima salute e sopratutto esteticamente ben tenuta l’ho fatto per rispetto e voglia di trasgredire, e vi ripeto la figa è figa e non si discute, se la donna è sana e bona disponibile va scopata, se non lo fate la offendete le fate del male, non si rifiuta la generosità né bellezza della femmina, la si ama e condivide con lei per goderne assieme, lei essendone consapevole cerca di interagire con il maschio per esaltare il suo piacere attraverso il nostro desiderio erotico e sessuale.

     

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