Cose di famiglia 4

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Cose di famiglia 4

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… mi alzai, senza svegliarla, per andare a preparare la colazione… passando davanti lo specchio vidi riflessa la mia immagine e… sorrisi a me stessa, anche se il mio aspetto era quello di una donna appena uscita da una centrifuga, dicendo sottovoce… “Buona domenica Paola…”

Mentre mi dedicavo alle normali attività mattutine in cucina sobbalzai sorpresa dalla presenza di mia figlia, appoggiata allo stipite della porta, che mi osservava seria.
“Buongiorno Amore…” la salutai allegramente.
“Ciao…” rispose seria
“Vieni, siediti, facciamo colazione insieme così mi dici cosa cosa c’è che non va in quella tua testolina… cos’è quel musetto?” la invitai mantenendo un sorriso il più possibile rassicurante.
“Pensavo…” mi rispose seria guardandomi dritta negli occhi rimanendo in piedi ferma nella medesima posizione.
Sbuffando con un velo d’insofferenza, mentre versavo il latte nelle tazze sistemate sulle tovagliette sul tavolo
“Dimmi… parliamone subito, non lasciamo niente in sospeso!”
“Questa notte…” iniziò lasciando la frase in sospeso.
La guardai senza parlare; cosa stava per dire? Pentita? Sarebbe stato naturale e io sarei stata pronta a rassicurarla. Qualcosa di quanto avvenuto l’aveva turbata? Ne sarei davvero stata dispiaciuta e già stavo cercando il modo anche per chiederle scusa prendendomene la responsabilità a prescindere pur di rivederla serena…
“Ricordi cosa ci siamo dette? Cosa ci siamo proposte di fare? Come comportarci?”
“Si!”
“Erano solo parole dettate dal momento? Io ci ho creduto e ci credo ancora ma tu?”
Mi voltai tornando ai fornelli dove dovevo prendere la macchina del caffè.
Mi si presentava l’occasione di fare un passo indietro e me la stava offrendo proprio lei.
Mi fermai qualche attimo che a lei parve una risposta.
“Lo sapevo…” bisbigliò.
Sospirai, presi la macchinetta del caffè con la mano destra e tornai a voltarmi e mi avvicinai a lei tenendo gli occhi bassi ed estremamente seria, assorta su cosa risponderle.
Con la sinistra le scostai la camicetta, che indossava aperta a mo’ di mini vestaglia, scoprendole un seno. Lei rimase immobile. Alzai la testa e la guardai negli occhi senza cambiare espressione; mi chinai verso di lei, senza distogliere lo sguardo dal suo viso, andando a prendere fra i denti il capezzolo di quel seno… iniziai a stringerlo mentre lo inumidivo con la lingua e succhiavo ritmicamente con forza costringendolo ad un ruvido alternato massaggio.
Strinsi la morsa senza interrompere la suzione fino a far gemere, di piacere misto a dolore, mia figlia; solo allora lasciai la presa e prima di baciarla in modo passionale…
“La prossima volta che metti in dubbio quello che ti dice TUA MADRE te li stacco a morsi questi capezzoli!!!”
La baciai.
Una spinta violenta mi allontanò da lei
“Mammaaaa!! Bruciaaa!!… ” Urlò mia figlia per poi scoppiare a ridere… “Ho capito!, ho capito! ci tengo al mio seno… non voglio ne amputazioni ne ustioni eheheh”
Nella foga del bacio le avevo versato del caffè sulla camicetta.
“Allora vieni a tavola a far colazione, c’è la crostata alle more che piace a te, addolcisciti i pensieri…” le risposi divertita.
Mentre versavo il caffè nelle tazze di latte lei mi abbracciò da dietro e baciandomi sulla guancia sottovoce mi sussurrò “grazie mamma!”
Già! Cosa avevamo pattuito in quelle dolci frenetiche ore notturne? Semplice: Di essere libere! Fermo restando il rispetto e un saldo rapporto d’amore madre/figlia saremmo state libere di amare, desiderare, possedere chiunque volessimo, noi stesse comprese; libere di avere le proprie relazioni o amori, brevi o stabili con chiunque, donne, uomini, trans o anche alieni (sì, lei annoverò anche questi, non si volle precludere niente).
Ci dicemmo che fra di noi non avremmo più posto, limiti, tabù o ostacoli morali qualora volessimo ripetere in futuro quanto stavamo vivendo in quel momento;
Quella mattina aveva temuto che volessi tirarmi indietro e che rinnegassi quei dolci momenti!
“A proposito” ripresi sorridendo mettendomi a tavola con lei
“A proposito di seni, guarda come hai conciato i miei questa notte, e poi sei tu a lamentarti!” Aprii la vestaglia mostrandole i segni ancora ben visibili di succhiotti, morsi e piccoli graffi…
“Ops!” Esclamò tra il divertito e il dispiaciuto
“Tranquilla tesoro, anche da piccola eri una bambina vorace!!! Eheheheh”

La mattina trascorse serena… a sistemare la casa e a preparare il pranzo con l’aiuto di una figlia che mi saltellava attorno allegra, finalmente radiosa e un po’ matta come piaceva a me.
Verso l’ora di pranzo arrivarono la zia Pamela e l’altra mia figlia Giulia, trans. Arrivarono piene di pacchi e pacchetti e con una sorpresa davvero inaspettata: la mia Giulia! Un’altra persona: un viso d’angelo incorniciato da un taglio di capelli corto, femminile, perfetto per la sua età sottolineato da un trucco delizioso che ne risaltava l’azzurro degli occhi e impreziosito da due labbra rosa che ne rappresentavano la dolcezza; un mini abito che a stento le nascondeva l’intimo fasciandole in modo delicato e accattivante un culetto perfetto nella sua rotondità. Due gambe ben tornite ancor più slanciate da un paio di scarpe con i primi tacchi su cui, però, già si muoveva con maestria.
Io e Claudia ne rimanemmo incantate!
La “zia” aveva pensato a tutte e due le sue “nipotine” prendendo per entrambe un abbonamento annuale da l’estetista e da quel suo parrucchiere… cosa che mandò Claudia in estasi. Aveva acquistato intimo e diversi capi di abbigliamento in ugual numero per l’una e per l’altra… senza dimenticare scarpe sportive e con tacco… e per finire una borsa estiva ciascuna da abbinarsi ai vestiti…
“Ma sei impazzita Pamela?” le chiesi preoccupata
“Perché?” rispose com un sorriso smagliante
“Perché hai comprato un sacco di roba…”
“Sono soldi spesi bene i soldi spesi per le mie nipotine”
Claudia e Giulia erano al settimo cielo tutte indaffarate a disfare i pacchetti e pronte per fare una sfilata per noi con i nuovi vari capi…
“Ma quanto hai speso? È una follia quello che hai fatto” ho insistito
“Perché? Io non ho speso nulla”
“Nulla??? Non prendermi per il c… in giro!”
“No! Io non ho speso nulla! Ho pagato con la carta della società!” Rise…
“COSAAA???” per poco non svenivo, poi ripresami non sapevo se strozzarla o lapidarla sul posto ma mi limitai a chiederle
“Come pensi di scaricare queste spese?”
“Semplice, Amore mio, spese di rappresentanza! Guardale come sono belle queste due puledre… più rapprentanti di loro eheheh”
Le mie figlie mi osservavano in attesa di un responso… sì erano davvero troppo belle, in modo plateale mi arresi facendo cadere le braccia e loro mi strinsero in un abbraccio collettivo in cui coinvolsero giustamente anche la zia…
Pranzammo in allegria e trascorremmo un pomeriggio serenamente gustandoci una piccola sfilata; Le ragazze insieme a Pamela la organizzarono proponendoci ora un intimo, ora un vestitino… poi un’altro intimo, dopo una maglietta che non lasciava nulla alla fantasia e così di seguito magari solo cambiando gli abbinamenti; uno spettacolo piacevole e stuzzicante per noi ma anche per le ragazze che scimmiottando le modelle si divertirono a sfilare diventando ogni volta sempre più provocanti e civettuole.
La mia domanda di come avessero trascorso la serata Giulia e la zia rimase in sospeso e senza risposta, ma ci sarebbe stato ancora il tempo e l’occasione per indagare!
Una cena in cui ci ricordammo che dalla mattina dopo tutto sarebbe tornato alla normalità, salvo Giulia che convenimmo farle iniziare una vita sociale da femmina, e che dal prossimo fine settimana tutte avremmo avuto un periodo di ferie da “separate”… Claudia sarebbe tornata a l’università per dare un altro esame, Giulia aveva già prenotato con gli scout un campeggio al mare, Pamela sarebbe stata libera di vivere la propria libertà ed io avevo in programma una settimana in montagna di cui i primi giorni con Sandro, un compagno “a tempo” con cui appena avevamo occasione davamo sfogo alle nostre fantasie.
Mentre le mie figlie e la mia cara amica sparecchiavano e sistemavano il tinello in un clima sereno e disteso io andai in cucina per lasciarla in ordine per il giorno dopo in cui io, per lavoro, non potevo essere presente fino a sera.
Improvvisamente, mentre ero al lavello a sgrossare piatti e pentole per la lavastoviglie, mia figlia Claudia mi venne alle spalle silenziosa, senza farsene accorgere; mi abbracciò posando la sua testa dolcemente sulla mia schiena dicendomi con un filo di voce…
“Ti voglio, mamma…”
Sorrisi voltando la testa ma impedita dal suo abbraccio e dal suo corpo che mi teneva dolcemente ferma al lavello…
“Ho voglia di te… ora…”
“Mmmmm…” la schermii “Ti sembra il momento giusto?” Poi scoppiai a ridere dicendo “Vuoi un massaggio intimo al sapone per piatti?” Alzando le mani dentro due guanti gialli da cucina…
“Non tu… io voglio averti… possederti… entrare in te… vedere ancora fremere il tuo corpo…”
“Ora? Qui?…dai… “
Lei mi alzò la gonna e schiacciandosi contro di me sentii fra le cosce qualcosa di duro che riconobbi… uno strap-on
“Smetti di fare la stupidina… abbiamo tutta la sera quando la zia va via e poi non credo sia la sera giusta… non ti è bastata ieri sera?”
Alzò le mani sui miei seni da sopra la camicetta… mentre cominciò a strofinare quel coso sulle mie mutandine
“Su, Smetti! Davvero… non fare la cretina!”
“Ti voglio! Ora! Ti voglio puttana… ti voglio troia!” Il suo tono di voce ora era normale e sia Giulia che Pamela avrebbero potuto sentire…
“ORA BASTA! Loro ti possono sentire…”
Cercai di voltarmi ma lei riuscì per qualche istante a bloccarmi e… muovendo il vibro con un movimento del suo bacino riuscì a penetrarmi…
“CLAUDIA!!!” Urlai..
“Urla… brava! Fammi sentire quanto ti piace!”
Attivò il vibro e la stimolazione iniziò, penso casualmente, proprio nella zona che chiamano il punto G facendomi fin da subito tremare le ginocchia.
Feci per puntare le mani al lavello per liberarmi ma lei mi spinse con il corpo in avanti, i guanti insaponati scivolarono e per poco non caddi col viso nell’acquario…
Mi afferrò i seni prendendoli dal basso… tirandoli con forza in alto e massaggiandoli con vigore… e iniziò a possedermi… lentamente…
Da un lato il mio corpo non disdegnava, da un altro lato ero furiosa per questo suo comportamento…
La sua lingua mi leccava il collo mentre mi diceva… “Lo so che ti piace… ” poi bisbigliando ” Troia…”
Mi ripresi e..
“PIANTALA DI FARE LA STRONZA! ORA BASTA!!!”
Feci per voltarmi e sorprendentemente lei mi favorì ma per spingermi con forza contro la penisola della cucina dove finii rimanendo con la testa e le braccia al di la del piano e con le mie parti intime ben esposte alle sue voglie.
“AHIII !!!, MI FAI MAL…” Urlai ma l’urlo mi si strozzò in gola vedendo Pamela e Giulia sul vano della porta.
“Ti passerà… fra poco ne sarai felice!”

Iniziò a scoparmi sempre più profondamente… ma con lentezza esasperante. La vibrazione mi faceva emettere umori che avvertivo colare fra le gambe… il dolore allo stomaco dovuto alla posizione mi impediva per il momento di godere… ne ero felice! Non volevo godere!
“Meraviglioso vedere questa topa di troia inghiottirsi questo cazzo finto… vedere le sue labbra aprirsi, allargarsi, e godere come una porca… figuriamoci cosa prenderà col suo Sandro..”
Mi sollevò le gambe quasi a farmi cadere dalla parte opposta e iniziò a fottermi con forza, con rabbia fino a portarmi ad un orgasmo fisico…
Le sue parole sempre più sconce, nei miei riguardi, condivano questa scopata ma non la completavano.
Il mio corpo sobbalzava alle sue spinte, il mio ventre iniziò a contrarsi come non mai la mia testa esplose in ondate di piacere fisico che non volevo, che rifiutavo, che cercavo con tutte le mie forze di negare ma… quando l’orgasmo arrivò letteralmente sconvolse mente e corpo.
Godevo… Piangevo… alzai gli occhi e vidi Pamela oscenamente scomposta a masturbarsi con furia feroce fino a godere anch’essa… per poi far inginocchiare Giulia fra le sue gambe per farle bere il frutto della sua fatica.
Claudia continuava…
“Brava la nostra Troia… guarda come hai fatto godere tutte quante… io col tuo strap-on doppio mi sto godendo questa scopata… Pamela lo sappiamo che ama questi spettacolo… “
Continuava a dare singoli colpi con violenza…
“E la tua Giulia… guarda come gode a leccarsi la zia… E tu sporca troia! Guarda che lago hai fra le gambe…”
Poi continuò…
“Ma per godere voglio sfondarti il culo… giusto Mamma Pig?”
“BASTA TI PREGO… NON C’È LA FACCIO PIÙ…” Urlai
“Urla… urla ancora ci ecciti ancor di più, guarda Pamela come se la gode…”
In effetti… si portò davanti al mio viso… e iniziò di nuovo a masturbarsi
“Siete meravigliose…” bisbigliò la “zia”
Claudia sfilò lo strap-on e lo appoggiò direttamente sul mio sfintere e senza alcuna attenzione spinse strappandomi un urlo di dolore…
“Fino ad ora hai goduto tu… ora tocca a me! Impara a godere anche col culo, troia, se no sopporta!”
Entrò spingendo fino a farmi sentire il suo pube contro i miei glutei… le mie viscere così profanate facevano fatica ad adattarsi; si fermò il tempo di posizionarsi meglio per poi scoparmi così profonda per un tempo che a me parve infinito ma che finì per produrmi un piacere così intenso che quasi avrei voluto non smettesse.
Mi sentivo piena di lei… questa volta erano le mie budella a contrarsi freneticamente su quel cazzo finto come volessero trattenerlo. La vista ed il profumo del sesso della mia amica, martoriato dalle sue stesse dita, posizionato proprio di fronte ai miei occhi sconvolgeva la mia mente. Sentii finalmente i gemiti e le urla dell’orgasmo di Claudia miste a quelle di Pamela… che finì per schizzarmi gocce del suo squirtare sul viso…
“Fantastiche davvero…” convenemmo l’amica
Avevo il viso pieno di lacrime… pieno del suo piacere…
Claudia si distaccò da me… lasciando il mio corpo esausto ma privo di quanto quella penetrazione aveva promesso… mancava quella ondata di liquido caldo che poteva placare quel terremoto che stavo provando al mio interno…
“Grazie mamma… sei stata grande!”
Sentii la sua voce ma non capivo quanto fosse sarcastica o quanto stupidamente sincera.
Abusata, Violata, Umiliata… e ebbero pure il coraggio di congratularsi?
Mi distesi, esausta, finalmente a faccia in su sulla penisola…
“Giulia… vieni qui!” Pamela stava chiamando mia figlia…
“Ti sei eccitata anche tu e ti sei sborrata nelle mutande… sporcacciona! Ora fai qualcosa di utile!” continuò la zia…
“Vieni… lava il viso di mamma!”
Mi voltai verso di loro cercando di recuperare le forze e lucidità…
Mi trovai il cazzo di Giulia sul viso… cercai di capire quando un getto di piscio caldo mi riempì la faccia..
Le mani di Pamela mi aprirono la bocca che si riempì del piscio di mia figlia… che in parte sputai, in parte inghiotii, fino finalmente al momento che riuscii a reagire scostando le mani della “zia” e a voltarmi…tossendo e c9ntinyando a sputare.
“Ora noi andiamo… mamma ha da fare per sistemare… lasciamola lavorare tranquilla ” disse Claudia
Non spiccicai parola…
Lasciai che mi lasciassero sola…
Di nuovo nella mia mente rimbalzavano quelle parole… Abusata, Violata, Umiliata… o solo un gioco delle parti? Solo un gioco erotico? In altro contesto non avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo…
Avevo goduto fisicamente come raramente mi era accaduto fino ad allora… e mentalmente il tutto aveva avuto un effetto devastante…
Abusata, Violata, Umiliata da mia figlia… eppure…
Sorrisi fra me… “MAMMA PIG!”

P.S. per un commento o un suggerimento, entrambi graditi, : [email protected]

 




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