Con mia sorella come quella volta

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Con mia sorella come quella volta

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I protagonisti di questa storia vera siamo: io, Roberto, 35 anni, sposato e un figlio; Monica, mia sorella, 40 anni e sposata con 2 figli. Per la fine dell’anno 2019 e l’inizio dell’anno nuovo, a casa dei nostri genitori saremmo stati in tanti tanto che le sedie a disposizione sarebbero state insufficienti. Dalle nostre parti, in sicilia, in queste occasioni ci si riunisce. Fortunatamente nella casa di campagna di famiglia ne avevamo un bel po di quelle pieghevoli. Così qualche giorno prima, trovandosi mia sorella temporaneamente senza auto, uscimmo insieme. Per prima cosa pensammo al cenone e quindi ci recammo al supermarket, quindi andammo nella casa di campagna e lì non resistetti più. Il sangue mi si era incominciato a ribollire già in auto quando lei aprì la cerniera del giaccone bianco e la sua gonna attillata di colore verde bottiglia, alquanto su, metteve in bella mostra le sue belle cosce fasciate da un paio di collant neri. Per di più, al supermarket, non potei fare a meno di notare lo sguardo desideroso di alcuni. Ebbene, non mi controllai più e non appena ci togliemmo i giaccono la presi da dietro palpandole le tette. “Che fai? Robè che sei pazzo?” “No. Mi stai facendo impazzire. Perchè non ti piace?” Eravamo proprio davanti al grande specchio dell’ingresso e continuando a palparle una tetta con la mano sinistra con la destra le sollevai la gonna. Per quello che potevo visto com’era attillata. “Guarda tu stessa che belle cosciazze che hai” “Si, va bene ma lasciami ora.” Lascia la tetta e le sollevai ancora la gonna arrivando così, con l’altra mano, sulla fica. “Ahiii!” “Ti piace, lo vedi come ti piace” “Robè basta, che dobbiamo fare i cretini come quella volta?” Già, quella volta. Quella volta io avevo 22 anni e lei 27- Era già sposata e incinta in attesa del primo figlio. Mancavano 2 settimane al parto e dovetti andare a dormire due sere da lei per non lasciarla sola in quanto suo marito si trovava fuori per motivi di lavoro. L’unica camera disponibile era quella arredata per il nascituro. Mica potevamo scombinarla! Allora avrei dovuto dormire sul divano del soggiorno ma lei disse di andare sul lettone come accadeva a volte da ragazzini. Dopo dieci minuti che eravamo a letto sentii lei: “Ahi! Piano mascalzoncino, cosi mi fai male.” Eravamo a fine giugno. Io ero disteso supino in pantaloncini e lei sul fianco sinistro dando le spalle a me e indossava una camicia da notte leggera, semitrasparente e sopra le ginocchia. Mi spaventai e girandomi verso di lei, alzato sul gomito, le chiesi se si sentisse male. “No, sto bene ma questo birbone mi da dei calci che…..vieni, vieni, tocca qui guarda”. Mi avvicinai e misi la mano sul pancione al posto di quella sua. Era vero. “Porca miseria che pedate! questo sarà un calciatore come lo zio.” Era come un gioco divertente e ad un certo punto mi fece infilare la mano sotto la camicia da notte, direttamente sulla carne viva del suo pancione. Tutto questo trambusto causò anche un ulteriore avvicinamento verso di lei e adesso i nostri corpi erano a contatto. Il mio cazzo sul suo culo presto diventò duro. Lei lo sentiva sempre di più ed io istintivamente pressavo sempre di più. In un mutismo completo si sentiva solo il suo respiro farsi desideroso. Io ero eccitatissimo. Il silenzio continuò anche quando la mia mano dal pancione risalì fino alla sua tetta. Continuò ancora e il suo respiro sempre più desideroso quando gliela scoprii e gliela palpai come palpeggiavo quelle della mia ragazza. Sentivo i movimenti del suo bacino che si unirono ai miei. Tirai giù pantaloncini e slip. lo presi in mano con l’intenzione di metterglielo fra le cosce. Stavo esagerando? No. infatti quando intrufolai la mano fra le cosce calde lei vogliosa sollevò qualla destra e sostituii la mano con il cazzo. Mi scappò un: ahaa e il suo respiro diventò proprio affannoso. Ripassai il braccio sui suoi fianchi e la mia mano dentro le mutandine. Ebbe come un sussulto e giocai con la sua peluria mentre il ritmo del suo bacino si faceva sempre più intenso. Non seppe mantenere il silenzio quando arrivai al clitoride. “Mmmmm, mmmmm.” Era un lago. Allora ritirai il cazzo, presi la sua mano destra e la portai dietro di se sul mio cazzo. Lo accarezzò, lo impugnò e lo menò mentre io, lentamente presi a sfilarle le mutandine. Lei mi aiutò alzando leggermente il bacino. Lei stessa se lo risistemò fra le cosce ma questa volta a diretto contatto con la fica. I suoi lamenti di piacere si fecero sempre piu intensi e portò la mano fra le sue cosce sul mio cazzo strofinandoselo lei stessa. Incominciò a muoversi in modo che il cazzo trovasse la strada giusta e quando se lo sentì entrare sobbalzò di piacere. “Ahaaaaaaaaa” sussurrò muovendosi per farselo entrare quanto più possibile. A quel punto presi a scoparla sempre più sostenutamente e in pochi minuti, agitandosi per quel che poteva: “Ahaa, aha, ahaaa, sii, sii, mmmmmmmm, ahaaaaa” sussurrò cercando di trattenersi, forse per la vergogna. Tutta questa situazione fece scoppiare anche me e respirando forte le scaricai nella fica tutta la sborra che avevo nei coglioni. Dopo di che, sporco com’ero rialzai slip e pantaloncini mentre lei, intuii, si pulì con le mutandine. Quindi, come se non fosse successo nulla, ci addormentammo. Anche l’indomani mattina fu come se non fosse accaduto niente. Mi chiese solo se volessi fare la doccia ed io le risposi che la facevo a casa. Prendemmo il caffè e andai via. Il problema fu l’indomani sera. Quasi quasi mi vergognavo. Mia madre mi disse: “Ancora qua sei? Non vai da Monica?” Mannaggia! pure questo pensiero devo avere?” “Non fare lo scemo. E’ tua sorella. La lasci sola in questa stato? Lo sai quante ne faceva per te quando eri ragazzino?” Quando la trovai serena mi passò pure la vergogna. Cenammo, l’aiutai a rassettare e poi, mentre seguivamo la tv in divano, fianco a fianco, portando la mano sul suo pancione le chiesi se il birbone si era fatto sentire. “Ogni tanto si fa sentire. Aspetti i calci o aspetti che va a finire come ieri sera?” Fui ripreso dalla vergogna ma pensai pure che non era stata solo calpa mia. La sera prima eravamo quasi al buio totale ora invece ci guardavamo ed era tutto più difficile. Dopo averne parlato con imbarazzo alla fine convenimmo, tanto per non dare ognuno la colpa all’altro, che non c’era niente di male. Però subito le dissi: “Ho visto che non ti è dispiaciuto. Ti è piaciuto il cazzo?” “Perchè?” “A me la tua fica e piaciuta. Me la fai vedere alla luce?” “No” “Io ti faccio vedere il cazzo” “No” “Però ieri ti piaciuto e hai goduto” “Perchè me la vuoi vedere?” Silenzio. “Te la voglio leccare” dissi tutto in un fiato. “Lecca quella di Silvia (la mia ragazza)” “Certo che gliela lecco ma ora ho voglia di leccare quella tua” “C’è chi me la lecca.” Con questi discorsi la voglia prese anche lei e quando la mia mano, ancora sul suo pancione, incominciò a scendere e poi risalire sotto il suo camicione, il respiro di entrambi si faceva sempre più pesante. Quando arrivai sulla fica, con le sue cosce tutte scoperte e i suoi gemiti che non poteva più nascondere, non fu difficile sfilargliele, giocare col suo clitoride, farla distendere e tuffarmi col viso fra le sue cosce. Godeva dicendomi di continuare e di non smettere ma dopo un paio di orgasmi le dissi che le volevo fare vedere il mio cazzo. Quindi, mettendoci seduti, tirai giù pantaloncini e slip e quando glielo mostrai già duro fece una smorfia. “Mii, perchè sei così eccitato?” “Tu che dici?” La invitai a prenderlo e lo impugnò. “Come ti sembra? Ti piace? Ieri sera ti è piaciuto” “Mmm! Buono è” “Grosso come piace a te?” “Si. Che vuoi fare? Tifaccio godere con una sega?” “Io con la bocca e tu con una sega?” “Lo sai che per la tua età sei troppo vizioso?” “Però vedo che ti piace avere un fratellino vizioso come me.” Al che mi alzai e mi piantai ritto davanti a lei. Mi guardò e disse che dovevamo dimenticare tutto quello che stavamo facendo. Quindi prese a leccare la punta e poi tutta la cappella. “Mii che lingua speciale che ha mia sorella! Si sentì lusingata e lo mise in bocca facendo avanti e indientro col viso. Era tutt’altra cosa rispetto ai pompini di principiante di Silvia. “Che bella pompinara! Non ci credevo.” Mi guardò come per dirmi: che ti sembrava? Andiamo avanti per un bel po e non resisto più. Le dissi che era così brava che mi stava facendo venire. Mi fece capire che dovevo uscire ma le tenni forte la testa dicendole che che ci sporcavamo. “MMMMMMMMM” gridò quando le scaricai i primi schizzi di sborra. Non inghiottì nemmeno quando scaricai tutto. Scappò in bagno. Ritornando mi porse un fazzolettino e mi diede due schiaffetti nelle guance. “Lo sai che sei veramente un porcellino? Non ti credevo così. Lo sai che certe cose non si permette neanche mio marito?” Mi rimproverò sorridendo. “Non ci credo” Dissi prendendola e facendola sdraiare sulle mie cosce. “Che vuoi fare così? Non ci credi?” Mentre parlava mi chinai e le misi la lingua in bocca. “Mmmmm.” La ritirai e labbra su labbra le dissi di non lamentarsi perchè le piaceva. Mi tirò leggermente i capelli ma prese a succhiarmela e poi prese ad intrecciare velocemente la sua alla mia. Appena staccai mi sussurrò che le piaceva e ripresi a giocare con la sua fica. In breve tempo fu ripresa dalla voglia di godere e le dissi di andare a letto. Mi cavalcò con tutto il pancione. Che strano! Godette ancora, la feci girare supina e le dissi che glielo volevo mettere nel culo. Sobbalzò e mi disse che stavo esagerando e che non l’aveva mai fatto, nemmeno con suo marito. le sollevai le cosce fino a sfiorare il pancione. Glielo stuzzicai mentre sorridendo diceva che ero gran porco e non lo voleva fare. Le strofinai il cazzo dulla fica e gemette di piacere, mi chinai gliela leccaia e mi disse di contnuare così. Invece le leccai il culo e sussultava di piacere. Glielo appoggiai, mi disse ancora che non voleva ma incominciai a penetrarla. “Ahuuuuu, noo Robè no.” Invece andai più dentro. Mi guardava con espressione dispiaciuta e di fastidio. “Stai zitta, non ti lamentare ora si che sei una bella puttana.” Mi fece segno con la mano che mi dava botte. Si calmò quando iniziò a gustarlo e l’espressione del suo viso cambiò e poi,addirittura, “Sii”- Sorridendo le chiesi se potevo sborrarle nel culo. “Siii. Non l’ho mai fatto. Siiii.” dopo qualche minuto le sborrai dentro. “Uhoooo! Che tepore! Siiiii”—- Andiamo nella casa di campagna. Quando cercai di infilare la mano dentro i collant mi di sse che le stavo scucendo la gonna. “Faccio io se proprio vuoi fare lo stronzo. Mi che sei!” Si sfilò la gonna e le sfilai collant e mutandine. Le dissi che era più bona di quando aveva 27 anni, le diedi qualche slinguata alla fica così in piedi come eravamo e si sciolse. Mi rialzai e ci baciammo libidinosamente. Le dissi se era diventata più troia e si mise a ridere. Andammo in camera, ci spogliammo e le dissi che dovevamo recuperare. Rise e io le dissi: “Chissa quanti bei cazzi ti sei fatta in tutti questi anni” “Sicuro sei?” Mentre mi cavalcava col cazzo tutto in fica le dissi: “Ghissà quanti cazzi hai preso nel culo. Però io sono stato il primo, ricordatelo” “E allora?” Allora ho più diritto di altri, compreso tuo marito. Te lo rompe il culo tuo marito? “Noo” “Ti diverti con i cazzi degli altri? “Siiiiiiii” gridò mentre godeva come una forsennata. La inculai pure senza che facesse storie. Insomma proprio una bella rimpatriata.

 


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