Caro Diario

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Caro Diario

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CARO DIARIO

(i miei racconti sono solo frutto di fantasia. Quindi ogni caso raccontato è solo una storia di finzione)

Caro diario,
mi sono decisa a scriverti poiché non posso confidare a nessuno ciò che sto per scrivere. Tu non mi conosci, caro diario, ma al tempo stesso sai chi sono, poiché sto donando a te la mia anima e sono i miei pensieri e le mie confessioni che ora rimarranno impresse fra le tue pagine.
Sarai il mio solo ed unico confidente, e di ciò puoi starne certo. Non sarai soggetto a tradimenti da parte mia, caro amico fatto di fogli bianchi senza neppure le tue righe o quadretti. Non sarai motivo di dubbi, come si possono avere dopo essersi confessati ad un prete paventando che lo stessi spifferi e scriva, non si sa per quale ragione, la confessione presso un suo amico, un altro diario come te.
D’altro canto, caro amico diario, come potrei parlare con le persone che mi circondano, sia essi familiari, come mia sorella, oppure sconosciuti in una chat e meno di tutti al mercato od al lavoro, di ciò che da un anno vivo? Come potrei mai raccontare ad anima viva del patto che ho fatto con mio figlio? Ma a te posso, giacché sei anima, sei viva, e sei la mia anima.
Ti ho appena accennato, prima del punto, del patto con mio figlio. Però te lo voglio presentare prima: lui si chiama Luca, è un ragazzo di 25 anni. Lo ebbi a 27 anni dopo due anni di matrimonio. Luca si sta specializzando in archeologia, e questo grazie a me…ma te lo racconterò dopo. E’ un ragazzo tranquillo ma al tempo stesso un poco inquieto causa problematiche con i suoi amici, ed anche perché nella vita forse non sa ancora ciò che realmente desidera, anche se sta finendo il suo percorso universitario. Vedi, caro diario, Luca è mio figlio e come tale è la mia vita (ma d’altronde ogni figlio è vita per le madri), ma mai mi sarei aspettata una cosa del genere da parte sua…ma poi te lo spiegherò meglio. Mio figlio non è un ragazzo conteso dalle ragazze, anche se non è per nulla brutto: è magro, di altezza media, moro e con una buona parlantina. Ama giocare a calcetto e andare a correre con gli amici. In casa è un bravo figlio: educato, corretto e…appiccicoso con la mamma. Con me.

Non so da dove iniziare, caro diario, credimi. Proverò comunque a descrivere ogni cosa che ricordo, grazie anche all’ausilio dei fogli sui quali scrivevo di getto quelle mie sensazioni, che ora sto mettendo sulle tue pagine. Perdonami se alle volte parlerò al presente ed altre al passato. Ti avevo accennato sopra ad un patto. Forse potrei iniziare da quel giorno. Vediamo un po’:

10 febbraio, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
Quel giorno ero rientrata da lavoro presto, giacché la sera con mio marito e degli amici di famiglia dovevamo andare in un locale molto carino in centro città, dove si mangiava e dove si poteva giocare al biliardo. Non eccello in quel gioco, ma alla fine per stare in compagnia di amici di famiglia mi sarei comunque costretta ad improvvisarmi una promessa della stecca da biliardo.
Tornata in casa, fuori pioveva, mio marito ancora non era rientrato. Pensai non ci fosse nessuno e così decisi di dedicarmi a me facendomi una doccia. Così feci. Dopo un’ora uscii dal bagno e mi vestii. Per la sera optai per degli abiti sportivi ma al tempo stesso eleganti. Avevo appena finito di vestirmi che sentii un rumore forte, simile ad un mobile caduto, provenire dalla camera di mio figlio. Incuriosita andai a vedere. La porta era socchiusa e vidi mio figlio con la mano insanguinata. Naturalmente entrai e chiesi spiegazioni. Luca dapprima mi respinse dicendo di non preoccuparmi, poi però mi sedetti e parlammo per una mezz’ora. Il risultato di tanta rabbia fu che voleva mollare gli studi. Credimi caro diario, volevo sprofondare. Nella nostra famiglia tutti sono laureati e noi ci teniamo molto a queste cose, specialmente i miei genitori ed i miei suoceri. Naturalmente l’amore che una madre ha per il figlio va oltre un titolo di studio, però non nego che mi darebbe un immenso piacere vedere mio figlio laureato. So che comunque un titolo importante serve, e poi per la facoltà da lui scelta vi sono sbocchi specialmente all’Estero, anche se l’Italia abbonda di meraviglie.
Tornando al fatto: un’ora dopo ero in camera con mio figlio tentando di fargli cambiare idea. Non volevo crederci ma voleva mollare gli studi causa il “non frequentare più nessuno perché debbo sgobbare e studiare come un mulo”, stando alle sue parole. Praticamente gli amici di mio figlio non lo stavano più invitando alle loro uscite, salvo le partite di calcetto. Le amiche praticamente le vedeva una volta ogni tanto. I suoi amici d’infanzia non hanno preso una via di studi e così pian piano si sono un poco allontanati, causa vie diverse della vita (e per alcuni meno male vista la piega che hanno preso). Senza tergiversare oltre, ti scrivo caro diario perché quella sera, di punto in bianco, mio figlio dice: “continuerei gli studi se almeno avessi sfoghi continui. Ho le palle piene!”. Capisci ? Mio figlio aveva esordito con una frase tale. Aveva esordito con un linguaggio mai usato innanzi a sua madre o comunque in famiglia. E soprattutto con un linguaggio troppo intimo. Rimasi stranita, molto. Rimasi turbata, molto. Incredula a dir poco. Domandai spiegazioni di quel suo modo di fare, e mancò poco che mi mandò a quel paese. D’un tratto avevo il cuore quasi in frantumi. Un anno fa , quel 10 febbraio, mi resi conto che mio figlio era come diviso a metà, quando io conoscevo solo una metà e di quella metà forse ero a conoscenza di una maschera che indossava.
Mio marito rincasò poco dopo e così la conversazione terminò lì. Al biliardo diedi il peggio di me per la situazione.

(Nei giorni successivi vedevo mio figlio sempre inquieto ma non volli dire niente. Lo vedevo nervoso come non mai. Non sapevo cosa fare).

16 febbraio, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
Per giorni non affrontai il discorso con mio figlio. Era un lunedì mattina e mi ero preparata per uscire, quando mio figlio entrò in cucina appena alzatosi dal letto. Non era presto e quindi chiesi dell’Università. Luca esordì dicendo che quel giorno sarebbe andato dai professori annunciando il suo ritiro. Ecco di nuovo una tegola pesante, un macigno. Mi arrabbiai con Luca quella mattina. Ma proprio non voleva starmi a sentire e con fare non proprio carino dopo mezz’ora di litigi e grida sbottò di brutto e andò in camera sua. Rimasi un po’ lì in cucina incredula della situazione. Non so perché ma mi venne in mente (non pensar male di me caro diario) quando entrò in cucina e dopo quando ritornò in camera sua. Entrando era un normale ragazzo assonnato…e per il resto tutto bene, normale. Andando via nelle sue parti basse vi era una…erezione.
(Apro una piccola parentesi su di me ora, ovvero su di me da un punto di vista fisico visto che non l’ho ancora fatto. Penso sia ora il momento di inserire ciò. Io sono una donna di 52 anni ancora ben portati. Sono formosa ma non grassa, e mora. Ho una 5 di seno naturale ed amo truccarmi in modo pesante. Non per ostentare, solo perché a me piace così. Mi vesto bene: elegante ma anche sportiva).
In quel momento mi venne da pensare che fosse corso in camera per quel motivo oltre che per la sfuriata. Mi tornarono alla mente le sue frasi di quasi una settimana prima, frasi che lasciavano chiaramente intendere che era digiuno sessualmente parlando, causa studi. Forse voleva mollare tutto per quel motivo? A mio avviso banalissimo, ma non siamo tutti uguali a questo mondo.
Mio figlio che si eccitava per me? Caro diario avevo la mente in frantumi. Mi sentivo d’aver fallito come madre. Gli dovevo parlare subito o farlo freddare un poco?
Quel giorno non andai a lavorare. Mi recai al parco della città dove abito per starmene all’aria aperta. Sola. Pensavo. Mi facevo delle domande. Quante domande, ma quante domande ! E le risposte? L’unica risposta che mi diedi fu che una madre per un figlio dovrebbe sacrificarsi per il bene dello stesso. Avrei fatto qualcosa per tirarlo su di morale, per fargli riprendere gli studi. Ad maiora !

IL PATTO:

Caro diario,
Quella sera rincasai prima di mio marito. Lui rincasa tardi la sera ed io tornai per le 17:00.
cercai mio figlio in casa ma non lo trovai. Così gli mandai un messaggio sul cellulare per sapere dove fosse: “per affari miei”, rispondendo al mio messaggio
“facciamo un patto. Ora però torna a casa e ne parliamo”. Avevo il cuore a mille.
Rientrò in casa che potevano essere quasi le 18:00. Ci sedemmo in salone e parlammo. Iniziammo quasi a discutere quando lui si alzò per andarsene nuovamente. Fu allora che gli proposi il patto.
Sì, caro mio amico diario. Una madre si sacrifica. Rimase incredulo nel sentire il mio patto. Però debbo dire che non rifiutò, e ciò mi imbarazzò ulteriormente. Avevo proposto a mio figlio che sarei stata io, sua madre, ad aiutarlo nei suoi sfoghi. Lui però doveva promettermi che avrebbe ripreso gli studi e in mano la sua vita. Che doveva essere più tranquillo e meno inquieto. Più rispettoso e più giudizioso.
Vedi caro diario, quando la mattina di quel giorno ero in cucina a discutere con mio figlio, sembrava che la soluzione stesse in alto mare. Talmente lontana da non poterla vedere, come fosse un miraggio. Su per giù alle 19:00 della medesima sera ero invece seduta sul letto della camera di mio figlio, con lui sdraiato, intenta a masturbarlo stando di fianco a lui celando un immenso e sconfinato imbarazzo. La soluzione al problema ora era più fattibile, e all’orizzonte si delineava il meglio. In un silenzio quasi tombale della sua camera, i soli rumori erano il suo ansimare e il mio braccialetto sulla mano che, causa il forte movimento per masturbarlo, si faceva sentire.
L’imbarazzo era anche alle stelle causa le dimensioni del pene di mio figlio, fino a quel giorno a me ignote. L’eiaculazione che giunse a quasi un quarto d’ora dall’inizio del lavoro manuale, fu da rimanere a bocca aperta: densa, cremosa in forse 7 – 8 getti che andarono a sporcarmi la maglia.

Fu quel giorno che tutto iniziò, caro diario.
A cena mio figlio era più calmo. Aveva ripreso a mangiare con gusto e a far qualche battuta. Io ero imbarazzata ma, celando quel patto, come dovevo, ero conscia di aver trovato la soluzione al problema.

Non avevo pensato ad una cosa: alle continue esigenze di mio figlio.

2 maggio, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
erano passati due mesi dall’inizio del mio “patto” con Luca. Le prime settimane la mia mano attenuava le sue fatiche universitarie, così come lo aiutavano i miei seni che ripetutamente palpeggiava a dovere. Non c’era giorno che mio figlio, all’insaputa del padre che magari era in salone intento nelle sue letture di classici greci e latini, veniva in cucina mentre cucinavo e mi palpava il seno standomi dietro, ed in modo non proprio da figlio. Non c’era sera prima di coricarsi che non mi invitava pochi minuti nella sua stanza, magari lanciandomi occhiate od alle volte con sms quando vedeva che tenevo il cellulare vicino a me…e dovevo nuovamente poi lavarmi i denti. Sì, caro diario, è così: dopo poche settimane avevo iniziato ad attenuare le sue fatiche universitarie e le sue mancanze con le ragazze, oltre che con la mano, anche facendogli dei pompini e delle spagnole. Dopo un patto del genere, quegli atti preliminari vennero da se.
Caro diario, mio solo confidente, cosa non fa una madre per il proprio figlio?
Il giorno 2 del mese di maggio ad esempio: in quel giorno, come riporto nella data di cui sopra, mia sorella festeggiava il suo 50 esimo anno e così ci invitò a casa sua. La festa fu molto bella, graziosa come del resto lo è Daniela (mia sorella). Un’ora prima di uscire da casa avevo masturbato Luca poiché lo vedevo in continua agitazione verso di me, con i suoi palpeggi e fare da polipo che oramai aveva nei miei confronti, in senso fisico. Decisi quindi di calmarlo onde evitare che durante la festa potesse avvicinarci chiedendo qualche sfogo. Fu una masturbazione svelta, anche perché stavamo quasi per uscire. Evidentemente non gli era bastato, e meno male che la casa di Daniela è a due piani, altrimenti non so come avrei fatto. Oltre che la mia casa ed in particolar modo la camera di mio figlio, anche la camera degli ospiti di mia sorella ora celava il mio segreto. Sì caro diario, in quella camera quel giorno per due volte feci un pompino a Luca, che oramai stava prendendo confidenza anche con il darmi il ritmo che desiderava al momento, portando la sua mano o entrambe le mani sulla mia nuca. Avevo notato come fosse particolarmente interessato al mio trucco. Essendo una donna che ama l’eleganza e con essa il bel trucco, io opto spesso, sempre direi, per gloss molto pesanti od anche lucidalabbra. Quel giorno il colore che usai era in tinta con il mio vestito ed il mio smalto: rosso fuoco. Ovviamente furono dei pompini direi abbastanza passionali, anche perché forte del fatto di non trovarmi in casa mia, dovevo accelerare l’eiaculazione di mio figlio che, copiosa come sempre, arrivò. La camera degli ospiti di Daniela è provvista di un bagno, e ciò giocò nella scelta di quel luogo. Non riuscendo ad ingoiare tutto lo sperma di Luca, il resto colò in terra e nel mentre io stavo sistemandomi in bagno, rinfrescandomi e truccandomi nuovamente, mio figlio stava pulendo il suo piacere, esausto. Mentina in bocca e di nuovo fuori come se niente fosse. Circa due ore dopo la medesima situazione, con la medesima uscita dopo l’eiaculazione, solo che la seconda volta venne meno, fu meno duro e non mi spinse il capo.
Caro diario, cosa non fa una madre per il proprio figlio? Già…

20 maggio, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
Sono arrivata a portare sui tuoi figli ciò che scrissi nei piccoli appunti in altri piccoli foglietti in quei giorni. Quel giorno poi, quel 20 maggio, non potrei scordarlo pur senza foglietti: ero andata a vedere mio figlio ad una partita di calcetto, dove fra l’altro avevano vinto in modo egregio. Fra gli spalti, con altre madri (amiche che conosco da sempre) si rideva, si scherzava e naturalmente si faceva il tifo per i rispettivi figli. Nessuna di loro naturalmente immaginava della mia intimità con Luca. Solo tu lo sai, caro mio confidente, caro diario. Terminata la partita, ci mettemmo in auto per far ritorno in casa quando mio figlio fece una delle sue richieste. Non ero elegante quel giorno, ma sportiva: avevo dei pantaloni jeans, scarpe da ginnastica, una maglia bianca normalissima con dei motivi scuri a ricami ed un gloss violaceo. Mancava un’ora al pranzo, e sicuramente non si sarebbe, come al solito, mangiato in orario; quindi accostai la macchina in una zona isolata e boschiva per fargli un pompino. Il tempo non era bello, però faceva caldo. La mano non la mise sulla nuca quella volta, quindi potevo farglielo tranquillamente. Quando lo faccio a modo mio, lo faccio con calma, soffermandomi spesso sul glande per baciarlo. Dopo una ventina di minuti passati a fargli il pompino, Luca venne, ma se non ricordo male non in modo copioso (anche perché eiaculava si può dire tutti i santi giorni). Fu quel giorno, dopo quel momento in macchina, che espresse il suo desiderio di “aumentare la nostra intimità”; per usare le sue parole. Chiesi spiegazioni, le ebbi, tergiversavo a ciò che disse; gli facevo notare che sicuramente sarà il solo figlio al mondo a ricevere quelle “attenzioni” per spronarlo nella vita e negli studi e che già in questo doveva ritenersi fortunato e non chiedere altro. Lui però insisteva.
Morale della favola, si finì la conversazione con un: “poi ne parliamo con più calma”.

(Inutile dire che da quel momento iniziò a fare battute su quel punto. Iniziò a farmi notare come non in effetti non ero più guardata come prima da mio marito e cose varie. Inutile dire quante volte chiedeva e richiedeva di fare “tutto”.)

14 giugno, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
quel giorno di quasi inizio estate passammo tutta la giornata in pineta fuori città, accanto ad un laghetto a pochi km da un bel borgo caratteristico di queste parti. C’erano i suoceri, mia sorella e famiglia, cugini e parenti e amici vari. Libertà per Luca per quel che concerneva gli studi. Io e mia sorella avevamo cucinato praticamente per un reggimento, e tutto ciò che preparammo venne digerito a dovere con complimenti di tutta la ciurma. Il caldo di quel giorno consigliava sicuramente di non coprirsi più di tanto. Inutile quindi che ti dica come i miei seni erano ben notati, soprattutto per il vestito stile anni ’50 che avevo messo. Ma del resto poi, con il petto che mi ritrovo non ci faccio neppure più caso a chi mi guarda e a chi non lo fa. Però faccio caso se qualcuno tenta di toccarlo. Ma tanto, gira che ti rigira a toccarlo è sempre Luca. Le macchine le avevamo parcheggiate in un sentiero ad un quarto d’ora di camminata dai tavolini vicino al laghetto, dove eravamo andati a fare il pic nic. Mio marito è un po’ smemorato in generale, ma specialmente su cose che non gli riguardano, quindi dimenticò la borsa con degli accessori meccanici che doveva far vedere a mio cugino per un lavoro. Mio figlio Luca si propose di andare a prendere la borsa, prima però chiedendomi di accompagnarlo. Naturalmente sapevo benissimo il motivo. Sul sentiero verso la macchina affrontò il discorso da un po’ di tempo caro a lui: la penetrazione. Cercavo di fargli cambiare idea e di fare la carina in altri modi, ma il suo pensiero fisso ora era quello. Sapevo benissimo che non me lo sarei “tolto di mezzo” se non avessi accettato di…hai capito caro diario.
Il sentiero fino alle macchine e dalle stesse ai tavolini e quindi al laghetto, era stretto. Luca durante il tragitto mi dava fastidio pizzicandomi i glutei ed i fianchi, ovviamente scherzando. D’un tratto mi chiese di getto: “vogliamo farlo oggi?”. Capii benissimo a cosa si stava riferendo. Io non dissi nulla, solamente gli dissi di prendere lui la borsa degli attrezzi del padre non appena giunti in macchina. Lui mi prese per mano e si fermò nel sentiero, prossimi alle auto, ed io mi voltai per guardarlo. Gli dissi che non si era in casa, e per di più c’erano parenti e amici che potevano raggiungerci. Mano nella mano, mi portò dietro le piante fuori il sentiero, mi mise fuori dalla scollatura i seni e iniziò a succhiarmi avidamente tutti e due i seni. Mi guardavo attorno paventando venisse qualcuno. Dopo pochi minuti passati a succhiarmi i seni, me li rimise dentro e ci dirigemmo verso le macchine. Presa la borsa e richiusa la macchina, mio figlio aprì il portabagagli e mi guardò posando lì la borsa degli attrezzi. Non mi disse nulla, mi guardò solamente ed io capii. Tanto sarebbe accaduto. Oramai la piega era quella. Il cuore era a mille ed ero imbarazzata a dir poco. Mi avvicinai a lui dicendogli che così era squallido. Mi rispose che nulla lo era visto che mi voleva bene. Mi fece notare ancora e ancora i suoi miglioramenti e di come ce la stesse mettendo tutta. Mi prese per mano e mi disse di andare dall’altra parte della macchina, sul cofano, così il portabagagli alzato ci avrebbe riparati. Aveva pensato a tutto. Mi poggiati spalle a lui sul cofano. Sentivo le sue mani che subito palpeggiavano i mio fondoschiena per poi salire fino a palparmi i seni. Era già pronto, non potevo non sentirlo. Sussultai quando, alzata la gonna poggiandola suo miei fianchi e spostate le mutande, si fece strada nella mia vagina. Il padre non ha tali misure. Forte mi teneva i fianchi mentre spingeva e spingeva: movimenti rapidi ma forti, passionali. Insomma mi stava scopando di santa ragione. Cercavo, e credimi caro diario, di non gemere per non farmi sentire, ma ad essere sincera e quindi non ipocrita non riuscivo a non gemere, a non provar piacere. Imbarazzata ma godevo, sono sincera. Con prima le mani poggiate sul cofano, poi con i seni schiacciati sullo stesso, davo libero accesso a mio figlio, davo il permesso a mio figlio di farmi sua come meglio credeva in quel momento. Ero sudata, era sudato e lo sentivo dalle mani sui miei fianchi. Dopo un po’ lo estrae e sento che lo punta nell’orifizio anale. Gli dissi di no per le sue misure, o almeno no quel giorno. Così non fece altro e mi girai per aiutarlo a venire. Così avvenne: con un pompino ben fatto e con molta foga e passione lo feci eiaculare copiosamente nella mia bocca.
Rimanemmo in silenzio sulla strada del ritorno. Mentina in bocca per celare il sapore del suo sperma. Appena vedemmo i parenti mi fece un sorriso dicendo che sarebbe andato verso il lago. Gli ricordai che entro breve era pronto.

27 agosto, Salento:

Caro diario,
le vacanze erano giunte come tutti gli anni, e quella volta avevamo optato per il Salento e le sue meraviglie, non solo naturali, ma anche artistiche. Per enorme dispiacere di mio marito alternavamo al mare anche l’arte, la cultura, la storia. In ciò trovavo un valido alleato in mio figlio che ebbe anche l’opportunità ed il piacere di spiegarmi alcuni particolari del Barocco Leccese e delle meraviglie lasciate in quella zona d’Italia dal Medioevo in poi dai Normanni, Angioini, Svevi e Aragonesi. Tre settimane prima di partire mio figlio aveva preso un glorioso voto universitario parlando delle datazioni scientifiche in archeologia, e specialmente per datare i manoscritti usando la Spettroscopia Raman.
Caro diario, durante quella vacanza ovviamente non mancarono i momenti nei quali mio figlio venisse a chiedermi qualche “attenzione”. Visto dove eravamo, più che altro erano cose molto svelte. Poteva capitare che mio marito si fermasse al bar con dei vacanzieri conosciuti nel luogo, ed io e mio figlio nell’appartamento a dar libero sfogo alle sue voglie. Come suddetto erano più che altro cose svelte, od anche sveltine. Spesso capitava, senza spogliarmi completamente, di far sesso alzando solamente la gonna, in posizione missionaria, oppure a pecorina alzando la gonna da dietro. Ovviamente il tutto con un bel po’ di fretta vista la situazione.
Però quel 27 agosto di cui sopra, al mare eravamo andati da soli giacché mio marito aveva preferito andare con un amico vacanziere a fare un giro per masserie locali. Mio figlio mi chiese se mi andasse di andare con lui in spiaggia e così lo assecondai, anche perché non volevo farmi Km di auto con quel caldo. La spiaggia in questione era molto isolata e scogliosa, così andammo lì. Naturalmente non sono stupida, quindi avevo capito benissimo il perché di quella spiaggia (per carità bellissima, ma non è quello il punto). Oramai però quel “patto” era stato fatto, e per il suo bene futuro. D’altronde stava mantenendo la promessa con voti ottimi che, se non erano 30, erano un 28 o 29, anche se i 30 non mancavano di certo. Sicuramente il mio costume due pezzi non faceva che facilitare le sue voglie di sfogarsi, e per di più i miei seni son quel che sono. Il posto scoglioso, la vegetazione dietro la meravigliosa spiaggia, e le rocce locali che abbracciavano il tutto. Morale della favola si offrì stranamente volontario per spalmarli l’olio, non la crema giacché io uso oli. Conscia del fatto che mio marito non era a conoscenza di quella spiaggia, mi scoprii tranquillamente i seni e Luca lì pronto ad ungerli. Dopo averli unti si pose, anche dopo mie estreme raccomandazioni come: “guarda là, stai attento, guarda se non c’è nessuno, alzati e vai a guardare”, raccomandazioni che eseguì, a cavalcioni su di me ponendo il suo pene nel mezzo dei miei seni per ricevere la spagnola.con l’olio sicuramente scivola meglio. Non pago però, dopo un poco si staccò dal mezzo del mio petto e si posizionò nelle mie parti basse, protette dall’asciugamano, per darmi piacere con del cunnilingus. Meno male che la spiaggia era isolata, perché quando gemo, gemo seriamente. Rimanemmo per almeno tre ore fermi a goderci il posto, dopo che ebbi l’orgasmo. Lui ancora però non aveva eiaculato e stranamente rimaneva calmo; almeno fino allo scadere di quelle circa tre ore, quando mi chiese di farlo venire poiché gli facevano male i testicoli. Con le accortezze necessarie per rendermi conto che nessuno ci fosse, mi posizionai fra le sue parti basse. Lui era a pancia su, gli abbassai i costume e iniziai a fargli un lento pompino. Il pene inevitabilmente sapeva di mare visto che avevamo fatto un bagno un’ora prima. Lo lavoravo con calma e quindi anche bene. Però non mi fece finire visto che voleva fare altro. Così mi sistemai sopra di lui e iniziai a cavalcarlo, dapprima piano, poi sempre più forte muovendo il bacino in modo frenetico e poi facendo un classico “smorza candela”. Naturalmente lui sta sempre ai patti e quindi non eiacula dentro, ed anche quel giorno mi ritrovai con i seni imbrattati del suo sperma, che tolsi lavandomi facendo nuovamente un bagno.

(Per i rimanenti giorni in Salento, non mancavano le occasioni per farlo sfogare. Ci si ritagliavano degli spazi giornalieri quando mio marito preferiva andare per affari suoi, e questi spazi si traducevano a far sesso nella sua camera, od anche “solo” dei pompini. Li chiede sovente; come le spagnole.
Lui anche in vacanza mi stava dimostrando di tenere fede alle promesse fattemi. Lo vedevo ripassare per esami futuri, alle volte anche non uscendo la sera. A dire il vero non so se più per lo studio o per la mia “buonanotte”.)

Appunti sparsi dei primi di settembre che vanno dal 3 al 15 di quel mese. Senza data precisa. Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
mi scuso se per scrivere ciò non posso segnalarti la data esatta. Gli appunti che presi appena tornata dalle vacanze sono molto frammentari e omisi di scriverne la data precisa. Comunque te li riporto di seguito:

Siamo tornati da poco dalle vacanze e Luca si è rimesso sotto negli studi. Lunedì avrà un esame sull’urbanistica romana. Speriamo vada bene. Fa ancora caldo e sto scrivendo solo la sera prima di dormire. Luca da due giorni studia ininterrottamente e, salvo qualche bacio o palpeggio, non chiede niente di preciso. È comunque un esame importante.

Oggi sviluppi: forse la prima pioggia di settembre che mette un po’ di tristezza per un annuncio autunnale? Mio marito si è svegliato presto per andare a lavorare, io vado due ore dopo di lui. Quando ho portato stamane la colazione al letto di Luca (di solito caffè e biscotti), mi ha chiesto di aiutarlo un poco , visto che la mattina come molti uomini si è ritrovato con il pene per metà eretto. Gli ho quindi fatto un pompino molto lento, visto che ancora avevo un po’ di tempo.

Oggi Luca ha voluto far sesso, però lo ha voluto in cucina. Noto che ora è molto più attento a me: dedica diverso tempo nel cunnilingus e a leccarmi i seni. Forse l’abito da casa anni ’50 che avevo oggi? Ho sudato sette camicie sul tavolino della cucina, e naturalmente in tale zona della casa la posizione preferita è con me a 90°.

25 settembre, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
la macchina quel giorno si era rotta e dovetti portarla dal meccanico. Mio figlio si offrì, come non aveva mai fatto, di accompagnarmi e di venirmi a riprendere. Fu molto carino. Vestendo elegante per lavoro, ne approfittò durante la guida per toccarmi un po’ la coscia. Lasciatami al lavoro, andò all’Università per l’esame.
Alle 16:30 io smetto il mio turno al lavoro e prontamente fuori trovai mio figlio. Entrata in auto mi aggiornò del suo voto e fu una grande felicità per me, cuore di mamma, sapere che quell’esame ostico lo aveva passato con un bel 30 e lode. Tornammo in casa che mio marito ancora non c’era, stacca tardi. Luca non sente musica classica, eppure mise Mozart, che adoro, e iniziò con me in salone un ballo, alquanto ironico non sapendo lui ballare questo tipo di musica. Ma lo apprezzai molto. Lasciando che la musica scorresse, prendendomi per mano mi portò in camera sua e lì facemmo sesso. Solo però, caro diario, quell’esame era davvero ostico che neppur e lui pensava di prendere un così alto ed eccellente voto. Non so quanto olio misi nel mio orifizio anale, ma quel giorno gli permisi di entrare anche lì. Non ci credeva, ma debbo dire che, con tutta l’eccitazione che possedeva quel giorno, fece piano e fu molto accorto. Era sdraiato su di me che ero a pancia sotto sul suo letto. Muoveva il suo bacino e corpo adagio. Lo aveva di marmo, e in più largo e lungo. Il fastidio iniziale poi passò e con il passare dei minuti si poté passare da quella posizione alla “pecorina” che tanto ama, e prese a muoversi con molta più passione. Quel giorno non venne altrove, ma colse l’occasione di quel “regalo” per eiacularmi dentro. Caldo, bollente direi.

(Per i giorni futuri, settimane future, non mi sentivo più il sedere causa le molte volte che mi penetrò dietro)

24 dicembre, Italia Centro Meridionale:

Caro diario,
l’ultimo Natale trascorso è stato bellissimo. Non per il Natale stesso che è la festa che più prediligo su tutte, e non me ne voglia la Pasqua, ma perché mio figlio era praticamente laureato. L’esame che contava veramente l’aveva dato una settimana prima di quella Vigilia; ora il tutto era solo un esame di apparenza. Ce l’ha fatta ! Ce l’ho fatta ! Ha cambiato idea verso il suo futuro ed ora è pronto per intraprendere la carriera in archeologia, od anche in quelle scienze affini.
Siamo stati in famiglia in quei giorni di festa, come penso tutto il mondo, no? Ma in tutto il mondo una madre si apparta in una stanza della casa per fare dei pompini a suo figlio? Gli ultimi fra l’altro, visto che “il patto” era giunto a termine oramai. In tutto il mondo un figlio oltre a scartare il suo regalo, scarta anche la propria madre sollevandole la gonna, in una stanza appartata, prendendola a pecorina? Forse tu lo sai Caro diario, io non lo so però. Nel mondo durante la Vigilia, c’è un’altra madre, o delle madri come me che sentono la mano del figlio a tavola carezzar loro la coscia e recependo il messaggio si trovano due ore dopo su di un letto in posizione missionaria?
Ecco Caro diario, la mia Vigilia fu così, e difatti non mangiai molto, però in quasi un anno dall’inizio del nostro “patto” ero abituata a nascondere il tutto. La gonna rossa poi agevolava e non poco.
Quella Vigilia la passammo a 30 Km da casa, in casa di mia cugina in un bel borgo medievale, come ce ne sono molti in questa zona d’Italia. Adiacente a casa sua c’è un’altra piccola casa, che è sempre di mia cugina e famiglia. Passeggiata dopo mangiato? Di solito non la si fa quando è Vigilia, ma accompagnavo mio figlio che, con una scusa, portò anche me. Nel centro di un paesino medievale in pieno inverno, con la neve, non tutti vi abitano. Sono quei borghi meravigliosi che forse si stanno spopolando pian piano. Nel caso mio e di Luca era una fortuna debbo dire. Mia cugina tiene le chiavi di quella casa in un vaso. La gente non lo sa, i turisti che fanno capoccella non lo sanno, ma noi sì. Diciamo che in una passeggiata di mezz’ora, mezz’ora la passammo su quel letto. Le risa, le finestre serrate per il freddo e gli inevitabili schiamazzi della Tombola la sera della Vigilia non potevano far udire i forti gemiti miei e di mio figlio ad ogni suo colpo. Quella sera era la seconda volta che ero su un letto. Fu sesso, non fu un far l’amore. Forse uno sfogo sapendo che quel “patto” si stava concludendo? Fu sesso e fu sfrenato. Dopo quasi un anno l’imbarazzo era svanito e i miei gemiti erano di godimento puro. I miei movimenti decisi nel cavalcarlo, i suoi decisi quando ero a pecorina o sotto. Un dolce ricomponimento dopo avermi eiaculato nel sedere. Il ripassarsi il gloss rosso lucido, il cappotto e la sciarpa e tornando a casa prendemmo tre schedine per giocare alla Tombola.

3 gennaio, Italia Centro Meridionale:

Caro diario, l’anno era iniziato da tre giorni. Il caffè al mattino era sempre lo stesso, l’orario d’uscita di mio marito era lo stesso. Mio figlio si era laureato ed il “patto” giunto a termine; io felice ed ora il caffè lo preparavo con molta gioia per il suo futuro. I gloss sempre molto pesanti, il tacco sempre pronunciato se non vestivo sportiva. Il mio lavoro sempre quello come del resto l’orario. Il piattino, tazzina da caffè, vassoio e cornetto, o biscotti, sempre sistemati per essere portati in camera di Luca che, come sempre, ancora dormiva quando io invece dovevo e debbo recarmi al lavoro. La solita lucetta accesa, non forte ma fioca, le persiane che facevano trasparire quel risveglio giornaliero e mio figlio che, come sempre, mi regalava il suo primo sorriso. Come sempre la sua mezza erezione e , come da quasi un anno, il pompino giornaliero per farlo ben alzare…ma ora il “patto” è scaduto, ed il “Grazie mamma” del mio Luca è più gioioso e sincero e meno beffardo, ed il mio salutarlo con sorriso prima di recarmi al lavoro molto più felice e rilassato.
Caro diario, cosa non fa una madre per il proprio figlio?

FINE

 


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