Un pensiero entusiasmante

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Un pensiero entusiasmante

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Racconto la storia come mi è stata raccontata dai protagonisti, ai quali va tutta la mia amicizia e simpatia.
G era un ragazzo timido e riservato, aveva pochi rapporti con i compagni di scuola, ed era molto indietro, rispetto agli altri compagni, quanto a conoscenze circa il sesso.
Lo misero nello stesso banco di T: l’ultimo. T era un robusto ragazzo di campagna che spesso derideva G per il suo aspetto delicato.
Un giorno mentre, l’insegnante ritardava, T estrasse il membro dai pantaloni e prese a masturbarsi.
La vista di quell’arnese possente, tanto più grande del suo, suscitò in G un desiderio di toccarlo, resistette più che potè, ma infine allungò la mano e prese il membro del compagno.
Quando l’uccello fu nella mano di G, T guidò la mano del ragazzo perché imponesse al suo membro il classico movimento ritmico.
Il contatto con quell’organo, duro e insieme flessibile, dava a G un piacere inaspettato, accrezzò delicatamente la cappella e tornò al lento movimento intorno all’asta del pene.
Finalmente T emise un sospiro e un liquido caldo e vischioso si riversò sulla mano di G.
Il giovane andò in bagno a lavarsi le mani. Quando rientrò la lezione era iniziata.
T gli disse in un orecchio:
“Hai visto che avevo ragione, quando ti dicevo che eri frocio”
All’uscita T gli disse:
Fatti trovare in piazza *** , alle quattro, che vengo a prenderti col motorino:
Alle quattro T si presentò col suo motorino vecchio e scassato, caricò G e gli disse:
“Andiamo in un posto che conosco io, vedrai che ti farò fare… “
Quando furono giunti in una piccola radura tra i boschi, T fermò il motorino e scese.
Giunti a terra, T estrasse il suo uccello e disse a G:
“Fammi un pompino!”
Visto che G esitava, insistette:
“Dai frocio, prendimelo in bocca!”
Il ragazzo si avvicinò al pene del suo amico, date le dimensioni ebbe difficoltà a farselo entrare nella cavità orale.
Riuscì a risucchiare la cappella, prese a percorrerla con la lingua, mentre con la mano carezzava l’asta, che si faceva sempre più dura. Cominciò a conoscere i punti più sensibili. Imparò che quando sentiva l’organo pulsare era meglio fermarsi o rallentare i movimenti della lingua.
Quando il suo amico si calmava, G riprendeva il suo lavorìò.
Finalmente la rspirazione di T si intensificò, la reni si inarcarono e getti caldi e cremosi riempirono la bocca di G.
Il giovane ingoiò e raccolse un po’ di sperma che gli era colato sul mento e se lo portò alla bocca.
T alla vista di quella manovra disse:
“Sei proprio frocio”
T si fece da una perte, emise un lungo getto di orina e risalirono sul motorino.
Il giorno dopo, a scuola, T disse:
“Oggi a casa mia non c’è nessuno, ti vengo a prendere!”
T lo portò dove abitava, un casolare assai male in arnese.
Quando furono giunti, l’ospite estrasse il proprio membro, che G prese a stimolare con la mano e con la lingua.
T lo condusse in camera da letto e disse:
“Spogliati e mettiti a faccia in giù, le gambe per terra!”
Il ragazzo più grande si spogliò a sua volta.
G voltò la testa e vide il corpo muscoloso dell’amico, avrebbe voluto accarezzarlo, baciarlo, leccarlo, ma le intenzioni di T erano diverse.
Si pose dietro a G e con un deciso colpo di reni lo penetrò.
Gli occhi di G si rempirono di lacrime e dalla bocca uscì un grido, ma il menbro dell’amico penetrò implacabilmente nelle sue viscere.
Man mano che lo sfintere cedette, il dolore diminuì, e i fendenti che l’altro menava si fecero più gradevoli.
Sembrava che un po’ della virilità del suo amico si trasmettesse al pene minuscolo di G.
Anche il ragazzo ebbe un’erezione e prese a masturbarsi, mantre l’altro moltiplica il vigore delle sue spinte e gridava:
“Che inculata! Che inculata! Che inculata… “
Quadi sentì che il suo amico gli stava rimpiendo gli intestini di sperma, si lasciò andare anche lui, emise le poche gocce di sperma che costitivano il suo piacere.
T si sfilò e si gettò sul letto sfinito.
G si avicinò e prese a ripulire l’uccello dell’ amico con la lingua.
Mentre compiva quell’operazione, un pensiero entusiata gli occupava la mente: era frocio!

 



One thought on “Un pensiero entusiasmante

  1. Corrado

    Una sera mi chiamo’un mio conoscente mi chiamò sé andavo con lui al mare partimmo verso le ore otto mattina strada facendo mi disse che mi portava in una spiaggia nudista arriviamo verso le ore nove mattina andiamo in una duna eravamo senza costume il mio amico era molto dotato sui venticinque cm il mio amico aveva trentacinque anni poi il mio amico mi invitò a fare il bagno il mio amico nell’acqua dì mare mi viene dietro mi disse all’orecchio ai un bellissimo culetto mi mise mi mise un dito nel mio buco poi mi disse bello poi mi disse piegati un po’poi mi disse adesso spingi forte come se dovessi cagare in un attimo era dentro di me cominciò a pompare molto forte dopo cinque minuti mi sborava dentro nel mio sflitere poi ci pulimmo poi siamo usciti dall’acqua il mio amico mi baciò in bocca

     

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