Un normale pomeriggio da puttanella – 2

FACCIAMO SESSO AL TELEFONO! CHIAMA IL 899005022 O CLICCA QUI

Un normale pomeriggio da puttanella – 2

Spread the love

In casa c’è casino, ho deciso di andare a studiare a casa di un compagno, cinque minuti.
Sono sul primo incrocio, c’è un’auto che mi fa passare, mentre attraverso la strada il tizio che la guida mi saluta con la mano, poi mi fa cenno di fermarmi.
Non si vede bene e non riesco a riconoscerlo, comunque lo aspetto un po’ più avanti, dove c’è spazio per la macchina.
“Dai sali, Rosy, ti do un passaggio”.
Lo osservo, mi viene subito in mente chi è, l’ho visto che era assieme a mio padre, fa il rappresentante, non so di cosa, non so come si chiama.
“Ma è vicino, sono quasi arrivato” rispondo io.
Lui mi fa un po’ schifo, è grasso e sudato. Un quarantenne tenuto male.
“Vabbè, sali lo stesso” insiste.
Vinto apro la portiera ed entro dentro. Lui fila subito via.
“Vado a casa di un mio amico, devi girare là…” gli indico la strada.
“Poi ti ci porto, adesso vieni con me… dal tuo amichetto ti fai inculare dopo”.
E che cavolo, penso io, come fa a sapere che mi faccio inculare.
Cioè, lo sa parecchia gente ma lui è di fuori, però ha tante conoscenze.
Imbocca una stradina di campagna, non c’ero mai passato, dopo qualche minuto si ferma fra alcuni cespugli, dal finestrino vedo che per terra è pieno di fazzolettini e preservativi.
Non mi andrebbe proprio di farlo con lui, a parte che è brutto, è pure stronzo e cattivo, poi oggi ho già tirato un pompino nel cesso del bar, il barista poi mi ha inculato e stasera mi aspetta Maurizio.
“No dai, torna indietro, non ne ho voglia”. Tengo lo zaino con i libri sulle gambe, a mo’ di scudo, lui intrufola la mano e la appoggia sulla coscia. Stringe.
“Ahiaaa! Dai fai piano”.
“Ascolta frocetto, troietta, adesso fai tutto quello che voglio, altrimenti quando incontro tuo padre gli racconto che culo rotto hai, di Maurizio, Romoletto e tutti gli altri, che ti fai inculare da tutto il paese, come una cagna in calore”.
Mi parla dei vari posti dove mi copre il branco, poi episodi precisi, pompini, inculate.
Cavolo, sa tutto!
Il fatto che possa raccontarlo a mio padre od a qualcuno della mia famiglia mi fa veramente paura, fa più male quello che la stretta sulla gamba.
“Va… va bene, tutto quello che… che vuoi”. Rispondo balbettando.
“Dai, poi magari ti do qualcosa”, dice per addolcire la pillola mentre allenta la presa.
Giorno di regali ma già, le puttanelle si pagano.
Prende lo zaino e lo getta dietro, poi: “Su, toccami”.
Si slaccia la patta e lo tira fuori.
Lo afferro e lo masturbo, mi cresce in mano.
Abbassa entrambi i sedili, mi slaccia i pantaloni, mi chiede di alzare il culo, lo faccio, li spinge giù assieme alle mutande, me li fa togliere completamente, per farli passare ho sfilato le scarpe, poi tocca alla maglia, ora sono completamente nudo. Mi tocca le cosce, le palle, il petto, lecca i capezzoli, mi bacia sulla bocca, ci infila dentro la lingua. Me lo prende in mano anche lui.
Ansima per il piacere.
“Ti piace eh… ce l’hai duro, anche se è piccolo”.
È vero, nonostante tutto ce l’ho duro, i miei dieci centimetri di cazzo. Mi capita, così, all’inizio, però, soprattutto quando mi scopano, ce li ho nel culo, si ammoscia anche se magari mi piace, perché lì sono femmina e non mi serve più.
Lui ora ce l’ha durissimo. È grosso, proporzionato col resto del suo corpo, ventidue, ventitré centimetri di carne.
Cala i pantaloni, scopre la pancia: “Bravo Rosy, leccami… leccalo”.
La testa va giù, è la terza volta oggi che mi abbasso sopra un cazzo.
“Le palle… si… così… bene Rosy… ahhh”.
Geme di piacere, adesso glielo succhio in punta, tiro forte, so che così si gode parecchio.
Infatti mi afferra per i capelli e e mugola.
“Ahh… è proprio come dicono… ahh… sei proprio una puttana… una pompinara… uhhh!”.
In questo modo vorrei farlo venire alla svelta, ma lui non è dello stesso parere.
“Ora ti scopo!” esclama.
Nonostante la mole è piuttosto agile, mi spinge giù, sulla schiena, mi tira su le gambe ed in ginocchio sul pianale e penetra lentamente, col cazzo inumidito dalla mia bocca.
Entra piuttosto facilmente, il barista ha aperto la strada, sono morbido, caldo, profondo.
Avvolgo il suo cazzo nell’ovatta, gode.
Inizialmente si sente solamente il “rumore” del cazzo che si muove dentro di me e quello del lieve gemito che mi esce dalla gola ad ogni affondo.
Mi guarda in faccia, negli occhi, un filino di bava gli cola dalla bocca semiaperta.
Mentre mi ara l’intestino inizia a parlare a dire porcate, ora continuamente, come un mantra, fra un sospiro, un grugnito e l’altro.
“Ah… sai… inculo i ragazzi da sempre… quelli carini… come te… mi piacciono più delle donne… più di mia moglie… ahh… quando ti ho visto… ero con tuo padre… ahh… ho subito capito… che fighetta mi sono detto, ero stravolto… me l’hai fatto venire subito duro… ti avrei sfondato immediatamente… gli volevo dire di mandarti via con me… mi sono dovuto trattenere… poi ho chiesto in giro… so a chi chiedere… uhh… sei bello, dolce… remissivo… è per questo che ti scopano tutti… Ti piace il cazzo, eh? Ce l’hai dentro fino alla merda… ghh… ”.
Si eccita a dire queste cose, ora vuole che gli rispondo, vabbè, tanto non mi costa nulla: “Si… uhi… ce l’hai grosso… ahi… fai piano… mi arriva in gola… nella pancia… dammelo… spingi… ahhh… mi sfondi!”.
Diventa matto, ora ce l’ho praticamente disteso sopra, le gambe piegate sopra la testa, è vero che mi sfonda.
MI schiaccia, non ce la faccio più: “Dai, tirati su… uhi… finiamo con la bocca… non ce la faccio più…” lo imploro.
Effettivamente si tira via, gli piace questa cosa di venirmi in bocca dopo avermelo messo nel culo.
“Datti da fare”.
Il fatto è che mi scappa da cagare, glielo dico.
“Oh, non mi sporcare il sedile, scendi e falla… ma voglio vedere”.
Mi accovaccio dietro la macchina, si mette dietro, osserva la merda che mi scivola fuori dal culo spanato.
Questa cosa lo manda in visibilio, mentre cago sta lì in piedi, siccome la merda era proprio lì ce l’ha sporco, ma non gliene frega nulla e me lo mette in bocca, un sapore schifoso e puzza.
Un mano sulla testa ed una dietro il collo. Giù, fino in gola, la testa schiacciata sul suo pube, poi avanti e indietro velocemente, fino a venire, sborra, quasi soffoco, mando giù ma una parte va nel canale sbagliato mi esce dal naso, lui urla per il piacere.
“Ahhhh! Ahhhh! Siiiii, bevi!”
Quando finisce e si sposta io tossisco, sputo fuori sborra e merda, le labbra e le guance striate di marrone.
Mi pulisco il culo, poi la faccia, con dei fazzolettini.
Voglio rivestirmi, mi chiede di mettermi le mutande lentamente, mostrando il culo, è proprio un maiale.
Finalmente mi ricompongo, mentre torniamo in paese mi dice che gli piaccio tantissimo, che sono uno schianto, ci rivederemo e faremo ancora tante cose assieme, che mi deve venire nel culo.
È veramente insaziabile, mentre parla mi accarezza le gambe.
Gli rispondo che va bene, tutto quello che vuole, tanto è così.
Andiamo verso casa, ormai è tardi per andare a studiare dall’amichetto.
“Però mi avevi promesso qualcosa” faccio io, ormai, puttana per puttana…
Sorride e non dice nulla, quando si ferma per farmi scendere prende il portafogli. Venti euro, beh, tutto fa.
“La prossima volta andiamo a S., per negozi, ti regalo qualcosa di bello, magari anche da femmina, poi te lo metti con me” Si può fare, penso io, soprattutto per qualche capo firmato.
Mentre entro in casa mi squilla il telefono, è quello con cui dovevo studiare.
[email protected]

 


ASCOLTA AUDIO LIBRI EROTICI - PROVA 30 GIORNI GRATIS

2 thoughts on “Un normale pomeriggio da puttanella – 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.