Un grosso, maturo, cazzo

Un grosso, maturo, cazzo

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Allora ero timido, però già lo prendevo nel culo.
Infatti gli uomini non erano timidi, loro mi cercavano, si erano accorti che ero femmina, che ci stavo. Io ero confuso, frastornato da questa cosa, non lo volevo ammettere però mi facevo scopare, quando lo volevano, gli facevo anche i pompini. La prima volta che ho bevuto la sborra ho vomitato poi è diventato normale.
Se ne approfittavano.
Quel giorno aspettavo l’autobus dopo la scuola, per tornare a casa, ero in quarta liceo.
Purtroppo mancava ancora tempo all’arrivo del mezzo e faceva freddo, se ero fortunato sarebbe passato qualcuno del paese che mi conosceva.
Infatti, è passata una mezzoretta e si è fermata un’utilitaria, ho riconosciuto la macchina di un paesano, un tizio di mezza età che viveva a qualche centinaio di metri da casa mia.
“Dai, monta su”.
Contento sono salito sull’auto.
Appariva felice di avermi trovato lì, ha cominciato subito a parlare di sesso, anche se lo conoscevo appena.
Mi ha chiesto se avevo la ragazzina, con ci faccio. Io, come ho detto, sono timido, arrossisco e dico di no.
Lui ha cambiato espressione e: “Forse hai il ragazzo, ah ah ah! Beh… sai… ho sentito dire in giro… beh si… che ti fai inculare… capisco che sono cazzi tuoi… sei un bel ragazzo… ognuno è libero di fare quello che gli piace… se ti piace prenderlo nel culo fai bene a farlo… così carino… ti senti femmina… magari ce l’ha veramente il ragazzo ” intanto mi aveva appoggiato una mano sulla coscia.
Era vero, io ce l’avevo una specie di ragazzo, un mio coetaneo che mi piaceva tanto e dal quale mi facevo fare tutto quello che voleva.
Ero stato anche con uno dei suoi figli, il più grande, ma non potevo pensare che lui se la fosse cantata con suo padre, che gli avesse detto che mi aveva inculato, anche perché l’aveva fatto assieme ad altri due, mi avevano preso, caricato in macchina e portato via con loro, avevo dovuto soddisfarli tutti e tre, in bocca ed in culo per ore, probabilmente il padre l’aveva sentito dire al bar, robe così.
Intanto avevo già capito dove saremmo andati a parare anche con lui, infatti mi ha chiesto se volevo fare “qualcosa”, siccome non ho risposto mi ha detto chiaramente che vuole farmi il culo.
Non mi andava tanto, però ero nelle sue mani, poi non sapevo come fare, non ero capace di dire di no a nessuno, immaginatevi ad uno così grande, poteva essere mio padre, i suoi figli avevano la mia età. Poi lui conosceva bene mio padre.
Io tacevo e lui continuava ad insistere: “Dai, su, che ti va, sono bravo, ti farei godere, vuoi?”.
A questo punto ho annuito facendo sue e giù con la testa, un po’ preoccupato perché ero già stato con un altro di quell’età, sono tosti, hanno esperienza, ci mettono tanto a finire e ti spaccano veramente il culo.
Un paio di chilometri dopo ha imboccato una stradina laterale, stretta e tortuosa.
Si è fermato un paio di volte, ma non appariva soddisfatto, bofonchiava che lì ci vedevano, cose del genere.
Quando è arrivato in un piccolo spiazzo circondato dai rovi si è fermato definitivamente. Lì era impossibile essere visti.
“Posso rivolgermi a te al femminile? Mi piacerebbe… è eccitante”.
Ho risposto che poteva fare come voleva, in realtà la cosa mi lasciava piuttosto indifferente.
Mi ha detto di spogliarmi, che mi voleva nudo. L’ho fatto in pochi istanti, poi mi ha abbracciato e mi ha disteso sul sedile, mentre mi baciava sul collo.
“Amore… bella… rilassati che ci divertiamo”.
Dopo avermi baciato sulla bocca e leccato le labbra si è rialzato e si è riseduto sul suo sedile dopo aver abbassato un po’ anche questo, ha afferrato il mio cazzo, il pisellino scompariva in una delle sue manone mentre con l’altra tirava fuori il suo.
Mi ricordo della sorpresa che ho provato quando l’ho visto, era tozzo, non lunghissimo, sedici, diciassette centimetri, ma largo, la cappella enorme, il diametro di una bottiglia, quando l’ho preso con la mano, non ci stava. Giuro.
Ho pensato subito che quel coso non sarebbe mai entrato nel mio culetto senza spaccare tutto.
Avrei voluto tirarmi indietro ma era tardi, ha notato il mio sguardo perso e mi ha spinto delicatamente ma decisamente sul sedile, sulla schiena, e mi ha fatto tirare su le gambe.
“Ti scopo così, voglio che mi guardi, sei dolcissima con quegli occhioni spaventati … carina… ma non devi aver paura… lo so che è grosso ma sono bravo in queste cose, non ti farò niente.. godrai e basta”.
Sussurrava così nelle mie orecchie, aveva ripreso a baciarmi e nel frattempo aveva infilato l’indice e medio nel mio culo spaventato e li muoveva, allargandoli a forbice, come per allentare l’entrata.
Io gemevo, di paura ma anche, mio malgrado, di piacere.
“Bella, come ce l’hai stretto, non è vero che sei spanata come dicono, una fighetta… dolce… bella… amore…”. Pronunciava queste parole come un mantra, come se volesse ipnotizzarmi.
Era in ginocchio davanti a me, il suo cazzone, sul quale aveva fatto colare un’abbondante razione di saliva, puntava il mio orifizio che si contraeva per la paura, pulsava come una lampadina di Natale.
Ha spinto leggermente, roteando il busto, è entrato per un paio di centimetri, poi si è fermato.
Ero dilatato come mai prima, faceva un po’ male, ma non molto, qualche istante, il tempo di adattarsi.
“Sono bravo eh… te l’avevo detto… tesoro…”.
Si è insinuato ancora più in profondità, fermandosi ancora.
Poi giù, un centimetro alla volta. Lentamente lo “sentivo” aprirsi la strada.
Fino in fondo.
“Hai visto? L’hai preso tutto!” Ha detto trionfante.
E non mi aveva fatto molto male! C’era dolore ma ne provavo di più con certi tipi dal pisello piccolo, ma malaccorti e cattivi.
Si muoveva avanti e indietro. Inizialmente con cautela poi ha cominciato a lasciarsi andare.
Prende a scoparmi di brutto, blam blam! Colpi micidiali. Largo come un secchio gridavo di dolore, non potevo farne a meno col quel pilone che mi sfondava il culo.
Però c’era anche del piacere. Dal cazzo mi usciva un rivolo di sperma, non era un vero e proprio orgasmo ma un deliquio, una cosa ovattata e continua.
Dopo un’infinità di colpi è venuto (me ne sono accorto dai suoi rantoli e dagli schizzi che mi inondavano le interiora), chiaramente ha sborrato dentro, allora si scopava sempre a pelle, i maschi non rimangono mica incinta! A nessuno fregava nulla della protezione dalle malattie. E’ andata bene, mai preso neanche un raffreddore.
Inizialmente F. è restato in silenzio, in apnea, ma con una strana smorfia sulla faccia. Poi si è lasciato andare ad un ghigno, una sorta di sibilo che gli è sfuggito dalle labbra.
“Cazzo che bello!” esclamò “Sei uno schianto”.
Si è abbandonato un attimo, schiacciandomi sotto il suo peso, poi si è rialzato. Io sono rimasto lì, con il culo aperto che ci avrebbe messo un po’ a richiudersi. Mi sono rivestito in silenzio, lui si è ricomposto.
Mi ha detto che ci saremo rivisti.
Non potevo dirgli di no, magari mi sputtanava.
La settimana dopo, stesso luogo e stessa ora. Ricordo che aveva portato un grosso telo da mare per stenderlo sul sedile, mi ha detto che la volta precedente avevamo sporcato, avevo sbrodolato come una cagna e meno male che se n’era accorto, altrimenti succedeva un casino, quella macchina la usava anche la moglie, come se fosse stata colpa mia.
Questa volta si è spogliato completamente anche lui ed io mi sono messo carponi, col culo per aria come ero abituato a fare.
Caricato dalla posizione e mi ha fatto ancora più male. Comunque è stato bravo a penetrarmi senza grossi problemi.
“Che bel culetto tondo che hai… amore… ce l’hai come una figa… sei così servizievole… una bambolina… una brava servetta… una fidanzatina”
Ci ha messo parecchio di più a venire, anche se sembrava impossibile, mi ha aperto in due come una cozza. Il bestione mi ha squassato le viscere adulandomi con le paroline dolci, mi ha fatto girare poco prima di venire, voleva guardarmi in faccia mentre mi riempiva di sborra. Ha fatto sempre così. Appena finito gli ha voluto che gli ripulissi in cazzo con la bocca, aveva aumentato le esigenze. Mi faceva un po’ senso ma l’ho fatto lo stesso.
La cosa è andata avanti per un po’, mi diceva sempre che ero la sua fidanzatina segreta, mi ha scopato ancora almeno una quindicina di volte, sempre con le stesse modalità di incontro, veniva a prendermi alla fermata dell’autobus. Gli ho fatto anche dei pompini completi, infatti voleva che diventassi più bravo di bocca, anche se ogni volta facevo veramente fatica a farcelo entrare.
Gliel’ho succhiato anche la notte di capodanno, erano presenti le nostre rispettive famiglie e parecchie altre. Ci siamo nascosti dietro alla casa dove si teneva la festa, nel garage. Ricordo che c’era tensione, avrebbe voluto anche incularmi ma aveva troppa paura che venissimo scoperti. Quella notte ho fatto un pompino anche ad altri due amici suoi, mi sono accorto che gli parlava nell’orecchio, dopo sono dovuto andare con loro.
Uomini, dei padri di famiglia, tutta brava gente, che andava in chiesa ogni domeniche con moglie figli.

 

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