Un grosso amico

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Un grosso amico

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Deglutisce e soffia mentre mi scava le viscere con il suo cazzone.
Sono disteso per terra, schiacciato sotto di lui, nel lurido sottoscala di un vecchio palazzo, il cazzo e le palle divisi da pavimento ruvido solamente dalla leggera stoffa degli slippini, appena tirati giù..
“Ti piace, eh, frocio, troia di merda… godi col mio cazzo nel culo! Lo volevi ed io te l’ho dato”.
Franco è un bastardo omofobo grande e grosso che gestisce la palestra del quartiere ma che io incontro nel bar dove viene a fare colazione, una testa di cazzo, però che mi attizza da morire, alto, muscoloso e con un paccone da paura.
Quando sono presente non manca mai di fare qualche battuta sul culo, sui froci, sulla sborra.
Deve avere anche saputo che mi eccita, perché mi osserva sempre strano, sottecchi.
Io sono un bel ragazzo, esile, depilato, femminile, piaccio alle femmine ma, soprattutto, ai maschi, anche a quelli che non lo ammetterebbero mai.
Oggi Franco ha agito.
“Ciao fighetta, cosa fai qui fuori?”.
“O Franco sto andando a casa”.
“Aspetta, vieni con me”.
“No, dai, lasciami stare, devo rientrare”.
“Un minuto solo”.
Mi ha afferrato per un braccio, forte, ovviamente non posso fare nulla.
Davanti a noi c’è la vecchia palazzina delle poste, Franco si guarda intorno, poi mi spinge verso la porticina di servizio, con la serratura rotta da tempo, lo sanno tutti.
Lì ci dormono i senzatetto ma a quest’ora del giorno non c’è nessuno.
Appena in fondo alle scale del seminterrato mi abbraccia da dietro, con la mano destra cerca la fibbia dei jeans, la slaccia e tira giù tutto giusto fin sotto al culo.
Mi spinge a terra però sempre reggendomi.
“Fai piano Franco, dai…”.
E’ a cavalcioni sulle mie gambe distese, mi allarga le natiche usando il pollice e l’indice, fa colare in mezzo un po’ di saliva.
Punta il cazzo durissimo sul buco, si sdraia sopra di me e si appoggia.
Pesa un quintale, mi penetra profondamente solamente usando la forza di gravità.
“Ahiaa! Cavolo così mi fai male”.
Non mi ascolta per nulla, entra dentro come un bulldozer.
“Ahi.. ahi… ahi..”.
Nella penombra si odono solamente i miei lamenti, l’ansimare di Franco ed il ciack ciack del suo ventre che picchia sul mio culo quando va giù.
Va avanti per un po’, non so per quanto tempo sto steso sotto di lui.
Però non per molto.
Avverto gli spasmi, gli abbonanti schizzi di sborra dentro di me mentre respira forte.
Lo muove ancora un po’, per scolare le ultime gocce.
“Ti è piaciuto, ah, fighetta”.
Dice compiaciuto.
Rispondo di si, ma non so se mi è piaciuto, del resto lui mi piace.
Mi piacciono gli omoni.
“Su, pulisci”.
Lo lecco, lui mi tiene per i capelli.
Mi fanno male le ginocchia, sul pavimento sconnesso.
“Mhh… la prossima volta me lo succhi per benino… adesso non c’è tempo. Non dire niente a nessuno”.
Si sistema velocemente, anch’io mi ricompongo, usciamo furtivamente come siamo entrati.
La sborra appiccicosa fra le chiappe ed il bruciore di culo sono il segno di quello che è appena successo.
Quindi ci sarà una prossima volta, beh, se dovessi dire che mi dispiace sarebbe una bugia.
e-mail: [email protected]

 


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3 thoughts on “Un grosso amico

  1. Corrado

    Era un pomeriggio del mese di Giugno indossai i miei boxer è un canotta parcheggio la mia macchina erano le ore sedici sapevo che alla fine del parco c’era un boschetto nel boschetto c’era un albero con grandi rami girati verso il basso mi sedetti in uno di quei rami mi levai i boxer poco dopo arriva un uomo sui trentacinque anni il suo peso era sui novantacinque kg aveva un bel culo il suo cazzo era sui vepogianticinque cm mi viene dietro mi baciò il mio colo mi girò mi baciò in bocca il suo cazzo diventò duro mi disse girati ero appoggiato a un ramo alargo le gambe mi puntò il suo cazzo e lo spingeva dentro tutto poi cominciò a pompare dopo tre minuti mi sborava dentro nel mio culo poi lo tirava fuori ci pulimo mi rimetto i miei boxer ormai erano già le cinque

     
  2. Corrado

    Lavoravo in una ditta un pomeriggio il mio capo mi chiedeva sé vado con un camionista a fare delle consegne si doveva stare fuori due giorni dico di sì partiamo alle ore quattro del mattino il camionista quando mi vede mi saluta il camionista avrà avuto quarant’anni era molto premuroso con me questa sera ci divertiremo assieme alla sera ci fermiamo in un hotel la cena poi siamo andati a letto facciamo la doccia assieme lui aveva un bellissimo cazzo sui ventitré cm molto venoso lui mi lavò là schiena poi anche il mio buco del culo mi infilò anche un dito nel buco del culo lui mi disse sei molto stretto finita la doccia andiamo a letto lui mi abbracciò baciandomi in bocca mi fece sentire il suo cazzo duro sulla mia pancia lui mi disse girati voglio leccare il tuo buco del culo lui mi disse di allargare le gambe mi viene sopra mi leccava il mio buco io godevo lui mi disse ti piace le dico di sì me lo leccò per dieci minuti poi mi disse alza un po’ il tuo buco poi mi puntò il suo cazzo sul buco e spingeva dentro faceva un bel po’ di fatica poi l’anello del buco si era dilatato entrò dentro tutto il suo cazzo mi fece un po’ di male mi bruciava poi cominciò a pompare dopo cinque minuti mi disse adesso ti fecondo mi riempì il mio buco del culo di sperma

     

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