Sverginato/a in barca a 18 anni

Sverginato/a in barca a 18 anni


Molti amici, incuriositi- e molti arrapati- dalle mie (ritrovate da poco) foto polaroid fatte al mare (con calze) quando ero 18enne, mi hanno chiesto di raccontare le vicende ad esse legate.
Premetto che potrei giurare che i miei racconti non sono di fantasia, sono assolutamente veritieri. Posso cambiare alcuni particolari, nomi, situazioni, o riportare qualche dialogo in modo non assolutamente fedele… ma non invento nulla. Chi mi conosce sa quanto poco io sia portata per virtualità , cybersesso, eccitazione non finalizzata a incontri…”carnali”.
Non ho neanche mai avuto una cam con pc, e neanche la vorrò mai.
IL ritrovamento (fra le pagine di un vecchio libro dimenticato che era mio nascondiglio) delle foto di allora hanno funzionato da “trigger point” per rivivere quelle forti emozioni, che adesso vedo solo con positività e intrigo, ma che allora destarono in me sensazioni molto contrastanti, non tutte positive.
Va detto che la mia femminilità è esplosa in modo assoluto e completo in tempi relativamente recenti, ma in passato ha avuto momenti di “letargo”, come un vulcano inattivo ma pronto ad eruttare senza preavviso. Questo anche dovuto a condizionamenti sociali, morali, e alla vita di bel ragazzino e ragazzo in una famiglia tradizionale. A 12 anni, come raccontato, mettevo calze di mia madre, ma era un istinto che. si, rivelava una precisa tendenza, ma senza assolutamente avere coivolgimenti erotici, perlomeno a livello conscio. Si assopì dopo pochi anni ma evidentemente “le calze” erano destinate e tornare nella mia vita in modo anche abbastanza traumatico.
Qui comincio la storia: a 18 anni ero davvero un bel ragazzo: carino di viso, corpo perfetto, 2 gambe slanciate ma piene senza un pelo di natura, culetto perfetto. Sempre sensibilissimo, gentile nei modi, direi anche femmminile per sensibilità ma assolutamente nulla del “frocetto” o di effeminato nei modi.
I miei avevano bella casa a Lavinio vicino Roma dove passavamo (i figli sempre -avevo sorellina piccola-, i genitori a fasi alterne per il lavoro) praticamente tutto luglio e agosto.
Fra i più cari amici dei miei c’erano Roberto e la moglie, lui bell’ uomo di 45 anni direi, sportivo, brizzolato, sempre allegro, grande tennista. Lo chiamavo anche zio, era molto intimo. Gli volevo molto bene, mi portava spesso in barca con lui, a pescare, o nella sua tenuta nell’Agro Pontino a cavallo.
Per farla breve, una volta uscii in barca con lui come accadeva spesso, un semicabinato, e lui poco dopo aver lasciato il porticciolo mi disse che nella cabina c’era una cosa per me. Scesi incuriosito, e sui cuscini c’era la tipica busta rettangolare con scritto OMSA PRESTIGE (ricordo anche il colore: lola). Da sotto dissi ” che ci devo fare, zio?” Lui:” dovresti farmi il piacere di provarle, mi serve per vedere se il colore va bene prima di regalarle a mia moglie”.
Io ero un po’ imbarazzato (IN QUESTO RACCONTO -FACEDOMI VIOLENZA- PARLO AL MASCHILE, VISTO CHE…IN FONDO LO ERO…) ma non avrei mai e poi mai voluto scontentare uno zio che era acquisito ma al quale ero molto legato, e poi lì ha giocato molto il dolce ricordo delle calze di mia madre da bambino, della cameriera che mi incoraggiò (vedi racconto ) ecc.
Così misi le omsa anche con movimenti abbastanza esperti e devo dire che pur non essendo autoreggenti e non avendo neanche reggicalze, erano molto aderenti e rimanevano su bene.(Vedi anche le foto ritrovate e scannerizzate per…voi)
Poi dissi “fatto!”, lui scese (mare calmo, poco al largo e barca stabile!) e mi disse di levarmi costume da bagno (che avevo tenuto) sennò non capiva se andavano bene. Lo feci anche perché Roberto mi vedeva da quando ero piccolo al mare e spesso facevo bagnetto nella tinozza gonfiabile del giardino di casa nudo…
Così mi ritrovai nudo (ora mi viene istintivo “nuda” ma mi devo riportare a quei tempi) solo con calze addosso. Lui cominciò a dare alcuni ordini ” ti siedi e accavalli le gambe?” Poi fingeva di interessarsi al colore dicendo fra sé: ” si, bel colore” . In fondo la cosa mi divertiva abbastanza, mi sentivo al centro della sua attenzione e in fondo nella mia vita ho sempre adorato affascinare ed essere finalmente al centro dell’attenzione. Poi mi fece una richiesta un po’ strana: ” ti stendi, accavalli le gambe e ti accedi una sigaretta”? Io non fumavo in realtà a volte quando veniva da noi con la sigaretta passavo vicino e dicevo “mi fai dare un tiro zio”? Cmq lo feci, lui mi diede sigaretta e accendino e io mi accesi la prima sigaretta in calze. Mi rilassai, gambe accavallate, e sentii lui dire una cosa che non capii (allora):”cazzo, sei tutta femmina…”.
Voi penserete: allora poi è venuto e ti ha scopata…no assolutamente, si è seduto fumando e mi guardava fumare stesa (steso?). Poi finì lì, disse:”hai fatto una gran regalo al tuo zietto, grazie”.
Tornò sopra, partimmo mi levai calze e rimisi costume da bagno.
Quando lo salutai quella volta, gli dissi “ ciao zio” e lui rispose:” ciao cara…”
In genere uscivamo in barca 2-3 max 4 volte a settimana, ma il giorno dopo alle 17 circa passa davanti casa mia (giocavo a pingpong con mio padre) col motorino e mi strilla “giro in barca?”.
Cmq (abbrevio) partiamo e poco dopo “senti ti va di rimettere calze?” Io: ” ma non erano per la zia?” Lui:”si ma stanno meglio a te, dai vai sono di sotto…”. Trovai calze, pacchetto di HB e accendino. Il messaggio era chiaro quindi (senza pensare assolutamente al sesso!) mi stesi, misi calze e accesi sigaretta. Lui scese poco dopo questa volta si sedette vicino a letto e cominciò ad accarezzare le gambe dicendo ” ti stanno da dio, ti piace portarle?” E io:”……si…….” Lui” le metteresti tutte le volte? Faresti molto felice lo zione tuo!” Io:…si…”
E poi:” hai finito sigaretta, fumane un’altra per favore”. Fu piuttosto deciso, accesi sigaretta e reclinai testa indietro, mi sentivo in fondo adorato dal mio “zio”. Cominciò ad accarezzarmi le gambe e in modo dolce e suadente ma deciso mi disse cose che avrebbero cambiato la mia vita: “È già dall’estate scorsa che ogni volta che ti vedevo, anche in famiglia, ti immaginavo così con un paio di calze…come ti muovi, come curi gambe e piedi, come accavalli le gambe…insomma…sei femmina , lo sai? E lo sai che ti guardano più gli uomini che le ragazze?: E io: “ ma zio che dici, a me piacciono le ragazze…”
Lui: “ma lo so benissimo che non sei omosessuale figurati, ma dovrai accettare il fatto che sei intimamente femmina e senza saperlo muovi il tuo splendido corpo in un modo che seduce i maschi, non le donne. Quando ti vedevo in spiaggia da lontano, o camminare sul molo, sempre mi dicevo ‘mmmm ecco la mia nipotina’…” Io ero molto “stranita”… Lui continuò: “ e poi dimmi con sincerità: come ti senti adesso” Io:” che intendi dire zio?” Lui: “ ti senti bello o bella?” Io con qualche esitazione: “…bella. zio…” Lui: ” allora dillo: sono bella”. Io: ” sono bella”
Lui: ” sei la mia nipotina, dimmelo tesoro” “sono la tua nipotina, zio”.
Quando lasciai la barca mi disse di nuovo” ciao cara” e da allora cominciò regolarmente dirmi cose – quando eravamo soli, mai in pubblico- tipo ” ti sei divertita alla festa ieri sera?” o “sei stanca?” o ” cara mi sciogli la cima della barca?” o quando ci vedevamo (soli) :” ecco la mia nipotina”…era una sorta di femminilizzazione verbale e psicologica…e io mi accorsi che dopo pochi giorni, mi veniva naturale dirgli cose cose tipo: “ieri sono uscita con i miei” o “oggi sono un po’ stanca”. Nei 2 giorni successivi, e la cosa cominciò ad automatizzarsi, mi faceva segno sornione con la mano come a dire “vai giù” e io giù., mettevo calze e accendevo sigaretta e gli dicevo con allegria: “pronta”!
In fondo mi divertiva, sempre stato narcisista e mi sentivo apprezzato/a e idolatrato/a.

La volta dopo… io vedevo che leccando calze si toccava spesso in mezzo agli shorts, quella volta era più energico e si alzò all’improvviso come in preda a raptus, si abbassò shorts, si diede ancora 4-5 colpi energici e senza che io potessi riavermi dalla sorpresa mi prese testa, lo mise in bocca e scaricò tutta la sua sborra dentro. Ero come paralizzato, stavo lì immobile poi con tutta la bocca piena di seme. Lui capì che ero choccato, mi accarezzò di nuovo gambe dicendo con modi molto carini:” è buona e ti fa benissimo sai. Mandala giù”. Io…deglutii, non mi parve né buona né cattiva. Lui felice: ” sei una nipote splendida, neanche i tuoi sanno e sapranno quanto sei brava”.
Quell’ “i tuoi sanno e sapranno” mi suonò strano e mi venne una gran paura che glielo dicesse.
Paura idiota e inutile, ma avevo 17 anni, non ero smaliziato. Figuriamoci sarebbbe stato il primo a “sputtanarsi” se la cosa si fosse saputa e aveva famiglia…ma da ragazzi si ragiona in modo diverso.
Lì a quel punto feci la cosa sbagliata (come ragazzo di buona famiglia) o giusta ( se vista con occhi…attuali di Angelica): quando 2 giorni chiamò mia madre per chiederle se mi diceva di raggiungerlo al molo per andare a pescare, ebbi l’occasione di trovare scusa e dire no ma…. dissi di si, presi bicicletta e andai.
Per lui evitentemente, era la “resa” che aspettava.
Per me una cosa era chiara: appena partiti dovevo mettere calze in cabina, neanche aspettavo più un suo cenno, scesi e con piacere trovai un paio di calze nuove, le prime cominciavano ad essere molto usate…metterle era sempre un piacere fisico ed epidermico, ma ero un po’ inquieto (continuo – a fatica- a usare il maschile) per cosa avrebbe fatto lo zio Roberto. Per lui la “resa”che ho menzionato poco fa dev’essser stata decisiva per rompere gli indugi; pur non diventando mai sgarbato, fu molto deciso, mi disse “siediti sul letto”, si levò gli shorts, salì lui stesso sul letto con i piedi, mi prese testa fra le mani e cominciò a fare su e giù in bocca dicendo cose che erano un misto di affettuoso e porco :” che bocca che hai tesoro” “sai che zio ti adora” ecc… poi poco dopo ” adesso vengo , prometti che la bevi tutta? Sai che mi fai felice” . Feci segno di si con la testa senza convizione ma la mia posizione poteva portare solo all’obbedienza e all’accondiscendenza. Comunque sborrò così in fondo (credo che avesse buoni 20 cm lo zio) che quello che viene chiamato “ingoio” non fu necessario, andò tutta giù direttamente. Mi disse: “sei meravigliosa”….
Per i giorni a seguire e tutto il mese di luglio, il copione fu questo: calze e sborrata in bocca, calze e sborrata in bocca. Non chiedetemi se mi piacesse: la situazione si, le calze molto, la sborra (allora) per nulla, e mi vergognavo quando ci incotravamo in situazioni sociali o quando veniva a giocare a Bridge con i miei, temevo suoi possibili ammiccamenti o allusioni, ma lui fu impeccabile, affettuoso e molto disinvolto sempre.
Sta di fatto che cominciò a piacermi ogni volta di più la sensazione del cazzo che pulsa inquieto in bocca e arrivano gli schizzi violenti in gola…mi resi conto che non aspettavo altro che lo zio mi venisse in bocca…
Tutto questo avvenne sempre (erano ormai passati circa 15 giorni dalla prima volta che misi calze) nella sua barca, non avevo pensato ad altri scenari…una volta verso le 19 di sera lo vedo in auto mentre uscivo dal supermercato con le buste della spesa ben cariche, lui mi dice “vieni cara ti accompagno a casa”. Salgo subito in auto, lui però esce un po’ dal paese e imbocca una stradina isolata vicino un cantiere chiuso. Poi mi dice: ” c’è una cosa nel cruscotto per la mia nipotina…” Apro, un paio di smaglianti OMSA nuove.
Strano penso oggi: lui volle sempre calze color carne mai nere, e non chiese mai reggicalze (che oggi è il mio abbigliamento base). Amava mio corpo nudo con calze e basta. Io ormai avevo una specie di suggestione postipnotica, mi spogliai senza tenere nulla di nulla, neanche infradito e infilai calze. Al momento quello era l’unico gesto che mi piaceva davvero, su questo pochi dubbi. Mi disse di accavallare le gambe e fumare una sigaretta. Io pensavo:”e se incontriamo qualcuno?”
Inaspettatamente mi disse: “non c’è proprio un’anima, ti va di fare un giretto? Dai scendi!” E così scesi dalla macchina nudo/a e sole calze addosso, e lui stranamente (non mi dispiacque affatto) mi prese la mano come per passeggiare insieme. E io nudo/a, piedi nudi con calze a passeggiare in campagna mentre 15 giorni prima giocavamo a ping pong in famiglia e giocavamo a Otello…). Quello fu un momento tenero devo dire, che durò poco,,, aveva sottobraccio una stuoia tipica da spiaggia, la buttò per terra in un angolo nascosto dietro un capannone e disse “inginocchiati dai” ho portato quella per non rovinare calze.”
Io lo feci lui abbassò short e disse massaggiandomi capelli:” Oggi però fai tutto tu tesoro ok?”. Lo mise in bocca, e feci il mio primo vero pompino della vita, fermandolo per i fianchi e facendo su e giù con la testa. Lui:” mandalo più in fondo, so che lo sai fare quando lo spingo io”, poi cominciò: ” più veloce, più veloce, più veloceee!” Poi ” eccomi!” (come ricordo quell’eccomi” e con che voce lo disse). E di nuovo il cazzo dello zio pulsò nella mia bocca e cominciarono gli spruzzi in gola. Lui quasi implorando.” ingoiaingoiaingoia amore ti prego!”. E io mandai giù l’ennesima sborrata che però avendola provocata io e non subìta, mi diede quasi un senso di orgoglio. In macchina sempre senza dire molto, levai calze, rimisi miei shorts e lui mi riportò a casa salutando mia madre come nulla fosse. E avevo il suo sperma dentro…
Ma in agosto poi…..vi racconterò. Però una precisazione: non odiate il nostro amico Roberto, a volte fu deciso e dominante, ma fu sempre gentile con me, mai una violenza vera, e anche quello che successe poi lo fece con molta delicatezza, non mi avrebbbe mai fatto male o arrecato danno. Ho avuto ogni occasione per dirgli no e non lo feci…traviata forse si, violentata no.

Primi di agosto allora, ormai era da inizio luglio che dopo la prima gita in barca mettevo calze per mio zio (ricordo, non zio parente ma amico di famiglia che chiamavo appunto zio fin da piccolo). Ed era da almeno 15 giormi che mi veniva in bocca se non quotidianamente, almeno 4-5 volte a settimana e già avevo perso il conto delle sborrate che gli avevo ingoiato. Adoravo il rito, adoravo il momento che capivo che dovevo mettere calze, e che lui non avrebbbe avuto occhi e pensieri che per me; non posso dire che mi piacesse succhiarlo a farmi venire in bocca, ma per lui era così bello evidentemente farlo e io lo amavo così devotamente che godevo a sapere che lui scaricava la sua estasi solo in me. Avrei fatto tutto pur di non vedere una faccia delusa da parte sua.
Ero sempre io e non posso dire che ero cambiato (uso sempre maschile per questo racconto) né che mi sentissi più donna; vero è che sentii esigenza di eliminare anche i pochi peli che avevo sul pube e sul sederino per essere ancora più liscio per lui, e una volta che dovetti andare a Roma per ritirare dei documenti per mio padre andai prima in una merceria e comprai 2 paia di Omsa Prestige colore Lola, le prime che mi fece indossare, e un pacchetto di HB, le sigarette che fumava zio Roberto e che mi faceva fumare. Non gli dissi che mi ero comprato delle calze, avevo sensazione che volesse il monopolio e le mettessi solo per lui. Così la notte mettevo calze per dormire, e spesso verso l’1 di notte (nottambulo fin da allora), uscivo in giardino mentre tutti dormivano e mi sdraiavo sull’amaca con le calze indossate, nuda/o, e lì fumavo ammirandomi e sognando gli occhi spiritati e trasformati dello zio quando le mettevo.
Questo è un rimprovero che sento di fargli: essendo un feticista perso mi fece diventare una fumatrice (qui uso il femmminile). Sopratutto perché, insieme alle calze, mi trasmise la strana idea che la sigaretta fosse parte integrante della seduzione, cosa vera per lui ma non per tutti. Quado mettevo le calze per lui , mi faceva fumare continuamente, tranne quando….occupava la bocca con altro.

Se comunque misi calze prima volta in barca, se presi sua sborra in bocca prima volta in barca, anche il seguito avvenne prima volta in barca, era destino.
Ormai scendevo sottocoperta appena arrivata, prima che lui uscisse dal porto,indossavo le calze, mi spogliavo e mi sdraiavo a fumare pensando alle occhiate che mi avrebbe dato quando sarebbe sceso, e che avrebbbe goduto nella mia bocca.
Scese e mi disse: ” ma non hai più neanche un pelo, sei stupenda”. E io , finta di niente, sussulto emotivo perché mi parlò al femmminile. Poi mi disse:” mettiti a pancia sotto, fammmi vedere il tuo culetto divino”. Lo feci subito, lui si sedette vicino a me e tirò fuori un tubetto dalla tasca laterale della cabina, dveva averlo preparato prima…Cominciò a massaggiarmi le natiche e mi disse veramente in modo convincente:”oggi ti faccio fare la cosa più bella del mondo, sarai felice e mi farai felice. Devo un po’ prepararti, tu fumati tranquilla la tua sigaretta”. E cominciò a mettermi una crema nel buchetto, ricordo che si chiamava Dilatan. Ne mise molta, con esperienza, prima fuori poi entrando con un dito dapprima penetrando poco, poi mi lubrificò bene fino in fondo.
Disse allora:”adesso sii paziente e dimmi se ti fa male, ma poi ti prometto che sarà un paradiso”. E lasciandomi a pancia sotto mi venne sopra e sentii una specie di bastone che spingeva sul mio buchino.
Nulla da fare, non entrava. Poi diede un piccolo colpetto, mi senti aprire e la cappella entrò dentro. Fu troppo improvviso: un male boia! Io:” zio zio mi fa malissimo esci esci!!!” Lui uscì subito, mi disse che era normale e di stare tranquilla (disse tranquillA!), poi: ” riproviamo, va bene?” E io:”…va bene…” e tenendolo con la mano per guidarlo infilò di nuovo la sola cappella del cazzo dentro. “Ancora male?” ” Un po’ meno ma male zio…” Tienilo dentro qualche minuto e rilassati, poi smetto. Rimanemmo lì quasi fermi, con la sola sua cappella dentro il mio culetto violato per la prima volta. Poi quasi all’improvviso uscì e disse:” beh per oggi basta”. Poi capii…perché gli dissi:” non vieni in bocca oggi?” Lui:” sono venuto eccome tesoro…”. Allora realizzai che anche con la sola cappella dentro, si era svuotato nel mio culo.
Qui una parentesi importante la apro: effettivamente lo zio fu l’unico maschio in tutta la mia vita, senza eccezioni, che entrò a pelle e mi sborrò nel culo, non è mai più successo. Tengo anche a dire che anni dopo (quando tutti parlavano di aids) per mia tranquillità feci 2-3 test a distanza di 6 mesi….sano/a come un pesce!
E sono fiera, adesso che lo zio non c’è più (è morto di ictus nel 2007) di poter dire: zio, sei stato il solo e l’unico!
Comunque…lo zio era carico e voleva battere il ferro finché era caldo, quindi uscimmo in barca già il pomeriggio dopo. Sul divanetto della cabina trovai: calze, sigarette e crema Dilatan, come a dire:” ci riproviamo non ti illudere”.
Pensai bene di fumare la sigaretta già a pancia sotto, tanto immaginavo, lui arrivò e senza dire nulla ( era molto loquace nella vita quotidiana ma parlava poco nell’eccitazione), mi venne vicino e lubrificò…più a fondo e anche con 2 dita, poi…. sopra a spingere.
La cappella entrò quasi subito, ma mi fece male di nuovo, lui rimase fermo e sentii sfintere rilassarsi, e il dolore quasi finì. Lui “ancora male?” Io: “…no…”. Lui senza ancora dire nulla, molto dolcemente e lentamente scaricò il suo peso su quel punto ed affondò…dentro, dentro e si fermò quando le sue palle toccavano il mio sedere. Quando arrivò in fondo sospirò un:” aahhhhh…stupenda creatura…” (Queste parole non le posso dimenticare, dolce esssere chiamato “stupenda creatura”…)
Io:” mi fa male di nuovo zio…” Lui:” rilassati e resisti un minuto, ora passa”. Non fece su e giù stette fermo con tutto il cazzo in fondo a me. Quello che mi dissse mi fece passare il dolore:” quanto mi fai felice, neanche puoi immaginarlo”, mi disse. E mi trovai improvvisamente a mio agio con culetto pieno fino all’ultimo centimetro disponibile. Restammmo così, quasi immobili, con il dondolare delle onde e il rumore dell’acqua sotto la barca. Sudatissimi, le calze appiccicate alle mie gambe. Io azzardai qualche movimento con il culetto e lui:”ma se ti muovi così mi fai…ahhhhhhh eccomi!” E venne dentro, in fondo. Uscì facendomi anche male perché lo fece troppo velocemente e disse: sono sudatissmo, faccio un bel tuffo, salì e si tuffò in mare. Io mi accessi ennesima sigaretta e mi rilassai stesa. Quand mi alzai, trovai un bel laghetto di sperma che era colato da dentro di me sul divanetto… e per la prima volta, rischiando che qualche barca passasse, uscii sovraccoperta nuda/o, in calze e mi tuffai con lui facendo il bagno con tutte le calze.
Una sua caratteristica che mai riparlava del sesso, o di noi, o di cose erotiche quando la cosa era finita, mai chiesto:” piaciuto”? Mi parlava sempre come amico di famiglia chiedendomi tante cose, ma scatttava quel momento quando voleva lui: mettevo calze e si taceva ed ero sua. Due mondi separati.
Quelle due volte, sembra strano, furono le uniche nelle quali mi scopò da dietro, mai più scopata da dietro o alla cosiddetta “pecorina”. Da allora mi venne sempre dentro da davanti, credo amasse avere mia gambe e calze vicine al suo viso.
E, cosa strana , la mia bocca sembrò non interessarlo più (evidentemente…ubi maior, minor cessat…): da quel giorno scopammo praticamente ogni giorno con poche eccezioni, in barca molto, in macchina, a piedi in campagna, nel deposito del fieno della sua azienda nell’Agro Pontino (c’è una foto mia fatta lì nella galleria). Il rito si era arrichito, indossavo calze e mi lubrificavo senza dire nulla. Lui fu ancora delicato le volte a seguire, mi penetrò da avanti, ma senza affondare subito, con molta dolcezza, ma ogni volta sbatteva più forte quando io a domanda:”male amore?”. Rispondevo: “no…”.
Mi ha sverginata/o ma assolutamente non violentata/o, è stato meraviglioso e mi considero molto fortunata che sia stato lui a farlo.
Ero sempre nuda/o quando mi scopava (eccezion fatta per le calze), ma lui non aveva -per fortuna- alcun interesse per il mio non grande membro, ma neanche lo disturbava. Scopandomi sempre da davanti, però, le nostre pance si toccavano e spesso il mio cazzo era stimolato, così diverse volte sborrai anche io. Ricordo perfettamente la prima volta che successe, vidi lui dopo che mi era venuto dentro che si puliva pancia con fazzoletto perché c’era la mia sborra, e io con un po’ di imbarazzo gli dissi come cosa naturale:” scusa, sono venuta…” VenutA dissi! E mi sorpresi di me e di aver parlato al femmminile senza neanche pensarci su.

E’ stato l’uomo più virile che io abbia mai conosciuto, non cercava preliminari prima, baci o bocca, quando mettevo calze ed ero pronta mi veniva sopra, ed era durissimo. Alle prime scopate ero molto muta per la tensione, quando davvero non sentii più alcun fastidio cominciai a mugolare ad ogni colpo e man mano che mi andavo sensibilizzando e rilassando, arrivai a strillare. Alla fine del mese, abbandonai il Dilatan, mi bastava un po’ di saliva, lui montava sopra e alla fine scopava subito selvaggiamente, senza fermarsi fino alla sborrata in culo.
Una volta verso la fine (triste) delle vacanze mi guardai allo specchio posteriormente e allargando culetto (“etto” non più…) con le mani, mi prese un colpo a vedere come lo avevo aperto. Ero sempre un ragazzo carinissimo e fine, andavo alle feste ed ero considerato un ragazzo speciale e intellettuale, ma pensavo sempre “se sapessero che culo che ho…”.
Fra quelle numerose scopate in tutti i posti possibili (credo di aver ricevuto non meno di 15-20 sborrate nel culo solo ad agosto), mi ricordo 2 episodi: una volta a casa sua, chiamò mia madre per dirle se potevo andare da lui per montare un dondolo che era rotto, invece mi portò in camera da letto (moglie e figli a Roma), e mi disse:”guarda che ho per te?” E io come una ragazzina:” che bello , un reggicalze!” E cominciai a spogliarmi (ci voleva poco al mare). Messe calze e reggicalze , mi fece mettere deliziosi sandalini dorati e un mini vestito della figlia, mi stavano perfetti! Mi fece la foto in b/n che è nella galleria, pessima foto stampata frettolosamente da lui….e mi scopò per terra, lui proprio il letto non lo vedeva, in realtà…mai stata a letto con lui!
Altra volta era 16 agosto e c’era grande festa in un elegante stabilimento balneare…c’erano tutti, i miei, la sua famiglia e tutti gli amici. A un certo punto lo vidi allontanarsi e poi venne da me come per fare un brindisi e disse: “vai al bagno, poi ultima cabina in fondo”. Andai, entrai e trovai le Omsa sulla cassetta del wc con tubetto di Dilatan, mi spogliai e le indossai, passai crema dietro, arrivò pochi secondi dopo e velocemente mi prese per le anche, da dietro, mi fece abbassare la testa e -cosa strana come detto- mi inculò da dietro con una foga che lo portò a sborrare dentro dopo pochi secondi. Venuto, andò via dicendo “tieni pure le calze addosso in sala”. Fui ben felice di obbedire, tanto era talmente sudata/o che le calze erano incollate alle cosce e stavano su benissimo da sole (sotto pantaloni). E tornammo alla vita sociale con le famiglie come nulla fosse. Mia madre:” ma che hai, sei tutto rosso…” Io:” nulla mamma, solo troppo caldo…” E avevo calze e sborra dello zio nel culo….
Fu la più bella estate della mia vita, anche se allora non volevo ammetterlo.

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