Profondamente nel culo – 2

Profondamente nel culo – 2

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Mi fa ancora male la pancia.
Sono da Francesco, fa il ginecologo e si occupa di mia madre e mia sorella.
Funge da medico di famiglia, quindi cura anche di me, anche perché mi incula, forse è stufo della figa. Gli telefono e ci vediamo nel suo studio quando ha finito le visite, mi fa degli approfonditi “controlli”.
Tra l’altro è caro, di lusso, prende duecentocinquanta euro ogni volta, ma noi non ci fa pagare, non potremmo permettercelo, lo conosciamo perché va a caccia con mio padre.
Si fanno le cene di cacciagione insieme, con le sue figlie che hanno la mia età e la sua elegante signora.
La prima volta ero stato nel suo studio con mia madre che necessitava di una visita ed approfittò per spiegargli che nonostante la giovane età mi bruciava dentro: “Forse può essere una prostatite” aveva suggerito lei.
“Così giovane?” aveva risposto lui, dubbioso, però con uno strano sorrisetto sulle labbra.
C’era stata la vendemmia ed avevo mangiato l’uva con i prodotti chimici sopra, almeno lei era convinta così. In realtà mi avevano sbattuto come una cagna in tre o quattro, lì in campagna con il loro cazzi non proprio puliti, sborrandomi in culo e in bocca, uno mi aveva anche pisciato dentro, poi avevo lavati con la lingua. Non c’era stato modo di lavarsi ed avevo tenuto tutto nell’intestino perché mio padre si stava avvicinando e mi ero dovuto sistemare in fretta, infiammazione totale.
Il dottor Francesco gli disse di mandarmi da lui il giorno dopo, al termine delle visite, anche da solo, non c’era problema.
Per farla breve, mi visitò, infilandomi un dito nel culo. Confermò la prostatite, disse che ce l’avevo proprio rotto e mi domandò, testualmente, quante volte e con cosa fossi stato sodomizzato, vista la facilità di penetrazione. Gli raccontai tutto, di quel giorno nei campi ma anche di tutto il resto, mi disse che lui si era accorto, solamente guardandomi, che ero una checca puttana, una femmina sbagliata.
Gli spiegai anche che era da un po’ che quando mi scappava da cagare dovevo correre perché non riuscivo a tenerla molto, il culo non reggeva e sporcavo le mutande.
Tanto per cominciare si fece tirare una pompa per capire cosa ero capace di fare
Poi mi ordinò dei medicinali, le analisi del sangue e mi disse di fare esercizio con i muscoli anali che erano sbrindellati, il classico “stringi e molla”, per superare l’inizio di incontinenza fecale di cui soffrivo a causa della spanatura anale.
Quando gli portai i risultati delle analisi, vide che andavano bene, non avevo nulla, allora mi scopò.
Lo fa ogni volta che ci vediamo. Gli piace il mio culo, proprio perché è così usato ed abusato, da troia. Sapermi puttana sottomessa, sfondata, cagna.
Questa volta l’ho chiamato io, proprio perché non sto bene, Giulio, il camionista che mi ha dato un passaggio mentre tornavo a casa da scuola, mi ha scavato dentro, aprendomi in due.
Il suo cazzone è leggenda, lo chiamano il “tronco”, forse perché lui trasporta legna.
Ci siamo fermati, nascosti nelle alla spianata dietro al curvone, quello degli incontri clandestini. In campagna. Lo avevamo già fatto in precedenza, una volta, però gli avevo solamente tirato un pompino, già l’altra volta ero rimasto impressionato, perché ha un cazzo gigantesco, non riuscivo a metterlo in bocca nemmeno per metà, nonostante lo spingessi giù in gola, questa cosa, peraltro, la so fare molto bene.
“Oh, Rosy, bellino, mi dai il culo, dai… sono passato apposta a quest’ora… dicono che è una favola scoparti”.
“Giulio, con il tuo affare mi rompi tutto, è come il mio braccio. Ti succhio per benino, ti lecco il culo…” piagnucolo.
Ho raccontato dei grossi cazzi che ho preso e che mi prendo, anche in gruppo, ma questo li supera tutti, raccontano che la moglie si è dovuta fare operare per riaggiustare la figa e il culo, che aveva prolassato. Adesso usa anche degli anelli per accorciarlo e fermare la corsa, dice che lei non ne ha più voglia, per questo va spesso con le puttane ma alcune di loro non gliela vogliono dare.
Oggi non li ha, gli anelli.
“Dai Rosy, faccio piano, te lo do solo un po’… un pezzetto… sono bravo… prima me lo succhi, così faccio presto”.
Gli brillano gli occhi per l’eccitazione ed io, che non so dire di no, ho ceduto.
“Va bene Giulio, ma solo un po’”.
Si, vabbé…
Nel grande camion c’è la brandina per dormire, veramente la usa solo per scopare, ci spostiamo lì, mi denudo dalla vita in giù, mi chiede di togliermi tutto, obbedisco.
Mi lecca i capezzoli poi mi spinge giù, sulla schiena, sputa nel culo, poi sul suo cazzo.
Lo punta sul buco, sono spaventato, perché non c’è stata nessuna preparazione, ne l’ho portato avanti con la bocca, perché finisca prima, poi so per esperienza che il questa posizione si va ancora più dentro.
Fa più male farsi scopare il culo messe così.
“Vacci piano, eh… Giulio, hai detto solamente un po’ dentro… piaaaa… pianoooo…!”.
In realtà non si ferma affatto ed anche se scivola dentro tutto senza grosse difficoltà e lì dentro c’è già stato di tutto, mi sento aprire e poi, dove arriva la cappellona fa molto male, ogni volta laggiù in fondo.
Gli piace questo, la mia faccia con la smorfia di dolore ad ogni spinta.
Ho le gambe su, sono piegato completamente, le ginocchia sulla faccia, le lacrime che si mescolano al muco che mi esce dal naso.
Giulio fa le cose con metodo, con calma, si vede che vuol durare, gustarsi la scopata.
Mi arriva in gola, il dolore nelle viscere è ritmico, si acuisce ad ogni martellata.
“Giulio… ah… avevi detto… ah… dentro… ah… fa male… ah!”.
“Dai Rosy che ti piace… dopo questa ripassata potrai fare tutto con il culo…”.
Io già ci faccio tutto con il culo.
Quando finisce sborra laggiù in fondo, si rialza soddisfatto, io tiro giù le gambe anchilosate.
Mi accompagna alla fermata dell’autobus, faccio fatica a scendere dal camion.
Dice che ripasserà di lì fra una settimana di farmi trovare pronto.
Il dolore non passa.
Quando arrivo dal dottor Francesco, sta uscendo una racchia sulla settantina, bruttissima. Capisco perché gli piace il culo. È rimasto solo nello studio, mi chiede subito cosa ho combinato stavolta, cosa mi hanno messo dentro.
“Mi ha inculato Giulio, sai, il camionista, mi fa male dentro, non passa”.
“Giulio… mi porta la legna per il camino, non è normale, ha il cazzo di trenta centimetri o giù di lì. Sua moglie viene da me, l’ha sfondata. Certo che non ti fai mancare niente!” sbotta il medico.
“Non ho potuto fare a meno, mi ha dato un passaggio… sai che non so dire di no” gli strizzo l’occhio.
Sono sulla poltrona ginecologica, con le gambe aperte, il buco del culo è suo.
Mi palpa la pancia poi fa un’ecografia interna. Me la fa sempre interna, come se fossi una figa, infila dentro quel coso ricoperto di gel.
Indica lo schermo:“Uhm… nulla di rilevante. Vedi, qui c’è un anello, poi una curva, te l’ha raddrizzata, il tuo retto è circa dodici, tredici centimetri, lui è arrivato oltre il sigma. Succede sempre quando ti inculano e il cazzo è più lungo di quella misura, è normale, però lui è andato ancora più dentro in un punto dove con la punta del cazzo ti colpisce la parete dell’intestino, facendoti male, ti ha irritato e c’è un piccolo gonfiore, si vede la protuberanza, passerà, aspetta un po’ prima di rifarlo con lui. In che posizione eravate?”.
Io capisco poco, solamente che Giulio mi ha aperto in due e che praticamente ero allo spiedo.
“Sulla schiena, le gambe su, come piace anche a te”.
“Lo immaginavo, così si va ancora più dentro e si sente di più. E’ meglio che per un po’ lo fai alla pecorina, Giulio ti avrebbe fatto meno male perché il canale si dispone diversamente. Tanto lo so che ti farai sbattere comunque”.
“Ehm… domani ho appuntamento nella vecchia scuola abbandonata…”
Mi accorgo che giocare col mio culo lo sta eccitando.
“lo sai che devi pagare la visita…”.
“Tra mezzora c’è la corriera”.
“TI accompagno io” risponde.
Cala i pantaloni bianchi del completo da medico, si allunga e me lo fa succhiare, mentre muove l’affare dell’ecografia avanti e indietro..
“Mhh… Rosy, che bocca… sei proprio una puttana…”.
Si fa spompinare per qualche istante, tira fuori l’aggeggio accosta il cazzo al buco gocciolante.
“Piano, eh, dottore” dico io, preoccupato.
“Si, non ti preoccupare, ci penso io”.
Sono lubrificato dal gel ed entra facile, si muove piano piano, fino ad un certo punto, non mi fa male lui, anche se laggiù in fondo il dolore persiste.
“Ah… io ora faccio così Rosy… ma con gli altri girati, meglio da dietro…”.
“Ah… si, ma tanto di quelli della scuola nessuno lo ha così lungo…”
Gli piace scoparmi così, sulla poltrona, con le gambe aperte.
Si muove lentamente, lo infila fino a metà, poi torna indietro, lui non ce l’ha certo lungo come Giulio, anche se è un bel venti.
Come sempre mi dice le zozzerie, che sono una troia, una checchina sfondata, un buco marcio, mentre me lo tiene in mano, risponde che ha ragione, è il nostro gioco.
Penso ai miei genitori, se ci vedessero così, il loro figlioletto adorato con le gambe oscenamente aperte, sulla poltrona del loro amico ginecologo luminare della medicina che se lo incula trattandolo come una puttana di strada.
È buffo come tutti sanno tutto di te, tranne quelli che ti sono più vicini, in questo caso completamente inconsapevoli di aver in casa una famosa piccola zoccola, nota in tutto il paese e zone limitrofe.
Il dottore ha aumentato il ritmo, ora è tutto dentro pure lui.
Mi masturba e veniamo insieme, uggiolando.
Ci ricomponiamo e mi ordina un blando antidolorifico ed una lavanda anale che mi farò di nascosto, magari aiutato da mia sorella o mia cugina. Loro si, sanno tutto di me.
Mentre mi porta a casa mi dice che è ancora eccitato, si è trattenuto dal farne un’altra perché questa sera scoperà la sua bella signora ripensando al mio culo spanato.
Lei il culo non glielo da, troppo sofisticata.
Dice che mentre lo farà fantasticherà su un rapporto a tre, lui lei ed io, tutti aggrovigliati.
Purtroppo è una cosa impossibile, dice a se stesso.
Mi confida anche che è da molto tempo che per fotterla deve pensare ai culetti dei ragazzi, quelli come il mio, chiude gli occhi e pompa.
Un mestieraccio, il ginecologo.

 

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