L’iniziazione adolescenziale di Paolo

L’iniziazione adolescenziale di Paolo

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GAY 01 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Avevo quindici anni, giocavo a pallone in una squadra di quartiere della mia città: ero un ragazzino mingherlino, di media statura, biondo e di pelle chiara, dagli occhi azzurri e dai lineamenti delicati (avevo sentito qualcuno dire “femminili”), con lunghi capelli raccolti in una coda, avevo buona tecnica e velocità e giocavo come ala. Francesco, il nostro allenatore – un omone quarantenne, scuro come un arabo – mi aveva preso a benvolere e manifestava un’attenzione speciale per me, attenzione che attestava grande fiducia nelle mie doti sportive potenziali che lui voleva – mi diceva di continuo – tirare fuori.
Si fermava spesso con me, al termine dell’allenamento collettivo, per farmi perfezionare lo stop e il lancio del pallone, oppure per farmi fare ginnastica per sviluppare i muscoli specialmente dei polpacci e delle cosce, mediante specifici movimenti che lui mi insegnava: spesso e volentieri erano le sue manone a guidarmi, cingendomi la vita e i fianchi, o alzandomi e aprendomi o flessendomi le gambe, che già avevo piene e muscolose. Un giorno mi preavvertì che, al termine dell’allenamento che avremmo tenuto qualche giorno dopo, mi avrebbe fatto una seduta riservata di massaggi nello spogliatoio, come talora avevo visto fare ad alcuni miei compagni, specialmente al portiere.
Tutto contento, il giorno indicato, alla fine del lavoro di gruppo, mentre i compagni se ne stavano andando, lo seguii nello spogliatoio e nella stanza a ciò attrezzata che aveva un capiente letto da ospedale al centro con a fianco un divano. Mi fece spogliare completamente con l’eccezione delle mutandine e, disteso di schiena, cominciò a massaggiarmi le gambe dopo essersi cosparso le manone con una crema. Mi lavorò a lungo dai polpacci alle cosce: il massaggio mi piaceva, era rilassante. Dopo qualche minuto mi fece girare di pancia e riprese a massaggiarmi dai polpacci alle cosce per fermarsi particolarmente sulle natiche, che avevo forse troppo rotonde, anche spostandomi verso l’alto le mutandine. Mentre me le apriva e chiudeva con movimento circolare, mi chiese se avevo già la ragazzina. Risposi negativamente e lui riprese: “Non hai neppure il ragazzino? Vedo che stai molto insieme con Pietro, a cui piacciono assai i biondini come te”. Pietro è un ragazzino eritreo adottato in Italia da piccolo e in effetti mi trovo bene con lui e ci frequentiamo molto, anche perché siamo compagni di classe al liceo. Non riuscii a rispondergli, ma lui – che intanto aveva bloccato le sue mani sopra le mie natiche, facendomi provare veri e propri brividi – continuò; “anche a me piacciono i ragazzini biondi e fra tutti mi piaci tu. Vuoi diventare la mia fidanzatina? Ti prometto, come allenatore, che mi dedicherò soprattutto a te e ti farò diventare un campioncino, gratificandoti anche di biglietti per le partite e – se ne avrai – bisogno anche di danaro, come un figlio. Voglio amarti e sono pronto a pagare qualsiasi prezzo. Forse sai che cosa fa un uomo adulto con un ragazzino, pensa al modello storico-mitologico di Achille e Patroclo, in primo luogo ci fa sesso come se fosse una ragazza e poi lo educa a diventare adulto. Ma da noi rischia anni di galera, e quindi il ragazzino deve essere molto convinto a svolgere, in tutta segretezza, il ruolo di fidanzatina, deve farlo con piena contentezza, pensando ai vantaggi che ne ricava. Oltre alla guida e ai regali dell’uomo adulto, ne ricava – è bene che tu lo sappia – anche piacere sessuale”.
Mentre ripensavo, con preoccupazione, alle sue impreviste parole, mi si spostò davanti, a pochi centimetri dal mio viso, mentre rimanevo sdraiato di pancia, e riprese. “Se farai quello che ti chiedo, ti farò godere con queste mani, con questa bocca e con questo cazzo. Vuoi vederlo?”. Rimasi incerto e silenzioso, ma lui si calò ugualmente i pantaloncini e le mutande sulle ginocchia, esibendo un grosso e lungo pisello gonfio, che oscillava verso la mia bocca. Rimasi a guardarlo in silenzio, quasi ipnotizzato: lui mi prese una mano e me la posò sul membro, muovendomela per accarezzarlo: lo sentii alzarsi e ingrossarsi ulteriormente. Poi mi tolse la mano e la sostituì con la sua, con cui cominciò a segarlo lentamente.
Disse: “Ti spiego cosa potrò farti, così avrai tutti gli elementi per decidere sì o no alla mia proposta. Segherai anche tu il mio pisello con una o due mani, lo leccherai dalle palle alla cappella, lo prenderai in bocca e mi spompinerai, fino a bere lo sperma che lì ti lascerò quando avrò l’orgasmo. Ti insegnerò a baciare in bocca con la lingua, come si bacia una ragazza, e ti insegnerò a baciare il corpo di un uomo, specialmente i suoi punti sensibili (capezzoli, collo e orecchi). Poi ti preparerò il culetto con la mia lingua, la mia mano bene incremata e infine ci entrerò con questo mio pisello, sempre bene incremato, e ti inculerò. Sentirai un po’ di male la prima volta, ma starò attento e farò piano per abituare i tuoi muscoli anali alle dimensioni del mio attrezzo. Quando il tuo culetto sarà abituato, comincerai a provare piacere: sai che molti uomini (i gay) preferiscono il rapporto anale anziché scopare con le donne. E comunque, dopo l’esperienza con me, tu potrai sempre scegliere le donne, non necessariamente continuare ad andare con gli uomini. Insomma non diventerai finocchio perché avrai dato il culo a me. Anch’io, quando avevo solo undici anni, quindi ero un bambino inconsapevole, non un ragazzino consapevole come te, sono diventato per forza la fidanzatina del mio parroco, che servivo come chierichetto e che ci faceva anche da allenatore nel campetto parrocchiale. Mi stuprò senza prepararmi, facendomi un male bestiale e mi usò come cosa passiva per ben quattro anni, senza che io avessi la forza di oppormi e di denunciarlo: poi, a poco a poco, il suo pisello aveva finito con il piacermi. Ma quando mi sono liberato da lui, ho scoperto anch’io il sesso attivo, e solo attivo (anche se mi piace continuare a baciare i pisellini delle mie fidanzatine), con altri ragazzini, e da allora continuo a innamorarmi dei ragazzini, non delle donne, ma questa è una mia scelta personale.
Un’ultima cosa, pensa che nella nostra squadra, tre dei tuoi compagni (non ti dico i loro nomi) sono stati mie fidanzatine e uno lo è ancora; ovviamente sono stato io a lasciarli perché voglio una fidanzatina sola, da amare seriamente. E sono ragazzi contenti di essere stati mie fidanzatine, ragazzi normali come tutti gli altri. Ora ti lascio ai tuoi pensieri: domani l’altro pomeriggio non abbiamo allenamento, ma io sarò qui, da solo, ad attendere la tua decisione. Se sarà positiva, vieni a trovarmi, magari preavvertendomi con sms, conosci il mio cellulare. Sappi che ti ritengo il più bello del gruppo, mi piaci da morire e penso che di te potrei innamorarmi pazzamente. Ovviamente, ti prego di non dire niente né ai compagni né alla famiglia, tanto nessuno ti crederebbe e non avresti nessuna prova. Se non accetterai la mia proposta, fai finta che non ti abbia detto nulla, e amici come prima”.
Mi fece alzare, ci vestimmo e solo quando arrivammo alla porta mi resi conto che aveva chiuso a chiave. Aprì e mi salutò: “ciao bello, spero a domani l’altro”. Uscii e inforcai la bicicletta con la testa in gran confusione, e per tutta la sera ripensai all’episodio. Giovanni, il portiere, che avevo visto un paio di volte entrare da solo nello spogliatoio, era anche lui un biondino chiaro di pelle come me, ma più alto e robusto. Pietro, in effetti, qualche volta si era appoggiato a me, facendomi volutamente sentire il suo pisello lungo, che avevo intravisto facendo la doccia. Avevo sentito parlare di pedofili che preferivano i ragazzini alle ragazzine, ma non avrei immaginato che il nostro allenatore mi si dichiarasse così apertamente, a rischio che ne parlassi in giro. Ma non lo avrei fatto, non lo avrei denunciato. Però non volevo andare da lui due giorni dopo, non volevo diventare un finocchio: a me, le ragazzine piacevano anche se non ne avevo ancora toccata una. Invece, Giovanni, se era lui il fidanzatino di Francesco, l’avevo visto alcune volte con una moretta sua compagna di classe. Quindi lui era fidanzato contemporaneamente con un uomo e con una donna: era un bisex, avevo letto che anche molte donne lo erano.

GAY 02 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Non riuscii a ritrovare la tranquillità neppure il giorno dopo, specie a scuola. Nel pomeriggio avevamo l’allenamento, ma Francesco mi trattò esattamente come tutti i compagni. Solo alla fine, mentre stavamo andando via, mi girai e lo vidi fermo sulla porta dello spogliatoio che mi guardava. Lo salutai agitando una mano e lui rispose.
Il giorno fatidico, in classe pensai a lui che mi faceva quello che aveva elencato: rividi il suo pisello e mi sembrò troppo lungo e grosso: avrei potuto prenderlo senza problemi in bocca, ma nel culo sarebbe stato un altro paio di maniche: mi avrebbe fatto male, magari avrei anche sanguinato. No, non potevo essere così sciocco, non sarei andato.
A casa, dopo pranzo dissi che sarei andato a trovare Pietro, che i miei ben conoscevano, e sarei stato con lui tutto il pomeriggio. Presi la bici e mi decisi: chiamai Pietro, dicendo che non potevamo vederci per un impegno familiare, poi pedalai veloce verso il campo di calcio, Scesi, non c’era nessuno: il cancello era solo accostato, entrai e arrivai agli spogliatoi; anche qui, la porta era solo accostata ed entrai. Francesco era seduto subito dentro, mi vide e corse verso di me, chiudendo a chiave la porta. Disse: “potevi avvisarmi ma va bene così”. Mi abbracciò e mi accostò al suo corpo, cercando la mia bocca: chiusi gli occhi e mi lasciai andare, rispondendo alla sua lingua che si incuneava in ogni angolo, mentre sentivo il suo pisello premuto sulla mia vita (per la sua maggiore altezza); le sue mani dalla mia schiena scesero a palpeggiarmi le natiche. Mi prese in braccio senza sforzo alcuno e mi portò nella stanza dei massaggi, facendomi sedere sul lettino. Andò a chiudere a chiave la porta, mi spogliò e si spogliò rapidamente, mettendo bene in mostra il suo corpo muscoloso ma con pancia alquanto prominente. Mi portò, sempre in braccio, sul divano, prese da un cassetto un rotolo di carta e una bottiglietta e si mise seduto a gambe larghe, facendomi scendere in ginocchio sul pavimento, dove aveva sistemato uno spesso cuscino. Mi sciolse i capelli, che cominciò ad accarezzare e a dispormeli anche sul viso, mi prese entrambe le mani e le avvolse sul suo pisello che era davvero gonfio e oscillava in su e in giù. Disse: “segami e impara a spompinare il cazzo”. Aiutandomi con le mani e ascoltando le sue istruzioni, riuscii a fare di bocca, di lingua e di mano quello che lui voleva, senza trovare difficoltà. Solo mentre lo succhiavo, lui mi prese la nuca con entrambe le mani e velocizzò il movimento, costringendomi a ingoiarlo tutto fino alle palle, e questo finì con il procurarmi sintomi di soffocamento e di vomito, tanto da cercare di tirarmi indietro con decisione. Lui capì e rallentò il movimento e lo sprofondamento, finché lo sentii mugolare e dirmi che ero già diventato bravo e che continuassi così. Poi aggiunse che dovevo prepararmi ad ingoiare il suo sperma in varie sorsate, respirando profondamente col naso. Infatti, di lì a poco, lo sentii sussultare e avvertii subito il sapore un po’ acido del liquido che mi bagnava la bocca: mi sforzai di inghiottirlo tutto tenendo la bocca chiusa incollata sul pisello, finché non capii che ce l’avevo fatta. Allora mi fece aprire le labbra e mi fece leccare con cura la cappella da cui uscivano lentamente, ancora, alcune gocce di sperma, mentre lui mi accarezzava i capezzoli. Mi fece rialzare e mi sistemò, mentre si sdraiava sul divano, sopra di lui; mi abbracciò forte e riprese a baciarmi in bocca.
Dopo qualche minuto di relax, disse: “ora tocca a me”. Mi fece mettere a sedere nella posizione in cui era stato lui, si inginocchiò sul cuscino e prese in mano il mio ben più piccolo pisello non ancora del tutto gonfio, cominciando a segarlo, dicendo: “immagino che avrai fatto tante seghe pensando alle ragazzine, d’ora in avanti dovrai farle pensando anche al mio cazzo che tra poco ti renderà donna”. Annuii, imbarazzato e lui, ridendo, abbassò la testa per leccarlo e succhiarlo. Alternando le due azioni, con la sua mano destra infilata sotto il mio inguine mi palpava le natiche. Sentivo il mio pisello completamente immerso nella sua bocca calda, con un senso di benessere sempre più appagante. Mi guardò negli occhi, dicendo: “ora ti succhio finché non vieni. Pensa che lo stia facendo la ragazzina che più ti piace e chiudi gli occhi”. Obbedii e sentii il suo movimento sempre più veloce: improvvisamente mi accorsi che stavo gemendo come non avevo mai fatto quando mi segavo da solo, finché il mio pisello esplose il liquido nella bocca dell’uomo. Francesco inghiottì e mi ripulì con calma, slinguando il cazzo mentre con la mano ne muoveva la pelle dai coglioni alla cappella.
Ancora ansante, fui preso in braccio e portato sul lettino e disteso di pancia. Disse: “stai calmo, pensa sempre alla tua fanciulla preferita e lasciami prepararti il buchino”. Si alzò sopra di me, da dietro, e sentii la sua bocca e la sua lingua entrare nel buchino e lavorarci a lungo, mentre con una mano mi massaggiava i glutei. Cercavo di guardarlo, girando la testa. Lo vidi prendere la bottiglietta di crema e cospargerla sulla mano destra, sentii un dito entrare e ruotare a lungo, poi uscì e rientrò subito dopo con due dita, sempre ruotando e sprofondando fin dove possibile, procurandomi un dolore tollerabile. Poi disse: “stringi i denti, credo che ci siamo”.
Mi prese in braccio e mi risistemò in ginocchio, a gambe larghe, sul divano, con il petto volto verso la spalliera dove mi fece appoggiare le braccia e le mani. Mi si mise dietro in piedi, curvo con il pisello nella mano destra, mentre con la sinistra mi teneva ferma la schiena. Appoggiò il pisello gonfio sul buchino, cercò la posizione giusta e si abbassò con forza: sentii un gran dolore (seppi poi provocato dalla strettoia dello sfintere) mentre il cazzo entrava dentro e urlai, anche se tenevo la bocca appoggiata alla spalliera del divano. Mi disse: “coraggio, ti ho sverginato: ormai è andato dentro e ti scoperò piano. Perché cominci a piacerti, purtroppo dovrai aspettare quanto meno la seconda inculata”.
Cominciò a muoversi lentamente e a sprofondare ulteriormente a poco a poco. Mi sentivo bruciare fortemente l’ano, con la strana sensazione del corpo estraneo che mi riempiva completamente. Lui arrivò fin dove poteva arrivare in profondità e poi rimase completamente fermo, conficcato dentro di me, per circa un’ora. “I muscoli devono abituarsi a lui”, disse più volte. Nel frattempo, però, mi baciava il collo e le orecchie e mi strizzava e carezzava i capezzoli, giocava con i miei capelli e mi diceva “sei bella, sei la mia fidanzatina, sei solo mia”: mi accorsi che il tutto mi procurava brividi di forte piacere.
A mezzo metro dal mio viso, sulla parete, c’era uno specchio che rifletteva proprio me stesso con dietro di me Francesco: pensai che era troppo basso per l’altezza di uno specchio e che doveva essere stato sistemato lì per dare al ragazzino e al suo amante adulto la possibilità di vedere le espressioni dei volti: in effetti, si vedeva solo il bordo del divano con le nostre parti superiori del busto e i nostri due visi quasi appiccicati: vedevo Francesco che mi stava amorosamente baciando il collo e con una mano infiltrata sotto il mio braccio destro mi accarezzava i capezzoli. Fu proprio in quei momenti di scoperta dell’intimità, che mi sentii dire: “sì, non sento più tanto male e anzi ora sto bene. Mi piacciono i tuoi baci e le tue carezze. Voglio essere la tua fidanzatina, accetto il tuo pisello e il tuo amore”. Sentii subito il suo pisello ingrossarsi ulteriormente, mentre mi abbracciava ancora più strettamente. Ricominciò a muoversi piano, mentre mi diceva: “sei il mio amore. Vedrai, la prossima volta potrò montarti come si monta una donna e farti godere, fidati di me. Ma ora, scusami, se sentirai ancora un po’ di dolore, ma voglio raggiungere nuovamente l’orgasmo: è un piacere indicibile farlo in un buchino stretto come il tuo”. Mentre si muoveva più velocemente, in effetti cominciai a sentire un po’ di dolore: cercai di distanziarmi dal suo bacino e lui capì e rallentò il movimento, baciandomi nuovamente il collo. Continuò a lungo così, finché non vidi il suo volto trasfigurarsi in una smorfia: sentii i suoi gemiti che diventarono un lungo urlo, poi lo vidi che mi si abbatteva addosso con tutto il suo peso, schiacciandomi sul dorso del divano; avvertivo il buchino tutto infradiciato e quando si alzò, per fortuna, cominciò a pulirsi e a pulirmi, mentre la macchia di sperma si allargava sul divano, coperto per altro da una spessa coperta, che lui provvide a togliere e ad arrotolare.
Ripuliti, ci sdraiammo per lungo, lui di schiena e io sopra, a baciarci in relax: scoprii allora il piacere inatteso di sentirmi donna, mentre stavo steso con la testa appoggiata sul possente torace di Francesco e con una mano stretta sul suo pisello non più gonfio, mentre lui mi teneva abbracciato con entrambe le mani. Con una mano mi massaggiò lentamente il culetto, chiedendomi se provavo ancora dolore, e risposi: “più che dolore, mi brucia da morire e me lo sento ancora molto aperto”. Ricominciò a baciarmi, con tanti piccoli baci amorosi, tenendomi il viso e giocando con i miei capelli. Disse: “purtroppo ti brucerà per un bel po’, rammento anche la mia antica esperienza. Qui non è possibile, ma appena a casa, riempi il bidet di acqua fredda e stacci a lungo sciacquandotelo, ti sentirai riavere. Ma vedrai che domani sarà tutto passato”. Era tardi. Mi aiutò a rivestirmi amorevolmente giocando con il mio pisellino, e poi, ancora nudo, mi accompagnò all’uscita per aprire le porte. Mi congedò con un lungo bacio: “ciao amore mio e grazie, alla prossima settimana, ancora qui, alla stessa ora”.

GAY 03 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Corsi a casa e mi chiusi a lungo in bagno. Come mi aveva consigliato Franci, trovai gran refrigerio nell’acqua fredda. Vi restai finchè mia sorella Alessandra non mi costrinse ad uscire. Dopo cena andai subito a letto, per godermi i ricordi del pomeriggio. Ero contento, ripensai ai baci e alle carezze, alle mani e al corpo maschio di Francesco, soprattutto al suo notevole pisello: a parte il dolore e ancora il fastidio anale che stavo provando, ero stato bene, molto meglio di quanto avevo prospettato. Fino ad ora non avevo mai pensato seriamente di diventare un finocchio, anche se mi ero accorto di provare non solo amicizia ma anche una qualche attrazione – ricambiata – per Pietro: ma il fatto era che, dall’incontro, mi stavo sentendo donna e pregustavo il momento di poter tornare tra le braccia di Francesco, di svolgere al meglio il ruolo di fidanzatina che mi aveva assegnato. Pensai a come avrei potuto piacergli di più, senz’altro facendomi allungare ancora i capelli, magari indossando – durante gli incontri che avremmo avuto – mutandine e reggipetto che avrei potuto sottrarre a mia sorella, di tre anni più grande: ne aveva tanti pezzi e non se ne sarebbe accorta. Sperai davvero che il prossimo rapporto anale non fosse doloroso e anzi, come lui aveva promesso, diventasse veramente piacevole: doveva essere così, perché altrimenti non si spiega l’alto numero degli uomini che pagano per prenderlo dietro. Mi girai di fianco, mi tolsi i pantaloni del pigiama e mi introdussi un dito nel buchino: me lo sentivo ancora aperto e infatti il dito entro tutto senza problemi. Pensai che avrei dovuto procurarmi un oggetto somigliante al pisello (possibilmente un cetriolo) per allenare i muscoli e farli trovare pronti per il prossimo appuntamento. Sì, avrei fatto così: l’indomani, uscito da scuola e passando dal mercatino, avrei acquistato due o tre cetrioli di diverse dimensioni, tra più piccoli e identici al pisello di Francesco, e avrei allenato il mio culetto. Però non potevo fare questo gioco nella mia cameretta, troppo rischioso. Sarei sceso di pomeriggio nel garage che serve come cantina e deposito di mobili vecchi (c’era anche un divano), dove mia sorella e mia madre non mettono piede e mio padre è al lavoro. Mi addormentai soddisfatto.
Il giorno dopo, uscito da scuola, mi fermai, infatti, presso un banchino di frutta e verdura e acquistai due bei cetrioli lunghi, uno più snello e uno grossotto più o meno come il pisello di Francesco. Li misi nello zaino. Dopo aver mangiato, giustificai un impegno ma, anziché uscire, scesi furtivamente nel box, che aprii e richiusi a chiave. Mi tolsi i pantaloni e presi i due cetrioli che avevo messo in un sacchetto di carta, con i fazzolettini per le pulizie, e mi sdraiai sul vecchio divano. Allargando le gambe, introdussi lentamente nel buchino il cetriolo meno largo e, dopo qualche tentativo, ebbi la soddifazione di sentirlo superare lo sfintere senza procurarmi dolore. Cominciai allora, sempre lentamente, a scoparmi e mi resi conto che l’oggetto – che avevo misurato della lunghezza di quasi 16 cm – veniva contenuto tutto dal mio canale anale. Continuai a lungo, per abituare i muscoli, finché cominciai anche a provare piacere per il contatto fra oggetto e parete del condotto. Immaginai, con piacere, il pisello di Francesco. Proseguii metodicamente questa ginnastica per oltre un’ora. Provai allora con l’altro cetriolo, poco più lungo (circa 19 cm) ma alquanto più largo, più o meno delle dimensioni del membro del mio amato, ma, per quanti tentativi facessi, l’oggetto, che avevo positivamente abboccato nel buchino, non riusciva a passare, senza procurarmi dolore, l’ostruzione dello sfintere. Decisi di non forzare la situazione e di riprovare il giorno dopo, magari portando con me del sapone liquido per ungerlo. Ripulii i cetrioli, li incartai e nascosi in una vecchia borsa, e uscii abbastanza soddisfatto.
Questa pratica la ripetei il giorno dopo, prima con il cetriolo più sottile e poi con quello più largo irrorato di liquido saponoso. Finalmente, spingendo, ebbi la soddisfazione di sentire l’oggetto superare – con un po’ di dolore – lo sfintere: potei quindi allenarmi il condotto muovendo, molto più lentamente, l’attrezzo fin quasi in fondo.
Mi accorsi che i due cetrioli non erano più utilizzabili e, uscendo, li gettai nell’immondizia, ripromettendomi di acquistarne l’indomani altri due delle stesse conformazioni e misure: ciò che feci, e con essi potei approfondire la preparazione del mio condotto anale.
Quando tornai da Francesco, mi sentivo quindi sicuro e ottimista. Avevo indossato anche un completino intimo di color rosso sottratto a mia sorella. Entrai di soppiatto nello spogliatoio dove lui mi stava aspettando e il copione si ripetè, con la chiusura a chiave delle porte esterna e interna al fabbricato. Dopo lunghi baci, mi feci spogliare e verificai il gradimento dell’amante per lo slippino e il reggiseno: me li tolse con particolare lentezza, baciandomi il pisellino e i capezzoli, dicendo: “non sottrarli più a tua sorella, potrebbe accorgersene, per la prossima volta te li comprerò io e li indosserai qui per me”.
Questa volta mi mise seduto sul divano e s’impadronì subito del mio pisellino, segandolo e leccandolo prima e poi succhiandolo fino a farmi venire. Inghiottì e mi ripulì con la lingua e poi mi fece prendere il suo posto. Mi sciolsi i capelli e accolsi con gioia il suo cazzo fra le mani: lo trattai sicuramente molto meglio della prima volta, alternando mani, lingua e bocca. Lui volle scoparmi in bocca, tenendomi con una mano la nuca, e io imparai come prenderlo, quanto prenderlo e fino a dove prenderlo senza pericolo di rifiuto, e lui si rimise completamente alla mia abilità, che sottolineava con parole amorose ma anche con il termine “bravissima troietta” che, da allora, sarebbe diventato una sorta di mio soprannome. Anche quando – dopo avermi fatto apprezzare la mia bravura con i sintomi che rivelano l’orgasmo in corso nell’uomo – mi riempì la bocca con il suo sperma, sapevo casa fare e lo feci bene.
Soddisfatto, Francesco mi disse: “apriamo il divano, diventa un vero letto e potremo stare comodi”. Lo aprimmo e ci sdraiammo abbracciati: cominciammo a baciarci, dalla bocca lui passò presto ai miei capezzoli e poi alle mie natiche. Io gli chiesi di starmi sopra, volevo sentire il suo peso sopra di me. Lui, sorridendo, “è giusto, sei la mia fidanzatina”, mi aprì le gambe e mi distese sopra il suo corpo pesante che mi schiacciava, riprendendo a baciarmi, mentre sistemava il suo pisello, di nuovo gonfio, lateralmente sulla mia pancia.
Mi sussurrò: “sai che potrei incularti anche in questa posizione, mentre tu alzi al cielo le gambe e io mi metto in ginocchio davanti a te? Mi piacerebbe, perché così ti vedo in viso e posso anche baciarti, ma ho paura che il tuo culetto non sia ancora pronto ad essere penetrato in questa posizione, la migliore è quella che hai già sperimentato o anche la pecorina a quattro zampe”. Io risposi: “perché non provi, anche a me piacerebbe di più guardarti negli occhi”. Pensò un momento e poi si mise in ginocchio come aveva previsto: mi fece alzare e allargare il più possibile le gambe, “sorreggile con le mani sul retro delle cosce”; con una mano insalivata entrò nel buchino e lo aprì, inoltrandovisi con due-tre dita che rigirò a lungo. Prese la bottiglia di liquido e si irrorò il pisello, mi si avvicinò all’inguine e puntò il pisello sul buchino spingendo con il suo bacino e abbassandosi su di me. Avvertii il cazzo che urtava dolorosamente sullo sfintere – tanto che mi sentii fare un urletto – e che quasi subito scivolava dentro. Francesco mi guardò dicendo: “è andato, non credevo così fluidamente”. Si abbassò, mi afferrò le spalle con le sue mani e cominciò lentamente a penetrarmi. Arrivò presto per me il piacere, cominciai a mugolare e ad incoraggiarlo (“sto bene, mi piace, continua così, sono la tua fidanzatina, la tua bravissima troietta, e tu sei il mio toro cazzuto, inculami fino all’orgasmo…”), muovendo e alzando le gambe. Vedevo che anche Francesco era particolarmente preso, ma non rispondeva alle mie provocazioni, tutto concentrato nei diversi ritmi del movimento, ora lento e ora rapido, intervallato da fasi di immobilità, durante le quali accentuava baci e carezze, sempre fissandomi intensamente negli occhi. Finalmente disse: “mi piace troppo e non voglio venire, ti desidero ancora, ma in altre posizioni, alziamoci”. Mi fece alzare e mettere a gambe larghe, con il busto ripiegato e con le mani appoggiate al lettino. Si mise, anche lui in piedi, dietro di me e mi penetrò, questa volta senza dolore, tenendomi per i fianchi. Mi scopò a lungo così, poi disse: “ora mi metto a sedere nella sedia qui vicino, seguimi cercando di non uscire dal mio pisello”. Mi ritrovai seduto sulle sue gambe, dandogli la schiena, sempre con il suo cazzo nel mio culetto: riprese a scoparmi tenendomi per i fianchi, anche alzandomi e riabbassandomi, mentre lui mi baciava schiena e collo. “Vorrei anche rigirarti per poterti baciare e guardare, quindi alzati, girati e rimettiti a sedere così”. Lo feci e mi misi a sedere cercando di trovare il suo pisello ritto per incanalarlo nel culetto, cosa che fu possibile grazie all’aiuto di Franci. Ricominciò il movimento o cavalcamento, con lui che tenendo le sue mani sotto le mie cosce mi sollevava e mi riabbassava sul membro, mentre ci baciavamo instancabilmente. Fu la posizione in cui godetti maggiormente: mi accorsi che anche Franci stava preparandosi all’orgasmo; lo baciai e strinsi ancora di più, artigliandolo anche alla schiena, e velocizzando il cavalcamento e improvvisamente Franci venne gorgogliando, dicendo solo “godo da morire”. Abbassai la testa sul suo petto e lui mi circondò la schiena con le sue braccia, che me la carezzarono tutta, per fermarsi sulle mie natiche.
Rimanemmo a lungo così, senza parlare. Poi Franci disse: “è stato bellissimo ma è tardi, dovrai rientrare, ti aiuto a rivestirti”. Ci alzammo e ripulimmo. Mi aiutò a vestirmi, ovviamente senza il completino di mia sorella. Mi accompagnò la porta e ci congedammo con un lungo e tenero bacio: “alla prossima!”.

GAY 04 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Mi sentii euforico, felice del mio nuovo essere ragazzo gay e felice di avere scoperto in modo positivo e piacevole il sesso con un uomo dalle doti fisiche e intellettuali di Franci. Lo rividi due giorni dopo come allenatore, ma da parte sua, come anche da parte mia, non ci fu nessuna manifestazione di legami diversi da quelli sportivi al centro dei nostri rapporti. Solo il portiere, Giovanni, mentre lasciavamo lo spogliatoio al termine della seduta, mi mise una mano sulla spalla, sussurrandomi: “è tutto tuo, divertiti”. Lo guardai, rispondendogli: “grazie, divertiti anche tu”.
Il giorno dopo, subito dopo mangiato, mi recai a casa di Pietro che mi aveva invitato per studiare insieme matematica, in previsione dell’interrogazione. Sua madre ci portò aranciata e biscotti, prima di uscire per riprendere la sua attività di commerciante. Rimasti soli sul divano, con il manuale in mano, presto mi resi conto di non avere più voglia di leggere e ripetere la lezione: se ne accorse anche lui e, posando a terra il libro, mi circondò con un braccio la schiena e cominciò a massaggiarmela, dicendo: “coraggio, pigrone, o mi fai andare via la voglia anche a me”. Risposi appena: “non ho più voglia e vorresi riposarmi” e abbassai la testa sulla sua spalla.
Pietro continuava a tenermi abbracciato, io girai il viso verso il suo e le nostre bocche quasi si toccarono. Presi d’impulso l’iniziativa: lo baciai, a bocca aperta e lingua in fuori. Lui rispose subito e anch’io lo abbracciai strettamente. Dopo lunghi baci, liberai un braccio dalla sua schiena e gli cercai il pisello, accarezzandogli la patta: sentii che si risvegliava rapidamente. Senza parlare guardai l’amico negli occhi, lui annuì: gli cercai la cintura e gliela aprii, cominciando a tirargli giù i pantaloni e le mutande, poi mi misi in ginocchio e – facendolo alzare – gli tolsi scarpe, pantaloni e mutande: il suo pisello nero, meno largo ma più lungo di quello di Franci, stava teso e perfettamente ritto verso di me. Lo presi fra le mani, mentre l’amico tornava a sedersi: lo accarezzai e leccai tutto lentamente e ripetutamente, soffermandomi particolarmente sulle sue palle piene. Poi lo misi in bocca, mi accorsi che non entrava tutto, ma cominciai a spompinarlo con metodo, guardando negli occhi l’amico: mentre anche lui ricambiava intensamente lo sguardo, cominciò a gemere e a carezzarmi i capelli; con una mano me li sciolsi, e lui capì quello che volevo e prese, con le due mani, la mia cascata bionda, accarezzandomela e spostandomela da una parte e dall’altra del viso. Anche il cazzo di Pietro mi stava dando un piacere particolare, per cui continuai a lungo a succhiarlo, alternando il ritmo, ora lentamente e ora velocemente, finché non sentii “è troppo bello, non ce la faccio più, sto per venire, che devo fare?”. Annuii, lo tenni più strettamente e velocizzai ulteriormente il movimento. Venne gemendo e scuotendosi, mentre io inghiottivo gradualmente il suo denso liquido e poi gli ripulivo ordinatamente il pisello, strizzandoglielo, con la lingua. Pietro mi guardava sorpreso, in silenzio. Appena finito, mi abbracciò e mi alzò accanto a lui. Ci sdraiammo per lungo, stretti l’uno all’altro, sul divano. Disse subito: “è stato stupendo per me, e tu sei stato bravissimo. L’avevi già fatto, vero?”. Mi abbracciò, girandoci di fianco e facendomi appoggiare la testa sul suo petto. Mentea mi carezzava i capelli, io gli presi il pisello fra le mani e risposi: “sì, l’avevo già fatto due volte ad un uomo adulto con cui ho avuto anche rapporti anali completi. Ma, ti prego, mantieni questa mia confessione come un segreto assoluto, voglio fidarmi di te”. Rimase a lungo in silenzio, sempre accarezzandomi, poi rispose: “sai che ti voglio bene, non so se è amore, ma è tanto bene, e lo provo solo per te, non esistono altri ragazzi e, almeno per ora, non mi interessano neppure le ragazze. Quindi puoi stare tranquillo, sarò una tomba, puoi non dirmi altro, ma tanto immagino, anzi ne sono certo, chi sia l’uomo adulto che ti ha sedotto. Non voglio neppure diventarne geloso, ma vorrei tanto che tu continuassi a vedermi come mi hai visto oggi, come uomo da amare, e non solo come amico”. Annuii, rispondendo: “se non sarai geloso del mio uomo, che almeno per ora non voglio lasciare, ti prometto che sarò anche la tua fidanzatina segreta. Ma tu, ripeto, non devi essere geloso, devi farti una ragione che io faccio all’amore anche con un altro, e quando siamo insieme – a scuola, al campo di calcio, in famiglia e con i compagni – tu non devi assolutamente far vedere che mostri interesse fiisico o sentimentale verso di me. Devi far vedere che io sono un compagno come tanti altri, Capito? Ce la farai a comportarti da adulto, e freddo ragionatore?”. Lui rispose solo: “mettimi alla prova e vedrai che sarò come tu mi vuoi”. Riprese a baciarmi e io sentii che il suo pisello era tornato gonfio come all’inizio. Mi alzai di scatto, mi tolsi rapidamente scarpe, pantaloni e mutande, mi chinai a gambe larghe sul tavolo e, voltando la testa verso di lui, che era rimasto sul divano, dissi: “inculami”. Velocissimo fu dietro di me. Mi accarezzò a lungo le natiche, dicendomi: “sei sicuro che posso entrare così, senza fare altro?”. Annuii, rispondendo: “prendi in mano il pisello e puntalo sul mio buchino, prova ad entrare un po’ e poi abbassa il busto e spingi con il bacino”. Lo fece e sentii il suo cazzo entrare senza difficoltà nel mio canale. “Spingi ancora, finché non ti faccio cenno con la mano: è troppo lungo, non entrerà completamente”. Spinse, alzai la mano quando lo sentii toccare il condotto, si fermò. “Ora prendimi per i fianchi e muovi il cazzo all’indietro e poi di nuovo avanti più o meno a questa profondità, prima lentamente e poi velocemente”. Cominciò a muoversi, la larghezza minore rispetto al pisello di Franci facilitava la penetrazione, la maggiore lunghezza rappresentava però un problema critico, facendomi un po’ male quando, nella foga, cercava di sprofondare completamente. Glielo feci notare più volte e infine capì come regolarsi. Da allora, il piacere s’impadronì prima di me e poi anche di lui. Avvertii gli spasimi e i mugolii dell’orgasmo, che si ripeterono a lungo, fino all’esplosione di sperma che mi inondò il condotto. Presi i fazzolettini che avevo posato sul tavolo e glieli passai, mentre anch’io collaboravo all’opera di ripulimento. Per fortuna, solo poche gocce avevano bagnato il pavimento e le ripulimmo facilmente.
Ci rivestimmo e sedemmo sul divano, abbracciati. Riprendemmo a baciarci; quando ci lasciammo, promisi che sarei tornato due pomeriggi alla settimana (con lui che si sarebbe organizzato con provviste di carta e di una coperta scura per assorbire lo sperma e da stendere anche sul suo lettino), ma che prima del piacere, avremmo dovuto esaurire bene il dovere (compiti e studio): del resto, dati gli impegni dei suoi genitori, da figlio unico, ogni giorno Pietro aveva a disposizione la sua casa dalle ore 15 ad oltre le 20.

05 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Ero al settimo cielo perché avevo, tutti per me, due amanti innamorati che mi davano entrambi piacere e mi occupavano ogni momento libero della mente. Il giorno dedicato a Franci, tornai quindi al campo senza alcun complesso di averlo tradito: Pietro c’era prima di lui e con Pietro era un sentimento diverso, un amore fra adolescenti e compagni in studio e in speranze di futuro. Entrato nel complesso sportivo, dopo le necessarie chiusure, Franci mi sollevò come al solito fra le sue robuste braccia e mi portò, baciandomi, sul divano: ci spogliammo e lui mi fece ammirare due completini di intimo, uno rosso e uno nero, con vestitini corti e due paia di calze autoreggenti rosse e nere e due paia di scarpe con i tacchi 12, pure esse rosse e nere.
Disse: “dedichiamo qualche minuto alla vestizione della fidanzatina: che colore preferisci”. Alla mia risposta di rosso: cominciò a vestirmi con mutandine e reggipetto misura 1, facendomi imparare come indossare le calze, mettendomi il vestitino scollato che mi arrivava a metà coscia e poi facendomi mettere le scarpe scelte della mia misura. “Il problema – disse – sarà abituare il piede a quella posizione particolarmente artificiale, stare in bilico in piedi e soprattutto provare a camminare sui tacchi senza cadere o procurarsi una distorsione al piede”. Mi sciolse i capelli e, sorreggendomi, guardò
l’effetto, sussurrando: “sei straordinariamente bella, prova a fare qualche passo, con cautela, reggiti a me”. Ci muovemmo e mi resi conto delle difficoltà di mantenere l’equilibrio, anche spostando molto lentamente un piede dopo l’altro. Dopo un po’, Franci mi riprese in braccio e mi portò in piedi sul divano, dicendo: “ti spoglio, ma tieni calze e scarpe”. Tolti vestito, reggipetto e mutandine, mi fece sedere, si inginocchiò e mi spompinò con passione, facendomi godere come le altre volte. Si sdraiò sul divano, rivestito della spessa coperta scura, e mi disse: “questa volta spompinami in questa posizione”: aprì le gambe e io, restando sul divano, mi ci incuneai in ginocchio e mi occupai del suo cazzo: dovetti applicarmi a lungo prima di sentirlo e vederlo godere. Dopo, ci sdraiammo a lungo, abbracciati in relax, con lui che mi baciava in bocca e mi palpava le natiche, insaziabile.
Infine, volle aprire il divano come letto, dicendo: “ti faccio provare nuove posizioni”. Mi mise il pisello in bocca, lo succhiai e quando lo ritenne pronto, ci sdraiammo di fianco con lui dietro di me: si incremò il pisello, mi alzò la gamba destra e mi penetrò senza dolore il culetto, scopandomi a lungo sempre con la gamba alzata. “Ora proverai il massimo, l’inculata con me che ti presso sulla schiena con tutto il mio peso: ti sentirai dominata come non mai. Stenditi bene a gambe larghe e tieni le braccia allungate e la faccia adagiata sul letto: obbedii e lui si alzò per prendere posizione come aveva detto. Sentii subito il suo peso (sfiora il quintale) sopra di me, mentre con la mano destra cercava di indirizzare il pisello nel culetto: ci riuscì e cominciò a muoversi, prima piano e poi veloce. Avvertivo che il divano si abbassava sensibilmente e sentivo completamente il suo cazzo dentro di me, con le palle che schioccavano sulle mie natiche; le sue braccia mi avvolgevano le spalle e spesso una mano si incuneava nel mio petto per pizzicarmi i capezzoli; la sua bocca mi baciava e leccava continuamente il collo e le orecchie. Sussurrava: “sei montata come una donna, questa è la monta, sei dominata, sei violentata. Ti piace?”. Annuivo e gemevo: “sì, sì, ancora, ancora, sono la tua troia, inculami così”. Venne quasi urlando. Mi rimase a lungo conficcato dentro, poi si alzò, si ripulì e mi ripulì, prima di rigirarmi e di stendersi accanto a me, per la fase di relax finale.
Ci abbracciammo e baciammo, poi lui disse: “facciamo un po’ di esercizio, cerca di imparare a camminare sui tacchi. Mi piacerebbe molto vedertici, con addosso il vestitino. La prossima volta prevediamo anche questa fase”. Ci alzammo, e, con lui che mi sorreggeva, provai a percorrere tutta la stanza. Cercai di capire il meccanismo, cioè come posizionare il piede. Quando lui fu soddisfatto, mi fermò e mi aiutò a spogliarmi di calze e scarpe e a rivestirmi. Mise indumenti e scarpe nel suo armadio, che chiuse a chiave, mi accompagnò all’ingresso e ci salutammo con un lungo bacio.

06 L’iniziazione e le prime volte di Paolo adolescente

Il giorno dopo era programmato a casa di Pietro. Sua madre ci rifornì, come al solito, di bibite e biscotti e se ne andò presto al lavoro, mentre noi lavoravamo di buona lena, in salotto, ai compiti e ai contenuti per il giorno dopo. Verso le 17.30 avevamo terminato, soddisfatti del nostro lavoro di equipe. Pietro mi gurdò intensamente, dicendo: “andiamo nella mia camerina”.
Arrivati, prese da un cassetto una spessa coperta scura che distese sul letto e poi mi abbracciò strettamente, cercando la mia bocca e tastandomi il culo. Soddisfatta l’urgenza di toccarci, ci spogliammo rapidamente e ci sdraiammo sul letto: gli presi il pisello in mano e mi misi in ginocchio fra le sue gambe, come mi aveva fatto fare Franci, e gli feci un lungo e apprezzatissimo pompino, bevendo come al solito il suo sperma. Soddisfattolo, mi stesi al suo fianco e cominciammo a baciarci, carezzandoci a vicenda le cosce e le natiche. Mentre io riprendevo a palpargli il membro, lui mi baciava i capezzoli ma mi resi conto che non mi aveva mai toccato il pisellino, anche se mi avrebbe fatto piacere che facesse come Franci, che me lo spompinava sempre. Quando lo sentii nuovamente pronto, mi misi a quattro zampe con le mani aggrappate alla lettiera e gli chiesi di incularmi: mi venne dietro e mi penetrò facilmente, scopandomi a lungo. Gli dissi di non venire, per fargli provare la nuova posizione appresa da Franci l’ultima volta: mi distesi, stando sempre di pancia, arretrando al centro del letto e, a gambe aperte e braccia allungate, attesi che mi salisse sopra. Lo fece rapidamente e poté così sperimentare, con un lungo orgasmo, la posizione del maschio dominante, scopandomi di forza mentre mi stringeva spalle e petto e mi baciava, famelico, il collo e le orecchie: scoprii che, alzando e girando faticosamente collo e testa potevo offrire anche la bocca ai suoi baci.
Il tempo volò e arrivò l’ora della preparazione e del rivestimento per il mio rientro. Ma, da allora, le due visite settimanali da Pietro, per circa tre anni, servirono ad incrementare la nostra forte intesa sessuale. Per oltre un anno, una volta alla settimana continuai anche a vedere Franci come amante, e non solo come allenatore: imparai a camminare disinvoltamente sui tacchi 12 (anche esercitandomi segretamente, nel garage paterno, con quelli di mia sorella), a farlo felice con i miei travestimenti da ragazzina e con il mio corpo, godendo in totale appagamento – ancor di più che con Pietro – del suo largo pisello.
E ciò, nonostante l’episodio enunciato quando, all’improvviso, mentre mi stava inculando nella posizione della dominazione, Franci si fermò, dicendomi: “non prenderla male, ma la prossima volta troverai con me un vecchio amico africano, ex campione di calcio il cui nome sicuramente hai sentito, che ti ha visto giocare e si è invaghito di te. Me ne ha parlato, non ho potuto nascondergli che sei la mia fidanzatina, e non ho potuto rifiutare la sua richiesta: ho obblighi in sospeso nei suoi riguardi. Insomma, ti vuole. Ma sono certo che ti farà godere come me e ancor più di me: ha un cazzo ancora più grosso ed è instancabile. Te lo dico con cognizione di causa perché, una decina di anni fa, quando ancora giocava, l’ho provato con immenso godimento, per mesi ho svolto con lui il ruolo di donna: un periodo che ricordo ancora con piacere, è stato il mio secondo e ultimo uomo dopo il mio parroco”. Rimasi incredula e anche preoccupata, ma non ebbi il coraggio di oppormi. Annuii senza dir nulla. Franci disse: “ci contavo, grazie amore”, e subito dopo ricominciò a sbattermi forte.
Uscito, decisi di non dire niente a Pietro e di nascondere la mia delusione nei pomeriggi che trascorsi felicemente con lui, attendendo con ansia e paura il momento dell’incontro con l’ex campione africano.
Che arrivò. Entrato nello spogliatoio, Franci me lo presentò: un uomo di media statura, robusto, non bello, con i capelli già ingrigiti, che mi tenne a lungo la mano, complimentandosi per la mia bravura di calciatore e per la mia bellezza fisica. Entrammo nell’ufficio, Franci mi fece salire in piedi sul divano già aperto, mi sciolse i capelli, mi spogliò e mi fece indossare il completino intimo nero e le autoreggenti, con il vestitino dello stesso colore, e mi aiutò a indossare le scarpe tacchi 12. Mi fece scendere e mi fece piroettare più volte sotto gli occhi ammirati e famelici del nero: poi mi baciò rapidamente e mi spinse fra le sue braccia, mettendosi a sedere nel divano letto.
L’uomo mi abbracciò strettamente e prese a baciarmi in bocca, massaggiandomi fortemente i glutei. Sentii il suo pisello, dall’ingombro mi parve enorme, premere sul mio pisellino. Quando fu sazio della mia bocca, si staccò e si spogliò rapidamente: i miei occhi fissarono solo il suo membro; mi parve di dimensioni spropositate in larghezza, lungo invece più o meno come quello di Pietro. Mi girai verso Franci, che capì la mia preoccupazione, perché disse: “non temere, non ti farà male, con la crema miracolosa che usa entrerà senza danno”. Il nero annuì, sorridendo, si mise a sedere sulla sedia e mi fece inginocchiare, puntandomi il pisello sulla bocca: la aprii e non riuscii a farlo passare subito, mi ci volle del tempo. Lo ritirai fuori e lo leccai con cura, riprendendolo in bocca: lui mi prese la testa con le due mani e cominciò a scoparmi, e piano piano il pisello entrò fino alla gola. Da allora fu una lotta fra lui che voleva affondare e io che mi ritraevo sentendomi soffocare. Le mie implorazioni, fatte con gli occhi, alla fine trovarono udienza. Disse: “non ti verrò in bocca, perché ho tempi di recupero che qui non posso permettermi, voglio venirti in culo. Vieni a sederti sopra le mie gambe”.
Si cosparse con cura il pisello con la crema che aveva richiamato Franci, mi alzò, mi mise una mano dentro il vestito, mi calò lo slip e me lo tolse, poi mi prese per i fianchi con le due mani e mi alzò sopra di sé, guidando lentamente la mia ricaduta sopra il suo cazzo ben ritto, sentendo che entrava nel mio buchino. Urlai per il dolore, convinto che me lo avesse squarciato; abbassai una mano e me lo toccai per poi guardarla: per fortuna non vidi sangue. L’uomo continuò a occuparsi, per fortuna sempre gradualmente, del mio impalamento sul suo membro: avvertivo ancora dolore, ma l’uomo finalmente mi rassicurò, dicendo: “tranquilla, ormai è dentro fin dove può arrivare, rilassati e cerca di fartelo piacere. Ha fatto felice tante donne e tanti uomini – guardò anche Franci – davanti e anche di dietro. Se ti concentri, puoi arrivare all’orgasmo”. Stette immobile a lungo. Ricominciò a baciarmi, con le mani che, sotto il vestito, mi tenevano le natiche. Iniziò a muoversi impercettibilmente e a sussurrarmi: “non ho mai visto un ragazzino bianco bello come te: sei più desiderabile delle più belle ragazzine. E, contrariamente a loro, che hanno sempre la puzza sotto il naso, sei in grado di apprezzare fino in fondo il pisello che ti scopa. Pensa a lui e godi, perché sei anche fortunato: probabilmente non ne trovarai un altro bello, grosso e capace di dare piacere come il mio. Fammi sentire il tuo toro, diventa fino in fondo la mia troietta”.
Mi scopò così lentamente, sempre con le mani sui miei glutei e con la sua bocca nella mia, per un tempo immemorabile. Il dolore passò e gradualmente subentrò il piacere, continuo, che mi faceva mormorare “è bello, mi piace”. Non seppi se quello che provavo era o no orgasmo, ma mi accorsi che il mio pisellino – per la prima volta durante un rapporto anale – aveva sborrato sulle gambe del nero, che continuò a muoversi e a muovermi lentamente, senza mostrare particolare coinvolgimento sessuale. Finché non uscì dal mio culetto, si alzò e, tenendomi in braccio, andò a distendermi di pancia nel letto, dove continuava a sedere Franci, che aveva osservato con attenzione la scena.
Il nero mi tolse il vestito e mi sganciò il reggiseno, mi allargò le braccia e mi salì sopra per incularmi nella posizione della monta. Sentii che si stava ungendo nuovamente il membro, che appoggiò subito sul buchino, premendo con tutto il suo corpo. Avvertii dolore nell’entrare, ma mi parve sopportabile. Cominciò a muoversi velocemente, alternando il movimento con colpi isolati e profondi: le sue mani erano saldamente chiuse sui miei capezzoli e la sua bocca esplorava il mio collo e le mie orecchie. Sentivo meno peso sopra di me rispetto al rapporto avuto con Franci, ma la monta era ancora più profonda e continua. Continuò così per un tempo incredibilmente lungo, e potei riprovare il piacere – con tanto di gemiti continuamente emanati – non solo direttamente trasmesso dallo sfregamento del grosso pisello sui miei muscoli anali, ma anche dall’essere e sentirmi dominato da un toro dagli attributi così straordinari. Venne all’improvviso, urlando, e riempiendomi letteralmente di sperma.
Quando si distaccò da me, Franci gli passò un rotolo di carta e venne personalmente, in ginocchio, a ripulirmi. Mi prese per le braccia, mi baciò e mi spostò nell’angolo del divano letto dove era rimasto per tutto il tempo, si distese e spinse la mia testa sul suo pisello gonfio. Lo spompinai con piacere e ascoltai lieto il suo orgasmo.
Dopo, fu sempre lui che mi spogliò e mi rivestì, con accompagnamento all’uscita, mentre il nero (che volle baciarmi e palparmi anche lui) andava a fare nudo la doccia.

 

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