L’ho bevuta tutta

L’ho bevuta tutta

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“Rosy? Tu sei Rosy, vero?”.
Non mi pare di conoscerlo o almeno non me lo ricordo. Il fatto che mi abbia chiamato “Rosy” vuol dire che, perlomeno, ha frequentato o frequenta il mio paese.
Infatti questo, col tempo, è diventato il modo nel quale, lì, mi chiamano quasi tutti quanti.
Cerco di fare mente locale, il tizio avrà, più o meno, trentacinque anni, ben portati, tipo fico, barbetta corta d’ordinanza.
Sto passeggiando, con mia cugina, lungo il corso principale della città dove avremmo l’intenzione di frequentare l’università, siamo andati a dare un’occhiata preliminare.
Mi fermo allora lui, accorgendosi della mia perplessità, entra nei dettagli: “Non mi riconosci? Sono Cesare sono stato al tuo paese un po’ di giorni, qualche di estate fa, ospite di Gabriele, lavoriamo assieme” mi guarda diritto e fa l’occhiolino “La casa nel campo…, non avevo la barba e poi sono dimagrito…”.
Cavolo, ora ricordo, siamo stati al casolare, c’ero io, con Robertino, Gabriele, questo Cesare ed un altro paesano.
Con la solita scusa di fare il bagno nella vasca dell’irrigazione ci eravamo spogliati, io e Robertino ovviamente tutti nudi, poi anche gli altri. Col mio amichetto Robertino a farmi da spalla c’è stata la stabilita, abbondante, razione di cazzo. Chiaramente Rosy più di tutti.
Ora rammento che questo Cesare era la prima volta che si faceva dei ragazzi, comunque la cosa non sembrava disturbarlo perché ci aveva dato giù di brutto.
E’ migliorato, è vero che è dimagrito, sta proprio bene.
Sembra piacere anche a mia cugina, mentre gliela presento ci osserva con un sorrisetto ironico, con lei mi confido, sa cosa faccio con gli uomini nel casolare ed ha capito subito tutto.
“Comunque ora potremmo andare a prendere un caffè” propone Cesare, mia cugina risponde che ha un appuntamento, fra dieci muniti con un’amica, nei pressi della stazione, sembra anche un po’ dispiaciuta, Cesare è bello e simpatico.
Io dovrei accompagnarla ma lei mi esorta a prendere il caffè col mio amico, il posto è lì vicino e può andarci da sola, poi prenderà il treno delle undici e trenta, deve tornare a casa prima. Io, invece, posso restare.
Va bene così allora lui insiste con me, chiedendomi di fermarmi di più.
C’è un solo motivo per tutto questo, sono veramente combattuto, da un lato una vocina mi dice di non fermarmi, di andare con mia cugina, farla finita con il fatto di obbedire a chiunque me lo chieda, di farmi sbattere da ogni conoscente, “Ti fa male il culo, Rosy”, mi dicevo. Dall’altra la zoccoletta sfranta, la schiavetta sottomessa, imperiosamente vuole il cazzo.
Ovviamente, infine, dico di si.
La cuginetta, prima di andare, sempre sorridendo mi raccomanda di andarci piano, del resto conosce le condizioni del mio culetto il questo periodo, sfondato e dolente.
Io e Cesare ci dirigiamo verso un bar di suo gradimento, defilato, non molto lontano da lì.
Ci sediamo ad un tavolo, in un angolo un po’ nascosto e ordiniamo due caffè.
Mentre aspettiamo mi chiede come va, cosa faccio, inizialmente nulla di che, poi il discorso vira su quello che è successo al casolare, di come, all’inizio, fosse stato titubante quando G. gli aveva parlato di me e R., di quanto io fossi stato precoce, sottomesso e disponibile a fare tutto, con tutti i presenti, più di Robertino, del mio culo profondo, su quanto fossi bravo a succhiare.
Quest’ultima caratteristica l’aveva colpito di più, mi aveva inculato, come gli altri, la solita girandola, ma quando gliel’avevo preso in bocca era andato fuori di testa,.
Gabriele, dell’oratorio dove quasi tutti mi si fanno, del mio fidanzatino Robertino che, in realtà, mi comanda , che sono la zoccoletta spanata del paese che si fa scopare da tutti,.
“Lo fai ancora, ti fai sbattere in questo modo?” mi domanda ad un certo punto.
Io, arrossendo un po’: “Si… cioè… tutto come allora…”.
Che ci posso fare, è la verità.
Si vede chiaramente che si è eccitato a parlare di queste cose, poi: “Allora me lo prenderesti un po’ in bocca?”.
Annuisco, tocca la mia mano e mi dice dov’è il bagno, devo scendere delle scale.
Faccio quello che vuole, vado giù, nel seminterrato, in fondo al corridoio c’è la stanzetta del wc, è un palazzo vecchio, è piccola e puzza un po’, vabbè.
Entro dentro, alcuni istanti dopo arriva Cesare: “Apri Rosy, sono io”.
Stiamo stretti, stendo a terra della carta igienica, mi inginocchio, gli slaccio la cintura e glielo tiro fuori, già eretto.
Faccio tutto questo in apnea, senza pensare.
La sua mano mi accarezza la nuca, la spinge verso il cazzo svettante, apro la bocca ma invece della cappella gli prendo in bocca le palle, prima una e poi l’altra, geme, forse di dolore e frustrazione, lecco il tronco, su e giù per un po’, poi, finalmente, lo faccio entrare. Quando tiro una ciucciata potente alla cappella, in punta, quasi si piega in due, ansimando.
Non c’è molto tempo, potrebbe arrivare qualcuno da un momento all’altro, deve venire, allora con una mano gli reggo le palle, con l’altra lo masturbo mentre lo succhio e faccio avanti e indietro con la testa.
In effetti non ci mette molto, improvvisamente mi riempie di sborra, sussultando.
Ho la bocca piena, la bevo tutta.
Mentre si chiude i pantaloni me la sciacquo al rubinetto.
Risaliamo le scale, incrociamo due turisti stranieri, che ci danno il good morning, ricambiamo.
Tutto questo sarà durato dieci minuti, nessuno, chiaramente si è accorto di nulla, neppure il cameriere che ci ha servito.
Torniamo verso il corso, sembra soddisfatto anche se gli sarebbe piaciuto fare le cose con più calma, però così sono ancora in tempo per raggiungere mia cugina e tornare con lei.
Domanda se potremmo rivederci, gli dico che se torna al paese di sicuro, comunque dal novembre prossimo darò lì, per lo studio.
Gli sarebbe piaciuto scoparmi ma non c’era tempo, beh, ce ne sarà in futuro, garantito.
Ma cugina, sul treno, vuole sapere com’è andata: “Gli ho fatto solo un pompino” le rispondo, sembra invidiosa.
Una signora tutta azzimata seduta lì vicino ci guarda, sembra contrariata, forse ha sentito ed è invidiosa pure lei.

 

One thought on “L’ho bevuta tutta

  1. Artemio Zugno

    Una mattina andai con il mio amico camionista a trovare funghi caminamo per due ore ma niente funghi eravamo stanchi lì vicino c’era un capanno con attrezzi agricoli il mio amico camionista si spogliò levando le braghe non aveva le mutande però aveva un cazzo molto grosso sui venticinque cm poi disse a me dai dai spogliati il mio amico camionista si alzò in piedi mi abbracciò baciandomi in bocca baciava così bene restando attaccato a lui nel frattempo lui mi spogliò mi tirò giù le braghe io ero senza mutande il camionista mi disse adesso leccami il mio culo lo leccai per dieci minuti poi mi disse adesso prendilo in bocca è succhialo bene aveva una bella cappella sembrava un porcino là c’era un cavalletto il mio amico mi disse mettiti sopra il cavalletto mi misi sopra il cavalletto lui mi aveva aperto le gambe il camionista aveva già il cazzo duro poi lui mi puntò il suo cazzo sul buco del culo è spinge dentro tutto il suo cazzo sul buco del culo mi disse amico mio adesso sentirai il mio cazzo nella tua pancia lo spinge dentro tutto poi cominciò a pompare avevo il culo che mi bruciava però godevo mi piaceva avevo il culo che ci passava un bicchiere poi cominciò a pompare forte poi tirava fuori il cazzo dal culo me lo diede in bocca è cominciò a sborare pisciare in bocca poi ci siamo rivestiti ormai era già le ore quindici facciamo ritorno a casa

     

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