L’amichetto

L’amichetto

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Livio mi ha portato a casa sua.
E’ un lontano ricordo, siamo agli albori della mia carriera di puttanella, sono piccolo ma mi hanno già rotto il culo ed ho già preso il cazzo in bocca e bevuto la sborra. C’è chi mi incula con regolarità.
Siamo lì tranquilli, distesi sul letto matrimoniale dei suoi genitori, completamente nudi.
Fino a poco tempo prima eravamo in piazzetta, a giocare con gli altri ragazzini.
Lui è più grande di me, un ometto.
“Ci vieni a casa mia? Su, che ci divertiamo, non c’è nessuno”.
Io, in realtà, lo so che cosa vuole Livio.
In effetti non più molta voglia di restare lì e lui mi è simpatico: “Va bene. Livio, andiamo”.
Per me questa cosa del sesso è un po’ un gioco.
Abita lì vicino, apre ed entriamo, i suoi genitori sono al lavoro.
Gli piace che ci spogliamo, ad altri non interessa, gli basta che scopro il culo ed apro la bocca, lui, invece, trova più piacevole la nudità totale e dove ci troviamo possiamo farlo comodamente.
Adesso ci trastulliamo, mi dà un bacetto sulla bocca poi vuole che lo bacio dappertutto. Lo trovo divertente, ridiamo perché gli faccio il solletico quando gli passo la lingua sulla pancia.
Glielo prendo in bocca, è un cazzo molto normale, anzi forse anche sotto la media ma, in confronto al mio che è veramente minuscolo, mi appare enorme, come tutti quelli che vedo e che mi toccano in questo periodo.
Lo succhio e lo lecco, come fosse un gelato, per questo sono bravo. Era quello che mi dicevano le prime volte: “Rosy, dai, fai finta che è un gelato, vedrai com’è buono” ed io glielo lavoravo proprio in quel modo.
Ci giro intorno con la lingua, la passa sulla cappella, Livio è veramente contento.
Ad un certo punto mi dice di fermarmi che altrimenti viene.
Si fa con calma, non c’è fretta. Ci alziamo a bere, mentre andiamo in cucina mi tocca il culo, glielo dimeno davanti.
Mentre beviamo il succo di frutta chiacchieriamo poi torniamo sul letto, io gli tengo il cazzo in mano.
Vuole il culo, allora mi stendo sulla pancia, poi mi alzo sulle ginocchia, la testa giù, allargo le chiappe con le mani, in questo modo il buco è proprio facile da prendere. Mi hanno insegnato a fare così fin dalle prime volte.
Si inginocchia dietro di me e mi penetra, sento un piacevolissimo sfrigolio. Va dentro che è un piacere, nonostante la mia giovanissima età ce l’ho già tenero come il burro, morbido come la spuma del mare.
Il bello di averlo preso da sempre, di essere cresciuto abituato ad essere scopato, con il cazzo praticamente sempre dentro è proprio questo, il piacere e la facilità di entrata, so benissimo come agevolare la penetrazione. In questa, precoce, fase ancora quasi fanciullesca provo raramente dolore, quello vero arriverà dopo, quando sarò più grande, altre situazioni.
Per i maschi questa morbidezza è il massimo, perché pur entrando senza faticare mi “sentono” benissimo, avvolgo il loro cazzo come una guaina.
Anche a Livio piace tanto quello che sta facendo, prova soddisfazione, ogni tanto lo tira fuori, ci sputa sopra e lo rimette dentro lentamente guardandolo mentre entra, poi pompa con impegno accarezzandomi le natiche.
Si sente potente, uno stallone.
Facciamo così per parecchio tempo, mi scopa qualche minuto, lo leva, lo rimette, lo leva, io sto lì col culo per aria.
Non faccio fatica, sono comodo, il letto è morbido, la faccia adagiata sul copriletto.
Quel coso che si muove dentro di me, il respiro eccitato di Livio, il suo deglutire, lo sciacquio dell’abbondante saliva che lubrifica l’orifizio, sono sensazioni e suoni normali, quotidiani.
Livio viene, i suoi adolescenziali schizzi mi irrorano l’intestino.
La sborra, questa crema bianca che esce fuori quando finiscono, non ha già più misteri per me. Io non la produco ancora, mi esce solamente una goccia di liquidino vischioso, ma la conosco benissimo: l’umido dentro il culo come questa volta, il rumorino che fa quando la espello sul water o da qualche altra parte, quando mi finisce sulle mani, in bocca, così ne conosco il sapore. A volte la sputo, più spesso la mando giù.
Oggi è la sua, domani sarà di un altro, oppure ancora la sua e di qualcun altro.
Cercano l’orgasmo e con me l’ottengono. Il fatto di essere bello, dolce, effeminato, facilita molto questa cosa. Non si fanno scrupolo.
Stiamo ancora lì sul letto, Livio allunga la mano e me lo tocca, mi chiede se voglio venite anch’io, rispondo che non è necessario.
“Già tu, probabilmente, godi con il culo. Ma ti farebbe schifo riprendermelo un po’ in bocca, dopo che ti ho sborrato dentro?”.
In effetti ce l’ha ancora duro, glielo guardo, è pulito, lucido, non c’è merda sopra, a volte capita.
Ho anch’io voglia di stare ancora nel letto nudo con lui, gli bacio la cappella, non ha cattivi sapori o odori, gliela succhio mentre lo smanetto.
Nel frattempo mi masturba anche lui, godiamo praticamente assieme. Io con la solita gocciolina, lui con un paio di deboli schizzetti.
Ci rivestiamo con calma, prima andiamo in bagno, lui piscia, io mi metto sul water, caco la sborra, poi mi lavo il culo.
In cucina mangiamo un paio di merendine al volo.
Siamo sulla porta che arriva la madre di Livio, ci sorride, gli da un bacetto.
“Ma’, accompagno il mio amico”.
Lei mi sorride ancora, è carina, mi osserva: “E’ più piccolo di te, il tuo amico… gli hai offerto la merenda?”.
“Si mamma, tutto fatto”.
“Bravo… ok, vai, ma non fare tardi” dice a Livio.
“No, mamma, mi sbrigo”.
Livio chiude il portone e mi tocca il culo.
“Poi lo rifacciamo eh, Rosy”.
“Si Livio, quando vuoi”.
Già, sono piccolo, una piccola troia.

 

One thought on “L’amichetto

  1. i

    mi ricordo di quando ero giovane, anch’io ero una troietta e diventando grande stavo diventando una trans, anzi per un certo periodo lo sono stata ma ero a Bahia e i miei non mi hanno visto

     

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