Il signor Gaetano

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Il signor Gaetano

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Erano anni ormai che avevo acquisito la consapevolezza delle mie inclinazioni sessuali, non potevo più nasconderle a me stesso anche se non avevano mai trovato il giusto sfogo. La mia attrazione andava soprattutto verso uomini maturi dal fisico robusto, villosi e dall’aspetto severo e un po’ rude. Tra tutti, quello che sollecitava maggiormente i miei desideri, quello che vedendolo mi procurava un dolce tremore, c’era il signor Gaetano, un allevatore di bestiame.
Sessantenne, carnagione bronzea a contrasto dei pochi capelli bianchi, fisico taurino dalle spalle ampie e dal petto imponente. Una pancetta che rivelava tutta la sostanza di uomo vissuto e uno sguardo penetrante del quale era facile rimanere incantati con tutta la virilità che esprimeva.
In paese ci si conosce un po’ tutti ed è facile scambiare quattro chiacchiere al bar. Così con il signor Gaetano mi ero trovato a parlare, a bere qualche birra con amici comuni, a salutarci con cordialità. Ovviamente in tutte queste occasioni camuffavo la mia attrazione nei suoi confronti anche se la mia timidezza non riusciva a frenare qualche sguardo furtivo finanche a quella maestosa sporgenza sotto la cintura …
Aveva un passato da donnaiolo e quando ci si ritrovava tra amici era solito raccontare, insieme alle problematiche della sua attività lavorativa, le sue numerose avventure sessuali. Ascoltavo, ridevo al suo linguaggio scurrile e alla sera, tornato in casa, scatenavo tutte le mie fantasie provando una fortissima invidia per tutte quelle donnine che erano state possedute ed usate da quel meraviglioso uomo.
La consapevolezza che aveva del suo fascino e la grande esperienza nel sedurre evidentemente gli avevano fatto intuire quella mia debolezza, captare quei miei sguardi furtivi e quelle mie inclinazioni così nascoste ma così forti nella loro voglia di esprimersi.
Era maggio inoltrato e la nostra conoscenza era ormai consolidata quando un pomeriggio vedendomi passare per le vie del paese si ferma con il suo fuoristrada e mi chiede: “Francesco, vuoi venire finalmente a vedere i miei terreni e le mie mandrie ?”, sorridendo risposi : “con piacere signor Gaetano” e salì a bordo felice di passare del tempo con lui ma ignaro che aveva capito tutto.
Durante il tragitto mi raccontò delle migliaia di ettari dei suoi terreni, dei suoi numerosi capi di bestiame, di quanto era bravo nel commercio e nel fare denari, di come risolveva i problemi con chi non gli stava simpatico. Chiaramente mi compiacevo di tutto quel mi raccontava e assecondavo la sua vanità dicendogli che tutti in paese eravamo consapevoli delle sue grandi capacità imprenditoriali e della sua rispettabilità, alimentando il suo superego.
Giunti nei poderi mi mostrò con orgoglio tutto quanto mi aveva descritto: le mandrie di pecore, di cavalli, di bovini e di maiali, le stalle ed i campi coltivati, trattori, trebbiatrici e numerosi altri macchinari che denotavano una certa facoltosità. Mostravo interesse e curiosità per quello che era il suo regno, dispensavo complimenti, facevo intendere ammirazione, insomma tutto quello che la sua personalità dominante pretendeva.
Finito di espormi i suoi numerosi possedimenti mi disse di seguirlo mentre avrebbe dovuto completare di caricare le balle di fieno sui cassoni, alla fine di ciò aggiunse che ci saremmo spostati nella sua masseria dove m’avrebbe fatto gustare i suoi salumi e il suo vino. Il lavoro di trasporto delle balle risaltava tutto il suo vigore, sbracciato e sudato, desiderava essere osservato nella sua abilità e nella sua forza: il maschio alfa che dava dimostrazione di sé davanti a un ragazzo esile e remissivo consapevole della sua natura sottomessa.
Passò circa un’ora e concluso il suo lavoro ci indirizzammo verso la masseria. Mi fece accomodare in un salottino dal quale si accedeva ad una camera da letto mentre si premurava di portare sul tavolo i suoi prodotti e un fiasco di vino. Con aria soddisfatta si sedette di fronte a me: aveva nella sua tana la sua docile preda che avrebbe “mangiato” al momento opportuno ma di ciò non me ne accorgevo. Il bicchiere era sempre stracolmo di vino, sia il mio che il suo, provvedeva prontamente a riempirli perché, esclamava, avremmo dovuto svuotare il fiasco. L’effetto lo sentivo: una gradevole rilassatezza mi pervadeva, ero a mio agio, provavo un immenso piacere a sottostare ad ogni disposizione del signor Gaetano che a sua volta, preso dall’ebbrezza, introdusse l’argomento sesso.
Enucleò tutte le sue avventure giovanili: donne vergini, donne sposate, prostitute e anche qualche cugina. Di tutte le età e di tutte le provenienze sociali. Mi disse che però ormai era sazio e stanco della donna perché a suo giudizio non esprimeva più femminilità: “sono tutte arroganti e presuntuose, si credono uomini e non ubbidiscono, con loro non provo più nessun piacere”. Annuivo al suo pensiero mentre continuava con le sue esternazioni che si facevano maggiormente esplicite: “pur essendo un uomo maturo ho ancora la voglia e la forza di un gladiatore e non mi vergogno a dire che il desiderio che in questi anni voglio realizzare è avere a mia disposizione un giovanotto delicato ed educato per sfogarmi come un toro”. Arrossì, pensai che aveva capito qualcosa. Un tremore di piacere e di timore accresceva il mio imbarazzo.
Il signor Gaetano sapeva che adesso poteva affondare il colpo e guardandomi negli occhi rincarò la dose: “tu che ne pensi?”. Provai con voce esitante a glissare: “signor Gaetano per me ognuno può avere tutti i desideri che vuole, non giudico le persone”. Sorrise, consapevole che cercavo di sviare il discorso e poi s’alzò prendendo da una credenza la sua grappa e chiudendo a chiave la porta alla sue spalle. Versò il distillato nei bicchieri e stavolta venne a sedersi al mio fianco, la bevve tutta di un colpo, mi invitò a fare la stessa cosa, una, due, tre volte fino a quando tenendomi per un braccio mi disse: “me ne sono accorto, sai, che ogni volta che mi incontri i tuoi occhi cadono su questo maestoso cazzo”. Provai a negare ma con fare deciso continuò il suo discorso: “ e allora perché ti ho portato qua? Sei un ragazzo educato e timido, ti vergogni dei tuoi desideri e vorresti reprimerli ma visto che sei pure il ragazzo che cercavo ora te li faccio realizzare perbenino, al signor Gaetano non si disubbidisce, andiamo nella stanza da letto”.
Mi condusse in quella camera, mi disse di spogliarmi. Il pudore non me lo consentiva ancora ma l’uomo autoritario si fece sentire: “o ti spogli tu o lo faccio io, ti strappo i vestiti e ti lascio nudo nella stalla, non hai altre alternative.” Quelle parole dure e decise prima mi atterrirono ma poi lasciarono spazio alla mia eccitazione: non avevo scampo, sarei stato posseduto proprio dall’uomo che desideravo.
Mi spogliavo davanti al volto sorridente del signor Gaetano che commentava: “bravo Francesco, sei davvero ubbidiente, un dolce agnellino dalla carne tenera”. Rimasto con i soli slip mi ordinò che dovevo adesso spogliare lui togliendogli la camicia e accarezzandogli l’ampio petto peloso ed i suoi muscolosi bicipidi. Era assai eccitato e le mie mani sottili che scorrevano sul suo dorso aumentavano la sua libido cosi come i bacetti che dovevano sfiorarlo sul collo. Di un tratto mi spinse sul letto, si sfilò da se i calzoni e strappò con decisione le mie mutandine esclamando con sarcasmo: “ tutto nudo con il signor Gaetano, non ti vergogni porcellino?”. Io non provavo vergogna ma silenzioso e inerme ero lì con il mio corpo esile pronto a sottostare alle sue voglie che sarebbero state le mie. Si accarezzò la sagoma di quell’imponente membro proseguendo il suo monologo: “ guarda quanto è bello grande, ora lo tiro fuori, ha tanta voglia di sverginarti il culetto e di sborrarci dentro”. Divaricò le mie gambe, lubrificò il mio buchetto con la saliva e lo allargò con le dita. Mi dava già piacere come l’inebriante odore di maschio rude che pervase la stanza non appena liberò quel cazzo enorme, turgido e nodoso, già lucido nel suo ampio glande.
Poggiò sotto i mie glutei un cuscino, mi sovrastò con il suo corpo robusto e con un sol colpo deciso mi penetrò con durezza. Mi sentì trafitto, aperto a metà ma la botta violenta lasciò presto spazio ad un godimento estatico. Lo sentivo tutto dentro me: forte, grosso, caldo e prepotente nelle spinte, sentivo il mio ano pulsare e stringerlo assecondando il suo piacere. Ero ormai libero di inibizioni: abbracciavo con passione quelle virili terga catturato dal suo odore di mandriano, la mia lingua cercava la sua bocca, mordevo il suo mento e le sue labbra. Gemevo di piacere ad ogni colpo affondato e mi eccitavo ancor più quando mi chiamava frocetto, quando mi ripeteva: “lo vedi quanto ti piace il cazzo?”. Disinibite diventavano anche le mie parole che gli davano ancora più ardore: “ sono suo signor Gaetano, mi faccia quello che vuole, mi faccia male, è bellissimo far l’amore con lei”. Anticipato da quello che sembrava un ruggito, giunse il flusso copioso e denso del suo sperma che mi riempì il buco. Ero sfinito ma entusiasta. Finalmente ero stato deflorato, avevo vinto le mie paure, potevo sentirmi pienamente omosessuale, la puttanella al servizio di un uomo maturo e rude che ne faceva quel che voleva.
Restammo sdraiati per una mezz’ora. Abbracciavo e baciavo la sua pancia in cerca di coccole, lui con la soddisfazione dipinta in volto continuava i commenti e mi dettava i precetti: “facevi il difficile ma alla fine ti ho rotto il culetto e hai goduto come una femminuccia; non si disobbedisce agli ordini del signor Gaetano quello che voglio è legge; sei il mio agnellino e ti scopo ogni volta che lo desidero”.
Alzandosi in piedi dopo aver urinato mi chiama a sé: “in ginocchio!”. Eseguì stavolta senza esitare. Mi portò l’uccello a sfiorarmi il viso. Me lo dondolava tra naso e bocca, imponente anche da rilassato. Ridendo: “Francesco è l’ora del biberon, fai il bravo, apri la bocca e mangialo tutto”. Allungando le mani fino a stringere i suoi glutei, con la punta della lingua cominciai a baciargli e a leccargli i grossi testicoli per poi schiudere le labbra e accogliere la sua cappella in bocca. Si ingrossava sulla mia lingua diventando sempre più gustosa, aumentava il mio appetito con i suoi forti olezzi, me la spingevo fino in gola. “Come lo succhi bene, ristorati” mi ripeteva. Ero orgoglioso di me, nel farlo godere, nel far ritornare duro e imponente quel cazzo taurino con i miei bocchini salivosi. Prendendomi per i capelli ritardava il suo orgasmo ritraendolo fuori, schiaffeggiandomi sul viso e chiamandomi goloso. Voleva che lo pregassi di mettermelo ancora in bocca magnificando la sua bellezza: “lo voglio ancora succhiare signor Gaetano, la prego, è saporitissimo, bellissimo, grandissimo, lei ha il cazzo di un toro”. Ripetevo senza pudore. Violento mi chinò la testa, una mano sul collo e me lo sbattè di nuovo in bocca togliendomi il respiro, succhiai con devozione fino a fare esplodere il getto abbondante della sua densa sborra che ingoiai completamente. Era raggiante il signor Gaetano, mi aveva reso il suo schiavetto, asservito a tutte le perversioni che aveva in mente.
Appagato si sdraiò sul letto prese il cellulare e chiamò il suo amico Pippo, un altro allevatore della zona. Gli raccontò che finalmente aveva trovato quel che cercava: “un giovanotto di 22 anni, ubbidiente e delicato, si chiama Francesco. Mi ero accorto che mi guardava e pomeriggio con una scusa me lo sono portato in campagna. L’ho fatto bere un po’, all’inizio cercava di resistere ma poi l’ho fatto spogliare nudo e me lo sono scopato con forza, era vergine. Come gli piaceva, dovevi sentire come bramava con il mio cazzo nel culo, ci son venuto dentro. Mi sono riposato e dopo l’ho fatto mettere in ginocchio e glielo ho fatto succhiare come una troia, sai quanto è stato bravo? Succhia meglio di una femmina e ha ingoiato tutta la sborra. Pippo, in virtù della nostra vecchia amicizia, domani mattina te lo porto e ti ristori anche tu, te lo fotti come vuoi, alla sera ritorno, mangiamo e beviamo a volontà e poi l’agnellino lo montiamo insieme…”.
L’indomani avrei avuto la mia seconda esperienza e la prima con due cazzi da soddisfare.

 


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