Il pompino 2

Il pompino 2

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“Oggi dove mi porti? Hai tanta voglia?” domando maliziosamente dopo avergli appoggiato la mano sul pacco, mentre il furgone fila un’altra volta verso la campagna.
L’autista mi sembra ancora più ingrifato dell’altra volta, è venuto a prendermi direttamente sotto casa, appena girato l’angolo.
Sorride e mi risponde che sono l’unico maschietto che si fa ma che sono proprio una puttanella, di nome e di fatto, che quello che gli ha parlato di me aveva proprio ragione.
E’ così che si sparge la voce, che i clienti aumentano, mi ha detto chi è, gli tiro i pompini, mi incula anche, ma di meno, mi gode soprattutto in bocca.
Mi fa i “regalini”, come chiamo i soldi che mi danno per questo, non li chiedo mai, lo sanno da soli.
Il bello è che i soldi non mi servono poi così tanto, è proprio una questione di zoccolaggine, la mia.
Gira un po’, poi finisce nello stesso posto dell’altra volta.
Allungo di nuovo le mani, per slacciargli e tirarglielo fuori, però mi dice di aspettare, che dobbiamo scendere ed andare dietro, nel cassone, tanto in questo posto non ci vede nessuno.
Sono un po’ dubbioso, il cassone è scoperto, lui ci trasporta normalmente il legname ed il pellet, è vuoto ma non mi sembra molto comodo.
“Non ti preoccupare, Rosy, è tutto organizzato”.
Saliamo su, da una parte c’è una specie di rotolo, legato con una cordicella.
Lo apre, una sorta di materassino di gomma, spesso cinque o sei centimetri.
Figo.
Sembra pratico, poi sono abituato a farlo nei posti e nelle situazioni più assurde e scomode.
Sfilo i jeans tagliati corti corti e gli slippini invisibili, eravamo d’accordo per il culo e così sono bello pronto.
Comunque mi metto in ginocchio e glielo prendo in bocca, anche lui ha lasciato scendere i pantaloni, ce l’ha balzotto e voglio farlo venire duro con la bocca.
Non ci vuole molto, anzi, succede quasi subito.
Mi abbasso, alla pecorina sul materasso, bagno con la saliva il buco del culo ed aspetto che me lo infili dentro.
“Fai piano, che all’inizio mi fa male” gli chiedo di andarci piano.
E’ proprio così, poi passa.
Lui si inginocchia dietro, si sputa sulla cappella, lo mette sul buco e spinge.
Dopo un attimo di resistenza, blop, entra e scivola dentro quasi tutto.
E’ bello grosso, quindi un po’ doloroso come pensavo ma provo comunque un certo piacere.
Anche se sono una puttanella e spesso lo faccio solo per il “regalino” mi piace lo stesso, a volte di più a volte di meno, oggi di più.
Il suo affare mi arriva proprio su, in alto dentro l’intestino, ma succede sempre, sono minuto, non molto alto e loro sono “grossi”.
Mi sbatte con vigore, me lo fa proprio sentire, però non ci mette molto a finire, la sua sborra scroscia nelle mie interiora, con una serie infinita di schizzi, mentre lui raglia come un asino.
Magari era meglio se si metteva un preservativo, ma non ce l’avevamo, comunque siamo tutti e due sani come pesci e così è più godurioso, sia per lui che per me.
Lo tira fuori, mi giro, tiro fuori dei fazzolettini di carta dalla tasca dei pantaloncini e glielo pulisco, glielo prendo anche un po’ in bocca, tanto per gradire.
Mentre ci rivestiamo mi dice che per un po’ non potremo fare nulla, sia assenta per un lavoro fuori, io rispondo che quando torna sa dove trovarmi.
Sgancia i venti euro, lo bacio sulla guancia e gli struscio di nuovo il pacco.
Mi faccio lasciare poco fuori da paese, ho appuntamento con un altro signore, gli farò, praticamente, le stesso cose che ho fatto a lui.
Un altro regalino.
A volte mi chiedo cosa succederebbe se in casa mia scoprissero come passo le mie giornate!

 

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