Il maestro di sci

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Il maestro di sci

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Finalmente è arrivata la settimana bianca.
Sono con la famiglia in una rinomata stazione sciistica delle Dolomiti, andiamo lì fin da piccoli.
Alfred, il maestro altoatesino che insegna a sciare a me ed a mia sorella da sempre, è un tipo veramente figo, sulla quarantina, brizzolato, barbetta d’ordinanza, alto, muscoloso e perennemente abbronzato.
E’ famoso in tutta la valle, conosciuto come un grande scopatore.
Oggi scopro che oltre alle belle turiste gli piacciono anche le checchine effemminate, glabre, servizievoli e porche.
Lui è sempre gentile con tutti e due, in uguale maniera, anche se, curiosamente, fa più complimenti a me che a mia sorella che è una bellissima ragazza, dice che è troppo giovane per lui, invece io, che ho solamente un anno di più, curiosamente, non lo sono.
Peraltro siamo praticamente uguali, io forse più femmina di lei. Gli stessi lineamenti delicati, i capelli lunghi e mossi, le labbra carnose, le ciglia lunghe, le gambe chilometriche, il culo perfetto e lo sguardo da lussuriosa cerbiatta, viziata e viziosa. Andiamo a depilarci dalla stessa estetista ed usiamo le medesime creme. Siamo anche complici, lei sa cosa faccio quando esco con i miei “amici”, io so cosa fa lei con i suoi, ci copriamo a vicenda. Lì in montagna dormiamo assieme, nella stessa camera, i nostri genitori ne hanno un’altra, in fondo al corridoio, possiamo fare come ci pare. Come sempre, i nostri ricchi genitori non ci hanno mai dedicato più tempo del necessario
Ci piace il cazzo e tutte e due.
Oggi siamo soli, mia sorella è restata nella spa dell’hotel, si deve vedere con uno che la corteggia.
Alfred lo ha saputo fin da ieri, si è preso tutto il pomeriggio per stare con me.
L’ampia e confortevole baita è proprio sulle piste, lui vive lì.
Appena dentro mi osserva compiaciuto mentre mi dice che era da un po’ che mi aveva capito, che si vede lontano un miglio che sono una bella fighetta vogliosa. Io arrossisco, i suoi commenti mi lusingano.
Non si perde in chiacchiere, mi informa che scoperà a lungo il mio magnifico culetto.
Non vedo l’ora.
Ci sfiliamo le tute da sci, mi abbraccia e mi bacia appassionatamente, la sua lingua mi arriva in gola.
Si siede su una poltrona, io sulle sue ginocchia, limoniamo per un po’ mentre ci tocchiamo, il suo pacco, sotto le mutande, appare enorme.
“Aspetta”, ora Alfred va a farsi una doccia, sento l’acqua scorrere.
Mi chiama: “Amore, vieni ad insaponarmi!”.
Finisco di spogliarmi, sfilo le mutandine ed entro nella doccia assieme a lui.
Ci abbracciamo ancora, insaponandoci a vicenda, dappertutto.
Ce l’ha grosso, veramente grosso, penzola giù come una proboscide.
Mentre glielo insapono cresce, cresce, cresce.
Arcuato svetta verso l’altro, la cappella grande come un pugno.
Oddio, come farò a farlo entrare!
Ci baciamo, mentre cerchiamo di strusciare assieme i nostri cazzi..
E’ alto, devo stare sulle punte dei piedi per farli combaciare, gli arrivo solamente fino alle palle, lui si abbassa.
Il mio pisello sottomisura sparisce nelle sue manone, mentre il suo, nelle mie, non ci sta.
Chiude l’acqua, usciamo fuori, mi asciuga accuratamente poi mi prende in braccio e mi porta sul letto.
Ahhh! Quanto mi sento femmina.
Voglio farlo felice ma il suo cazzo non mi entra in bocca, allora lui mi prende per i capelli e lo spinge dentro, quasi mi si sloga la mascella.
Durissimo.
Faccio pompini da tempo, dopo le prime seghe mio cugino me l’ha fatto succhiare in camera sua e via così, tutti gli altri, è il primo così grosso e maturo.
Fa un po’ avanti e indietro nella mia bocca spalancata, poi decide che è ora di scoparmi.
Di “Fare all’amore” come dice lui col suo marcato accento teutonico.
Sono alla pecorina sulle ginocchia e aspetto, respirando forte.
E’ una posizione che mi è familiare ma oggi è diverso, si fa veramente sul serio.
“Ora ti scopo, principessina…”
“Si, Alfred vai dentro… inculami, ma piano piano…”.
Mi sento una principessina vergine che, rapita dal suo rude cavaliere, sta per essere presa consenzientemente.
L’unica differenza è che io non sono vergine per niente, ma quel coso è così grosso…
Mi lecca il buco del culo, sul comodino c’è un flacone di gel lubrificante, mi unge, infilando dentro il pollice, gemo di piacere anche se fa inizialmente un po’ male.
Sono stato inculato la prima volta dal solito cugino e da un suo amico, uno dietro l’altro, è un ricordo doloroso, non furono molto delicati, ma mi piacque, da allora la rudezza fa parte del piacere, del resto quando mi chiesero di dargli il culo, come nei filmini porno che guardavamo assieme, non mi tirai certo indietro, anzi, non vedevo l’ora, mia sorella era lì ad osservare, curiosa.
Le piace guardare.
Mi aveva aiutato a cambiarmi, mi aveva prestato il suo tubino rosso, dopo mi aveva truccato, l’abbiamo rifatto molte volte,
Se lo fece mettere nel culo anche lei, quel giorno davanti no, solo dietro, la prima volta, voleva vedere com’era. Anche per lei sarebbe diventato il canale principale, da lì non si rimane incinta.
Da quel momento ci sono entrati dentro parecchi altri cazzi, nei nostri culi.
Ma nessuno di un Uomo con la “U” maiuscola come Alfred, almeno a me.
Infila due cuscini sotto al mio ventre, così il mio culo è perfettamente allineato, si mette a cavalcioni, allarga le natiche e lo infila, lentamente.
Mhhhh! Quanto è grosso.
Però fa pianissimo, centimetro dopo centimetro va giù e non provo quasi dolore.
Incredibile, è come se fossi sverginato di nuovo, come se mi stesse penetrando il cervello.
Ora che è entrato tutto quanto si sdraia sopra di me, si muove su e giù sempre lentamente.
Mi bacia sul collo, mi sussurra nelle orecchie che sono la sua fighetta dolce, che ho un buchetto tenero come il burro. Io gli dico che mi piacerebbe agghindarmi per lui, mettermi le mutandine di pizzo e truccarmi, da principessina.
Mentre mi scopa come farebbe con una ragazza e i nostri corpi combaciano, risponde che la prossima volta sarà così.
Mi piace tanto.
Il ritmo è costante, possente. Ora il silenzio è rotto solamente dai miei gemiti, dal suo ansimare, dal rumore del cazzo che si muove nel buco bagnato assieme a quello dello schiocco del suo ventre che picchia sulle mie chiappe, ogni volta che arriva in fondo.
Cic ciac… cic ciac… cic ciac…
Bellissimo.
“Ehi, principessa… sto per venire…”.
“Ahh! Si… dai Alfred, dammene ancora… ahh”.
Mi tira su, sono sulle ginocchia, col culo in alto, la testa sulla coperta, è sempre dentro, rallenta, lo tira fuori, si trattiene, ma per poco, entra di nuovo, picchia giù, potente.
“Ahhhhhhhhh!”,
Schizza nel profondo, resta fermo, fulminato, poi si sfila, mi bacia una natica:
“Non preoccuparti… non è mica finita…”.
Infatti mentre siamo lì sdraiati ricomincia toccarmi, mi accarezza il culo, la schiena, mi attira verso di lui, lecco i suoi capezzoli, poi la pancia, ricalcando le linee degli addominali, poi il pube, infine il cazzo, ricco degli umori del mio culo, scendo verso le palle, che mi faccio entrare in bocca, poi le cosce, alza su il culo, così posso passare al perineo ed all’ano.
E’ di nuovo durissimo, glielo prendo un momento in bocca, poi vado giù, sulla schiena, Alfred mi allarga le gambe, le appoggia sulle spalle, mi penetra, guardandomi fisso negli occhi.
Il mio culo è rovente, sensibilissimo, urlo per il piacere, mentre lui mi masturba, mentre mi scopa.
Sborro quasi subito, devastante!
Lo sperma mi è sgocciolato sulla pancia, ci passo la mano, raccolgo tutto poi la lecco, lascivamente, me la toglie di bocca e la lecca lui.
Sono veramente via di testa, plastilina nelle sue mani.
Va avanti, ancora e ancora, non finisce mai, vorrei non finisse mai.
Ogni tanto mi bacia, profondamente.
Gli chiedo di farlo venire con la bocca, voglio bere.
Quando finisce la trattengo in bocca, per sentirne bene il sapore, glielo faccio vedere socchiudendo le labbra, poi mando giù.
Mangiamo qualcosa assieme, ancora nudi, chiacchierando, anche di mia sorella, poi ci rivestiamo in silenzio.
Inforchiamo gli sci e ci dirigiamo verso il mio hotel che è vicinissimo agli impianti di risalita
Sono felice ma triste, sarà difficile poterlo rifare, lui è impegnatissimo, oggi è stata veramente un’eccezione, poi tra due giorni vado via.
Quando arriviamo c’è tutta la mia famiglia, stesi sulle sdraio davanti all’albergo, salutano Alfred, mio padre lo conosce da molti anni, sono amici.
Mia sorella lo abbraccia e mi strizza l’occhio, io ammicco nel modo che conosce, quello che significa che ho scopato.
La sera, in camera le racconto, è invidiosa.
Si eccita e si masturba mentre mi dice che il ragazzotto che ha incontrato era veramente imbranato, è venuto appena gliel’ha preso in mano, non ha fatto neppure in tempo a metterselo in bocca.
Le dico che ho parlato di lei ad Alfred, del fatto che lei lo prende solo nel culo e che lui le piace tantissimo, ha ceduto e la prossima volta la inculerà, andremo assieme, io devo trovare il modo di travestirmi per lui.
Non sta nella pelle, convincerà sicuramente papà a tornare presto, lui fa tutto quello che lei gli chiede, che penserà al mio travestimento.
Sarà una figata.

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