Il Giardiniere Superdotato

Il Giardiniere Superdotato

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Voglio raccontarvi cosa mi è accaduto dopo le mie prime esperienze sessuali. Come ho già raccontato, appena compiuti i diciotto anni, iniziai a frequentare alcuni cinema porno della mia città ed ebbi, in quel periodo, diverse esperienze con maschi, alcune indimenticabili. Avevo intanto iniziato a frequentare l’Università e, inevitabilmente, avevo abbandonato vecchie amicizie e conosciuto ragazzi e ragazze che frequentavano le lezioni con me. In quel periodo mi accorsi di avere un notevole successo anche con le ragazze. Ero conteso da diverse colleghe all’Università. Non mi svegliavo spesso nel mio letto, in quei primi mesi di Università. La fica mi piaceva molto ed il mio cazzone era molto apprezzato dalle donne. Intrecciai alcune brevi relazioni, con diverse ragazze, che assorbivano quasi tutto il mio tempo libero. Non pensavo quasi più “al femminile” se non durante qualche solitaria sega nella quale riemergeva la mia voglia di cazzo. Proprio quando non te l’aspetti, però, il destino ti prepara una sorpresa e che sorpresa! Era estate, ed ero appena rientrato a Napoli dopo una breve vacanza al mare con la tipa di turno ed alcuni altri amici. Avevo anticipato il mio rientro dalle vacanze per festeggiare con i miei, di lì a qualche giorno, il compleanno. Il 7 agosto avrei compiuto, infatti, 19 anni. La città era praticamente deserta ed a causa del caldo afoso passavo la mattinata a casa, provando a riprendere il ritmo dello studio, mentre il pomeriggio cercavo di rilassarmi facendo il meno possibile. Le docce, per difendersi dall’afa, non si contavano. Abitavo, all’epoca, in una casa con giardino ed il mio bagno si affacciava con una porta finestra sul retro della casa, in una zona più riparata del giardino, proprio di fronte al casotto del giardiniere. Era una piccola costruzione nella quale Augusto, si chiamava così, conservava gli attrezzi necessari alla manutenzione del giardino. Nei mesi estivi veniva a lavorare tre volte a settimana per cercare di evitare che le piante, di cui era ricco il nostro giardino, si seccassero. Un pomeriggio, quando il caldo era più intenso, decisi di fare una doccia e, per evitare che il vapore si diffondesse in tutta la stanza, decisi di lasciare socchiusa la porta finestra. Mi stavo godendo il refrigerio dell’acqua sulla mia pelle quando ebbi la sensazione di essere osservato. Mi girai verso la finestra ma mi parve di notare solo un’ombra che si spostava. Rimasi a fissare la finestra per diversi minuti e, non notando nulla di strano, mi convinsi che, probabilmente, era stata solo una mia impressione. Mentre insaponavo la mia pelle, notando la differenza tra la pelle abbronzata e le parti intime, che mostravano il segno del costume, mi scoprii a pensare a Augusto e presi a fantasticare sulla possibilità che fosse venuto a spiarmi. Istintivamente, pensando che in fondo, se fosse successo davvero, mi avrebbe fatto piacere, mi girai volgendo il culo alla finestra ed insaponandomi il buco tra le chiappe. Questa operazione ed il pensiero di esibirmi allo sguardo di un maschio voglioso, mi fece avere una fantastica erezione. Il cazzo svettava durissimo. Iniziai a menarlo con la mano sinistra mentre con la destra, abbandonata la spugna, mi accarezzavo il buco, reso morbido ed arrendevole dal sapone. Mi godevo il momento, fantasticando sulla possibilità che un maschio maturo, dotato di un cazzo durissimo, approfittasse della situazione e, entrato nella vasca con me, mi costringesse a chinarmi in avanti e, anche bruscamente, mi inculasse con forza fino a farmi sborrare e fino a farmi sentire quel meraviglioso calore che ti invade, quando un maschio gode nel tuo culo. Ero lubrificato dal sapone e, mentre pensavo al cazzo che mi avrebbe fatto godere se mi avesse inculato, mi infilai prima una e poi due dita nel culo. Ero molto eccitato! I miei capezzoli erano diventati duri e sensibili. L’acqua calda colpiva il mio torace e, subito dopo, il mio cazzo. Spingevo le dita in profondità, immaginando che fosse il cazzo di Augusto a chiavarmi e non le mie dita. Non mi ero più girato verso la finestra, impegnato com’ero a raggiungere l’orgasmo stimolato dalle mie dita nel culo. Avvertii un leggero gemito, o almeno così mi sembrò, per cui girai leggermente lo sguardo e, per continuare a stimolare il mio culo, mi girai di fianco guardando verso la finestra e, allo stesso tempo, esponendo il mio cazzo in piena erezione. Quello che vidi non mi sorprese, anche se un po’, forse, mi imbarazzò. Mi guardava attraverso le ante che aveva aperto appena un po’ di più. Incrociammo lo sguardo solo per un attimo. Finsi di non averlo visto, continuando a segarmi ad occhi chiusi, anche se la consapevolezza di saperlo lì, intento magari a menare a sua volta il suo cazzo, fece crollare le mie resistenze e persi ogni controllo. Iniziai a tremare ed a singhiozzare mentre dal mio cazzo, duro come una pietra, cominciò a sgorgare un fiume di sborra che si depositò sulle piastrelle di fronte a me. Il respiro era affannoso e l’orgasmo mi aveva squassato, al punto tale che mi accorsi di essere appoggiato con una mano al muro, chinato in avanti, proprio come se un cazzo mi avesse inculato con forza. Il mio cazzo era ancora duro anche se tendeva ad abbassare la testa, vista la recente sborrata. Sembra assurdo ma, un attimo prima, avevo sperato che Augusto entrasse nella vasca con me e mi inculasse senza ritegno e, un attimo dopo, passato l’orgasmo, avevo timore di girarmi verso la finestra ed affrontare il suo sguardo. Non c’era più. Finito lo spettacolo che avevo offerto, aveva abbandonato il suo punto di osservazione. Forse temeva che passata la libidine, potesse rimanere solo l’imbarazzo. Augusto lavorava presso la nostra famiglia da circa 5 anni, se ricordavo bene. Cominciai a chiedermi se anche in passato avesse avuto occasioni di spiarmi mentre mi masturbavo in bagno. Qualche volta, addirittura, approfittando di essere solo in casa, mi ero masturbato mentre mi inculavo con una zucchina che, per forma e dimensione, ricordava i cazzi dei maschi che mi avevano sfondato nei bagni dei cinema porno. Chissà, a questo punto, se non si era già goduto qualche mio spettacolo in precedenza. Io non ero stato, mi scoprii a pensare, molto attento alla sua presenza in giardino, mentre godevo. Oltretutto, avevo iniziato già da qualche anno a scoparmi con ortaggi o con oggetti vari e, di conseguenza, ero stato un bel bocconcino per un maschio maturo a cui piacciono i maschietti giovani. Nel pomeriggio, non riuscivo a non pensare a quanto fosse successo, al punto tale che, più di una volta, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora, scostavo le tende delle finestre che davano sul giardino, nel tentativo di guardarlo bene, o meglio, guardarlo per la prima volta nella mia vita. Nei giorni successivi avevo ripreso il solito ritmo studio/svago che caratterizzava la mia età. Non avevo dimenticato l’intensità dell’orgasmo che avevo provato mentre Augusto mi guardava con, immaginavo io, cupidigia. Fingevo di non pensarci troppo ma, in realtà, aspettavo il momento in cui sarebbe tornato ad accudire il giardino. Non aveva dei giorni fissi anche se d’estate veniva con maggiore regolarità. Le piante, si sa, hanno bisogno di essere innaffiate molto in questa stagione. Ormai speravo che Augusto, nella sua mente, avesse l’intenzione di annaffiare anche me, oltre alle piante. Avevo pensato di farmi trovare di nuovo in bagno mentre era in giardino, lasciando, questa volta, la finestra aperta almeno con un’anta per consentirgli di guardarmi meglio e per rendere la situazione più esplicita. Speravo di poter vedere anch’io il suo cazzo, che avevo solo immaginato finora, pregando che ce l’avesse grosso. A quell’epoca pensavo, infatti, che solo i cazzi grossi potessero farti godere. Ero, in realtà, stato fortunato, finora. I cazzi che mi avevano scopato erano tutti enormi. Uno era addirittura enorme anche come diametro. Non mi aveva scopato nel culo, purtroppo, ma l’avevo fatto godere tanto con la bocca ed era stato così bello che per anni era stato l’oggetto dei miei desideri durante le tante seghe solitarie. Nel primo pomeriggio di quel giorno, un po’ in anticipo rispetto al solito, sentimmo il leggero suono del campanello di casa con il quale Augusto annunciava il suo arrivo, anche se aveva la copia delle chiavi del cancello d’ingresso. Mi sentii immediatamente eccitato, quasi come se avessimo un appuntamento. In casa, in quel momento c’erano solo i miei genitori, visto che mia sorella era ancora in vacanza. Non sapevo come agire. Non avevo studiato un piano dettagliato. Avevo pensato di vigilare sulla sua presenza in giardino e di ritornare in bagno nel momento in cui si fosse avvicinato alla zona del suo capanno. Avevo anche pensato di frugare nel cassetto di mia sorella e di indossare una sua mutandina per essere più eccitante ma poi avevo optato per la strategia della doccia che, mi sembrava, potesse salvare di più le apparenze, in caso di problemi, vista la presenza dei miei e, soprattutto, meno sfacciata. Non mi sentivo ancora pronto a mostrarmi così spregiudicato. Il tempo sembrava non passare mai. Giravo per la casa con il cazzo duro nei pantaloncini. Avevo deciso di indossare dei pantaloncini di jeans ed una t-shirt senza maniche. Le mie gambe erano lisce come quelle di una ragazza. Ero poco peloso in generale. Anche il culo era privo di peli. Augusto era peloso, invece. Almeno ne ero convinto per aver guardato qualche volta le sue braccia mentre lavorava in giardino. Nel mentre ero immerso nei miei piensieri, mi sentii chiamare a gran voce da mio Padre. Chissà da quanto mi stavano chiamando ed io, preso da altre fantasie, ero stato refrattario ai loro richiami. Aprii la porta della mia stanza e mi dissero che sarebbero usciti per andare in chiesa alla veglia di non so chi. Istintivamente sorrisi confermandogli che non mi sarei mosso da casa e che ci saremmo visti in serata. Pregustavo già la possibilità di muovermi liberamente senza la loro presenza. Finsi di riprendere ad ascoltare musica nella mia stanza e, dopo qualche minuto, sentii la porta di casa che si chiudeva. Pochi secondi e, solo per l’idea di essere solo in casa, con un potenziale maschio maturo disposto a sfondarmi, almeno era questo che speravo io, il mio cazzo diventò di marmo. Mi misi alla ricerca di Augusto, guidato dal rumore dell’acqua sulle piante. Guardando all’esterno lo vidi, di spalle, che seguiva con lo sguardo l’uscita dei miei dal cancello principale. Era un uomo di circa 50 anni o poco meno. Robusto ma non grasso. Avete presente quegli uomini che, per il loro lavoro, hanno un fisico possente senza mai aver messo piede in una palestra? Ecco, Augusto era proprio così. La mia speranza, ovviamente, era che la sua possanza non fosse concentrata solo nei muscoli delle braccia ma anche tra le sue cosce. Non sapevo come agire. Il mio piano iniziale era stato stravolto, a questo punto. Notai, osservandolo di nascosto, che dedicava poco tempo alle aiuole e si spostava verso il capanno. Mi fiondai in bagno e, dopo essermi spogliato, aspettavo di vederlo ricomparire alla finestra per riprendere a fingere di fare la doccia. Credevo, nella mia mente, che questa finzione della doccia potesse salvare le apparenze anche se avevo il cazzo durissimo. Cercavo di non toccarmi per la paura di sborrare prima del tempo. Mi sentivo eccitato come non mai. Guardavo verso la finestra convinto di vederlo apparire da un momento all’altro ma i minuti passavano e di lui, manco l’ombra. Mi decisi ad avvicinarmi alla finestra per guardare nella direzione del capanno. Distava non più di una decina di metri. La porta era spalancata e si vedeva benissimo il bancone ricolmo di attrezzi ed un pezzo del corridoio. Ad un certo punto fece capolino guardando nella mia direzione ed i nostri sguardi si incrociarono. Era nudo dalla cintola in su. Si era tolto la camicia e si asciugava il torace che, come avevo immaginato, era scuro e peloso. Non distoglievo lo sguardo. Ero imbambolato, non sapevo cosa fare. Lui mi guardava fisso e, finalmente, prese l’iniziativa. Iniziò a slacciare la cintura e, dopo poco, si abbassò i pantaloni e le mutande mostrandomi, finalmente, il suo cazzo che, anche a distanza, mi sembrò bellissimo. Cominciò a scappellarlo andando avanti e indietro con la mano destra. Non smetteva di guardarmi. Mi decisi ad aprire la finestra completamente e ad avanzare di un passo per mostrargli anche il mio cazzo che tirava verso l’alto. Mi sembrò si mordesse le labbra alla vista del mio cazzo duro. Ci segavamo guardando l’altro che si segava. Io speravo in qualcosa di più, in realtà. Sembrò leggermi nel pensiero perché, arretrando un po’ all’interno del capanno, mi fece segno di raggiungerlo. Non aveva smesso di segarsi ma aveva solo rallentato l’intensità, aspettando una mia mossa. Esitavo perché bloccato dalla paura. Temevo che uscendo dal mio bagno, non sarei stato più protetto. Come se segarsi completamente nudo sulla soglia della finestra del bagno non fosse già un’ammissione di troiaggine. Decisi che l’avrei raggiunto, anche perché pensai che fosse più pericoloso essere scoperto dai miei con Augusto dentro casa. Nel capanno saremmo stati più tranquilli. Per fargli capire la mia decisione, chiusi all’improvviso la finestra del bagno e dopo avere indossato la maglietta e, con molte difficoltà, le mutande e gli shorts – non potevo certo aggirarmi nudo in giardino – mi avviai fingendo di fare una normale passeggiata in giardino. Avvicinandomi al capanno vidi che la porta non era più spalancata ma socchiusa. Afferrai la maniglia, tirai la porta verso di me ed entrai senza esitazione. Appena dentro lo vidi alla destra dell’ingresso, completamente nudo, con il cazzo questa volta durissimo. Mi chiese di chiudere la porta alle mie spalle e di avvicinarmi a lui. Lo guardai negli occhi per pochi attimi, non senza un po’ di imbarazzo, ma il mio sguardo fu presto catturato dal suo cazzo che era veramente magnifico. Non molto lungo, forse, rispetto ad altri cazzi che avevo visto in precedenza, ma molto largo e, non saprei come altro dire, pieno di vita, rigoglioso. Ci avvicinammo l’un l’altro e, istintivamente, mi venne voglia di prenderlo in mano. Mi lasciò fare appena capì la mia intenzione lasciando il cazzo libero alla mia mano. Era proprio come avevo sperato. Un cazzo magnifico, duro, pieno e possente! Mi chiese di spogliarmi e, per poterlo fare, dovetti lasciare la presa del suo cazzo. Lo guardavo continuamente mentre mi toglievo la maglietta e gli shorts. Anche il mio cazzo svettò durissimo e, d’istinto, ognuno riprese a segare il cazzo dell’altro. Nonostante l’abbronzatura la mia pelle era chiarissima rispetto alla sua. Sembrava un nero, forse complice il pelo, fitto e scuro. Mi accorsi che dietro di lui c’era un tavolo, completamente sgombro, sul quale aveva preparato una coperta ripiegata. Mi venne voglia di assaggiare il suo cazzo. Lo volevo in bocca. Senza dirgli nulla mi abbassai sulle ginocchia ed inboccai il suo cazzo. Emise un gemito di piacere e mi mise una mano sulla testa quasi a guidare il pompino. Cercavo di succhiare la cappella e di ingoiare quanto più cazzo possibile ma ero costretto a spalancare la bocca per via dell’enorme diametro. Iniziai allora a leccarlo come fosse un prelibato gelato. Lo tirava verso l’alto e con la mano sulla testa mi guidava a leccare le sue palle. Le leccavo con piacere avvertendo quanto gli facesse piacere ma alternando una leccata e una succhiata anche alla cappella. Mentre continuavo a leccargli il cazzo, con entrambe le mani mi fermò la testa e prese a scoparmi la bocca. Non riuscivo ad ingoiare che una piccola parte di cazzo oltre alla cappella e, quando spingeva più in profondità, mi veniva da vomitare. All’improvviso, mentre succhiavo beato gustandomi il suo cazzone, mi fece rialzare e mi chiese di appoggiarmi al tavolo con le braccia. Lo guardai solo per un attimo e, mentre mi chinavo per appoggiarmi al tavolo, mi resi conto che in questa posizione il mio culo sarebbe stato esposto al suo piacere e alla sua volontà ma, dentro di me, cominciai a pensare al momento in cui il suo cazzo mi avrebbe sfondato il culo e sarebbe entrato tutto dentro di me. Mi allargò le chiappe con le mani e lo sentii sputare sul mio buco. Avvertii un dito, forse il pollice, massaggiare il buco, quasi per saggiare la sua elasticità e resistenza. Dopo qualche istante mi afferrò i fianchi con forza affondando le dita e tirandomi leggermente a sé. Io ormai ero sdraiato con il torace ed a pancia in giù sul tavolo e mi rendevo conto che, in quella posizione, esponevo il mio culo come una troia in attesa di essere montata e senza nessuna possibilità di difesa. Lo sentii puntare la cappella rovente tra le mie chiappe alla ricerca del buco e, resosi conto di essere all’imboccatura, spingere senza esitazione facendo entrare tutta la cappella e violandomi senza alcun riguardo. Provai un dolore tremendo, mi sentii sventrato in due. Non ebbe pietà, la sua stretta era fortissima e con una mano mi teneva il torace pigiato sul tavolo. Nonostante i miei singhiozzi e le gambe che mi tremavano, mi impediva di muovermi. Mi diceva solo di stare calmo e di respirare profondamente perché tra non molto il dolore sarebbe passato. Non gli credevo troppo, in realtà. Non ricordavo di aver sofferto così nelle precedenti inculate o, forse, le esperienze spiacevoli si cancellano con il tempo, e restano solo le sensazioni più belle, a popolare i tuoi ricordi. Sta di fatto che appena accennava a muovere il cazzo nel mio culo, sentivo come una spada infuocata che mi trafiggeva. Il tempo passava, però, e mi accorsi che avevo smesso di frignare e che la sensazione di essere completamente riempito dal suo cazzo cominciava a piacermi. Dovette accorgersene prima di me perché, quasi nello stesso momento, mi assestò un altro paio di spinte che gli consentirono di penetrarmi completamente. Sentivo i suoi peli sulle chiappe. Era tutto dentro di me. La troia in me cominciò a riemergere e, con lei, la mia erezione. Il suo ritmo aumentò e, per fortuna, prima di cominciare a pomparmi mi attirò a sé mentre mi sfondava, altrimenti i suoi colpi mi avrebbero fatto sbattere con i fianchi contro il tavolo facendomi veramente male. Questa posizione, invece, mi faceva sentire tutto il cazzo quando andava in profondità ed il calore che iniziava a sprigionarsi dal mio culo aumentava ad ogni spinta. Il mio cazzo era durissimo ed iniziavo a sentire l’orgasmo montare lentamente. Ad ogni affondo la sensazione di imminente sborrata aumentava, la durezza della mia erezione e la tensione della mia cappella mi fecero capire che da un momento all’altro avrei sborrato. Successe all’improvviso. Fui sorpreso da un tremito, da una scossa elettrica che, partita dal mio bassoventre, si diffuse a tutto il mio corpo e mi fece schizzare, ad ogni spinta, un getto di sborra. Urlai tutto il mio piacere a lungo. Lui continuava a scoparmi con foga e forse il mio orgasmo era avvenuto troppo presto, rispetto alle sue aspettative. Affrettò, infatti, il ritmo dell’inculata anche se io, oramai, ero quasi accasciato sul tavolo. Con un affondo finale scaricò in me tutto il suo godimento e fui invaso dal calore. Rimase dentro di me fino a quando tutte le sue contrazioni si esaurirono dopodichè, arretrando all’improvviso uscì dal mio culo e, mi sentii colare fuori dal culo del liquido che mi bagnò le cosce. Temevo fosse sangue, vista la violenza con la quale mi aveva scopato. Gli chiesi se stessi sanguinando ma mi rispose che era solo la sua sborra. Sentii che mi puliva con un tovagliolo. Mi rivestii in fretta e corsi in casa, nel mio bagno, dove tutto era iniziato, a pensare al momento in cui l’avremmo rifatto. Avevo goduto come una troia!

 

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