Il culo in vendita

Il culo in vendita

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E’ una tedioso pomeriggio d’inverno, sono lì nella piazzetta, con alcuni “amici”.
So benissimo come andrà a finire, dovrò farli sborrare tutti.
Ben felice di farlo, sono la zoccoletta, la sissyna del gruppo e questi sono fra quelli che mi inculano da tempi immemorabili. Mi possiedono, sono una cosa loro.
Infoiati, sono venuti a cercarmi a casa.
“Su, Rosy, facci compagnia… vedrai che poi ti tocca qualcosa!” dice Marco mentre mi strizza l’occhio.
Quello è dato per scontato.
Ce n’è uno che se fra poco se ne dovrà andare, si avvicina e mi domanda sottovoce se gli posso fare un pompino. Certo che glielo faccio, mi sta pure simpatico. Ci allontaniamo di qualche metro, giriamo l’angolo ed entriamo in una vecchia legnaia, è nascosta e la porta è solo appoggiata, è un posto da sveltine, giusto per quello che dobbiamo fare. In effetti è una cosa rapida, sono bravo con la bocca, come con tutto il resto, due leccatine, qualche bella ciucciata, un po’ giù in gola e sborra, ovviamente ingoio tutto, passatina con la lingua per pulire e torniamo. Lui saluta e se ne va.
Verso sera decidono di andare a fare un giretto nel paese vicino, si presume che mangeremo qualcosa lì, dunque avverto a casa che non ci sarò per cena, salgo sull’auto di Fulvio, neopatentato, è l’unico a possederne una, in realtà è del padre, una grossa familiare dove si sta veramente comodi.
Ci sono io, Marco, Fulvio ed uno del quale non ricordo il nome, è ospite di qualcuno lì in paese, non l’ho più rivisto.
E’ una giornata non molto fredda, non c’è ghiaccio in giro, ci si muove agevolmente e facciamo presto a raggiungere la meta del nostro viaggio.
Gironzoliamo per il paese, c’è poca gente in giro, ci facciamo un paio di aperitivi nei bar che conosciamo, quando decidiamo di andare in pizzeria siamo tutti e quattro piuttosto alticci.
Anche per questo mentre torniamo all’auto cominciano ad allungare le mani, a toccarmi il culo, a dirmi cose sconce, anche quello nuovo, che inizialmente sembra sorpreso, viene catechizzato e non si tira certo indietro.
Sono seduto dietro con Marco, lo tira fuori: “Divertiamoci dai, toccamelo”.
Lo sego un po’, poi mi abbasso e glielo prendo in bocca.
Conosco quel cazzo come se fosse il mio, forse meglio.
So come farlo godere, con le labbra, la lingua, la gola, ulula come un lupo. Il tizio davanti osserva rapito.
Marco non vuole venire subito, mi fermo anche perché siamo arrivati in pizzeria.
Oramai sono partiti, ancora birra e liquori, mi dicono che al dolce ci penseranno loro, tanta bella panna montata.
Quando usciamo ci sistemiamo in tre dietro, io nel centro, da una parte Marco dall’altra l’amico nuovo, chiamiamolo Roberto, tutti e due col cazzo di fuori.
Li succhio alternativamente, Marco mi chiede di denudarmi, vuol far vedere il mio corpo depilato ed il fringuellino mignon a Roberto. Ha con se una bottiglia di vino che ha preso in pizzeria, ne bevono un po’.
Obbedisco, la vettura è grande e tolgo tutto quanto agevolmente. Fulvio sta protestando perché a lui non tocca niente, gli dicono che per adesso è solo un gioco, che si andrà in un posto, Roberto ha le chiavi di una casa che normalmente i suoi parenti usano solo d’estate e lì potrà farmi tutto quello che vuole.
Lui continua a protestare che ce l’ha duro e vuole fare qualcosa subito allora Marco: “Va bene, fermati nello spiazzo dietro al curvone, lì te lo fai succhiare”.
Siamo in aperta campagna, la grande curva di cui parla è confinante, dalla parte convessa, con un grande e buio piazzale nascosto dagli alberi. Da sempre questo è un luogo dedicato al sesso, allo scambio di coppia, incontri clandestini, corna varie, pompinare, pompinari, signore che si fanno sbattere dai frequentatori davanti ai mariti, guardoni, froci, trav, annessi e connessi. Se ne parla anche nei siti specializzati.
Quando arriviamo lì è presto, non c’è ancora nessuno, è un posto che si anima verso le undici, mezzanotte.
Fulvio ne approfitta per farselo succhiare, appoggiato alla macchina, io accovacciato glielo lavoro di bocca, nudo, all’aperto, in pieno inverno!
Quando viene mando giù e mi rimetto in macchina.
Nel frattempo sono arrivate altre auto, si muovono lì attorno, qualcuno ha visto la scena e si sta avvicinando con circospezione.
A Marco viene l’idea: “Facciamo un po’ di soldi, vendiamo il culo di Rosy!”, si sfrega le mani e beve ancora un po’ dalla bottiglia.
Ovviamente non ho voce in capitolo, essendo una loro proprietà mi possono usare come vogliono, Fulvio abbassa uno dei finestrini posteriori, io mi devo incastrare lì con il culo di fuori.
“Brava Rosy, così”. Il mio culo bianco si staglia nel buio.
Si avvicina una vecchia BMW, il tipo anzianotto che la guida domanda cosa succede e Marco. “Guarda che bello, che culetto rotondo e liscio, dieci euro e glielo metti dentro quanto vuoi, per venti puoi anche sborrarci!”
“Ma vedo due palle, è un maschio!” risponde il tizio che, comunque, scende dall’auto.
“Ha giusto le palle ma per il resto è femmina”. Continua Marco.
L’altro si arrapa, si mette a ridere: “Ah ah ah! Assaggiamolo sto culo!”, tira fuori venti euro (chiaramente vuole sborrare dentro) che Roberto mette dentro al cruscotto.
Lo tira fuori, deve incularmi ma non ci arriva, è tarchiato e grasso.
Mi sporgo ancora di più, ma niente, allora Fulvio prende una cassetta, di quelle per le bottiglie d’acqua, che ha nel bagagliaio e la posiziona sotto al finestrino.
Il panzone ci sale sopra, si sputa appena sulla cappella e me lo schiaffa in culo con un unico colpo.
“Ahia, piano, cazzo, piano!” strillo, per quanto il mio buco sia inesorabilmente spanato, è sensibile e questo è piuttosto grosso, quasi asciutto e non ci sono stati preliminari.
Mentre gemo pompa come un forsennato per un po’ di minuti, grugnendo come un porco, improvvisamente inizia a soffiare dal naso, poi viene, sborra come un cane.
Si abbandona, quasi cade dalla cassetta, Marco lo sorregge, lui se lo rimette a posto e senza dire nulla sale in macchina e se ne va.
Io resto lì, col culo gocciolante di fuori, ora fa freddo e vorrei tirarlo dentro ma non fa in tempo a raffreddarsi che si avvicinano in quattro, sono magrebini, uno anzianotto gli altri giovani come noi, probabilmente girano in quei posti per rimorchiare un orgasmo, stessa solfa e stesso prezzo ma loro dicono che non hanno soldi, Marco contratta un po’, ma non mollano ed alla fine mi concede gratis, compresa la sborrata.
Cavolo, non costo proprio niente! Ma è chiaro che tutto questo non accade per i soldi, lì nessuno ne ha bisogno, per loro è divertente, è un gioco depravato, di sottomissione, dove io sono il giocattolo da usare incondizionatamente.
Ai miei padroni (posso considerarli tali) non gli par vero guardare mentre vengo inchiappettato dai moretti, che sono un po’ una novità.
Mi inculano uno dopo l’altro con i loro cazzoni scuri, me li sbattono dentro con rabbia, consapevoli di farmi male (intendiamoci, è un dolore che mi piace) in loro c’è un misto di disprezzo e soddisfazione.
I primi due ragazzi ci mettono il giusto, quello più grande non finisce mai, impreca nella sua lingua mentre si muove avanti e indietro come un forsennato.
Anche il quarto, il più giovane, gli parla in arabo, probabilmente gli dice di sbrigarsi, mentre se lo mena.
Quando il vecchio sborra urla qualcosa di incomprensibile, ce l’ha stretto e lungo come una biscia, gli schizzi sono così profondi che mi sembra di avvertirli nello stomaco, in bocca.
Il ragazzo ce l’ha più grosso di tutti ma anche lui me lo butta dentro senza alcun riguardo, in affetti entra facile, sono largo e grondo come una vacca.
Schizza subito, dopo quattro o cinque colpi.
Adesso c’è un po’ di calma in giro, mi hanno fatto male, ho freddo e ripieno come un raviolo mi scappa da cagare, mi svuoto in un angolo, sempre nudo ma con una coperta addosso.
Marco dice che va bene così, possiamo tornare al paese, ci siamo divertiti abbastanza.
Mi rivesto, si va a casa, stanchi e ubriachi, non è il caso di fare altro, sono d’accordissimo, mi brucia il culo e sono infreddolito.
E’ ora di riposare.

 

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