I galeotti

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I galeotti

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La sentenza fu alquanto severa: due anni per un presunto stupro (peraltro il fatto non sussisteva). Rimasi scioccato, ero triste, arrabbiato e il mio nome era stato diffamato: insomma una vita rovinata… Fui portato all’istante a Rebibbia: mi fu mostrata la mia cella e il mio letto. Non avevo passato neanche due ore lì, ma già mi sentivo soffocare per il sovraffollamento… Due brutte facce mi si avvicinarono, entrambi dell’est, uno di loro mi disse: «E te? Te che ha fatto?». Io risposi: «Niente». Loro si guardarono, risero, e uno tagliò corto dicendo: «Questo luogo molto gettonata per passeggiatine di salute. Ti conviene dire noi cosa fatto». Io rassegnato risposi: «Stupro, ma…». I due iniziarono a leccarsi i baffi e dissero: «Cazzi di te. Ahahah». Io non capivo cosa volessero dire, ma lo capii ben presto, nelle docce: stavo sotto l’acqua calda, quando iniziarono ad andarsene tutti. Io non feci in tempo ad accorgermene, che mi ritrovai un asciugamano al collo e gli arti bloccati da loro. Uno di loro grande e scolpito si sputò sul cazzo e in men che non si dica violò il mio orifizio vergine, continuò su e giù, su e giù: il dolore era lancinante. Continuò finché non venne, poi in tre arrivarono e mi penetravano insieme, mentre un altro introduceva il suo cazzo nella mia bocca. Iniziai a godere e ad apprezzare il sapore del pene. Quando finirono mi sborrarono tutti in gola. Gli anni in carcere sono stati i più belli della mia vita: mi hanno fatto capire la mia vera sessualità e insegnato un mestiere. Esatto: adesso faccio la marchetta sulla Salaria.

 


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