Debutto

Debutto


Ciao. Questa storia risale a tanti anni fa. Ero adolescente e come ogni adolescente che si rispetti avevo fantasie incredibili; figa e cazzo, sborrate, doppie penetrazioni erano all’ordine del giorno. Avevo anche fantasie gay, tanto che avevo recuperato anche un porno con una bellissima gangbang. Nel palazzo dove abitavo c’era un ragazzo che frequentavo, mio coetaneo. C’erano poi altri amici con cui giocare, ma con Matteo, era un’amicizia fatta anche di giornali porno e mille fantasie. Una sera d’autunno eravamo negli scantinati del palazzo a guardarci un giornale porno. Una bella ragazza veniva piacevolmente montata da due stalloni. All’epoca, io ho 40 anni, non esistevano cellulari con i pornazzi e la trasgressione era nascondere i giornaletti nei libri di scuola per non farseli trovare dai genitori. Era piuttosto tardi quella sera e c’era una penombra interessante. Io e Matteo commentavamo le posizioni mentre i tarelli dei due tipi trapanavano la fortunata ragazza; erano grossi, scappellati per bene, due mazze vigorose. Avevo una voglia incredibile. Continuavo a toccarmi il pacco informicolato. Anche Matteo sembrava essere al limite. “Mi faccio una sega” gli dico all’improvviso. Lui mi guarda e aggiunge “…anche io ho voglia”. Appoggio il giornale e tiro fuori il mio pisello. Anche lui lo fa. Il suo non è molto grande e non è scappellato; emerge da un paio di slip bianchi. “Come sarà farsi fare una pompa…” aggiungo ad alta voce in preda all’eccitazione. Ci guardiamo un attimo, il respiro è affannoso e le palle sono piene, troppo piene, sento di essere pronto ad esplodere. In testa ho i due tarelli dei tipi, duri, vibranti, pronti a schizzare ovunque. L’immagine e lì, davanti a me, con il manico del tipo che affonda in un culo. E se fosse il mio quel culo? Sento un fomicolìo la buco del culo, sono attraversato da una vibrazione strana. “Si potrebbe andare oltre” azzardo in un moto di desiderio. Matteo non dice nulla, mi guarda, con il suo cazzo in mano, c’è feeling, intesa; allungo la mano e gli tocco il cazzo, non dice nulla, sposta la sua mano per lasciare spazio alla mia. Inspira al mio tocco mentre scendo sulle sue palle incastonate ancora nelle mutande. Prende i pantaloni dai fianchi e li abbassa un pochino mentre scruta intorno. Avevo fantasticato sul fare pompini, ma mai avrei creduto di toccare il suo manico. Ora era lì, davanti a me, avevo un cazzo fra le mani e non era il mio. Io non avevo esperienze. Mi ero solo infilato in culo, qualche volta, alcuni grossi pennarelli della scuola e mi era piaciuto. Tutto era rimasto nell’anonimato più totale. Il grosso pennarello me lo portavo a scuola e lo lavavo dopo ogni penetrazione. Fantasticavo, mentre Matteo muoveva leggermente il cazzo. Era forse un invito? Lo strinsi per bene, come fosse da mungere, poi azzardai nei movimenti e infine mi inginocchiai. Chiusi gli occhi, lo presi in bocca, mentre con la mano lo scappellavo. Non sentivo il suo respiro, il tempo era sospeso mentre la luce dei lampioni del cortile entravano a sprazzi nel lungo corridoio. Lo pompai per alcuni secondi poi finalmente sentii il suo respiro pesante, affannato. Stavo facendo un pompino, non so come, ma pompavo. La fantasia era diventata realtà. Stavo succhiando un cazzo e intanto fantasticavo nell’averne davanti tanti. Gli piaceva; a Matteo piaceva farsi pompare da me. Lo presi per i fianchi e continui affondando i colpi; l’imbarazzo era diventato desiderio di far godere un maschio, il mio. Quel cazzo era diventato profondamente mio. I peli ricci mi toccavano il volto, mentre con la lingua roteavo sulla cappella. Poi lo tolsi di bocca e iniziai a leccargli le palle. Non erano grosse, ma sode. Lui aprì un pochino le gambe per farsele leccare meglio. Tornai alla verga, mia passione, e proseguii da navigato. Avevo ancora in mente il cazzo del tipo che entrava nel buco e, ancora una volta, un piacevole formicolio mi tornò al mio caldo buco. Lo toccai. sembrava pulsare.. Un poco di sapore amarognolo mi arrivò in bocca. Doveva schizzare! Quel sapore lo conoscevo bene perché tante volte avevo assaggiato la mia sborra, densa e calda, un liquido ampollineo, un nettare speciale, dissetante. Accelerai i movimenti con la bocca mentre lui si appoggio al muro; lo guardavo dal basso verso l’alto. Aveva gli occhi chiusi e la bocca semiaperta come a richiamare il piacere fino in fondo. Una piccola contrazione affiorò sul viso, mi staccai un attimo e pochi istanti dopo mi arrivò un schizzo in faccia e poco dopo copiose schizzate calde. Una colava davanti a me dalla cappella lucida della mia saliva. Non sapevo se provare quello sperma; azzardai, mi avvicinai e ripresi con la lingua il lungo fiotto. Aprì gli occhi e ci guardammo. Conclusi il mio primo pompino con altre de passate sulla verga. M alzai e mi segai. Due colpi e sborrai un fiume. Ci guardammo per un attimo. Nessuna parola. C’era un pochino di imbarazzo, ma legittimo, prodotto di una sperimentazione adolescenziale. Ci rivestimmo, presi il porno e lo misi sotto la maglia. Ci salutammo e la mattina dopo eravamo pronti per andare a scuola insieme. Non accennammo all’accaduto, ma con Matteo questi episodi sono durati per alcuni anni, 69 pazzeschi, partendo dallo strip, arrivando a sborrate in gola. Dopo alcuni anni lui non ha più voluto, io invece ho proseguito arrivando anche prendere grosse mazze. Ma questo è un altro discorso.

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