Che bello nel culo!

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Che bello nel culo!

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Cazzo, che inculata!
Freddy me l’aveva detto che mi avrebbe scopato, che me l’avrebbe infilato nel culo.
Ero un po’ turbato da questa cosa, avrei dovuto mandarlo a cagare, filarmela, invece, in fatto che lui si interessasse a me in quel modo, sessuale, mi lusingava.
Detto e fatto.
Mi ha afferrato per un braccio: “Scendi le scale, dai!”
Lui è grande grosso, molto più di me, fighino sofisticato.
I sotterranei dell’università sono infiniti.
Sono una matricola, non ero mai stato lì.
Entriamo in uno stanzino polveroso.
“Tira giù i pantaloni!” esclama.
“Ma Freddy…”.
“Avanti, non farmi perdere tempo, togli tutto, anche le mutande”.
Obbedisco.
Prende gli slippini e me li infila in bocca: “Così non urli”.
Adesso sono piegato, appoggiato ad una scrivania che sarà lì da cent’anni, abbandonata.
Mi allarga le natiche, sputa.
Ora si sputa anche sulla cappella, ha abbassato i pantaloni anche lui.
Con la coda dell’occhio lo vedo, è piuttosto grosso.
Cerco di dirgli di fare piano ma le mutandine fra i denti me lo impediscono.
“Ahiii!”.
E’ entrato, come una locomotiva, un male boia.
Freddy spinge senza pietà, fino a che le sue palle incontrano le mie.
“Hai visto puttanella, te lo sei preso tutto… lo sapevo!”.
Benché non fossi del tutto vergine la mia esperienza non andava aldilà di qualche giochetto particolare fatto nell’adolescenza, al pisello di qualche intraprendente amichetto col quale eravamo andati oltre le seghine reciproche, arrivando ad una accennata, indolore, penetrazione.
Ricordavo, in realtà, quei momenti con grande piacere.
Ma oggi era diverso era “veramente” il mio primo cazzo nel culo e che cazzo!
Freddy è assistente di filosofia dal fisico atletico, ci siamo conosciuti dopo una lezione nel cortile dell’istituto.
Mi spacca il culo con forza, incurante dei miei gemiti, del dolore che provo.
A stento resto in piedi.
“Ti piace eh! Lo sapevo, ce l’hai scritto in faccia”.
Non lo so se ce l’ho scritto in faccia però, beh, si, devo dire che comincia a piacermi.
Una bellissima sensazione di sottomissione.
“Si, dai, però bastava che me lo domandavi… facevamo le cose con calma… a casa mia…” rispondo rantolando, ormai sopraffatto e succube.
“Vedremo in futuro, ma adesso mi piace così, tieni!”.
Un affondo potente, mi arriva al cervello passando dallo stomaco.
Mi scopa fino a quando non decide di venire.
Sborra e poi si ferma, quasi volesse fare da tappo, infatti: “La devi tenere lì, tutto il giorno”.
Dico che va bene, come vuole lui.
Mentre salgo le scale mi chiede se la cosa a casa mia è sempre valida.
“Certamente” rispondo io e gli spiego dove abito.
Mentre parlo devo tenere il culo stretto per non fare uscire la sborra, mi brucia, faccio fatica ma è bello.
No vedo l’ora di rifarlo.

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