Carlo mi da un passaggio

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Carlo mi da un passaggio

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Carlo mi ha dato un passaggio.
Stavo aspettando l’autobus ed è arrivato lui, non è la prima volta che succede, addirittura cambia strada per passare di lì, perché gli piace il culo dei ragazzi, quelli carini come me.
Beh, il culo glielo do, faccio anche altre cose.
Lui sa che a quell’ora del pomeriggio sono lì, ogni martedì e giovedì, al liceo finisco tardi e non faccio in tempo per la prima corriera, devo prendere quella delle diciassette e quarantacinque, aspettando un bel po’.
Io alle sedici sono già pronto, potrei andare in giro però mi metto lì, tanto prima o poi qualcuno passa.
Carlo arriva presto, facciamo in tempo a fare tutto ed ad arrivare a casa all’orario dei mezzi pubblici.
Io non mi metto proprio davanti alla pensilina, ma una cinquantina di metri più in là, dove per un eventuale passaggio è più facile fermarsi.
Si ferma, apre la portiera e salgo su.
Non diciamo nulla, non ce n’è bisogno. So che andrà al solito posto.
Solamente la prima volta che sono salito con lui mi ha chiesto se mi andava di imboscarmi, per succhiarglielo un po’. Ho risposto di si, però quando ha parcheggiato dietro alla casa cantoniera abbandonata non gliel’ho subito succhiato, mi ha inculato e sono venuto col culo. L’ho succhiato dopo. Il fatto è che quando mi inculano io prima sbrodolo poi vengo e sborro, tutto dall’interno anche se non me lo tocco e mi rimane moscio perché con i maschi sono solo passivo e duro non serve. Gli ho imbrattato il sedile, così da allora porta con sé un telo da mare che mette sotto. Sporco perché dal momento che me lo mette dentro mi esce un liquido e mi bagno come una femmina per tutta l’inculata. Lui si ci unge il cazzo per lubrificarlo. Ce l’ha ventiquattro centimetri e me lo da tutto.
Oggi è bello carico, mi prende la mano e se l’appoggia sul pacco.
“Senti com’è duro!” sono le prime parole che pronuncia.
Lo stringo ed è vero, anche attraverso i pantaloni è proprio duro.
Si vede che la moglie ieri sera gli ha dato un po’ di culo, mi ha raccontato che lei tromba bene e spesso ma lì se lo fa mettere appena appena, lui vorrebbe sfondarglielo ma si fa solo infilare la cappella, per qualche istante, così gli rimane la voglia di culo che lui sfoga in giro, preferibilmente con me.
Passa davanti alla casa cantoniera, vede che non c’è nessuno in giro, allora torna indietro e imbocca il sentiero che ci arriva dietro.
Appena si ferma mi chiede, come fa ogni volta, di fargli vedere il culo mentre si allarga la cravatta. Mi spoglio completamente, mando giù il sedile già coperto con la salvietta, mi ci inginocchio sopra e appoggio la testa, col culo rivolto verso di lui, tengo le natiche larghe con le mani e gli mostro l’orifizio, dice sempre che ho un culetto perfetto, il buco più chiaro, rosa, con le crespine attorno come raggi del sole, delicato, che quando viene scopato si infiamma e diventa rosso scuro, quasi viola, lo lecca ci sputa sopra, appoggia la cappellona, afferra saldamente i fianchi, si ferma qualche istante poi spinge e mi penetra, fino in fondo. Gemo, fa male, all’inizio fa sempre un po’ male, così senza preliminari, ma ormai è quasi un rito, Carlo adora farmi il culo in questo modo.
Essere preso dolorosamente, senza smancerie, fossi solo un buco, eccita anche me, la mia ghiandola, la mia parte masochista e sottomessa.
Infatti comincio subito a gocciolare, godo, so che mi scoperà per parecchi minuti, è abile, un toro, il migliore di tutti, ci mette tantissimo a finire, di sicuro non terminerà prima che io sia venuto. Ora mi afferra il cazzo pendulo, si bagna la mano col mio umore, me la passa sulle labbra, la lecco, tira fuori il pilone e lo lubrifica con lo stesso liquido. Lo farà parecchie volte, mi piace da morire ogni volta che lo rimette dentro.
Si sente in rumore del cazzo bagnato che struscia, che si muove dentro di me, mescolato a quello del nostro ansimare.
Gli dico amore, chiedendogli si sfondarmi, di spaccarmelo. Le mie parole lo esltano, i colpi aumentano di potenza.
Mi sculaccia, mi accarezza la schiena, questa volta, quando lo infila profondamente dopo averlo ancora bagnato mi esce un sibilo, un lamento, ho avvertito lo sfrigolio interno, la contrazione che precede l’orgasmo di culo.
Lui se ne accorge, raddoppia il ritmo, io inizio a gemere, poi arriva, è diverso dai vostri orgasmi da maschio, più lungo, quasi doloroso, mi prende la bocca dello stomaco, come sempre piagnucolo, mordo l’asciugamano, dal pisello moscio la sborra esce piano, come una pisciatina.
Io sono un passivo, una femmina, proprio per questo, mi do via come una puttana perché il mio piacere, i miei orgasmi, nascono quasi tutti dal culo, dall’essere preso in questo modo, raramente il mio piccolo insignificante cazzo viene stimolato. La prima volta che sono venuto è stato così, non mi ero mai nemmeno tirato una sega, c’è mancato poco che svenissi. Il piacere non è solo quello dell’orgasmo, è una cosa lunga che mi prende nel momento stesso in cui mi inculano, anche brutalmente, lì inizio a godere.
Adesso Carlo vuol finire anche lui, sbuffa come un toro. Gli chiedo se mi vuole sborrare in bocca, dice di no, che glielo succhierò dopo, desidera arrivare in fondo così, manca poco.
Va bene, una bella sborrata dentro.
Schizza, piantandomi le unghie nei fianchi, avverto gli spasmi, ascolto il suo grugnito di piacere, il respiro affannoso.
Dopo qualche istante esce fuori, resta un attimo a rimirare il buco, adesso è rosso e congestionato, aperto.
Siamo sui sedili, ora sono steso, lo fa anche lui, mi giro e mi abbasso con la faccia verso il suo cazzo, adesso è moscio e tutto appiccicoso, appoggiato sul pube.
Glielo lappo come un cagnolino, quel sapore mi è familiare.
Quando inizia ad alzarsi lo prendo in bocca, lo succhio forte e lo mando giù in gola.
Geme ancora di piacere però mi ferma, dice che stasera deve scopare sua moglie, che se resta così la farà impazzire.
Mi adeguo ma sono deluso, il fatto è che lui mi piace, il suo cazzo mi piace ma non solo, è un Uomo, alto, bello, importante.
Lo vorrei ancora dentro, in effetti ne fa almeno due tutte le volte.
Comunque finisco di pulirlo, devotamente, glielo metto nei pantaloni e chiudo la cerniera.
Mentre torniamo mi faccio coraggio e gli dico che mi piacerebbe farlo in un letto, con calma, magari dormire assieme, potrebbe farmi tutto quello che vuole.
Sorride e risponde che organizzerà qualcosa, mi domanda come farò a dormire fuori, cosa diranno i miei. Gli rispondo che c’è un compagno di classe che mi copre, potrei dire che sono da lui, è spesso solo perché i suoi lavorano in giro e io vado a fargli compagnia. Ora sono io a domandare a lui come farebbe con la moglie, afferma che lo faremmo dopo un convegno, dirà che si dovrà fermare ancora una notte, è già successo.
Poi mi chiede ancora se col mio compagno scopiamo.
Lo informo che effettivamente mi scopa, soprattutto quando studiamo assieme, figuriamoci quando dormiamo nello stesso letto.
“Però non mi piace come con te” ammetto.
Sorride ancora e mi da un bacetto sulla guancia.
Ci diamo comunque appuntamento per la prossima settimana, stesse modalità.
Siamo davanti casa mia, scendo a malincuore.
Mia madre lo saluta dalla finestra, si conoscono, Carlo lavora con mio padre, sono due dirigenti di un certo livello di una importante società della zona.
Affezionati colleghi.
 


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