Bruno

Bruno

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A scuola, alle superiori, avevo un compagno un po’ più grande di me, Bruno. Eravamo nella stessa classe, veniva da alcune bocciature però era un tipo atletico molto bravo negli sport. Alto e muscoloso ma un bravo ragazzo, non si approfittava della sua età o della sua stazza, per questo lo ammiravo molto.
Stava sulle sue senza dare troppa confidenza, tra l’altro si era fatto la ragazza, anche lei una della nostra classe, con la quale trascorreva la maggior parte del tempo.
Lo osservavo, fantasticando su come sarebbe stato piegarsi davanti a lui, servirlo come facevo normalmente con gli uomini. Ma si trattava di pura fantasia, nonostante io fossi, ormai da molto tempo, una troietta, una femminuccia sottomessa, ero riuscito circoscrivere questa cosa e lasciarla fuori dalla scuola. Non volevo casini e mi guardavo bene dal palesare la mia voglia di cazzo.
Ma torniamo da Bruno, il nostro rapporto non era molto profondo, ci salutavamo, qualche discorso, ma nulla di più. Lui era un muscoloso e cazzuto maschio alpha, io un tipetto minuto dai lineamenti delicati.
Da quel giorno sarebbero cambiate le cose.
Usciti dalla scuola Bruno passò davanti alla fermata dell’autobus mentre aspettavo, si trovava in macchina col padre e mi offrì un passaggio, casualmente sarebbero transitati proprio dalle mie parti, per motivi loro. Rifiutai, adducendo la scusa che stavo aspettando una persona.
Era vero, stavo attendendo l’arrivo di un signore attempato dal cazzo grosso che quel giorno aveva voglia di scoparmi.
Ho sempre avuto un debole per i maturi dominatori, mi danno un senso di potenza e di lungimirante esperienza.
Eravamo fidanzati o, meglio, amanti. Era sposato, aveva due figli più grandi di me ed io ne ero un po’ innamorato.
Alcune ore dopo, mi trovavo ancora sull’auto di questo, mi aveva sbattuto ben bene, inculandomi di brutto in mezzo alla campagna ed adesso stavamo parlando nel parcheggio di un centro commerciale dove ci eravamo fermati comprare qualcosa da mangiare. Ho impresso il ricordo della nostra sosta, nel corso della quale successero varie cose: inizialmente lo pregai umilmente di andarci piano, la prossima volta, perché quel giorno, piuttosto nervoso, era stato piuttosto rude, avevo il culo in fiamme, col suo pilone mi aveva fatto molto male, c’era andato giù pesante slabbrandomi il buco più del solito. Lui, già incazzato per fatti suoi, mi rispose, abbastanza concitatamente e gesticolando, che comandava lui e mi faceva tutto quello che voleva. Io cedetti subito e risposi che aveva ragione, scusandomi. In effetti adoravo il suo cazzo. Non contento, organizzò il successivo appuntamento, mi informò che avrebbe portato con lui un amico suo che mi voleva scopare, aveva intenzione di fare una cosa a tre, per stare tranquilli saremmo andati in un motel, che si trovava non molto lontano da lì. Ovviamente non dissi di no, non potevo, ma quando mi rivelò il nome del suo amico gli chiesi di lasciar perdere. Era uno che conoscevo bene, un cugino di mio padre, che frequentava abbastanza assiduamente grazie alla parentela e ad alcune passioni comuni. Tra l’altro non mi era simpatico, una persona cattiva, un tipo violento e mi faceva paura, ero sicuro che mi avrebbe fatto male.
Ma lui fu irremovibile: “Che ti frega Rosy, è solo un cazzo! Andiamo, a te piace tanto il cazzo, pensa quanto te ne toccherà. Poi questo lo dovrai trattare bene, lui sa tutto di te, figurati se ne parla con qualcuno dei tuoi, se lo sa tuo padre quello che fai ti ammazza”.
Ero fregato, la velata minaccia aveva colto nel segno. Questa era una cosa che temevo tantissimo e che permetteva a tutti di tenermi per le palle.
Inoltre per quanto riguarda il cugino di mio padre, in parte ci avevo visto giusto, infatti una decina di giorni dopo ci fu il nostro incontro a tre, fu un intenso pomeriggio di pompini ed inculate, piuttosto soddisfacente anche se mi spaccarono veramente il culo, soprattutto il parente che si divertiva a sentirmi strillare. Fu talmente soddisfacente che questo, a modo suo, si “innamorò” e prese a starmi dietro assiduamente, a rompermi il cazzo ogni volta che poteva, voleva scoparmi di continuo e quando cercavo di evitarlo perché non ne potevo veramente più lui, inevitabilmente, tirava proprio fuori il fatto che “tuo padre lo potrebbe venire a sapere…sai, ci sono tanti modi per fargli arrivare il messaggio”, così finivo con accontentarlo sempre.
Ebbene, fermo nel parcheggio quasi deserto, seduto dentro la macchina del padre c’era anche Bruno, che aspettava mentre questo era entrato per una commissione.
Io non lo vidi ma nonostante fossimo defilati lui, tipo sveglio, ci notò, notò anche la nostra movimentata discussione al termine della quale io abbassai la testa e da brava fidanzatina obbediente, mi piegai in direzione delle parti basse dell’uomo restando così per un po’, infatti aveva tirato fuori il cazzo perché io glielo baciassi per fare la pace ed a dimostrazione di chi comandava: pompino finale con annesso ultimo ingoio riappacificatore.
Una cosa da pazzi, col rischio di essere visti.
Come volevasi dimostrare, Bruno, per osservare meglio, era sceso dall’auto, avvicinandosi, nascosto alla nostra vista da un furgone fermo lì vicino.
Il mattino dopo, mi accorsi che il mio compagno mi osservava in maniera strana, un po’ sorniona.
Durante una pausa mi chiamò da una parte, dicendomi che voleva parlarmi.
“Senti, non sono cazzi miei ma ti ho visto ieri su una macchina, nel parcheggio del centro che discutevi… ma che gli stavi facendo a quello? sembrava una pompa! Secondo me lo era”.
Io probabilmente divenni viola, poi cercai di negare, balbettai una scusa ma lui, vista la mia reazione, continuò: “Ma allora sei frocio! E’ per andare a scopare con quel tipo che non sei salito con noi, è pure vecchio! Ah ah ah! Qualche dubbio ce l’avevo, da come mi guardi il pacco quando ci cambiamo per la ginnastica”.
“No… si… beh… sai… io non ero… cioè ero… dai… si… poteva sembrare… ma non lo dire a nessuno qui a scuola, ti prego…ti faccio tutto quello che vuoi!”, lo stavo implorando, praticamente strisciando.
“Ma che vuoi fare… io con i maschi non ci vado! Ma non ti preoccupare non dico niente a nessuno, solo che ti ho visto provarci con le ragazze… o ti piace tutto o fai finta”.
“Penso che mi va di fare tutto” risposi io coraggiosamente, un po’ rinfrancato. Il fatto è che lui mi piaceva e non riuscivo a mentirgli, quindi lo ringraziai, cercando ancora di inventarmi una scusa: “Comunque di dico grazie, perché non l’hai detto a nessuno, ma forse hai capito male, io stavo…” non feci neppure in tempo a finire la frase perché si avvicinò la sua ragazza, salutai anche lei e poi tornammo sui banchi.
Passarono alcuni giorni senza che succedesse nulla, tutto sembrava tornato alla normalità.
Dopo le lezioni mi ero seduto, a mangiare un panino, sopra una panchina, nel grande parco pubblico lì vicino.
Ad un certo punto spuntò Umberto, la sua fidanzata era assente, quindi lui aveva del tempo libero.
Si sedette accanto a me, poi: “Ciao, è buono il panino? Sai, ho ripensato al parcheggio, per me è chiaro che a quello gli stavi facendo un pompino”.
“Ehm… si, lo stavo facendo”, ammisi, inutile negare ed ora mi sentivo meglio.
Mi chiese se era la prima volta o se l’avevo già fatto prima. Io, a quel punto, gli raccontai che non si trattava certo della prima volta.
“Va a finire che sei pure bravo, o brava? Ti piace farli?” mi domandò, maliziosamente.
“Non lo so se sono bravo… neppure se mi piace, ma lo succhio… faccio i pompini ed anche altre cose”.
La troietta sottomessa era, inesorabilmente, venuta fuori.
“Ma a scuola no, qui non li tocco nemmeno i maschi”, continuai, quasi per schernirmi.
“I maschi? Ma allora tu sei una femmina! Sai, la mia ragazza per ora non me lo prende in bocca, dice che le fa senso. Magari poi impara”. Mi disse Bruno poi: “E siccome mi piacciono i pompini ed a te invece non fa senso, ora me la tiri anche a me una pompa? Non ti preoccupare, rimane tutto fra noi, non direi certo a qualcuno che me l’hai succhiato”.
Dopo tutto questo non pensai minimamente a tirarmi indietro, era il male minore.
La regola del “a scuola no” stava andando, almeno in questa occasione, a farsi fottere.
In un lato nascosto del parco c’era una piccola edicola in muratura, dietro si trovava una piccola grotta artificiale, era ricoperta dalla vegetazione, quasi invisibile.
Lì dentro si bucavano e facevano altre cose amene. Fortunatamente non c’era nessuno ed entrammo subito dentro.
Umberto si appoggiò al muro, mi accovacciai davanti a lui e gli slacciai la cintura, poi gli calai i jeans ed i boxer neri, tutto assieme.
Rammento il guizzo del suo cazzo quando l’accostai alla bocca, era moscio e divenne duro in un momento, non appena lo sfiorai con le labbra. Ci mise un secondo a diventare di marmo, era vero che aveva bisogno di un pompino!
Lo succhiai giudiziosamente, a questo punto volevo fare bella figura e quindi misi in atto tutta la tecnica in mio possesso, gli leccai le palle, le feci entrare in bocca, passai la lingua su frenulo, sotto la cappella, dappertutto, poi giù fino in fondo alla gola. Mandavo giù le goccioline che da subito avevano iniziato ad uscire.
Dai mugolii capivo che Umberto apprezzava molto il trattamento.
“Si… bravo… dai… mhh… che zoccola che sei… mhh…”.
Stava godendo come un porco e si spinse avanti: “Ma allora sei proprio femmina… fammi vedere il culo, dai!”.
Parlava piano, deglutendo, c’era un’atmosfera veramente calda, eccitata, nonostante il posto di merda dove ci trovavamo.
Mi rialzai, vi voltai e mi abbassai i pantaloni, indossavo un paio di slippini bianchi, minuscoli, non un vero e proprio perizoma ma qualcosa di simile, li afferrò e me li calò lui: “Che belle mutandine che hai! Sei una checchina vogliosa… secondo me lo prendi anche nel culo!”
“Siiii… si che lo prendo nel culo… fammelo… mettimelo dentro”, anche io ero partito di testa e gli dissi sottovoce di incularmi.
Ero già nella fase pre inculata, il buco mi prudeva, i muscoli anali si contraevano e si rilasciavano, pulsando e gli umori lubrificavano l’entrata.
Mi girai, con il culo verso di lui e mi allargai le natiche con le mani, come facevo ogni volta che lo prendevo
Mi accostai, lo puntò sul buco ed io spinsi indietro. Era un cazzo di dimensioni perfette, ne troppo grosso ne troppo piccolo, volevo fare piano ma scivolò fino in fondo che era un piacere.
“Accidenti come è entrato, ce l’hai pure spanato!”.
Mi muovevo con calma, per gustarmi maggiormente il momento.
Avanti e indietro con il bacino, lentamente, mentre Bruno restava quasi fermo, facevo tutto io.
Quasi tutto fuori poi… vroom! Di nuovo tutto dentro, fino in fondo. Ruotatina con le chiappe, per “sentirlo” meglio contro le pareti del canale e via di nuovo.
Bruno iniziò ad ansimare, vicino al culmine, allora io cominciai a segarmi, avevo voglia di godere con lui e venire con un cazzo nel culo è il massimo, dieci volte più forte. Sborrammo assieme, io con uno schizzo sul pavimento davanti a me, lui copiosamente, nel mio intestino. Assaporammo il momento, forse fui più io che feci in modo che la sborra andasse dentro più profondamente possibile, inebriato dalla sensazione che mi dava il suo succo dentro di me.
Feci ancora un po’ avanti e indietro poi mi spostai, uscì fuori ma gli rimase duro.
“Se ti va potresti terminare quello che avevi iniziato, farmi venire anche con la bocca”.
Era proprio carico!
Lo disse un po’ titubante, forse non ci sperava. Mi misi comodo mi sedetti sopra una grossa pietra senza tirarmi su i pantaloni, mi piaceva stare lì col culo gocciolante di fuori, non mi feci certo scrupolo a riprenderglielo in bocca anche se era appena uscito da mio largo orifizio, imbrattato dalla sborra che vi aveva appena versato oltre che di quello che aveva trovato dentro. Lui rimase sorpreso, invece per me era ordinaria amministrazione.
Questa volta ci mise di più a venire, dovetti lavorarmelo a lungo, non che mi dispiacesse ma stavo facendo fatica, non finiva mai. Mi tornava meglio prenderlo nel culo, nonostante non fossi certo un principiante in fatto di pompe e lo prendessi anche in bocca praticamente ogni volta che stavo con qualcuno.
“Brava femminuccia, mi stai facendo sborrare di nuovo… ahhhh!” , quando arrivò al culmine tirò un urlo, quasi perdeva l’equilibrio, schizzandomi sulla lingua.
Socchiusi la bocca per mostrargli che ce l’avevo tutta lì, poi ingoiai per mandarla giù, in un sorso da vero puttanone.
“Cazzo che troia che sei!” esclamò mentre si tirava su i pantaloni. Io mi accucciai in un angolo e cercai di espellere al sborra che avevo dentro, anche se mi sarebbe piaciuto tenerla lì. Dopo mi passai un fazzolettino fra le chiappe. A lui non serviva, l’avevo lavato benissimo con la bocca.
Meglio di un bidet.

 

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