Bartolo

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Bartolo

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Lui e Bartolo si conoscevano da qualche tempo. Bartolo era un artista che godeva di una certa fama in ambito locale, lui era un dilettante che amava disegnare e uno studioso. Insomma condividevano la passione per l’arte. Bartolo era quello che si dice un artista anticonformista, e non solo lo era ma gli piaceva metterlo in mostra tutte le volte che gliene capitava l’occasione assumendo atteggiamenti che suscitavano lo stupore e la disapprovazione dei benpensanti. Loro due si frequentavano spesso ed era quasi sempre lui che era ospite nella casa dell’amico. L’altro gli parlava dei lavori dei quali andava maggiormente orgoglioso, dei collezionisti che compravano i suoi quadri, delle persone che venivano a trovarlo allo studio. Fra queste oltre a qualche studente del liceo artistico e qualche straniero al quale era giunta fama dei suoi lavori non mancavano di esserci anche signore della buona società, coniugate o meno che non solo vedevano i suoi quadri, ma vedevano, e prendevano, anche qualcos’altro, tale era la fama di Bartolo anche in questo, di avere un sesso di dimensioni fuori dall’ordinario e di non farne risparmio se pensava che fosse il caso di usarlo. Si aggiunse a questo una confidenza che Bartolo aveva lasciato cadere lì come del tutto irrilevante riguardo al fatto che di tanto in tanto non disdegnava neppure il didietro di qualche bel ragazzo, informazione che da quel momento lui tenne sempre in mente anche se non aveva dato neppure un accenno di averla sentita. Era giunta l’estate e lui aveva preso una casa in montagna a qualche decina di chilometri di distanza dalla città dove abitavano, entrambi ci sarebbero potuti andare a trascorrere un po’ di tempo al fresco, a fare passeggiate e a disegnare con tranquillità stando lontani dal caos cittadino. Arrivarono a destinazione, era un piccolo paese, la casa era situata ai margini del borgo. Entrarono con valige e bagagli al seguito. Gli ambienti erano puliti e l’abitazione per quanto rustica mostrava di essere abbastanza confortevole. Unico difetto una delle due camere da letto al piano superiore era inabitabile, il pavimento era malandato, il grande letto di ferro sembrava malfermo e quel che è peggio sopra vi era adagiato un semplice pagliericcio. Fu gioco forza che entrambi dormissero assieme nella camera degli sposi. Lì il tetto era veramente magnifico, solido nella struttura di legno massiccio aveva un materasso nuovo di lana appena cardata, cuscini gonfi strapieni, lenzuola che sapevano di bucato e una coperta soffice e calda. Si sistemarono, poi una passeggiata e arrivò l’ora di cena. Mangiarono in trattoria e poi via a casa, una tazza d’infuso d’orzo, ancora quattro chiacchiere e alla fine decisero di andare a dormire. Lui fu il primo ad andare in bagno, si mise in ordine, lavò le parti intime, poi, quasi come un augurio, dopo essersi asciugato si cosparse l’orifizio con un poco di gelatina lubrificante e da quel momento un velo lucido e trasparente prese a brillare sul suo buchetto. Chissà se va questa notte, mormorò fra sé e sé… Finirono a letto, passò del tempo, alla fine dopo vari aggiustamenti lui trovò una posizione comoda e vi rimase immobile tanto che sembrava che finalmente avesse preso sonno. Se ne stava girato in avanti, il dorso rivolto all’amico, le mutande erano leggermente calate, per chi avesse voluto intendere… e Bartolo aveva inteso più che bene. Infatti mentre lui continuava a sonnecchiare, gli abbassò le mutande quel tanto che serviva e poi con una precisione frutto di sicura esperienza gli piazzò la punta della verga proprio lì dove doveva entrare. Silenzio, lui continuava a fingere di essere nel mondo dei sogni. Visto che l’accesso era libero e niente gli si opponeva, anzi vi era qualcosa di scorrevole proprio lì dove la verga esercitava una leggera pressione Bartolo prese a spingere e, nonostante il fallo avesse dimensioni davvero ragguardevoli, non gli fu difficile entrare. Accadde allora che a manovra eseguita lui si lascio sfuggire un flebile lamento. “Sei sveglio”? Azzardò allora il suo amico “E me lo chiedi? Pensi che potrei dormire con l’arnese che mi hai ficcato nel culo”? L’altro sorrise ma non si perse d’animo, e visto che la faccenda era diventata un gioco in cui ciascuno recitava una parte, gli disse “Ma ti piace”? “Certo che mi piace, e ti confesso che non vedevo l’ora”. Così la breve conversazione ebbe fine. Lui si liberò velocemente delle mutande e Bartolo avuto il via libera gli montò sopra schiacciandolo contro il materasso e facendosi spazio tra le sue gambe si mise a cavalcioni su di lui. Avvenne così che le gambe del suo amante che gli stava sopra erano a forbice con le sue che stava sotto e una gamba dell’uno si alternava a quella dell’altro. Visto come erano messi il lungo membro di Bartolo non gli entrava dentro per intero perché le sue natiche rotonde e sode lo tenevano un po’ a distanza. In quella posizione Bartolo prese a incularlo, con calma, con mestiere, inframmezzando pause, beandosi di quel buco accogliente in cui poteva entrare senza alcuno sforzo. Il suo amante usava tutti gli accorgimenti per fare in modo che la cosa durasse a lungo per poter ricavare dal suo culo aperto e disponibile il massimo godimento. Nel raggiungere quel risultato Bartolo era un campione, riusciva a trattenersi a lungo e sarebbe stato capace di andare avanti per ore, tanto che alla fine fu lui che dovette supplicarlo di venirgli dentro perché sfinito voleva arrivare al culmine del piacere e guadagnarsi il meritato riposo. Così avvenne perché di lì a poco, e sebbene controvoglia, Bartolo decise di accontentarlo. Un sonno profondo e pacificatore venne allora a ristorarli dalle loro fatiche. Al mattino quando la luce cominciò a entrare attraverso le persiane lui fu il primo ad alzarsi, Bartolo rimaneva pigramente sdraiato a pancia in giù sul letto. Dopo essersi lavato e messo in ordine decise di preparare la colazione e dopo avere sistemato in camera un piccolo tavolino, due sedie già c’erano, portò un vassoio con tutto il necessario. Fatto questo si mise al tavolino e sollecitò l’amico perché lo raggiungesse. Alla fine Bartolo si convinse a lasciare il letto, sedutosi di fronte a lui e servitosi il caffè sembrava lo bevesse di mala voglia. Lui invece era felicissimo della notte trascorsa con il suo nuovo amante, e la sua gioia gli si leggeva sul viso. Così mentre l’altro lo guardava di sottecchi con un’aria vagamente rancorosa, lui tutto allegro aveva preso a inzuppare biscotti nel caffelatte e ne mangiò avidamente un bel mucchio fino a che ad interromperlo ci pensò Bartolo che con voce imperiosa che non ammetteva repliche gli ordinò “Togliti le mutande e vieni qui che te lo metto nel culo”! L’ultimo biscotto che aveva appena sfiorato la superficie liquida del caffelatte vi affondò dentro abbandonato a se stesso come una nave in avaria e lui mentre si apprestava ad obbedire senza discutere vide che dall’apertura del pigiama il cazzo di Bartolo svettava in alto in una splendida erezione mattutina. In silenzio fece quello che l’amico gli aveva ordinato e si accostò al letto. L’altro ce lo spinse sopra, poi lo tirò verso di sé fino a che il culo non sporse bene in fuori aperto e pronto per essere penetrato. Fatto questo il suo amante gli passò due cuscini perché li abbracciasse e vi si sostenesse. Lui non capiva se il modo in cui l’amico lo trattava era uno strano scherzo o non si sa bene cos’altro, qualcosa che lui ancora non capiva e che gli toccava imparare per la prima volta. Quando lo ebbe sistemato come voleva Bartolo lo penetrò di colpo con una spinta decisa e gli fu dentro fino in fondo “Perché ora io te lo metto nel culo quando voglio e come meglio mi piace, capito, signorina? E adesso non è che mi dici basta, perché io ti inculo fino a quando ne ho voglia”. Le parole del suo amante lo stordirono quanto quella penetrazione brutale, poi lentamente comprese. Lui doveva sapere che era a totale disposizione di Bartolo, che lo stava prendendo nel culo, che il suo orifizio era forzato, c’era la verga che lo teneva aperto e si opponeva alle contrazioni con le quali lo sfintere tentava vanamente di chiudersi prima di cedere in una resa senza condizioni e dilatarsi per accoglierla, e questo doveva essere parte ineliminabile del suo piacere. Il suo amante lo possedeva, gli aveva messo dentro il suo fallo grosso e duro, lui doveva esserne consapevole e goderne. Che la cosa avvenisse con delicatezza o con furia, in modo anche brutale come avveniva questa volta non faceva differenza, per lui il godimento della penetrazione consisteva proprio in questo, di sentire di essere violato nell’intimo dal membro di un maschio che cercava il suo piacere entrando in profondità dentro di lui, che lui lo approvasse o meno. Questa volta il suo amante lo possedette a lungo e senza dargli tregua, usciva, entrava, lo lasciava con il buco dilatato e poi non appena l’orifizio si richiudeva gli entrava di nuovo dentro di forza. Unica salvaguardia per lui era che prima di servire la colazione si era cosparso il buco con il lubrificante, per ogni evenienza… ma poi nel suo interno sotto quelle spinte si era formata anche una sorta di schiuma bianca e scivolosa che contribuiva anch’essa a suo modo a rendere più scorrevole l’andirivieni del fallo. Trascorse un tempo interminabile fino a che, mentre lui definitivamente prostrato sarebbe stato disposto a lasciare che la cosa andasse avanti all’infinito sentì che Bartolo con un grido liberatorio sborrava finalmente dentro di lui.

 


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