Vita da trav

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Oggi ho dormito sino alle 12 ma sono andata a letto alle 4 dopo una doccia calda e una notte di “duro” lavoro.
Faccio una brutta vita, lo so, ma non ne posso fare a meno. E non parlo solo per i soldi, che pure sono necessari; parlo del sesso e del puttanaggio che se non lo faccio mi manca.
E’ un sentimento stranissimo; dopo un rapporto in cui sono stata trattata come un cesso in cui scaricarsi, umiliata, insultata con le più sporche parole, degradata a buco da riempire, carne di porco da macellare, mi sento a pezzi, svuotata, un sacco di patate buttato per terra: non dico che mi riprometto di smettere – tipo l’ultima sigaretta – ma quasi.
Poi però quando mi riportano a battere ne ho di nuovo una gran voglia, sento di nuovo le scariche di adrenalina nella testa, il mio corpo che vuole altri cazzi, altra sborra calda sulla faccia, il culo vuoto che reclama di essere nuovamente riempito, la bocca che chiede una cappella calda da succhiare.
E allora mi rifaccio il trucco e di nuovo a passeggiare avanti e indietro, in estate anche con il culo scoperto, a farmi vedere in mostra, aspettare le macchine che si fermano e lo sguardo del cliente che ti valuta mentre mi chiede quanto voglio.
E allora piegarmi a 90 per dire: “bocca e culo 30″ aspettare la reazione e sentire dire ” te ne do venti”; rispondere “venticinque, ok” aprire lo sportello e salire in macchina sapendo già quello che mi aspetta.
Oppure:
“solo bocca quanto?”
“15”
“ok, ma scoperto”
“scoperto sono 20” e mentre lo dico muovo la lingua sulle labbra,
“ok sali, dove andiamo? fammi vedere le tettone mentre guido”
Appena dentro gli dico come mi chiamo, mi scopro le tette e gli metto una mano sul pacco dando una strizzata e facendo un complimento tipo “mmm che pacco” e tutti mi rispondono con frasi tipo “ne vuoi sempre vero”, ” mai sazia di cazzo”, “mi piacciono i troioni come te, le troie se la tirano sempre tanto, ecchecazzo, ti pago mettici almeno un pò di tuo, no?”, “dimmi dove devo andare che poi te lo do tutto” e durante il tragitto mi chiedono quanti me ne sono già fatti ed io rispondo sempre che sono i primi e si mettono a ridere, forse non ci credono, e mi fanno “allora oggi sei ancora vergine” e giù un’altra risata e “tranquilla, adesso recuperi”.
Arrivati sul posto mi faccio pagare e incomincio a …..
Comunque, tornando a noi, è stata una notte come ogni sabato: tanti che si fermano e ti chiedono se glielo metti o se le me lo faccio succhiare e a cui rispondo che sono una frocia femmina. In conclusione ho fatto quattro servizi: tre in bocca e uno in culo per una vera miseria.
Il sabato notte è dei giovani; vanno con le fidanzate a divertirsi e se poi rimangono in bianco, prima del ritorno a casa, hanno bisogno di scaricarsi e allora fanno un passaggio dalle puttane e noi frocie mature siamo le più economiche, dopo le nere.
Come tuoi capire sono arrapati al massimo e pieni di sborra per cui basta un niente per farli venire anche perché, mentre le troie dell’est fanno il servizio sempre con il gommino, io lo faccio a pelle con labbra e lingua cosicché l’aspirazione e la stimolazione è ottimale e il cazzo si svuota del tutto.
In questo modo sono a posto per almeno una settimana, sino al prossimo sabato, hehehe!
Ti dirò che anche dopo così tanti cazzi presi (quanti saranno? boh una volta ci ho provato a contarli all’incirca ma mi è venuto fuori un numero talmente grande che non mi è sembrato vero) ogni volta che sento il cazzo che mi spruzza di sborra calda mi sento orgogliosa del mio lavoro e invece mi deprimo quando ci vuole molto tempo oppure quando non riesce a venire con la mia bocca ma solo masturbandosi da solo.
Comunque anche in questi casi quando vedo la sborra che comincia ad uscire lo imbocco e completo il servizio.
Quello che mi ha inculata invece era un uomo di mezza età, robusto, con una bella nerchia, non lunga ma bella grossa – ho dovuto aprire del tutto la bocca per prendere la cappella – e due palle da toro.
Dopo un breve lavoro di bocca al cazzo e alle palle, quando è diventato duro, mi ha fatto scendere e appoggiare allo sportello con la testa dentro alla macchina. Poi mi ha alzato la gonna, spostato il filo del peri e inculata; per fortuna sono riuscita a insalivare il buco con le dita.
Mi ha dato un po’ di colpi profondi poi l’ha sfilato e ha detto:
“Giù troia, apri la bocca”,
ha messo una mano sulla mia nuca e, mentre io con una mano mi tenevo raccolti i capelli – è un casino quando vengono sulla parrucca che poi mi tocca di pulire – e con l’altra mi tenevo alla sua gamba, mi è venuto sulla faccia e sulla lingua che tenevo tutta fuori.
Ho completato il lavoro prendendo il cazzo in bocca per un’ultima aspirazione e poi pulendolo per bene con la lingua lungo tutta l’asta e succhiando le sue dita mentre lui si rilassava ansimando e mugolando di piacere e poi ho appoggiato le labbra sulla cappella ancora rossa e turgida per un ultimo bacino.
Mentre mi aiutava ad alzarmi mi ha dato un buffetto sulla guancia dicendomi:
“Sei una gran troia, si vede che ti piace, penso che ci rivedremo” e mi ha lasciato la mancia; in quel momento ero proprio contenta – lo sono sempre quando mi fanno dei complimenti, la mancia è stata di cinque euro ma per un servizio di 25 euro è corretta. Non sono più i tempi in cui a trent’anni facevo il prostituto nei locali o negli alberghi, lì si che si guadagnava bene e con delle ottime mance, oppure nel periodo in cui facevo la trav in appartamento.
Poi mi ha riaccompagnato alla mia postazione, in tutto meno di trenta minuti! Un vero peccato perché era anche un bell’uomo: il guaio di questo lavoro in strada è che quando si ha la fortuna di incontrare una persona che piace si vorrebbe essere scopate a lungo e per bene, in un ambiente confortevole in cui mostrare la propria femminilità, il trucco, la lingerie, in cui limonare e succhiare il cazzo a lungo, con amore; e invece alla fine è sempre la solita sborrata veloce.
Alla postazione ho controllato il trucco e l’insieme, fatto i ritocchi necessari, pulito e lubrificato la fighetta. (Ti conosco e immagino già quello che stai pensando sulla mia fighetta e il volgare commento che faresti se fossi qui… sei il solito adorabile “stronzo”)
Vabbè, tu dirai, poi alla fine hai il tuo utile e ci paghi la pagnotta; certo e ci mancherebbe pure che non l’avessi!
Alle 3 avevo appena terminato il terzo servizio di bocca: faceva freddo, il traffico era quasi inesistente, anche le altre frocie se ne andavano e non volevo rimanere sola; quindi ho deciso per il ritorno a casa.
Tutto sommato una notte tranquilla: nessun gruppo o teppisti o controlli, le solite frasi sozze al momento della venuta ma a quelle ci sono abituata, fanno parte del gioco.
Adesso devo andare ad iniziare la preparazione per questa sera: doccia, uno o due lavaggi intimi di pulizia, lubrificazione, trucco e parrucco, scelta dell’intimo, vestito e calzature; mi occorrono almeno due ore. E poi via al lavoro.

 

5 thoughts on “Vita da trav

    1. dott50

      un bel racconto; scritto da una mano veloce e decisa, non volgare, con un accenno ai sentimenti, alla psiche del protagonista che lascia interpetrare ed intuire al lettore

       
      1. Sonia

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  1. Lorettatrav

    Ho battuto pure io, è bellissimo stare sul marciapiede e sculettare tutta, e poi quando un’auto si ferma e lui chiede “troia quanto vuoi”?
    È stupendo!!!!!!
    E se lavori x un pappone/padrone, è più eccitante ancora!

     

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