Vicino Perverso – 4 parte

Vicino Perverso – 4 parte

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Cinque anni trascorsi senza che me ne accorgessi.
Cinque anni trascorsi all’interno delle stesse quattro mura, vittima delle angherie di quello che un tempo era il mio giovane dirimpettaio.
Scommetto che vi state chiedendo come io abbia fatto a non dare di matto. Beh, il merito è tutto di Federico che con le sue trovate assurde riuscì a tenermi sempre impegnata, sia fisicamente che mentalmente.
Per tutto il tempo in cui dividemmo il letto, Federico mi impose di prendermi cura del mio corpo con un’attenzione maniacale. Mi faceva fare esercizio fisico tre/quattro volte la settimana, con programmi di allenamento ben strutturati in modo che allenassi principalmente gambe, addome e, ovviamente, glutei. In sua assenza, a supervisionare i miei allenamenti c’era Lorenzo, che ormai consideravo più come un sergente che come il mio figlio maggiore. Lorenzo era diventato sempre più severo e si atteneva scrupolosamente alle diverse regole imposte da “Papà Federico”, anche se nel suo sguardo percepivo un accenno di gelosia e disgusto nei confronti di quello che si era imposto come suo nuovo “padre” e che, col passare degli anni, diveniva sempre più evidente.
L’attenzione maniacale con cui dovevo prendermi cura del mio corpo non si limitava all’esercizio fisico o al vestiario sexy che ero costretta ad indossare, ma passava anche per una dieta equilibrata e, soprattutto, per tutto ciò che poteva concernere il cosiddetto trucco e parrucco al quale Federico aveva destinato un angolo della nostra camera da letto. Qualsiasi prodotto che vi possa venire in mente, Federico se lo era procurato e vigilava che io ne facessi uso. Infine, ogni qualvolta ce ne fosse bisogno, chiamava una signora dell’est che veniva ad acconciarmi i capelli. Più che una donna era una vera megera, grassa e dallo sguardo spaventoso, ma nel suo mestiere era fenomenale. Tutt’ora non so se sapesse l’italiano in quanto non ebbi mai nessuno scambio verbale con lei. Io non ero autorizzata a parlare con nessuno senza il permesso di Federico e lei non aveva alcuna intenzione di rivolgermi la parola. Ciò che mi restò davvero impresso fu lo sguardo indifferente che mi rivolgeva ad ogni nostro incontro, come se fosse abituata a vedere donne in condizioni simili a quelle in cui riversavo io. Nonostante ciò, una parte di me era sempre contenta di vederla.
Dopotutto era l’unica faccia nuova che potevo vedere oltre quelle dei membri appartenenti alla mia “Famiglia”.

Mangiavo in religioso silenzio la mia cena, quando ad un tratto Federico prese a parlare coprendo il servizio in onda sul televisore con il suo vocione “Come sapete a seguito della mia promozione, ho molte più responsabilità a lavoro…” disse sospirando. “D’ora in poi dovrò viaggiare per controllare che nelle filiali rispettino le regole imposte dalla capogruppo… aaah se fossero tutti ligi al dovere e al rispetto delle regole come noi quattro, questo sarebbe un mondo migliore!” esclamò convinto per davvero di ciò che diceva. “Quindi vi annuncio che, ahime, starò via per una settimana questo mese…” annunciò con un velo di tristezza negli occhi.
In quel momento, con la coda dell’occhio, vidi Lorenzo, seduto a tavola alla mia destra, fare uno scatto sulla sedia e appizzare le orecchie.
“Lorenzo… in mia assenza sai bene cosa fare. Dovrai badare alla casa, prenderti cura di tuo fratello e controllare che lei rispetti le regole” spiegò indicandomi con la testa. “E’ un’occasione importante. Mi raccomando!”.
“Non ti deluderò Papà Federico” rispose lui con voce atona.
Per me quella era una notizia sensazionale. Durante l’assenza di Federico avrei potuto cercare di far rinsavire i miei figli, magari sarei riuscita a convincerli a chiamare la polizia. Per una volta mi sentivo speranzosa e, presa dai miei pensieri, non mi accorsi dello sguardo gelido che Lorenzo mi destinò prima di tornare alla sua cena.

Il giorno della partenza arrivò presto.
Federico con il suo trolley ci salutò sull’uscio con una commozione spropositata. Sembrava che stesse per andare in guerra. Diede un bacio a Fabio, che ormai aveva compiuto sedici anni, e dopo aver dato le ultime indicazioni a Lorenzo, che invece era maggiorenne già da qualche mese, mi fece segno di avvicinarmi.
Dato che quello era un giorno speciale aveva preteso che mi vestissi con la tenuta della domenica. Quindi, con solo indosso un tanga e due pezzi di adesivo nero a coprirmi i capezzoli (che secondo Federico mi davano quel tocco in più) sgambettai sui miei tacchi verso di lui. Sembravo una cubista appena uscita da un nightclub.
Mi baciò appassionatamente in bocca e sul collo, poi dopo avermi strapazzato il sedere pizzicandomi e palpandomi le natiche davanti i miei figli, finalmente se ne andò.

Lorenzo chiuse la porta e non feci caso al fatto che stava girando la serratura a doppia mandata.
MI fiondai su di lui in lacrime “Lorenzo ti prego… aiutami! Prendi il telefono e chiama la polizia! Ti prego, ti scongiuro!” piagnucolavo afferrandolo per il braccio.
“Levati di dosso!” mi urlò in risposta divincolandosi e spingendomi con forza. Lo spintone che mi diede mi fece perdere l’equilibrio costringendomi a mantenermi al mobile posizionato vicino l’ingresso.
“A terra! Inginocchiati!” mi urlò spingendomi nuovamente e facendomi cadere a terra tra le risate e gli applausi di Fabio che ci guardava tutto eccitato.
Lorenzo mi sovrastava. Mi afferrò i capelli raccogliendoli a mo’ di coda di cavallo “Osi fare richieste?! In ginocchio ho detto!” urlò strattonandomi per i capelli.
Io, tra un singhiozzo e l’altro, cercai di posizionarmi come da sua richiesta. In quella posizione avevo il volto all’altezza della sua patta dei pantaloni. Sentii una lacrima rigarmi il volto e tentai di asciugarla con il dorso della mano mentre tiravo su con il naso.
“Sono anni! Anni! Che ti sento scopare e adesso… adesso che finalmente è giunto il mio momento mi chiedi di chiamare la polizia? Eh?!” urlò sputacchiando per la foga.
“Muoviti, sbottonami i jeans… ora!” il suo urlò mi fece raggelare il sangue, sembrava indemoniato.
“Tiralo fuori, così… da brava…” disse mentre io eseguivo smanettando con la zip dei pantaloni ed estraendo il suo attrezzo. “Guardalo… ho detto guardalo!” sbraitò nuovamente.
Mi rifiutai e quel rifiutò mi costò un ceffone in pieno volto. Rivolsi lo sguardo e mi ritrovai faccia a faccia con il membro da diciottenne di mio figlio che, duro e leggermente scappellato, mi dondolava come un trampolino a pochi centimetri dagli occhi.
“D’ora in poi niente più Papà Federico. D’ora in poi servirai lui!” disse riferendosi al suo membro. Poi lo sentii piegarsi su di me. Mi attorcigliò qualcosa al collo e capì immediatamente cosa stesse facendo. Un click metallico fu la conferma. Mio figlio mi aveva appena messo un collare. “Papà Federico… anzi quel coglione non sarà più un nostro problema. Ho chiamato il fabbro che verrà a cambiare le serrature… ma verrà domani… perché oggi abbiamo da fare” gongolò euforico mentre suo fratello minore sghignazzava in sottofondo come una iena. “Da oggi si apre una nuova gestione!” esultò trionfante.
A questo punto si piegò sulle gambe in modo da potermi guardare negli occhi. Tremavo di paura e non riuscivo a sostenere il suo sguardo. Al contrario di ciò che mi aspettassi mi diede un tenero bacio sulla fronte, poi mi prese il mento con due dita facendomi alzare lo sguardo in modo che i nostri occhi si incrociassero e mi sussurrò “Rimpiangerai Federico, te lo prometto…” la sua voce era carica di una dolcezza tale da farmi accapponare la pelle.
Dopo questo momento di sadica affettuosità si rialzò e tirò il guinzaglio collegato al collare. Lo tirò con una forza tale da bloccarmi il respiro. Spalancai la bocca portandomi le mani alla gola nel tentativo vano di allentare la stretta. Così costretta non potei impedire ciò che successe.
Chiusi gli occhi e quando li riaprii mi ritrovai con il pene di mio figlio Lorenzo in bocca.

Lorenzo rimase lì a farsi spompinare sull’uscio di casa per diversi minuti.
Era lui a dettare il ritmo affondando con forza nella mia bocca anche se, più di una volta, si ritrovò a rallentare. Non voleva assolutamente rischiare di venire troppo presto.
Al contrario della nerchia di Federico, che mi causava conati di vomito quando lo prendevo in bocca, quella di Lorenzo era molto più facile da sbocchinare. Il problema reale era proprio Lorenzo che mi teneva per la nuca spingendomi contro il suo bacino e costringendomi a restare in apnea. Più di una volta rischiai di svenire.
“Oah da quanto aspettavo questo momento… oah si…” lo sentii dire dall’alto mentre godeva.
Estrasse il pene dalla mia bocca. Il glande, grondante di saliva schiumosa, mi venne strofinato sul volto contratto dallo sforzo. Non potevo vederli, ma sentivo di avere gli occhi rossi e pieni di lacrime a causa dell’apnea a cui ero stata sottoposta.
“Forza… le sorprese non sono finite, andiamo” sbraitò Lorenzo tirandomi per il guinzaglio e costringendomi a seguirlo gattoni.
Fabio esultò e mi diede delle sonore sculacciate mentre passavo camminando a quattro zampe davanti a lui.
Lorenzo, con me al guinzaglio e il fratello da presso, si diresse in bagno.
Ciò che mi fecero i miei figli in quel momento fu una delle cose più vergognose e umilianti che avessi mai subito.
Mi fece posizionare a pecora con la testa di fronte al water. Io piagnucolavo in quanto avevo già capito quale sarebbe stata la mia sorte. Sentii che il filo che mi faceva da slip veniva spostato lasciando la vulva, nuda e indifesa, alla mercè di mio figlio. Nell’esatto momento in cui lo sentii entrare dentro di me la mia testa venne spinta in avanti, all’interno della tazza.
Fabio era l’addetto allo sciacquone e si divertì un mondo a tirare l’acqua mentre suo fratello mi prendeva nella fica.
Con la testa nel water chiusi gli occhi. Sentivo le loro urla lontane come se provenissero da un altro mondo, mi ricordarono quelle di due gremlins inferociti.

Riaprii gli occhi quando Lorenzo, con la forza, mi costrinse a rimettermi in piedi.
Stavolta mi fece posizionare contro il lavandino, in modo tale che avessimo lo specchio di fronte.
“Guardati troia… Guardati allo specchio!” urlava nel mio orecchio mentre continuava a fottermi nella fica. Aveva una mano sul mio fianco e con l’altra mi teneva un seno da sotto, come se fosse un pomo.
Io mi vidi allo specchio. Avevo ciocche di capelli bagnati attaccate al viso e un’espressione sconvolta dal dolore, mi dispiace ammetterlo, dal godimento.
Mi sembrò di perdere conoscenza.

Un mugugno mi fece destare.
Ero stesa sul letto a gambe larghe, non ho idea di come ci fossi arrivata.
Sentì un liquido caldo e abbondante nel basso ventre, Lorenzo stava venendo e lo stava facendo dentro di me.
Quando ebbe finito di godersi la mia fica fino all’ultimo brivido di piacere si destò e fu in quel momento che sentii una frase che mai avrei voluto sentire.
“Evviva! Finalmente il dolce!” era Fabio che, lingua penzoloni, si stava fiondando tra le mie cosce pronto a spazzolare ogni angolo della mia vagina, evidentemente lo sperma del fratello era compreso nel menù.
In un certo senso avevo mantenuto la promessa fattagli qualche anno fa.
Chiusi gli occhi e cercai di dormire.

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