Vendere Materassi non è da tutti

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Vendere Materassi non è da tutti

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Per la terza volta consecutiva ero stata la leader della classifica delle vendite.
In quell’esposizione di arredamenti per la casa nel reparto camere da letto ormai erano alcuni mesi che lavoravo e le tecniche di vendita le avevo acquisite con una certa facilità durante i corsi di aggiornamento e i meeting di vendita.
Quel lavoro mi piaceva e lo facevo con entusiasmo; i prodotti che vendevo erano di fascia medio alta e di conseguenza l’ambiente e la clientela lo erano allo stesso livello. Trovarsi in un contesto del genere era uno stimolo in più per realizzarsi e portare a casa anche succulenti premi vendita che arrotondavano il mio stipendio invero già buono.
Certo la mia avvenenza insieme al fatto che ci tenevo sempre a presentarmi in ordine e ben vestita, forse a volte un po’ provocante ma mai volgare, mi aiutava.
D’altronde l’aspetto è un importante biglietto da visita. Senza false modestie devo ammettere che mi presentavo bene: carina di viso con la bocca carnosa e i capelli rossi lunghi sulle spalle, il giusto seno tondo e un lato B proporzionato e sodo. Con un po’ di gusto mi bastava un leggero trucco in viso e un abbigliamento che valorizzasse le mie forme e una scarpa con leggero tacco che oltre a slanciarmi un po’ della mia altezza di un metro e settantacinque mi dava un passo disinvolto e all’occasione anche un po’ ancheggiante che non guasta mai.
La mia tecnica di vendita si era sempre più perfezionata come pure la scelta della clientela che, in attesa di essere assistita, soggiornava nella hall del negozio.
La mia clientela preferita erano le coppie. Un lui e una lei possibilmente piacenti educati e sufficientemente discreti tali da poterli gestire durante la vendita.
Il nostro rapporto, incontro, insomma definitelo come preferite, iniziava con un saluto cordiale e uno sguardo deciso negli occhi tale da creare quella sufficiente intimità fra loro e me e per rompere la loro discrezione e timidezza li invitavo a seguirmi nell’esposizione.
Durante il percorso descrivendo le diverse scelte di arredamento notavo che da dietro non disdegnavano le mie forme, il mio fondoschiena e le gambe.
Qualche mossa della mia chioma rossa, un po’ di sculettamento e un “c’è qualcosa di vostro gradimento?” servivano a tenermi in costante contatto con loro.
Quando lei si fermava per evidenziare dei mobili che le piacevano mi avvicinavo per darle con piena disponibilità, spudoratamente servile, ogni spiegazione e in quel momento il mio atteggiamento provocava lui che approfittava della distrazione della moglie per lumarmi e spogliarmi con gli occhi da cima a fondo arrivando in pochi minuti ad aggiustarsi la crescente erezione provocata dal giusto spettacolo:
Dalle carnose labbra sulle quali avrebbe stampato un bacio di lingua o immaginato di vederle chiuse ad anello sul suo venoso cilindro di carne, al seno ostentato che dopo aver manovrato con le mani avrebbe stretto sul pene diritto scopandoselo alle mie gambe che, scoperte da una mini piuttosto che coperte da un pantalone nero in similpelle e molto attillato, portavano a dirigere il suo sguardo all’imbarazzo della scelta fra la vagina velatamente visibile o la crana del sedere per decidere quale dei due orifizi avrebbe preferito penetrarmi.
A immaginarne tutto questo bastava ben poco.
Come poco serviva a me figurarmi i corpi nudi di quel maschio e gli altri che incrociavo che si trovavano in quella situazione e le loro mani vogliose su di me a frugarmi desiderando di essere penetrata o anche solo masturbata e di ammirare le forme le dimensioni e il profumo del loro pene nelle fasi di erezione.
Non nego che la stessa cosa immaginavo delle femmine che li affiancavano.
Nel gioco tutto ci stava.
Quando puoi li accompagnavo nella scelta del potenziale materasso… Bhe allora lì era l’occasione per creare quel tanto di imbarazzo in loro da portarli a decidere sul definitivo acquisto.
D’altronde a farci caso quando ti vedi l’esposizione dei materassi è quanto di più invitante ci si possa trovare davanti: immediata è la voglia di sdraiarsi sopra e poterne godere di tutti i benefici che ognuno ne vuole immaginare.
Dopo averli esposti in modo composto mi ci sdraiavo sopra descrivendone ogni caratteristica con la gestualità del corpo usando un linguaggio piacevolmente fraintendibile.
“Potere notare come le estremità siano ben rifinite ed arrotondate” dicevo carezzando con la mano i contorni del materasso come fosse un seno di donna.
“Il rivestimento esterno è morbido, trapuntato a strisce e completamente sfoderabile” continuavo facendo scivolare il rivestimento dall’angolo del materasso con entrambe le mani mostrandone l’interno come a scappellare un pene eretto.
“E inoltre signora ci sono le versioni in lattice largo 15 o più a secondo delle sue esigenze” dicevo fissandola negli occhi come a rivolgermi unicamente a lei “o anche in memory foam che si adatta perfettamente ad ogni curva del suo corpo. O se no anche le versioni più rigide e dure con supporti insacchettati uno per uno indipendenti e sostituibili quando non rendono più”
“In ultimo Signora posso proporvi una rete a doppia daga. Che dice?” Continuavo a guardarla mentre accennava ad un sorriso imbarazzato e allo stesso tempo compiaciuto senza rispondere.
“Doppia daga lunga o media interattive collegate a coppia da un inserto in gomma per il massimo del comfort sia in posizione supina o prona o su un fianco”
A quel punto mi fermavo ed osservavo i due che si guardavano negli occhi per decidere sull’acquisto e forse anche a valutare il variegato kamasutra da me proposto fra le righe.
Se erano compiacenti e soddisfatti e pronti all’acquisto concludevo con:
“Mi stavo dimenticando che disponiamo anche di accessori quali il cuscino per migliorare la postura mente si è sdraiati. “Lo conoscete? È questo”
Devo fare una piccola digressione.
Bombardati dalla pubblicità immagino conosciate tutto su quella specie di cuscino che propongono in TV che per migliorare la postura da sdraiati su un lato viene posizionato in mezzo alle gambe.
La pubblicità dice che bilancia la posizione delle gambe rendendo la schiena più dritta. Bhe io l’ho provato e posso garantire che il grande beneficio che ho provato e gradito è stato di sentir qualcosa di consistente e all’apparenza caldo fra le gambe che più stingevo più si insinuava in alto: davanti e dietro…non c’è bisogno di immaginarsi puoi tanto gli effetti davvero confortanti e piacevoli, no?
Per darne contezza ai clienti, dopo averne mostrato per intero la forma, lo inserivo fra le gambe spingendolo in alto tale da farlo aderire all’interno delle cosce e ruotavo su me stessa per mostrarne il posizionamento: in quel momento mostravo quel “gingillo” bianco che così posizionato spuntava davanti e dietro dando spudorata evidenza della mia spacca e del mio sedere: il contrasto del bianco con il nero dei miei pantaloni in similpelle era davvero provocante.
“E pensate: in questo momento c’è l’occasione per prenderne uno e avere il secondo in omaggio. Puoi esserne certa signora: con due raddoppia il comfort!!!”
Solitamente giunti a quel punto i clienti, forse coinvolti forse imbarazzati, poco importa, lui con gli occhi fuori dalle orbite e lei velatamente emozionata e compiaciuta: “Va bene signorina, quello che ci ha fatto vedere ci è piaciuto e vorremmo ordinare”.
Un po’ presuntuosa, ma ci stà, volevo illudermi che di mobilio le fosse piaciuto anche il mio in carne ed ossa.
Li facevo accomodare alla scrivania per impostare il modulo dell’ordine e quasi alla fine mi facevo poi sostituire da una collega per la gestione dell’acconto notando una loro evidente delusione tanto quella era poco piacevole d’aspetto e scorbutica come solitamente sono le femmine della contabilità.
“Grazie per averci scelto” era il mio saluto prima alla signora e poi al marito che, stringendomi la mano anche solo per avere un contatto fisico con me, mi dava l’estremo sguardo di compiacimento.
“Per qualsiasi ulteriore necessità non esistete a contattarci. Anzi, signora visto che siete clienti particolari – e qui ridaje un’altra sviolinata finale da vero paraculo – le lascio il mio cellulare” dicevo consegnando il mio biglietto da visita alla signora badando bene di non creare malintesi nella coppia: lei dopo avergli dato un’occhiata, lo imboscava velocemente sotto lo sguardo curioso del marito.
”Buon proseguimento” salutavo ruotando su me stessa con una mossa vezzosa di capelli e allontanandomi con passo deciso sui tacchi come una stambecco sculettando orgogliosamente.

 


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