Una strana vacanza

Una strana vacanza

Come molti ragazzi norvegesi, Karin , dopo il divorzio dei genitori(un archeologo ed una giornalista di reportages), aveva vissuto in un collegio.
Vi aveva trascorso tutti gli anni dell’adoloscenza,fino alla maturità.
Aveva conosciuto molte ragazze che, come lei, di notte, trovavano consoloazione nei loro diti indici.
L’unico uomo passabile nel collegio era un vecchio giardiniere,quasi smepre ubriaco ,che, di notte, a volte, soleva canticchiare:”Preparatevi, bambine. Lo zio porcone sta arrivando”. Solo che non arrivavav mai. E le ragazze ne rimanevano deluse.
Al diploma, la madre la pregò di andar a far visita ad una prozia che abitava in un distante isolotto ,un tipico villagio scandinavo, dove la modernità non era giunta.
Della parente, Karin. non conservava che vaghi ricordi,soprattutto legati alla casa di questa, non lontana da una foresta.
Non volendo negare un piacere alla madre(in partenza per l’Africa), Karin acconsentì.
Prese il treno,e poi un bus fino al porto, dove si imbarcò su un ridotto traghetto ,diretto all’isola.
Approdata si rese conto che, il termpo, in quel luiogo, si era ocme fermato a due secoli priima.
Case, strade, botteghe, di arcitttura tipicamente nordica ed il cllulare nemmeno prendeva.
La casa della prozia si trovava su una colinetta al margine di un bosco e,per raggiungerla, non c’era altro mezzo che un carro di fieno.
Il simpatico e corpulente cocchiere,con una folta barba rossiccia,le offrì un passaggio.
“Ah, lei và in visita ai signori P.Che brava gente! Mi fà piacere acompagnarla!”. fece lui .
“E’ troppo gentile da parte sua”..
“Non lo dica neppure. Sà, da queste parti, i turisti, sono assai rari. E dobbiamo essere accorti con loro.
Anzi, con questo caldo, le potrei suggerire di sdriaiarsi sul fieno. E’ stato appena trebbiato. Deve essere ancora fresco!”!.

Senza pensarci, la ragazza ,accettà il suggerimento e, strano, con l’avvicinarsi alla foresta, incominciò ad avevrtire uno strano calore; una specie di ecicitazione scendere dalle spalle alla vagina, ecictandola.
Non residtenole, si sbottonò la camicetta e tirò la gonna sopra le gambe a mostrare al cielo, i seni e lo slip.
Si svegliò al contatto della robsuta mano del cocchiere salire sù per le caviglie.
Non se ne imbarazzò., anzi, ne trovò piacere.
Ad aprirerle la casa, fu una corpulete vicina , alta , grassa di posteriore e con un seno da caontadina.
Le disse che la zia, si era dovuta assentare per assistere un’amica in ospedlae, ma che sarebbe rincasta entro due giorni.Nel fratemmpo le aveva prepartao una stanza nell’edificio dietro la casa utilizzato come convitto per glis tagionali o peruniversitari che si recavano nell’isola a scopo di studio.
La ragazza ebbe fastidio di quella situazione.
Sola ,in una casa estranea, in mezzo al nulla, con un prozio che nemmeno ricordava.
Facendo buon viso a cattivo gioco, dopo aver sbrigato le faccende, preparata la cena,in preda al caldo dell’eccitamento sempre più prorompente, si denudò, rimandendo in biancheria e reggiseno.
Dopo essersi accesa uan sigaretta, seis edette su una sedia a dondolo ,appoggiando le gambe sul davanzale della finestra aperta, e passò il tempo giocherellando col uo indice.
Ad u tratto si sentì precipitare als uolo.
Rialzandosi si accorse di essersi rimpicciolita e, subito, un gruppo di topolini azzurri,usciti dalla parete, la sollevò sulle teste e la condussero nella loro tana.
Imapurita, domandò pietà.
“Sù,figlioli.Non si tratta così,un ospite”, esclamò con voce docle la loro madre ,.sbucando da dietro una tenda.
“Mia cara, ti chiedo perdono per questi discoli. Ti andrebe una tazza di tè?”.
Incredula per quella situazione, Karin acconsentì.
La donna.-topo rivelò a Karin che tutti gli abitanti dell’isola altri non erano che discendenti dei vichinghi,approdati su quelle coste secoli prima.
Per non essere sopraffatti dalla nuova religione e,per non perdere le loro conoscenze, utilizzando i loro incatensimi, divennero un’unica cosa con la vegetazione dell’isola. L’isola li proteggeva e garantiva loro la quasi immortalità. in cambio richeideva una continua fonte dui energia per rimanere folta e benefica.La regina dei vichinghi, la pro zia di Karin, aveva la magia rigeneratrice.
Ogni regina, col susseguirsi, aveva mantenutol l’equilibrio della foresta e dei suoi abitanti.ed era per questo che nesusna di loro aveva potuto procreare figli.
La loro libinie era donata alla foresta e,i loro sposi, per poter espandere i loro dominio e conservare le loro usaze, avevano facoltò di generare con concubie di passaggio ma solo una notte all ‘anno, durante il soslstizio d’estate.
Ora, Karin, comprendeva il perchè del convitto dietro la casa e tutte quelle foto sul caminetto!
Alcuni di loro avevano mantenuto il loro aspetto umano; altri erano dievuto animali.
Karin rimase incredula alla narrazione e soprattuitto al fatto che, la sua stessa prozia fosse dotata di poteri magici.
“Vedi, cara. Non è finita.
Purtroppo il potere della regina, con l’età, si sta affievolendo e serve chi la sostituisca.
Nè tua nonna, nè tua madre vollero farlo. Non resti che tu, karin!
Sei l’ultima vergine dotata di potere rigenerante.
La tua purezza è stata conservata per la prima notte di luna crescente. Dovrai donarla alla foresta, ai suoi abitanti.”

“Dovrei concedermi a tutti gli abitanti di quest’isola’? No, non lo farò!”

“Sei la nostra ultima speranza! Non ci sono altre principesse della foresta, oltre te.”
“Non dovrai concederti a tutti gli abitanti, ma solo al re, il tuo prozio. Lo dovrai fare per attivare il potre rigenerativo.
In alcuni casi, il tuo dono, dovrà essere impiegato per curare il popolo della foresta..
Vedi, quello che giace sofferente in quel letto, è mio marito.
E’ molto anziano. Il suo tempo sta per scadere. Ha bisgno di nuova fonte di luce per sopravvivere! Solo tu puoi fare qualcosa!”.le mostrò il marito sofferente.

“Vuole che mi congiunga con suo marito davanti ai suoi occhi?”,le domandò Karin.
“Non pensare a me. Non c’è torto. E’ già acacduto altre volte. E’ il compito della regina!”.
Impietosita da quelle richeiste, e da quegli occhi colmi di pianto, facendo forza su se stessa, Karin entrò nel letto del topo.
Si denundò, lo baciò sulle fredde labbrae vi si accalciò sul membro iniziando a muoreversi ,prima lentamente, poi più veloce finchè sentì il piacere di lui, dievnire evidente ed una luce portentosa le scaturì dalla vagina, irrorando tutta la stanza.
Il topo era salvo.
Ore più tardi, recuperate le sue sembianze, dimenticando di rivestirsi, servì la cena al prozio, un uomo dall’aspetto misero e mingherlino ma che, agli occhi della ragazza, compariva altro e fiero.
Le domandò con bramosia se avesse parlato col re dei topi e se fosse stata messa la corrente del suo “compito”.

“Oh, sì. Mi è stato detto quello che devo fare per il bene della foresta”.
“Queste vecchie orecchie non sentono più come una volta. Puoi avvicinarti un pò di più e riptere, cara?”.
Lei si abbassò mostrando il seno e ripetette.

sbirciandolo con aria bramosa ,il re ,esclamò:” Ma tu vooglia di impegnarti ne hai parecchia!, accarezzandole il fondoschiena.
Lei ne sorridette.

“Sai quand’eri picocla, e tu madre ti portava qui ,prima di metterti a letto, ti raccontavao le storuie del nostro popolo,per prepararti a questo momento”,

E lei, sedendosi sulle gambe di lui, abbraccuiandolo al collo, rispose:” Beh, forse è arrivato il momento di rispolverare le tradizioni di famiglia”!.
A sentire questo, il vecchio la baciò e, sollevandosi con lei tra le braccia ,si diresse verso la camera da letto ,canticchiando:

“Bambine, preparatevi. Lo zio porcone sta arrivando”!.

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