UN WEEK END A ROMA 1- 2

UN WEEK END A ROMA 1- 2

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“Ma sei pazza? Datti una calmata” risposi, “Se non ti andava potevi uscire, nessuno ti tratteneva, invece mi è sembrato che te li sei goduti alla grande i cazzi dei miei amici, razza di gattamorta succhiacazzi!”

Così il giorno dopo non ci rivolgemmo la parola e quando nel pomeriggio i ragazzi vennero all’albergo per uscire insieme non la trovammo, se n’era già andata a spasso per Roma per conto suo.

Dopo un aperitivo in Piazza Navona, Nando che era il leader naturale del nostro gruppetto decise:
“Annamo ar cine che danno er Dottor Zivago e non me lo vojo da perde”.
Non ero certo venuta fino a Roma per andare al cinema, ma non feci discussioni.
Era un cinema molto grande e molto buio, semivuoto in quel pomeriggio. Evidentemente Nando lo conosceva bene perché ci guidò in una zona in fondo, dove dietro all’ultima fila di poltrone c’era solo il muro, le file davanti erano tutte vuote, decisamente non erano i posti migliori per vedere il film, ma lo erano per qualcos’altro…

Stavo seduta in mezzo, tra i “miei ragazzi”, Nando mi aveva già messo il suo uccello in mano e glielo segavo lentamente, intanto Cesare mi aveva tirato fuori le tette e me le pastrugnava allegramente. Quando una mano si intrufolò nelle mie mutandine e un dito cominciò a solleticarmi la clito mi resi conto che il film avrei dovuto andarlo a vedere un’altra volta (magari con il mio fidanzato di Milano, ammesso che lo rivedessi ancora).

“Dai succhiami l’uccello zoccola milanese” mi sussurrava Nando in un orecchio, non me lo feci ripetere, ormai mi era partita la libido, succhiare i cazzi poi è sempre stata la mia passione, un bocchino non si nega a nessuno era il mio motto, quindi andai giù di testa e gli presi in bocca la cappella cominciando a popparla, ma non mi dimenticai di Cesare che intanto aveva tirato fuori il suo membro durissimo e me lo strusciava contro il sedere, per tenerlo buono cominciai a menarglielo, e a
trastullargli anche le palle ma non si accontentava, voleva di più e così iniziai una specie di girotondo.
Continuavo a masturbare un pistolone, mentre aspiravo fino in fondo l’altro uccello, poi ritornavo al primo e ancora viceversa, alternando sega e pompino, il giochino piaceva molto ai due che contraccambiavano sditalinandomi a più non posso.

La trasgressione di fare due pompe contemporaneamente in un luogo pubblico, dove qualcuno avrebbe potuto vedermi mi allupava da morire, i capezzoli mi dolevano perché intanto i miei trombamici me li strizzavano da paura, tutti e due mi mettevano le maini in fregna, l’orgasmo ormai era vicino, quando improvvisamente si accese la luce… dannazione! era la fine del primo tempo e io avevo un cazzo in mano, l’altro in bocca, le zinne di fuori e due dita nella passera.

Francamente mi sentii un po’ imbarazzata, poi però constatai che (in fondo dove eravamo), nessuno ci poteva vedere, infatti nessuno ci stava guardando, quindi pensai ma chissenefrega e ripresi a sbocchinare alternativamente i “miei” giocattoli.

L’intervallo durò poco e finalmente la luce si spense, contemporaneamente Cesare cominciò a eiacularmi in bocca, mentre con le mani mi spingeva ancora più giù la testa in modo che il suo glande mi sprofondava sempre più in fondo, così per non soffocare fu giocoforza ingoiare tutto lo sperma, non che la cosa di dispiacesse, anzi!
Ritornai rapidamente a prendermi cura del cogno di Nando, accogliendolo in mezzo alle tette e sparandogli una fantastica “sega spagnola” quando la punta del suo cazzo spuntava dalle mie poppe gli lappavo la cappella con la lingua, finché, sussultando e gemendo, cominciò a sborrarmi abbondantemente sulle tette, sui capezzoli, e persino in faccia e sui capelli, il maialino non la finiva più…

I due mandingo erano certamente soddisfatti, ma non la sottoscritta, infatti non ero ancora venuta ed ero sempre in caldana.

La mia vagina bollente pulsava dalla libidine. Mi girava la testa, volevo una buona dose di manganello.

Le poltrone erano grandi e comode, mi misi su di un fianco, sollevando la gonna e scoprendo così il mio didietro che sporsi verso Cesare che capì al volo.
L’uccello era ancora duro, per lui venire due volte a fila era normalissimo, mi spostò le mutandine e mi spinse il suo cazzo pulsante fino infondo alla pussy che era già bagnata e lo accolse voluttuosamente.
Andava su e giù prepotentemente e mi faceva già godere.

Nando si stava fumando una sigaretta (allora si poteva) e non si era ancora accorto di nulla, ma appena capì cosa stava succedendo disse sorridendo:
“Ma sei proprio una troia, non ti basta mai! Allora succhiami l’uccello zoccola”.

Detto fatto mi ritrovai ancora una volta con due giovani cazzi, uno in figa, uno in bocca, la lussuria si era ormai scatenata, godevo, appassionatamente e non provavo nessun rimorso ne vergogna.
Beh! Cosa stavo facendo di male?
Ero giovane, bella, calda e sensuale, la mia vagina era Caliente, io ero una donna libera e il cazzo mi piaceva da morire.

Finalmente i due membri cominciarono quasi all’unisono ad eruttare sborra calda, mentre uno lo bevevo di gusto, l’altro era scivolato fuori ma subito lo aveva infilato da dietro tra le mie cosce dove, infoiatissimo continuava a sfregarlo e mi stava inondando di sperma dappertutto, io tremavo, quasi svenivo dal piacere, mentre un fantastico orgasmo mi travolgeva e la mia figa distillava gocce di libidine.
Che meraviglia. Troppo bellooo!!!

“Guarda Max, davvero non so come dirtelo e mi dispiace ma Monica è veramente una grandissima zoccola, una mangiatrice di uomini”.

Non so come sia successo, ma il mio ex fidanzato aveva rintracciato Amelia e l’aveva anche invitata ad uscire una sera. Stà stronza, gattamorta, non vedeva l’ora di sparlare di me e raccontargli tutto quello che era successo, fin nei minimi particolari.
Erano in un bar del centro, con una scaletta a chiocciola che portava ad una saletta superiore dove non saliva quasi mai nessuno.

“Mi ha presa alla sprovvista mi ha infilato le mani tra le cosce e si è messa addirittura a leccarmi la figa.” Raccontava sottovoce la ragazza e per non rischiare che qualcuno la sentisse, aveva avvicinato la sua seggiola a quella del ragazzo.
Poi proseguiva entrando nei dettagli più scabrosi, descrivendo come Monica chiavava e spompinava i due romani.
Come i due l’avessero poi aggredita e uno gli avesse sborrato in bocca mentre l’altro gli aveva addirittura rotto il culetto ancora vergine.
Max a sentire queste cose era diventato tutto rosso in faccia e sembrava furibondo, ma stranamente i suoi calzoni tiravano in mezzo alle gambe, anzi a dire il vero era il suo uccello che tirava a più non posso.
Intanto, la gattamorta vicinissima gli soffiava nell’orecchio tutta la vicenda, ma a furia di descrivere i dettagli della specie di orgia a cui era stata sottoposta, aveva finito per eccitarsi anche lei, stava rabbrividendo quasi rivivendone la libidine.
Max l’attirò verso di sé, la baciò sulla bocca slinguandola e infilandogli una mano fra le tette, che anche se non erano abbondanti come quelle di Monica erano più che discrete. Il cazzo saltò fuori come una molla e Amelia senza che nessuno la forzasse ci chinò per ciucciarlo, o come dicono a Bologna per fargli uno splendido “sissignore”. Evidentemente la trasgressione vissuta a Roma aveva rotto i suoi freni inibitori e succhiare un uccello in un bar, mentre qualche metro sotto decine di persone bevevano l’aperitivo non gli sembrava più una cosa cosi tremenda, anche lei era diventata una “mangiatrice di uomini”.

Max che era in arretrato di orgasmo già da un po’ finalmente gli scaricò tre fiotti di sborra in bocca, tenendogli ferma la testa con una mano, obbligandola così a mandare giù tutto fino all’ultima goccia. E la gattamorta con tre dita in figa si sciolse in un terribile orgasmo e con la bocca ancora piena disse” Portami a casa tua”.

FINE

 

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