Un condominio molto speciale: Un caldo bagno ristoratore

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Un condominio molto speciale: Un caldo bagno ristoratore

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Dopo tutta quella ginnastica e le incredibili sorprese, mi sentivo spossato. Con la sola vestaglia e senza alcuna voglia di rivestirmi, presi dal frigorifero un pezzo di formaggio ed un bicchiere di latte, che avrebbero costituito la mia cena.
Portai il libro che faticosamente stavo leggendo in camera da letto, e mi sdraiai dopo aver acceso la televisione.
Un programma scientifico, paesaggi magnifici, animali stupendi ed una voce calda, mi misero immediatamente k.o.. Dopo pochi minuti ero nel mondo dei sogni.
Mi svegliai presto, con la televisione che continuava imperterrita a brontolare in sottofondo. Durante la notte mi ero coperto fino al collo, perché la temperatura esterna doveva essere piuttosto fredda
Accomodai il cuscino, e pensai a quello strano condominio, dove tutti erano in vista e non se ne vergognavano, le donne erano silenziose e disinibite, e tutti sembravano vivere con assoluta naturalezza questa situazione.
Mi chiesi cosa mi sarebbe ancora successo… per essere un periodo di totale riposo, era cominciato in modo un po’ troppo turbolento…
Mi alzai e raggiunsi il gabinetto. Decisi che un bagno caldo avrebbe dato un buon inizio alla mia giornata, ed aprii il rubinetto dell’acqua calda. Mentre attendevo che la vasca si riempisse, ripresi in mano il libro e lessi qualche pagina.
Quando vidi che ormai la vasca era pronta ad accogliermi, spruzzai del bagno schiuma e con il getto del doccino produssi una bella montagna di bolle compatte e bianchissime, e mi calai nel caldo tepore dell’acqua.
Mentre iniziavo a lavarmi, sentii dei passi provenire dalla scala. Possibile che mio fratello fosse arrivato senza avvisarmi?
Non feci in tempo ad alzarmi che la porta si socchiuse, e Serena fece il suo ingresso trionfale.
“ho sentito che stavi facendo il bagno, ed ho pensato che ti servisse una mano per lavarti la schiena…” disse con un fare materno.
Indossava una pelliccia di colore grigio, che la copriva dal collo ai polpacci. I piedi erano, come al solito, nudi.
“ciao, Serena. Ma come hai fatto ad entrare?” “ non ci vuole molto” rispose con aria indifferente. “come tutti noi, anche tuo fratello lascia la chiave di scorta sotto lo zerbino. Tanto nessuno ruba in questo condominio”
Sedette sul bordo della vasca, e la schiuma le lambiva la pelliccia.
“allora, cosa hai fatto alla povera Micky?” chiese con aria beffarda
“non so neppure chi sia” chiusi il discorso
“immagino. Tu quando scopi, scopi e basta… non stai a fare molti convenevoli…”
“mi fai sentire un maniaco sessuale…. Ma se siete voi a venire a cercarmi! Io non ho mosso un dito..”
“Ho sentito tutto. E non mi importa di cosa hai combinato. Ho un ricordo talmente bello di quello che è successo tra noi, che niente potrebbe guastarlo”
“anche io ripenso spesso a quei momenti. Sei stata meravigliosa, grandiosa, perfetta…”
“beh, bando alle chiacchiere. Passami il sapone che ti lavo”
Le diedi la saponetta, e lei prese a strofinarmi la schiena. Mi ricordava la mamma, quando entrava di prepotenza in bagno, da piccolo, ma anche da grande, e con la spazzola grattava la schiena, sostenendo che da solo non ci sarei mai arrivato.
Un gesto troppo azzardato le fece bagnare la manica della pelliccia, e Serena si alzò indispettita. Voltata di spalle, fece scivolare a terra il pelo, e rimase completamente nuda.
“ma guarda… sai che sei un tipo….” Le dissi mentre la ammiravo in tutta la sua bellezza
“non ti preoccupare. Ti lascio in pace. Non voglio bagnarmi. “ e riprese a lavarmi la schiena. Poi passò al petto, al collo, alle braccia. Io la lasciavo fare, e provavo un grande piacere nel sentire la sua mano morbida scivolare lungo il mio corpo.
“se vuoi che vada avanti, devi alzarti. O almeno mettiti in ginocchio, a quattro zampe”
.
“obbedisco” sibilai compiaciuto.
La sua mano continuò a lavare, raggiunta ormai dall’altra che lavorava sul resto del corpo.
Quando si sporse per prendere il mio braccio più lontano, un suo seno mi sfiorò il viso. Fu un attimo, e tirai fuori la lingua per lambire il capezzolo che mi stava passando davanti.
“eh.. no! Devi stare fermo. Ora lavoro io…”
Attendevo il piacere di sentire la sua mano scivolare tra le mie gambe, ed insaponarmi le palle, il sedere, il piccolo arnese che riuscivo a tenere tranquillo con la forza della volontà.
Piano piano, con una mano davanti e l’altra dietro, accarezzò le mie parti intime. Sorrise quando vide il mio sesso in posizione di riposo.
“ecco il guerriero che dorme…” disse ridendo, mentre con la mano accarezzava e scivolava sull’asta ancora molle.
Poi prese il doccino e sciacquò tutto il corpo, con particolare riferimento alle parti intime. Per ultimo, lasciò il mio uccello, che sciacquò con particolare cura. Poi, presa da un istinto che non riusciva a frenare, lo prese tutto in bocca e cominciò a succhiare.
Non ci volle molto per farlo diventare enorme, nella sua bocca. Lei succhiava e sorrideva, via via che lo sentiva ingrandire ed indurirsi.
“ora basta, “ disse togliendoselo di bocca. Ho freddo e un mucchio di cose da fare” E fece per riprendere la pelliccia.
Non le diedi il tempo di allungare la mano. La bloccai e la trascinai verso di me, facendole perdere l’equilibrio. Con un tonfo e spruzzi in tutta la stanza, Serena finì nella vasca sopra di me, gridando vendetta.
La lasciai parlare,mentre – preso il sapone – iniziavo ad insaponarle i seni sodi e dolcissimi.
“Jill, finiscila!” mi intimò. Ma io non avevo nessuna intenzione di lasciarla. “dai che ho fretta! Devo ancora preparare da mangiare!”
“non importa… mangiamo qualcosa insieme…. Dopo!”
“Dopo? Dopo cosa? Io devo andarmene e non ho nessuna intenzione di lasciarmi sbattere da un bruto come te!” disse ridendo, mentre la sua mano cercava nell’acqua il centro delle mie gambe.
Le chiusi la bocca con un lungo bacio. Era finalmente tranquilla. “ho freddo” disse appena le lasciai un po’ di respiro.” Sono mezza fuori e mezza dentro”
“Eccoti accontentata!” le dissi mentre la facevo girare nella vasca, fino ad assumere la posizione che avevo avuto io.
“ed ecco che sono fuori io… ma non ci metto nulla ad entrare”… scherzai tentando di forzare le sue gambe che erano chiuse a causa della vasca troppo stretta.
Scivolò sott’acqua con la testa, e con una mano mi strinse al collo trascinandomi con se.
In apnea mi sfiorò le labbra e cercò di baciarmi, ma con scarso successo… l’acqua calda e insaponata era proprio schifosa da bere…
“dai, usciamo, Jill. Ho davvero un casino di cose da fare.”
“Se proprio insisti… ma prima devi pagare pegno” le dissi con un’aria semi seria.
“cosa devo fare che ancora non ho fatto?” rispose con voce finta ingenua.
“asciugati e vieni sul letto. “
“dai, non ho tempo di fare quelle cose… dai, rimandiamo a stasera”
“non facciamo quelle cose, anche perché non ne ho voglia”mentii
“e allora cosa vuoi?”
“tu sdraiati, e non ti preoccupare. Arrivo subito”.
Infilai un accappatoio troppo corto e troppo stretto, che lasciava tutto all’aria aperta, e volai per le scale fino in sala. Apersi la valigia dove tenevo il computer e tutti gli accessori, e presi la macchina fotografica digitale. Di corsa risalii in camera dove Serena era distesa, la testa sul cuscino appoggiata sul braccio, ed il corpo … oh che dolce meraviglia…. appena scomposto in una piega che faceva risaltare la curva dei fianchi ed il morbido culetto.
Scattai la prima fotografia appena entrato, e la sua sorpresa fu bellissima. Poi , come una modella navigata, mi diede una grandissima soddisfazione, muovendosi e danzando in un morbido gioco di braccia, gambe che si spostavano, lasciavano trasparire e poi coprire piccole o grandi porzioni della sua porta segreta.
Era meravigliosa, e le foto sarebbero state magnifiche.
“Tu!” Mi rimproverò Serena dopo una ventina di scatti “ non eri quello che non aveva voglia? Guardati in che condizioni sei!”
“ehm.. è il cavalletto…” scherzai, e lei scoppiò a ridere
“si…. Il cavalletto dei pantaloncini…..”
Si avventò sulla macchina fotografica e me la strappò di mano
“dai, smettila!, cosa vuoi fare?” le dissi cercando di coprirmi
“quello che hai fatto tu, maialino. Solo che adesso sono io ad eccitarmi.
E prese a scattare. Dal basso, dall’alto, da un lato.. Tutte le foto del mio grosso arnese.
Poi lanciò la macchina fotografica sul letto e fuggì prendendo al volo la pelliccia.
“Ciao! Gridò mentre scendeva le scale a precipizio. “Tanto lo so…. Se lascio fare a te, domani siamo ancora qui a giocare….ci vediamo stasera?”
“non lo so. Dipende da quante donne verranno a farsi sbattere…” replicai
“scemo…mettimi in lista…. Mi hai eccitato da morire… e finchè non mi avrai saziata, non pensare di stare tranquillo…”
Rimasi sul letto, e cominciai piano piano ad accarezzarmi. La voglia di possederla, di giocare con lei era ancora fortissima. Non avrei resistito fino alla sera. Era urgente che una mano risolvesse il problema immediato.
Scesi in sala, presi il computer portatile e collegai la fotocamera. Poi tornato sul letto, lasciai scorrere le immagini che avevo appena scattato.
La bellezza di Serena era prorompente… le morbide forme, il suo sorriso affascinante mi eccitavano allo spasimo. Le mie foto invece erano poca cosa, se non la testimonianza di quello che era capace di farmi provare una donna come lei.
Il desiderio mi straziava la pelle, e con la mano davo lunghe carezze al mio grosso uccello, che in pochi colpi sputò sul letto tutto il seme accumulato in una notte di riposo.
Volevo che Serena fosse ancora qualcosa di speciale, ma non solo per me. Decisi di far pubblicare in rete le foto che avevo appena scattato. C’era un sito al quale tutti gli affezionati navigatori inviavano le foto particolari delle loro donne o dei loro uomini, ed un settore era riservato alle foto più spinte.
Mi collegai alla presa del telefono ed al provider della zona. Feci una piccola scelta delle foto più belle, e le inviai al sito che tante volte mi aveva accolto come osservatore attento delle bellezze mondiali.
Non sapevo in quanto tempo le avrebbero pubblicate, e mi chiedevano qualche parola di commento. Scrissi in inglese e poi in italiano una breve frase…”Serena, l’immagine della sensualità, mi hai rubato i pensieri. “
Chiusi poi il computer e mi dedicai alle pulizie di casa.

Verso le tre del pomeriggio, Serena bussò alla mia porta, chiedendomi se avevo bisogno di qualcosa in paese. “oh si, grazie! Fai un salto in farmacia, e prendi della vaselina. Poi dal macellaio due bei wurstel… grossi, mi raccomando…, e se ti avanza tempo, un gatto a nove code…”
“ma piantala, stupido! Ed io ti sto pure a sentire!” Fece il gesto di allontanarsi, ma la presi per un braccio e la tirai dentro casa. Non le diedi neppure il tempo di reagire che incollai le mie labbra alle sue e feci scorrere la mano sotto la gonna, alzandola .
“ma… e questa? Sempre fuori, libera, pronta?” le dissi accorgendomi che le mie dita stavano accarezzando il suo pube libero da indumenti.
“ indosso qualcosa solo quando voglio stuzzicare… è più intrigante non vedere che avere tutto davanti agli occhi, no? Adesso vado solo a fare la spesa… e non devo eccitare nessuno”
“E ti pareva che una teoria così strampalata non uscisse dalla tua bocca?”
Mi spinse dolcemente e se ne andò dritta ed impettita come un granatiere in servizio.

Tornato in casa, mi collegai ad Internet, per vedere se le foto erano state già pubblicate. Appena aperto il sito, la prima foto di Serena mi accolse. Non solo le avevano pubblicate, ma addirittura avevano scelto la più bella per farne la copertina del giorno.
Il mio commento , come di consueto, era affiancato da due parole da parte del gestore del sito, che ad ogni foto scriveva le sue personali considerazioni. La frase più carina era “Ora che ti ho vista, non potrò più dormire senza sognarti”. Le altre erano tutte sul tono “mi tufferei tra le tue cosce” oppure “dove sei stata negli ultimi venti anni della mia vita” “aspettami che corro da te”. E così via.
Serena era piaciuta. Ora si trattava di sentire i commenti dei navigatori, ed i voti.
E Micky? Cosa ne era stato di quella ragazza che come un fulmine mi era passata accanto, ed altrettanto velocemente mi aveva allontanato?
Dalla finestra potevo vedere le tre donne affaccendate . In casa c’era una quarta persona. Un uomo che non avevo mai visto, ma che sembrava essere perfettamente a suo agio.
Scopersi più tardi che si trattava del vicino di casa, il convivente di quel tipo che avevo incontrato al supermercato. Aiutava a piegare la biancheria, e poi si fermava a chiacchierare facendo grandi gesti con le braccia.
La seconda ragazza più giovane era una brunetta, di carnagione scura, con un corpo ben fatto e due grossi seni. Teneva i capelli raccolti in una coda di cavallo.
Avrei voluto vederla da vicino. Chissà mi si sarebbe presentata l’occasione, come per Micky.
Nell’appartamento dei due genitori, il ragazzo era in camera con la madre, che gli stava indicando alcune cose. In soggiorno si vedeva chiaramente un gruppo di valigie pronto per essere trasportato.

 


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