UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE: 9 – GINEVRA

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UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE: 9 – GINEVRA

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Entrai nella casa di Renato con una sorta di religiosa consapevolezza di trovarmi nel tempio dell’ordine e della pulizia. Gli oggetti provenienti da tutti i Paesi del mondo, erano allineati sulle mensole, su ogni spazio libero. Da tutti pendeva un minuscolo cartellino. Mi sorpresi a pensare che mio fratello doveva essere ben strano per conservare il prezzo di ogni oggetto…
Fui immediatamente smentito. In conformità con l’ambiente ma soprattutto con la mentalità dell’”irreprensibile” ogni cartellino portava la scritta minuscola in matita del luogo di acquisto, la data ed un numero di catalogo, che sicuramente avrebbe portato ad un’infinità di dettagli elencati sulla carta stampata.
Mi procurai un paio di scatoloni di cartone ed iniziai a depositarvi tutti gli oggetti fragili. Poi nascosi i tappeti, e mi accertai che non ci fosse più nulla di troppo.
Tornato a casa, mi accorsi immediatamente che la frenesia aveva contagiato l’intero condominio. Tutte le porte erano aperte, le finestre spalancate e tutte le luci erano accese.
Sbucò Micky dalla casa di Serena, con un mucchio di vestiti appoggiati sul braccio. Mi salutò frettolosamente e riprese la strada verso il suo appartamento.
Misi la testa nell’ingresso della casa di Serena, e chiamai.
Dall’interno solo voci che sussurravano. Entrai deciso, e salii le scale verso la camera di Serena.
C’erano tre ragazze, che si provavano i vestiti e cercavano accostamenti un po’ particolari per dare forza alla loro idea di costume.
Serena infilava e sfilava abiti colorati di leggerissimo velo. Il corpo perfettamente liscio e nudo scivolava al contatto con quei tessuti per goderne della fresca carezza.
Sonia tentava di aggiustare una lunga tunica, che continuava a scivolarle ai piedi, lasciandola perplessa nel suo mini tanga candido.
La terza ragazza era nuova. Un aspetto da cavallona. Grande, imponente con una cascata di capelli biondo cenere che si posava su due spalle grandi perfettamente armoniche con il collo ed il viso bianchi, punteggiati dalle efelidi.
Non sembrava affatto imbarazzata dalla mia presenza, nonostante fosse completamente nuda, e non avesse alcun abito in mano.
Due grossi seni bianchi che terminavano in capezzoli di un rosa tenue, completamente rilassati.
Fianchi larghi, la pancia appena pronunciata terminava in un solco da cui partiva un sottile percorso di pelo biondo che invitava a scorgere dove la sua punta si allargava a cingere un paio di labbra rosa scuro.
“Ginevra” mi annunciò allungando una mano che presi nella mia.
“Jill” dissero Serena e Sonia all’unisono, prima che potessi fiatare per presentarmi.
“Pare che ci sarà una gran festa, domani! Ma non ho capito quale sarà l’argomento della serata. Va bene i costumi ma… una semplice orgia? Una roba così scontata?” disse Ginevra arricciando il naso con finta aria di noia.
“Meglio, meglio…” rispose Serena con aria complice.
“Jill… togliti dai piedi. Non voglio che veda in anteprima i nostri abiti. Pensa a cosa indosserai tu”
“ma io pensavo che te ne occupassi tu… “ balbettai preoccupato
“Figurati se ne ho il tempo! E poi.. l’idea è tua, e vedi di gestirtela tu!”
“ Mia? Che faccia tosta! Ma se sbavavi per la cerimonia di iniziazione ancora prima che succedesse la cosa con Paola…”
“Ma che iniziazione? Allora volete dirmi qualcosa?” sbottò Ginevra
“Tranquilla. E’ una sorpresa. Sarà più bello.”
Entrai nel mio appartamento. Zero abiti antico romano. Zero assoluto harem anche perché mi sarebbe toccata la parte dell’eunuco, con tutti i tipi vestiti da sultani che sarebbero venuti…Vidi una tovaglia pesante che ricopriva il tavolo da pranzo, e decisi che era rimasta per troppo tempo in quella posizione. E che soprattutto non mi piaceva affatto. Come tovaglia. Ma come gonnellino sfrangiato di uno stregone, andava benone.
Ovviamente senza indossare altri indumenti. Petto nudo, dipinto (e per questo pensavo di far sbizzarrire una delle ragazze) occhi marcati capelli cotonati e trapuntati di ossicini di pollo (a proposito dovevo andare a comperare un pollo da far bollire per prendere le ossa). Che c’entrava uno stregone in mezzo ad ancelle romane, odalische, puttane di lusso…
Niente. E allora? Andava benone lo stesso.Il giorno della festa si aprì su un condominio ancora più agitato (se era possibile) della sera precedente.
“Ma ti pare l’ora di alzarti?” mi rimproverò subito Serena dalla finestra
“OOOOhhhh ma siete tutti fuori? Una festa è un modo per divertirsi! Non la prenderete mica sul serio in questo modo?”
“Dobbiamo andare a casa di tuo fratello per predisporre le cose. Alle tre arrivano degli amici con un po’ di arredamento. Si dovranno togliere dei pezzi di quello che c’è.”
“Beh, quando avrete deciso di dare fuoco alla villa, fatemelo sapere per tempo, che prendo il primo volo per l’Antartico, senza ritorno…!”
“Senti.. vai a comperare qualcosa da bere. Così ti dai da fare. Noi ci occupiamo della casa. Ci si vede alla villa alle sette e mezza.
Al supermercato misi una decina di lattine nel carrello, ed arrivato alla cassa, fui preso dai dubbi.
“Quanta roba devo comprare?” Chiesi a Serena al telefonino.
“Fai conto per un centinaio di persone”
Tornai sui miei passi, e depositai tutte le lattine in ordine sullo scaffale. Mi toccavano le confezioni famiglia da portare fino in casa.Nel pomeriggio, mentre pisolavo sul divano, fui raggiunto da Micky che aveva colto al volo l’invito di dipingermi il petto ed il viso, ed era venuta per giocare un po’. Aveva portato Ginevra, come aiuto stilista. O come provocazione, dato che era perfettamente evidente che non indossava ancora la biancheria intima sotto il vestitino candido e trasparente.
“Siamo qui per te. Ma tu dovrai stare molto buono. Potresti distenderti sul tavolo della cucina, e noi pensiamo a dipingerti. Abbiamo perfino portato i colori…”
Portai un cuscino del divano sul tavolo della cucina, e mi distesi dopo essermi sfilato la maglia.
“Devi mettere anche il gonnellino” sentenziò Ginevra “bisogna vedere da dove si parte per dipingerti il corpo”
Sfilai i pantaloni ed indossai il gonnellino-tovaglia sfrangiatissimo fin quasi all’inguine. Una roba da far vergognare perfino una ballerina di strip-tease.
“Adesso sul tavolo e fermissimo. Non preoccuparti se maneggiamo un po’ sul gonnellino. Dobbiamo vedere come procedere.. vorremmo fare un serpente che parte dall’ombelico e sale…”
“Dall’ombelico? Sei scema?” se ne uscì candidamente Ginevra
Lo sguardo che Micky le lanciò la lasciò immediatamente senza parole. Poi scoppiò in una risata fragorosa
Ero disteso, con le gambe penzoloni. La testa sul cuscino, ma il resto del corpo era a contatto con il tavolo.
La prima cosa che Micky fece, fu un saluto cordiale al mio pisello. Già che si trovava inerte tra le frange della gonna, la ragazza lo accarezzò dolcemente sussurrandogli un “ciao” che lo svegliò immediatamente.
“E io? “ chiese Ginevra avvicinandosi.
Micky le prese una mano e la portò sul mio arnese che stava gonfiandosi.
“Piacere! “ disse la bionda sfiorandolo con il palmo. Poi si chinò e lo baciò sulla punta con uno sguardo birichino.
“Niente da fare. Dobbiamo dipingerti senza gonnellino. Potrebbe darsi che qualcuno te lo sfili, e allora cosa verrebbe fuori? Un serpente che parte dalla pancia? Mai!”
Sollevai il bacino e mi sfilarono la gonna improvvisata. Rimasi nudo con l’uccello ben tosto e dritto. La prima pennellata mi regalò il primo brivido. Micky aveva intinto il suo pennello nel colore, ed aveva iniziato proprio dal pube, come se il serpente fosse il proseguimento ed il corpo stesso del mio pene.
“Dipingete anche “lui”? chiesi alle ragazze
“dopo, dopo. “ rispose Ginevra.
Dopo… era già un programma di battaglia.
Dal ventre Micky proseguiva alternando i pennelli verso la pancia, il petto. Ginevra invece si occupava a preparare la base di pittura per il mio amico. Lo toccava, lo accarezzava, lo baciava.
Micky ogni tanto la rimproverava “Ma smettila! Non vedi che se lo fai saltare io sbaglio a dipingere?
Ma Ginevra non voleva saperne. In una breve pausa in cui Micky era andata a cambiare l’acqua ai pennelli, Ginevra si pose in mezzo alle mie gambe, e sfoderò i suoi enormi seni, iniziando a stringermi l’uccello per farlo scivolare. Ad ogni passaggio, la sua bocca si avvicinava e succhiava appena un po’ lasciando un filo di saliva che poi avrebbe lubrificato il passaggio sul suo petto.
“Cazzo, Ginny! Se vuoi scopartelo, dillo! Vado a fare due passi e tu lo lavori ben bene! Poi però mi lasci lavorare in pace!”
“No, no… Andiamo avanti. Non abbiamo troppo tempo… anche se…” disse Ginny guardandomi.
“E come al solito io sono l’uomo oggetto” finsi di lagnarmi.
“Ma tu devi solo stare zitto…. Si vede lontano un miglio che non vedi l’ora di assaggiare la nostra amica.”
Si vede? Mi chiesi. Si vede male. Questa non mi entusiasma proprio. Ma come si fa a dire di no ad una bionda gigantesca che ti riempie le mani, la bocca, le braccia il corpo intero della sua morbidezza…
Non se ne fece niente, per il momento. Ginny continuava a carezzarlo, Micky a dipingere. Quando arrivò sul collo, Micky chiese ancora “Sicuri che non vi lancerete in un folle amplesso appena finito? Perché allora meglio adesso, perché tra poco non ti si potrà toccare per un po’.”Ginny mi lanciò un’occhiata e le sue labbra rosse si allargarono in un sorriso birichino. “vuoi giocare con me?” Allungai una mano per toccarla sotto il vestito. La pelle candida che mi aveva colpito al mattino, al contatto con la mia mano divenne irta di puntini, ed un brivido la fece sussultare. Salii velocemente verso quei fianchi larghi e sodi, ed ebbi la calda consistenza delle sue cosce che sfioravano il mio avambraccio, mentre la mano aggirava l’imponente sedere lasciandomi esplorare il solco . Ginevra non si fece più pregare. Salì sul tavolo ed alzò il suo abito bianco fino ai fianchi. Micky la teneva per una gamba e poi le prese la mano, mentre piano si sedeva sul mio lungo arnese pulsante.
Era talmente bagnata e spalancata, che ad ogni passaggio il mio pistone produceva un rumore sordo, come di risucchio. Micky mi guardava negli occhi sorridendo. Sentii la sua mano che accarezzava il punto di unione dei corpi, ma le dita ad anello stringevano il mio uccello facendolo gonfiare ancora di più. Scese poi lentamente verso il mio buchino, che era compresso contro il tavolo non permettendo alcun accesso.
Ginny si distese sopra di me. Restavo nella sua calda grotta, mentre sentivo il suo corpo fresco adagiarsi sul mio. Lo copriva, ne debordava. I seni vicini alle labbra, la testa, la bocca più in alto baciava i miei capelli.
Ebbe un sussulto. Spalancò gli occhi ed io spalancai i miei. Non era successo nulla di diverso dal moto regolare del nostro amplesso.
Micky aveva conquistato il suo buchino, cogliendo gli umori dei nostri sessi, e lubrificando il suo ingresso.
“Vieni qui” Ginevra intimò a Micky.
La ragazza obbedì, pur tenendo il dito nel suo nuovo nascondiglio.
“più vicina”
“I casi sono due, tesoro. O scopi con noi, o subisci quello che ti faremo. Decidi tu!” le sibilò a fior di labbra.
Le loro due lingue si incontrarono e giocarono sul mio viso, che aveva perso contatto con i larghi seni bianchi.
Il ritmo della scopata non accennava a diminuire. Ed io non riuscivo a concentrarmi. Un po’ per il male alla schiena, un po’ per tutto quel movimento… ma che diamine! Una sana,normalissima scopata non si poteva proprio fare in quel condominio?
Micky non vide di meglio che mettersi a cavalcioni sul tavolo, appoggiando la sua foresta tropicale sul mio viso e pretendendo che mi dissetassi alla sua fonte copiosa.
La grossa protuberanza che indugiava tra le mie labbra era simile ad un piccolo pene, di cui immaginavo al contatto della lingua un piccolo glande che usciva ed entrava dalla sua sede naturale ogni volta indurendosi maggiormente. Il solletico che mi produceva la vasta peluria di Micky mi costringeva a strofinarmi il mento con la mano libera, approfittando del movimento per insinuare il dito nel solco bollente. La penetravo con un dito, poi con due, poi la accarezzavo e tornavo a penetrarla, mentre la lingua percorreva le pieghe del suo mini fallo guizzante.
Le sentii venire insieme, mentre si baciavano con passione ed i loro corpi sussultavano sul mio. Non si fermarono neppure un attimo, continuando nel loro gioco, finché non decisero che era troppo tardi e scesero contemporaneamente dal tavolo lasciandomi bagnato ed insoddisfatto.
“E’ la seconda volta che mi giochi un tiro del genere, Micky. Se te l’ho fatta pagare la prima volta, adesso non aspettarti di farla franca…” dissi balzando giu dal tavolo e prendendola ai fianchi.
“No, fallo a lei… Lo voleva così tanto…” mormorò la ragazza.
“Tutt’e due! “ le piegai sul tavolo, ed apersi le loro gambe. Prima l’una e poi l’altra assaggiarono l’esito della loro opera. Avevo ormai una voglia incredibile ed entravo nei loro corpi senza indugiare, solo appoggiandomi alle calde aperture.
“No, lì no… non sono pronta.. dai…” piagnucolò Ginny che invece muoveva il bacino per favorire il mio ingresso nel suo secondo scrigno.
“Non puoi fermarmi, tesoro. Voglio sbattere sul morbido del tuo sederino, sentire che mi hai dato tutta te stessa!” le sussurravo mentre spingevo piano per non farla soffrire.
Mi allontanai un istante, e fui subito dentro a Micky che non se l’aspettava.
“Jill… cosa ti abbiamo fatto… sei enorme” mugolava la bruna.
Ancora fradicio del contatto con Micky, mi avvicinai nuovamente a Genny ed entrai nella sua piccola porta. Mi accolse con un sospiro, un piccolo grido. Dolore, forse piacere. Era terribilmente stretta, e dovetti uscire nuovamente per rientrare in profondità.
Il gioco durò poco, perché la situazione era ormai al limite… La cappella stretta in una morsa nelle viscere di Genny, lanciava degli acuti segnali che ormai era pronta a lasciar fuggire il segno del piacere.
Il mio caldo contributo rese l’attrito più debole, e continuai a pompare dentro di lei, che ansimava in preda ad un godimento sfrenato. Fu sopraffatta da un orgasmo strisciante, leggero eppure lunghissimo, come una lunga carezza profonda.
Ci voltammo verso Micky che aveva ricominciato ad intingere i pennelli nei colori, nuda e indifferente ai nostri ultimi momenti.La punta del mio pene divenne la coda del serpente che su, su verso il collo srotolava le sue spire, per poi girare intorno al collo e riapparire con una enorme bocca spalancata sulla fronte ed una lingua rossa e lunghissima che terminava sulla punta del mio naso.
Ero pronto per la serata. Il gonnellino sarebbe restato sui miei fianchi solo per il tempo strettamente necessario a farmi conoscere… poi sarei stato totalmente in pasto agli invitati.
 


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