UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE: 8 – Trappola per un innocente.

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UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE: 8 – Trappola per un innocente.

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TRAPPOLA PER UN INNOCENTE

“Ti lascio un momento” dissi a Paola, uscendo dalla cucina per infilarmi rapidamente in bagno. Mi
guardai di sfuggita allo specchio. Il mio corpo era pieno di segni rossi, e la lucentezza offerta
dall’abbondante olio che mi avevano versato sulla pelle, mi dava l’aspetto di un lottatore dopo un
duello.
Sotto la doccia mi insaponai abbondantemente, e lasciai scorrere l’acqua tiepida su tutto il corpo.
Mi asciugai rapidamente, e nudo tornai al piano terreno.
In cucina, Paola era seduta al tavolo, con la testa appoggiata sulle braccia adagiate sul ripiano.
Si era addormentata, ed aveva un’aria di magnifica innocenza. I suoi dolcissimi seni si muovevano
al ritmo del suo calmo respiro, e tutto il corpo lucido e profumato mi provocava una sensazione di
immensa tenerezza.
Sotto lo schienale della seggiola, il piccolo sedere candido e morbido era rilassato, lasciando il
solco leggermente aperto al mio sguardo.
Sedetti per terra, avvicinandomi il più possibile a quel magico scrigno. Avrei voluto lasciarla
dormire, ma non resistevo alla tentazione di baciare la sua pelle di seta, ed insinuare la mia lingua
alla ricerca della sua piccola porta nascosta.
Iniziai piano, con lievi baci che procurarono a Paola qualche brivido. Non si mosse. Osai di più. La
punta della lingua iniziò ghirigori concentrici, scivolando nel solco tentando di raggiungere la dolce
rugosità strettamente serrata.
Paola continuava a dormire, con il suo respiro regolare. Io ero nuovamente eccitato, come se le ore
appena trascorse non avessero visto i giochi più belli ed estenuanti che un uomo potesse sognare.
Il bordo della seduta mi impediva di raggiungere il mio scopo, limitando il mio attacco alla
superficie.
Fu in quel momento che Paola si mosse. “continua, dai!” mi disse spostandosi un poco indietro, e
lasciando che il suo sederino si aprisse ancora di più.
Non parlai. Lasciai che il torpore riprendesse il sopravvento, e ripresi la mia esplorazione.
La lingua ora aveva totale libertà di azione, e passava lentamente nel solco, poi sul buchino, poi
ancora indietro. Ad ogni passaggio, sentivo che i muscoli si distendevano, e la punta poteva entrare
appena un poco.
Mi accorsi che la mia donna era tutt’altro che addormentata, perché ad ogni passaggio un guizzo
seguiva un brivido, ed il respiro diventava più veloce.
Usai la lingua come un piccolo fallo, entrando in lei, e continuando ritmicamente a penetrarla.
Paola spostò le braccia sotto il tavolo, appoggiando la testa sul ripiano, e le sue mani presero ad
accarezzare tutt’e due i seni, strizzando leggermente i capezzoli bruni ed appuntiti.
“voglio la tua bocca” sussurrò la ragazza “voglio sentire il mio sapore nascosto”.
Mi alzai velocemente, mentre Paola si ergeva sulla sedia, ed appoggiai le mie labbra aperte alla sua
bocca che mi aspettava.
Cercò la mia lingua ed iniziò a succhiarla lentamente provocandomi ondate di desiderio. Le sue
mani mi sfiorarono i fianchi e si riunirono all’inguine, prendendo possesso dello scroto.
Sentii un dito che scivolava verso il mio buchino, ma si fermò quasi alla meta. Una leggera
pressione mi fece sussultare. Aveva trovato il mio punto di maggior piacere. L’altra mano continuò
la sua carezza, che raggiunto il mio grosso bastone, lo faceva gonfiare nuovamente.
“Non vorrai consumare tutto oggi?” mi disse ritraendosi improvvisamente e scattando in piedi.
La guardai con tutta la sorpresa che mi aveva suscitato, e Paola scoppiò in una risata cristallina.
“ E non provare a dirmi che ti lascio in bianco…” riprese ridendo.
“Ma io sono eccitato, non puoi lasciarmi così…” balbettai poco convincente
“Va bene. Non ti lascio così. Ma ti consento di sfogarti strofinandoti sul mio corpo, ad una
condizione”
“Spara, ormai sono nelle tue mani” replicai

“Andiamo dove vuoi: in camera, in bagno, sul divano. Ma tu devi promettermi che non mi
penetrerai “
“e perché? Mi vuoi punire?”
“noooo! E poi di cosa dovrei punirti? Voglio solo ricaricarmi e ritrovare il piacere di questa notte.
Ora sarebbe meno intenso… non credi?”
Non credevo. Ma la mia erezione richiedeva comunque un intervento risolutivo.
Salimmo in camera, e ci distendemmo sul lettone. Paola mi abbracciava stretto e baciava ogni punto
del mio viso, della bocca, le orecchie. Il resto del suo corpo era immobile, come si rifiutasse di
partecipare al gioco.
Scivolai in fondo al letto, godendomi lo spettacolo del suo corpo nudo, e divaricai le sue gambe
appena quanto necessario per impugnare i suoi due piedi, e portarli ad unirsi sul mio sesso
Allungai una mano sul comodino dove la bottiglia dell’olio era ancora aperta, e ne presi un po’ nel
palmo delle mani.
Cominciai a massaggiarle lentamente i piedi con movimenti regolari, e con essi, intrappolai il mio
pene. Il massaggio era eccitante per me, e sicuramente rilassante per lei.
Vedevo il glande sgusciare lucido e paonazzo dalle cavità unite dei suoi piedi, per poi sparire
nuovamente mentre una fitta di piacere saettava in tutto il corpo e raggiungeva il cervello.
Le gambe di Paola erano ora divaricate, e lei offriva alla mia vista il suo magnifico bocciolo rosso,
nuovamente umido di desiderio.
Il suo corpo restava fermo, ma lo sentivo fremere. Continuavo a massaggiare piedi, caviglie e
polpacci, con un movimento ritmico lento ed appagante.
Piano la sua mano si mosse, ed iniziò un gioco con le dita sulla sua passerina bagnata. Un dito
birichino stuzzicava il clitoride e poi scivolava tra le pieghe delle grandi labbra regalandole brividi e
sospiri. Poi tornava sulla piccola escrescenza e l’accarezzava lievemente.
Si stava masturbando con una dolcezza meravigliosa, ed io godevo della vista del suo corpo che
traeva godimento da quel lieve massaggio.
Le gambe mi comunicavano un fremito che la percorreva in tutto il corpo, ed i suoi piedi
continuavano ad accarezzare il mio sesso che era ormai pronto ad esplodere.
Paola si accorse che i miei sospiri erano diventati concitati, ed accentuò la curvatura della schiena
avvicinando ancora di più il suo fiore al mio sguardo. Quando il dito di Paola scivolò dal clitoride
nel caldo nido del desiderio, una violenta scossa partì dal mio ventre, e spruzzai il mio seme sul suo
corpo che preso da un’ondata di fremiti la fece gridare dal godimento.
“Non puoi andare a casa così” le dissi mentre mi infilavo l’accappatoio.
“Beh, forse non è il caso.. ma i miei vestiti sono da Serena! Si tratta di attraversare solo il
pianerottolo, e sono subito da lei” mi convinse Paola.
L’accompagnai alla porta, che aprì velocemente, richiudendola alle sue spalle. Dalla finestra
accanto alla porta, la vidi impugnare la maniglia della porta di Serena, che però non si aprì. Riprovò
stupita, ma senza risultato. Era nuda, sul pianerottolo, e le due porte erano chiuse. Dalla finestra di
fronte, Tullio guardava la scena, e non ci voleva molto ad immaginare cosa stessero facendo le sue
mani.
Paola si accorse di Tullio, ma non fece nulla per nascondersi. Il ragazzo era evidentemente
imbarazzato, ma aprì la finestra e si rivolse alla mia donna, sussurrandole qualcosa.
Lei sorrise, ed entrò nuovamente in casa mia.
“Cosa ti ha detto, quel porcellone?” Le chiesi incuriosito.
“Mi ha detto se volevo salire da lui, a prendere qualcosa da indossare!” rispose Paola sorridendo.
“E perché non lo fai? Potrebbe essere un’esperienza interessante, non credi?”
Subito dopo queste parole, dalla porta aperta vedemmo un’ombra avvicinarsi silenziosamente, e
Tullio apparve titubante, con il viso paonazzo ed una maglietta pendente dal braccio.

“Se le serve… ho portato una delle mie maglie…” balbettò ancora più confuso, dopo aver visto che
Paola era con me.
“Grazie, Tullio” disse sorridendo la mia ragazza, e senza nascondersi agli occhi voraci del ragazzo,
prese la maglia e la indossò in un solo colpo.
Era una t-shirt bianca, con un disegno etnico, larga e lunga, come usano i ragazzi.
Indossata da Paola, aveva un buffo effetto: dalla scollatura una grande porzione di spalla rimaneva
scoperta, ed il movimento per aggiustare la maglia provocava la scopertura dell’altra spalla, o una
lunga apertura sui seni.
Quanto alla lunghezza… poteva essere definita inutile. Il sederino era appena coperto, e se Paola
tirava la maglietta sul davanti per coprire il triangolo dorato, si scopriva totalmente, lasciando tutta
la parte nella sua più bella evidenza.
Tullio si era appiattito contro il muro del pianerottolo, ed ostentava un sorriso imbarazzato. Aveva
una canotta rosso mattone, ed indossava un paio di pantaloni corti che si erano deformati all’altezza
dell’inguine, senza riuscire a nascondere la grande eccitazione che stava provando.
“Sei stato gentile” gli rivolsi la parola sorridendo “ la tua maglia le va benissimo… altrimenti
avrebbe dovuto indossare una delle mie orribili camicie…”
“mi sembrava imbarazzante, per la signora, di attraversare il giardino senza vestiti” concluse Tullio
movendo alcuni passi verso la scala.
“Come Serena, stamattina!” conclusi con indifferenza.
“Perfido!” sibilò Paola, mentre il ragazzo s’era fatto improvvisamente paonazzo in volto, ed ora
scendeva velocemente i gradini.
“Tullio!” lo fermai un momento “quanti anni hai?”
“ne compio diciotto domani” rispose riprendendo il cammino, e guadagnando il portone della sua
casa.
Il lampo d’intesa che scoccò tra i miei occhi e quelli di Paola fu immediato. Avremmo mai potuto
rinunciare ad una festa di compleanno?
Diciotto improbabili anni, pensai mentre vedevo Paola correre lungo il viottolo che conduceva alla
sua abitazione. Un ragazzino come mille altri, dall’aspetto molto più giovane. Un ciuffo biondo si
sparpagliava sulla fronte punteggiata da foruncoli, un viso largo e regolare sul quale si
spalancavano due occhi castani grandi e rotondi. Il naso ben proporzionato, le labbra sottili e rosse
continuamente umettate dalla punta della lingua che scorreva veloce per rientrare all’interno della
dentatura insolitamente bianca e regolare. I modi un po’ goffi, le braccia allungate sui fianchi ed
una camminata ondeggiante facevano di Tullio il tipico ragazzo adolescente, in attesa della prima
esperienza.
Ricordai che i suoi genitori avevano lasciato la casa portando alcune valige, e questo faceva pensare
ad una lunga assenza. Ed il giovane figlio avrebbe avuto la casa a disposizione per un compleanno
di fuoco con gli amici.
Tornai in casa, mentre l’idea di svezzare quel giovanotto mi divertiva sempre più, ed iniziai
mentalmente a programmare ciò che avremmo potuto fare il giorno seguente.
In camera, il disordine era ormai a livelli incredibili. La boccetta dell’olio si era rovesciata in terra,
sporcando il pavimento. Le lenzuola erano tutte da strizzare, e chiazze inequivocabili
testimoniavano le ore di fuoco che ci avevano visto al culmine del piacere.
Spogliai il letto, ed accumulai la biancheria in fondo alla camera. Serena si era offerta di lavare
tutto, e volevo approfittare della sua cortesia. D’altra parte, in quella casa non c’era lavatrice, e non
avevo nessuna voglia di portare il fardello fino ad una lavanderia in paese.
Mi piaceva l’idea di rimanere sempre nudo, pronto all’uso, in pasto alle fantasie di tutte le abitanti
di quel magnifico condominio. Optai per una salopette, indossata sul corpo nudo e profumato.
Scesi con le lenzuola e suonai alla porta di Serena.

“Suoni? Ma sei fuori? Non sai che le porte sono sempre aperte?” mi accolse Serena con un grido
dall’interno.
“Era chiusa non più tardi di mezz’ora fa!” le risposi stizzito.
“Aveva una buona ragione per essere chiusa” replicò con tono beffardo.
“cioè?” domandai
“Mi sono divertita a vedere Paola sul pianerottolo, divorata dagli sguardi del ragazzino!”
“Ma allora sei proprio dispettosa!” la rimproverai.
“Figurati che dispetto! Le è successa la stessa cosa che è accaduta a me, stamattina. E non ti sei
scandalizzato neanche un po’!”
“lasciamo perdere. A proposito del ragazzo… hai visto cosa ha fatto?”
“Visto, visto! Ed anche sentito.”
“Ed allora sai che domani è il suo diciottesimo compleanno!”
“certo. E che hai una voglia matta di farlo divertire. Questo è assolutamente evidente. Hai fatto
presto ad ambientarti, signorino!”
“ E vedrai cosa sarò capace di inventare!”
“Dove vuoi festeggiarlo? Da te? Da me? Da Paola…o da Edo…..?”
“Eh no, nooooo. Edo è troppo, per la prima volta. Non voglio mica violentarlo, ‘sto povero
ragazzo!”
Sentii alle mie spalle il sopraggiungere di qualcuno, che era entrato senza farsi annunciare:
abitudine del condominio.
“E tu cosa fai qui? Non eri superimpegnata, stamattina?” gorgogliò Serena
“Ho pensato un po’ alla festa per Tullio” esordì Paola che indossava una lunga tunica variopinta, ed
aveva fermato i capelli in un enorme turbante di asciugamano di spugna .
Scoppiammo a ridere tutt’e tre. Era bastato un lieve, insignificante “la” per mettere in moto i nostri
cervelli assetati di nuove situazioni.
“indossando questa roba d’anteguerra, mi è venuto in mente di fare una festa un po’ “antichi
romani”, un po’ “harem” e un po’ bordello di lusso.
“niente marziani?” sussurrai a Serena, mentre Paola continuava a raccontarci i suoi pensieri.
“Non ti piace l’idea, Jill?” si bloccò la mia ragazza.
“no, dai stavo scherzando. Mi sembra che ci sia mezza storia dell’umanità, nella tua festa!”
“idea straordinaria! “urlò balzando in piedi Serena
“Prima di tutto ci occorre una casa grande.” Le fece eco Paola. “Con diverse camere. Poi
organizziamo la parte alimentare, ma non ci vuole molto. Metto sotto le ragazze al bar e mi faccio
preparare qualche panino e tartine.”
“E quanto ai vestiti, dobbiamo arrangiarci. Ma tu hai sempre un casino di roba che non metti mai.
Per cui potresti fare la costumista”
Serena la guardò con aria perplessa.
“non dobbiamo sciuparli… oddio..magari un po’ d’acqua…di cibo… di olio….latte…”
“si, tanto vale andare dal droghiere e farci versare addosso il contenuto di mezzo negozio!” finì
ridendo Serena.
Io le guardavo divertirsi. Si vedeva che erano solite a questo genere di feste, e una nuova iniziativa
le stava rinvigorendo, sembrava di sentirle parlare con voci più squillanti, guardare con occhi
scintillanti tutto ciò che le circondava.
“ma la casa? Magari con vasca idromassaggio?”
“A meno che il dottor Adler qui presente non riesca a farsi prestare la villa dal fratello
irreprensibile… non credo di conoscere qualcuno che abbia una casa così grande.”
“Se anche riuscissi a cacciare mio fratello dalla sua casa… ma chi sarebbero i partecipanti a questa
festa? Non sarà mica una roba a tre? O Quattro se devo entrarci anch’io?” osai timidamente. “una
cosa tipo sexy Ridolini, in cui appaiono e spariscono splendide ragazze vestite, si improbabile
vestito…”

“risparmiati il sarcasmo, tesorino” vedrai che di gente ce ne sarà fin troppa… non hai idea di come
arrivano a frotte i nostri amici quando si tratta di feste a soggetto…”
“allora dividiamoci i compiti” sentenziò Serena “ tu occupati di informare il festeggiato che domani
ci sarà una piccola festa per il suo compleanno, e chiedigli di tenersi libero dopo le nove di sera
…ehm, naturalmente accertati che puoi ottenere la casa da tuo fratello. Nel frattempo io spargo la
voce” concluse.
“un momento…. Prima fammi parlare con lui, non possiamo fargli trovare orde di barbari in casa,
senza un minimo avviso!” replicai preoccupato.
“ti do esattamente mezz’ora. Capisci che non abbiamo tempo per organizzare, altrimenti!”
“E vada per la mezz’ora” accettai rassegnato.
“io intanto mi occupo di rubare un numero sufficiente di vestiti dal tuo armadio, e tu fai altrettanto
dal mio” disse risoluta Paola.
“non potrebbe ognuna guardare nel suo armadio?”
“ma quando mai ti vengono della fantasie indossando i tuoi vestiti? Dovrebbe essere una cosa
elaborata da tempo. In questo modo, invece, la fantasia si scatena subito al vedere stoffe, colori,
fogge…”
Ci lasciammo pieni di idee e di energia. O per lo meno.. sicuramente loro lo erano, mentre io mi
sentivo spettatore.
Rientrai in casa, e preso dai morsi della fame, divorai un pezzo di pane vecchissimo che si trovava
da tempo nella credenza.
Provai a telefonare a mio fratello, e rispose la segreteria telefonica.
“Sono io”annunciai solennemente ho bisogno di parlarti. A dire il vero, non mi interessa molto
parlarti, vorrei chiederti se per domani sera non hai voglia di andare a dormire in un altro
continente… sai… mi serve la villa….per una graziosa festa a soggetto. Sai, una di quelle feste che
a te non piacciono affatto….”
“biiiiip” interruppe la segreteria
“sono ancora io. Ecco, dicevo, se ti va bene, non hai che da lasciare le cose come sono. Se invece
hai qualcosa in contrario, dammi un colpo di telefono… anzi, facciamo così… se non chiami entro
un’ora, vuol dire che ti va bene.”
Riattaccai.
Che cosa cretina, avevo fatto. Se non avesse preso il messaggio, magari perché fuori tutto il giorno,
si sarebbe trovato in casa un sacco di gente multicolore….
“Sono di nuovo io. Ho detto una cazzata. Facciamo che mi chiami comunque? Ma dove sei?
Possibile che una volta nella vita ho bisogno di te, e tu non ci sei? Devo proprio chiamarti in
ospedale? “
“Biiiip”
“Ospedali Riuniti!” gracchiò la voce del centralinista annoiato.
“il dottor Adler, per cortesia”
“Reparto?”
“mah… faccia lei. Non lo so”
“devo cercare…”
“grazie, gentilissimo”
Sentii il tic del centralino che commutava la chiamata.
“ chirurgia due, uomini!” intervenne un’infermiera.
“vorrei parlare con il dottor Adler, per cortesia”
“non c’è! E’ andato ad un congresso”
“e quando torna?” chiesi
“non siamo tenuti a dirlo, signore. Ma chi parla?”
“sono il fratello”
“ah bene! E se non lo sa lei….dovrei dirglielo io ?”

“mi sembrerebbe molto carino da parte sua”
“senta… lei non ha mai parlato con me, vero?”
“mai: Anzi… facciamo che non la conosco neppure….”
“torna lunedì! Buon giorno!” e riappese bruscamente.
Mi sfregai le mani per la contentezza . Ancora tre giorni. Quindi tutto il tempo per fare i preparativi,
la festa, ma…. Le chiavi? L’allarme? I cani????
“Sereeeenaaaa! Non ho le chiavi di casa di mio fratello!”
“ma sei fuori? Adesso lo dici? Ho avvisato tutti! E oraaaaa????” disse non appena si affacciò alla
finestra.
Sentimmo aprirsi la finestra di fronte, ed apparve Micky.
“Jill! Ma se lo sanno tutti che la tua chiave….apre tutte le porte!!!” e scoppiò in una fragorosa
risata.
Ma era l’eco, quello che avevo sentito, oppure un susseguirsi di risate da tutte le finestre intorno a
noi..?
Cercai in casa un pezzetto di carta, dove Renato aveva scritto il nome della donna delle pulizie che
avrebbe potuto sistemare la mia-sua casa, se necessario.
Alla fine lo trovai in fondo ad un cassetto. Per logica, e visto che sicuramente mio fratello non
avrebbe mai cercato due persone per fare lo stesso tipo di lavoro, la donna avrebbe avuto modo di
aprire la villa, considerando che Renato era in ospedale dalla mattina alla sera, ed a qualsiasi ora io
fossi andato a trovarlo, la sua casa era uno specchio di bellezza, ordine e pulizia.
La signora Rina era un po’ perplessa. Aveva la responsabilità delle chiavi, e non voleva lasciarle.
Ma le assicurai che glie le avrei restituite il giorno successivo, anzi… cogliendo due piccioni con
una fava, le chiesi di venire alle due del pomeriggio successivo alla festa, per sistemare la casa e
ridarle un aspetto gradevole.
Nel tardo pomeriggio venne da me, a consegnarmele personalmente. Entrò in casa e si bloccò
all’entrata. Il disordine l’aveva immediatamente colpita.
“Ma il dottore non è mai venuto qui, da quando c’è lei…?”
“no, signora Rina. “
“Meglio così. Senta, sistemo un po’ io, e poi vado via. “ disse con un tono che non ammetteva
repliche.

 


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