Un Condominio molto speciale: 6 – La prima notte

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Un Condominio molto speciale: 6 – La prima notte

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Appena in casa, spalancai le finestre. Avevo bisogno di aria fresca, nel vano tentativo di riprendere il controllo dei miei pensieri.
Ma il ricordo ricorrente di quel bacio sulle scale, mi metteva i brividi.
Andai al camino, deciso ad accendere il fuoco. Mentre i primi ceppi cominciavano a crepitare, accesi lo stereo, e lasciai che il sintonizzatore trovasse una stazione radio.
Poi sedetti sulla poltrona di fronte al camino, e mi rilassai guardando il fuoco che danzava per me.
Trascorsi un tempo infinito in quello stato di trance, continuando ad aggiungere legna, e soffiare per far riprendere vigore alle fiamme.
I miei pensieri erano rapiti da Paola.
Paola che mi guardava, Paola che lavorava, Paola che mi parlava, Paola che mi stringeva, mi sfiorava, mi baciava. Il suo sguardo, le sue mani, il suo piccolo corpo scattante.
Mi sarebbe bastato andare alla finestra per vederla. Ma preferivo indovinare i suoi movimenti, i suoi pensieri.
Serena era già rientrata. Avevo sentito la porta chiudersi, ed ora sentivo i rumori nella sua casa. Forse il marito era già uscito, o forse dormiva.
Guardavo l’orologio, pensando all’ora in cui Paola sarebbe uscita a piedi per andare al lavoro. Mi avrebbe cercato? Sarebbe venuta da me per chiedermi di accompagnarla?
Camminai nella penombra, per raggiungere la finestra che dava al suo appartamento.
All’interno non c’era alcuna luce. Paola doveva essere già uscita per andare al lavoro. E non mi aveva cercato.
“Scemo sentimentale!” mi dissi quando uno specchio mi rimandò l’immagine di un Jill spettinato, con la faccia da rimbambito.
Uscii velocemente. Una passeggiata nel bosco avrebbe probabilmente dato una svolta alla mia giornata inconcludente.
Camminai a lungo, prima nella penombra, poi nel buio totale, sentendo intorno a me la presenza di mille animali notturni. Senza la luna, la notte era umida, odorosa, piena di scricchiolii e leggeri rumori.
Con passo veloce, camminavo senza conoscere la strada, seguendo l’asfalto della piccola via che si inclinava in lievi salite, per poi scivolare nuovamente in brevi discese.
Quando sentii che le gambe reclamavano un po’ di sosta, entrai nel folto del bosco, tra gli alberi alti e fruscianti. Trovai un tronco tagliato, e sedetti per riposare.
Sarei rimasto in quella posizione in eterno, ad ascoltare la natura che si addormentava, ed i suoi guardiani che si rincorrevano nei giochi di ogni notte.
Ma l’umidità si infilò tra le trame del mio maglione, e cominciai a sentire freddo, per cui scattai in piedi, e tornai verso casa.
Quando le prime luci del paese rischiararono il mio cammino, potei dare un’occhiata all’orologio. Era tardissimo. Ero stato nel bosco per oltre due ore e mezza.
“Vieni a cena da me, stasera?” diceva il biglietto giallo incollato alla mia porta.
Firmato “S”.
Avevo qualche problema ad incontrare il marito di Serena, perché tutto quello che era successo mi faceva sentire in colpa nei suoi confronti.
Pensai di declinare l’invito, inventando qualche scusa.
E poi, pensai, l’ora della cena è passata da un pezzo, ed avranno già mangiato.
Non appena girai la chiave nella serratura, sentii la porta di Serena che si apriva.
Comparve Giampi, che mi salutò con grande cordialità, come se fossimo stati amiconi da sempre.
“Jill! Finalmente ti si vede!!”
“Ciao, Giampi. Eh si.. sono rientrato un po’ in ritardo… mi dispiace per l’invito a cena!”
“Ritardo? Macchè! Guarda che Serena ti ha messo il biglietto non più di un quarto d’ora fa! Io non mi fermo, perché ho qualcosa da fare in città. Mi fermo a dormire nel localino che abbiamo lì. Ma tu… non fare quell’aria, per piacere. Serena mi ha raccontato tutto, e sono molto contento che abbiate un rapporto così bello. Se pensi che questo mi faccia un effetto, ti sbagli! Siamo sempre stati liberi di vedere, giocare, fare tutto quello che ci pare. E ci vogliamo un mare di bene. Credimi, Jill… noi ci amiamo davvero, e ti giuro che quando siamo insieme, siamo l’immagine dell’amore. Ma a cosa serve reprimere i desideri del corpo? Forse con l’atto di matrimonio si sancisce la soppressione delle proprie fantasie? Delle voglie? Neanche per sogno. Per la maggior parte delle coppie, quell’atto segna il confine tra l’ufficiale e l’ufficioso. Tra il convenzionale e il trasgressivo, o nella peggiore delle ipotesi, tra la più triste delle consuetudini, ed il doloroso mondo dei sogni repressi. La libertà sessuale deve essere intesa come un rafforzamento di un rapporto d’amore, non come un tradimento. Serena ha scelto me, e continua a scegliermi. Ed io ho scelto lei. La scelgo ogni giorno, la penso in continuazione, nella mia mente ci sono solo momenti belli con lei. Ma guai se dovessi obbligarla a stare solo con me! Col tempo, si lascerebbe andare, non si occuperebbe più del suo corpo. Ed invecchierebbe tristemente. Pensaci, Jill. “
“Vedi, Giampi, in pura linea teorica le cose che tu dici sono giuste. Ma non tutti sono capaci di fare i conti con la propria gelosia, con il senso del possesso… Parliamo di istinti, di tradizioni, e ancora una volta di consuetudini”
“Tu sei un uomo libero, Jill. Puoi giocare con tutte le ragazze che conquisti, senza soffrire di gelosia per nessuna di esse. Quando troverai l’anima gemella, capirai che la fisicità è solo un aspetto marginale del rapporto matrimoniale. E se saprai scegliere di stare con lei solo quando il tuo desiderio lo chiede, quando soprattutto il suo desiderio ti reclama, allora sarete felici. E l’incontrarvi sarà un’esplosione di passione, di amore intenso perché c’è alla base di tutto la gioia di ritrovarsi, di condividere le emozioni. Vorrei farti un esempio che potrebbe sembrarti banale. Tu che rapporto hai con il cibo?”
“mi nutro” risposi
“Vedi, il mangiare è un altro magnifico piacere. Un regalo che fai al tuo corpo, la soddisfazione di un istinto primordiale. Puoi nutrirti, come fai tu, o mangiare come faccio io. Io metto in bocca solo quello che mi piace, quando ne ho voglia, con riti sempre diversi. E spesso cucino io, perché un buon pasto inizia con la scelta attenta degli ingredienti, dei vini, con i profumi dei cibi in cottura, con la preparazione della tavola per appagare la vista, con la scelta delle persone che ci accompagneranno in quei momenti di gioia intensa, di soddisfazione. Penso che l’esperienza con Sonia e Edo ti abbia fatto capire qualcosa, non è vero? Loro hanno unito due piaceri intensi, regalando a te un’esperienza nuova. Tu mangi da solo, nascosto in una cucina, magari in piedi, in fretta. Equivale ad una rapida masturbazione “di servizio”, quando proprio hai bisogno di liberarti di qualche milione di spermatozoi. Ma ci sono persone che amano mangiare in compagnia, soddisfare il piacere dello stomaco e del corpo. E non credi che anche la soddisfazione sessuale sia un momento che si debba vivere intensamente, senza repressioni, magari in mezzo a tanta gente, per accrescere le conoscenze, le esperienze? Pensi che queste persone mangerebbero solo gli stessi piatti? Sempre gli stessi? No, variano, scelgono, siedono, si beano di quello che hanno davanti, pregustano. Mentre solo al piacere del sesso danno una connotazione morbosa, di grave peccato. Ecco, Jill. Noi scegliamo. Giochiamo. Viviamo appieno i nostri momenti di gioia. Unisciti a noi, e ti sentirai libero, diverso. So che sei già sulla buona strada. Lasciati andare. E benvenuto nel condominio del piacere. Quello vero, inteso in tutti i sensi. “
“Grazie, Giampi. Sei un maestro, mi hai buttato all’aria tutte le vecchie certezze! Ora comincio a capire, e cercherò di adeguarmi. “ gli dissi guardandomi intorno. “Tutti? Proprio tutti sono come te?” gli chiesi pensando alla famiglia che ancora non avevo conosciuto.
“no, non tutti. Loro…”disse indicando le finestre degli anziani coniugi “ sono i vecchi abitanti di questo condominio. E non sono coinvolti in questo modo di vivere. Ma non disperiamo…”
In quel momento apparve Serena, bellissima in una tunica azzurra di seta.
“Avete finito di chiacchierare, voi due? Vieni dentro, Jill. Ho bisogno di una mano per preparare. Vuoi?”
“Certo! Mi dai il tempo di cambiarmi? Faccio prestissimo” risposi
“Tu vai, Giampi, che sei in ritardo” disse rivolta al marito che guardava lei, poi me, poi ancora lei
“Voi due… qualcosa mi dice che avete una forte intesa. Molto interessante, davvero…”
“Sai che indovino! Te l’ho appena detto io! “ scoppiò a ridere Serena.
Giampi la baciò teneramente sulla bocca, e Serena gli cinse il collo con le braccia.
“divertitevi, stasera. Ci rivediamo domani, eh?” disse l’uomo scendendo le scale.
“Non immagini neppure quanto ci divertiremo, amore mio….!” Gli rispose la moglie, con voce civettuola.
“Immagino, immagino….” Rispose Giampi schiacciando l’occhiolino.
“Vengo a scegliere i vestiti con te” mi impose Serena, entrando nel mio appartamento.
“E Paola? Come sta? L’hai vista? Le hai parlato?”
“è un po’ frastornata. Vi siete proprio fulminati a vicenda! Ora è al bar. Penso che ci raggiungerà più tardi, se non avrà altro da fare…”
“altro da fare? Ma dai! Pensi davvero che non verrà? “
“E cosa ne so io? Ha vissuto la sua vita autonomamente fino a cinque ore fa… ed ora che sei arrivato tu, all’improvviso rimane isolata dal mondo? Ma chi credi di essere?” mi spinse dolcemente verso il piano superiore.
Spalancò tutti gli armadi, e cominciò a buttare sul letto tutto quello che vi si trovava.
“Ma sei un cataclisma!” esclamai preoccupatissimo di dover rimettere tutto in ordine.
“Un giorno andiamo insieme a comperare qualcosa di bello per te. Questi sono abiti di servizio! Devi lasciare andare anche un po’ la fantasia, jill. Possibile che tu continui a vivere in un bozzolo pieno di certezze? “ . Continuava a buttare abiti, maglioni, perfino slip sul letto, che ora era completamente sommerso.
“Ma non è tutta roba mia! “ tentai di fermarla.
“Lo so. Queste cose le conosco già. Tuo fratello veste in modo terribile. “
“Allora conosci bene mio fratello? Lo conosci… come conosci me?” le chiesi stupito.
“L’irreprensibile dottore? Il luminare dagli occhi di ghiaccio? Certo che lo conosco. Anche se non ho mai giocato con lui. Non è capace di giocare. Questo sconvolgerebbe tutta la sua vita. Ma il fatto che ti abbia portato qui, vuol dire che ha capito benissimo che tu invece sei proprio adatto alla nostra vita. Mica scemo, il dottor Adler!”
Risi di gusto.
Finalmente Serena si fermò. Aveva trovato qualcosa che le andava a genio.
Feci per spogliarmi, ma mi fermò subito.
“Lascia fare a me. Sei troppo stanco” disse mentre cominciava a sfilarmi il maglione
“ok mammina. Fai tu. Ma se facciamo tardi alla cena, sarà solo colpa tua. Questa tunica mi eccita la fantasia…”
“Ma sei proprio inguaribile!” rise slacciandomi la camicia.
Passò ai pantaloni. Con una mossa lentissima li fece cadere ai miei piedi, lasciandomi solo in slip.
“Fai una doccia rapida, Jill. “ mi sussurrò mentre mi accarezzava il petto.
“Da solo?” azzardai
“Da solo, piccino. La mamma ha da fare.” Disse abbassandomi gli slip e baciandomi in mezzo alle gambe.
“Ma quasi non ricordo come sei fatta…”protestai debolmente.
“Non devi preoccuparti per questo… ho intenzione di farti fare un bel ripasso, stanotte.”
Entrai nella cabina della doccia, mentre la sentivo scendere le scale.
“Fai in fretta, Jill. Ti aspetto” disse ad alta voce. Poi sentii la porta che sbatteva.
Mi lavai rapidamente, e restai qualche minuto sotto il getto d’acqua calda.
In camera mi attendeva la montagna di indumenti, e sopra tutto, una simpatica tuta a righe azzurre e blu. Infilai un paio di boxer , un maglioncino a dolcevita, e sopra tutto la tuta.
Mi guardai allo specchio… avevo l’aria di un ragazzino. Presi dall’armadio un paio di mocassini, e tornai in bagno per asciugarmi i capelli. Erano diventati lunghi, con il ciuffo che cadeva continuamente sugli occhi. Presi il rasoio elettrico, e mi ripassai il viso, per cancellare ogni traccia di barba, ed infine mi lavai i denti. Ero quasi pronto.
Pensai di riordinare in fretta, rimettendo tutto nell’armadio. Mi preoccupava il ritorno, di notte, stanco e magari un po’ brillo… il letto pronto sarebbe stato il miglior rifugio.
Quando finii il lavoro, corsi in cucina, dove presi al volo una bottiglia di vino, ed uscii, bussando subito dopo alla porta di Serena.
Dall’interno sentivo il suono di una musica dolce, tranquilla.
“Entra, Jill. Ancora non hai imparato le consuetudini? Non abbiamo niente da nascondere, noi!” mi disse la voce della mia amica da lontano.
Nella casa si sentiva un magnifico profumo di cibo.
Sul grande tavolo della sala, alcuni piatti erano già allineati. Erano gli antipasti, sistemati in modo splendido: carote, zucchini, cetrioli tagliati in modo artistico facevano apparire quei piatti come opere d’arte.
“Sei bravissima, Serena. “ le dissi appena la trovai in cucina, circondata da pentole e cucchiai.
“Ma in quanti saremo?” chiesi incuriosito.
“Non ne ho la minima idea. Chi vorrà venire sarà il benvenuto” rispose mentre assaggiava del cibo da un cucchiaio gigantesco.
“Almeno sai dirmi per quante persone stai preparando?” incalzai
“Per una decina di bocche affamate”.
“Sei carino, Jill. Mi piaci. Ora metti questo grembiule e comincia a mettere nei piatti di portata le cose che ti passo. Fallo con tutto il tuo amore. E la fantasia. Ricorda che ogni piatto deve essere bello, oltre che buono. I pezzi devono essere piccoli, per poter essere mangiati con la forchetta, senza necessità del coltello,ma anche presi con le mani. Le tue mani, o le mie.. o quelle di qualcun altro. “
“Tutto freddo? Non ci sono piatti da servire caldi?” chiesi guardandomi intorno.
“Ogni cosa a suo tempo. “ sentenziò la maestra.
Mi impegnai a guarnire piatti di pasta fredda, polpettoni farciti, perfino patatine novelle. Avevo realizzato una piccola piramide di patate, e questo fece sorridere Serena, compiaciuta.
Mi divertivo un mondo a ricavare da prezzemolo, carote, capperi, e quanto trovavo in frigorifero o sul tavolo, forme strane, disegni, piccole sculture realizzate con limoni e aranci.
Via via che i piatti erano pronti, li portavo in sala, finchè la grande tavola fu completamente occupata.
“E dove mettiamo i piatti e le forchette? I bicchieri ed i cucchiai? Tovaglioli? Pane? “
“Sulle alzate. Prendile sotto il tavolo. Fai spazio tra i piatti, e metti una tovaglietta sopra ogni ripiano”
Feci una piramide di bicchieri, le posate a raggera, i tovaglioli di carta colorata a ciuffi tra i vassoi.
E fiori, tanti fiori a riempire gli spazi vuoti.
“Sei bravo, Jill. Hai fatto un lavoro magnifico” mi gratificò Serena, quando tutto fu terminato.
“Si, tesoro. Ma tu mi hai fatto venire una fame….”
“Tra poco inizieremo a mangiare.”
“E gli altri?”
“Quali altri?”
“Gli invitati!”
“C’è bisogno di invitati per mangiare?”
“C’è bisogno di invitati per mangiare TUTTO QUESTO!”
“Questo era il nostro gioco di stasera. Ora andiamo avanti a giocare, se ti va.” Disse togliendosi il grembiule, e slacciando il mio.
“Apri il vino, vuoi? Dobbiamo dargli un po’ di respiro. Se ne hai voglia, versalo nella caraffa che trovi in quella credenza. “
Stappai una bottiglia di vino rosso che mi aveva dato. E Piano la travasai nella caraffa, riempiendomi le narici del profumo che ne scaturiva.
“Ora apri la porta di ingresso, per cortesia. E metti sul davanzale delle scale questo cesto. Poi accendi la piccola miccia. E vedrai che effettore…
Eseguii alla lettera le sue disposizioni.
Quando avvicinai l’accendino alla miccia nel cesto, questa prese subito fuoco, ed in un attimo si propagò a tante piccole protuberanze che spuntavano da una spugna sintetica.
D’improvviso, in un lampo accecante, tutte le piccole punte presero fuoco, ed iniziò uno splendido gioco di scintille colorate. Restai fermo ad osservare quello spettacolo che sembrava scemare ma riprendeva subito con nuovo vigore. Il cesto pieno di luce era un richiamo a tutta la tribù.
“Buon appetito , Jill. Che questa serata sia meravigliosa per te, mio dolce amico. “ Mi disse Serena abbracciandomi.
“Buon appetito anche a te, Serena, mia splendida amica, maestra di amore e di vita.” Versai del vino rosso nel bicchiere che teneva in mano, e ne versai anche nel mio.
Cominciai a servirmi, mettendo nel piatto piccole porzioni prese dai vari vassoi.
“No, Jill. Non mettere tutto nello stesso piatto. Non offendere i cibi. Ognuno ha il suo sapore, sono frutto di incontri di elementi, ed hanno il diritto di essere assaggiati nella pienezza del loro gusto.
Ora siedi, e chiudi gli occhi. Anzi… facciamo così…. Io ti bendo. Pensa solo a mangiare. Io ti imboccherò, e tu lasciati andare.”
Attesi su una comoda poltrona che Serena finisse di bendarmi gli occhi, e che mettesse al mio collo un grosso tovagliolo per ripararmi dalle cadute accidentali del cibo che stavo per mangiare.
Cominciò ad imboccarmi dolcemente, con piccole forchettate di cibo, ed io ero assolutamente affascinato dal piacere che provavo ad assaporare ciò che mi porgeva. Ogni tanto, appoggiava il bicchiere alle mie labbra, e mi faceva bere un sorso di vino, per separare i sapori . Oppure un pezzo di pane, un grissino. Godevo dei sapori, godevo dell’attesa tra un boccone e l’altro. Ogni volta che aprivo la bocca, la sorpresa di scoprire un nuovo gusto mi eccitava, mi coinvolgeva.
Pian piano, sentivo che accanto a me la sala si stava riempiendo. Il silenzio era appena turbato dalla musica di sottofondo, e dai fruscii che gli altri commensali facevano nel muoversi nell’ambiente. Non sapevo quante persone ci fossero, ma avvertivo la loro presenza.
Ad un tratto, una bocca si avvicinò alla mia, e mi baciò dolcemente. Sentii il profumo di Paola.
“Ciao” mi sussurrò baciandomi nuovamente.
“Ciao, Paola. Sono felice che tu sia qui” le risposi cercando di sciogliere la benda che mi impediva di vederla.
La sua fresca mano mi impedì di continuare. “Continua a mangiare, Jill. Io sono qui con te. “ mi disse sottovoce.
“E’ la tua serata, Jill. Serena ha organizzato tutto per te, per darti il benvenuto tra noi” mi disse Paola, mentre continuava ad imboccarmi dolcemente.
Ogni tanto mi asciugava le labbra con un tovagliolo morbidissimo, poi mi sfiorava con un tenero bacio, e riprendeva a porgermi il cibo.
Il piatto caldo arrivò dopo poco, ed erano delle piccole conchiglie di pasta, con un sugo alle melanzane . Una meraviglia.
Il gioco ogni tanto si fermava, per farmi prendere fiato. L’attesa era colmata dalle carezze di Paola, che non fermava le sue mani dolcissime che mi accarezzavano il viso, scivolavano sugli occhi, sulle labbra, poi tornavano tra i capelli. Cercavo il suo viso, accarezzavo il suoi fianchi, raggiungevo la testa, giocavo con i suoi capelli. Ma lei si allontanava un poco, e piano riprendeva ad accarezzarmi con una dolcezza infinita.
“E’ la tua festa, Jill. “ ripeteva sottovoce.Stranamente non sentivo affatto la pesantezza di stomaco. I cibi che avevo mangiato erano cotti in modo perfetto, e gli ingredienti che Serena aveva utilizzato, erano sicuramente i migliori, naturali.
Sentivo un po’ di torpore, certamente dovuto al vino.
Ogni tanto una mano diversa, un profumo diverso si avvicinava a me, e si alternava a Paola. Non ero in grado di riconoscerli, ma cercavo di imprimermi nella memoria quei gesti, quegli odori per poterli ritrovare in seguito, una volta mi fosse stata tolta la benda dagli occhi.
Giunse il momento di assaggiare i dolci, la frutta, il dessert. A piccoli pezzi, gustai la frutta ricoperta da cioccolato caldo, i minuscoli bigné ripieni di crema, un budino profumato alla rosa, un semifreddo al sapore di torroncino.
Al vino rosso era stato sostituito un moscato profumatissimo, e la mia testa vagava dolcemente tra i sapori ed i profumi, cullata dalle carezze e dai baci di Paola.
Piano piano, sentivo un leggero torpore che saliva alla testa, e mi accorsi che stavo per addormentarmi nel piacere più intenso.
“Riposa, Jill. Lasciati andare. Segui il tuo corpo e non pensare ad altro. “
Lasciai che il sonno coronasse quell’orgia di sapori, ed appoggiai la testa sul grande cuscino morbido che Paola aveva posto dietro la mia testa. Portai il corpo in avanti, alzai i piedi appoggiandoli su un piccolo sgabello che sentii posare davanti a me.
Poi dolcemente mi lasciai andare.Non mi accorsi del tempo che passava, non seppi neppure quante ore, minuti o secondi erano trascorsi. Quando apersi gli occhi, la benda era sparita. La sala era avvolta dalla penombra, e non vedevo anima viva.
Sul tavolo c’erano pochi piatti vuoti. La musica di sottofondo continuava a suonare, ed io mi alzai.
Un leggero giramento di testa mi consigliò di appoggiarmi alla grande tavola. Poi raggiunsi il gabinetto per liberarmi di tutti i liquidi che avevo ingerito.
Mi sciacquai la bocca, sistemai i capelli. Avevo un viso riposato, nonostante la serata piena di avvenimenti.
Decisi di cercare Serena, per augurarle la buona notte, e ringraziarla di quell’esperienza indimenticabile. Salii silenziosamente al piano di sopra, e vidi una luce nella sua camera.
Mi avvicinai in punta di piedi, e lentamente spinsi la porta. Non volevo svegliarla.
Quando mi affacciai, rimasi impietrito sulla porta.
Sul grande letto dalla testata rosa, Serena era distesa, nuda, splendida, abbracciata a Paola, anch’essa completamente nuda, e le loro bocche erano congiunte in un bacio dolcissimo.
Erano sveglie, e stavano giocando. Le mani di Serena percorrevano il corpo di Paola, accarezzandola con una tenerezza infinita.
Paola, la mia Paola, appoggiava ora la testa sui seni di Serena, e li baciava piano, languidamente.
Ora l’uno, ora l’altro, accompagnati dalle mani candide di Paola, raggiungevano le labbra della mia amata, e si lasciavano succhiare. I capezzoli appuntiti, induriti dal piacere, sgusciavano dalle labbra socchiuse, con un piccolo guizzo.
Non sapevo più cosa fare. Non volevo disturbarle, ma ormai ero nella camera, ed un sottile piacere si era impossessato del mio corpo, facendolo fremere. Sentivo che la mia eccitazione cresceva nei boxer, e stentavo a ritirarmi. Guardavo quei due corpi magnifici che giocavano a sfiorarsi, a toccarsi a godere del reciproco piacere.
Paola scivolava sul corpo di Serena, con il viso che percorreva la sua pelle accarezzandola, e la bocca che si apriva per lasciare uscire la lingua rosa, che lambiva ora un seno, ora l’ombelico, e scendendo con spontanea lentezza, si avvicinava al pube di Serena, che con gli occhi chiusi attendeva il piacere del contatto. Serena che si apriva lentamente, alzando le gambe per permettere a Paola di appoggiare il suo viso su una coscia, e raggiungere con la lingua il centro del piacere.
Non avevo mai visto due donne fare l’amore, e queste immagini mi facevano impazzire di desiderio. Non mossi un muscolo, cercai di reprimere il mio respiro che stava diventando affannoso.
Le guardavo donarsi piacere, ed immaginavo di sentire sotto le mie mani i loro corpi caldi e morbidi.
Paola leccava dolcemente il bocciolo di Serena, che emetteva un sottile gemito, quasi un lamento. Era molto diverso da quello che avevo sentito quando, la prima volta, avevo appoggiato la mia lingua su quel caldo bottoncino, e l’avevo sentita sospirare di piacere.
Poi Serena si mosse lentamente, continuando ad accarezzare la testa di Paola, e cercando di invertire la sua posizione.
Nel farlo, aprì gli occhi e mi vide.
Sorrise dolcemente, e mi mandò un bacio . Anche Paola si accorse di me, e mi guardò con un ampio sorriso.
Serena mi allungò una mano, per invitarmi sul suo letto. Lo fece con un gesto naturale, tranquillo. Ed io non mi sentii affatto imbarazzato quando, in ginocchio, raggiunsi le due donne che si erano distese una accanto all’altra, e mi posi tra loro.
Serena mi baciò subito, con un bacio pieno di passione. Paola mi accarezzava i capelli, ed attendeva il suo turno di appoggiare le labbra alle mie. Mi voltai verso di lei, e mi accarezzò le labbra con la lingua prima di aprire la bocca, e travolgermi in un bacio profondo e magnifico.
Quattro mani cominciarono a slacciare le bretelle della mia tuta, approfittando di ogni mossa per accarezzarmi, mentre le bocche mi baciavano e si baciavano in un gioco di lingue e di labbra.
Quando restai con i soli boxer, i due corpi delle mie amanti scivolavano sul mio petto, ed i loro seni solleticavano il mio ventre, i miei capezzoli, si avvicinavano alla mia bocca, si lasciavano lambire dalla mia lingua assetata.
Serena si staccò lentamente, e lasciò che Paola continuasse a baciarmi. Poi prese le sue mani tra le mani, le tenne un poco, e le portò lentamente all’elastico dei boxer, invitandola a sfilarmeli.
Guardai il viso di Paola, che mi sembrava fosse arrossito. La accarezzai e la baciai, mentre sentivo le sue mani che accompagnavano i boxer giù, per le gambe, fino a farli volare in fondo al letto.
Ero nudo, ora, e Paola era accanto a me. Ferma, immobile, gli occhi chiusi. Sembrava pietrificata, ed il suo rossore era ormai molto visibile. Guardai Serena con aria interrogativa, e lei mi rispose con un bacio da lontano.
Nel silenzio della stanza, Serena si mosse verso Paola, prendendole ancora una volta le mani nelle mani, e portandole ad accarezzare il mio ventre, scendendo piano sul mio sesso che era giunto alla massima eccitazione.
Sentii le mani fresche di Paola che esitavano nell’accarezzarmi, e Serena che dolcemente le insegnava. La tirò lentamente verso di sé, e le mostrò come le sue mani mi accarezzavano, le labbra percorrevano il mio corpo fino a raggiungere il mio sesso. Paola seguiva i suoi movimenti, con incertezza, e quasi ad implorare un aiuto dalla sua amante, la guardava e ripeteva i suoi gesti.
Quando i due visi raggiunsero il pube, solo Paola scese ancora, e baciò piano il mio grosso arnese, mentre le mie mani accarezzavano i suoi capelli, il viso.
Con un gesto dolcissimo, Serena impugnò il mio scettro, e lo avvicinò alle labbra di Paola, che si schiusero lasciandolo entrare.
Ero eccitatissimo, e sentivo la bocca di Paola che si chiudeva intorno al glande, stringendolo un poco, e la sua lingua… calda e morbida lo leccava con un gesto circolare.
Serena mi baciava, poi scendeva con il viso vicino a quello di Paola, e la riempiva di piccoli baci. Le sue mani le accarezzavano i piccoli seni e le regalavano un piacere acuto, che la faceva tremare.
Mi allontanai lentamente, ed accompagnai Paola nel suo movimento per distendersi. Ora giaceva sulla schiena, e noi eravamo ai suoi lati. La baciai teneramente, e lei ricambiò con passione. Cominciai ad accarezzarla, a baciarla sui seni, sul corpo. Serena ci guardava immobile.
Piano scesi sul pube e con un lieve tocco chiesi a Paola di divaricare le gambe. Ebbe una lieve esitazione, poi si lasciò andare, e capii che aveva deciso. La baciai, sentii sotto la lingua il suo clitoride che si induriva, il ventre che accompagnava i miei movimenti, i sospiri che riempivano l’aria. Serena la baciava, giocava con la sua lingua, ma ogni tanto si ritraeva, quasi a volerci lasciare soli. Senza allontanare il viso dal caldo tepore del sesso di Paola, io con una mano invitavo Serena a lasciarsi andare, a continuare a giocare con noi. E lei non si faceva pregare, regalando a Paola ed a me, i più dolci baci, le carezze , il piacere che sapeva donare.
Paola sussurrava qualcosa, che non riuscivo a capire, e mi avvicinai al suo viso.
“Ti amo, Jill. Sono pazza di te” mi disse tutto d’un fiato
“Ti amo anche io , Paola. Sei una donna meravigliosa.” Le risposi baciandola.
Serena accanto a noi prese le mani di Paola, e le portò ancora una volta a toccare il mio grosso pene. “Sii dolce, Jill. E’ la sua prima volta” mi disse, mentre con la mano avvicinava il mio sesso alla fessura calda e bagnata di Paola che mi stava attendendo.
Lo accompagnò fino a sentire che il piccolo sforzo per entrare era compiuto, e baciò teneramente le nostre bocche unite. Poi silenziosamente si alzò e sparì dalla stanza.
Entrai piano dentro Paola, che accompagnava il mio movimento alzando le anche. Sentii un po’ di resistenza, e fui tentato di desistere. Mi accorsi che provava dolore. Ma lei fu rapida e diede un forte colpo di reni, facendomi irrompere dentro di sé.
“Ti voglio, Jill. Voglio essere tua. Ti amo ti amo ti amo….” Continuava a ripetere, mentre mi muovevo dolcemente nel suo caldo antro.
“Amore mio… ti ho trovata, finalmente… “ le sussurravo all’orecchio.
Le nostre bocche erano diventate di fuoco, le lingue guizzavano intrecciandosi, ed i nostri sessi danzavano al ritmo dei corpi, facendoci sussultare ad ogni movimento.
“Ora esci, ti prego… non prendo la pillola… non rischiamo…” mi chiese dolcemente Paola. Ed in un balzo fui fuori di lei.
“Scusami” mi disse con aria triste.
“Ma sei matta? Hai fatto benissimo a dirmelo! Avrei dovuto immaginarlo…”
“Ti fa male? Ti ho fatto male? “ le chiesi subito dopo.
“Non molto.. pensavo fosse molto peggio, da quello che mi avevano descritto” rispose sorridendo.
“ Ma tu… non hai mai avuto un uomo? Mai???” le chiesi.
“Sei il primo, amore. E sono felice di averti regalato la mia prima volta”. Rispose abbracciandomi.
“Un giorno ti racconterò. Ma ora, godiamoci questo momento meraviglioso” disse nuovamente, mentre una mano scendeva a riprendere possesso della mia spada.
La mia mano percorse il suo corpo, e si fermò tra le gambe leggermente aperte. Paola mi invitava ad accarezzarla. E le mie dita giocarono con il suo sesso, accarezzarono il clitoride, la penetrarono lievemente , mentre le labbra succhiavano i suoi capezzoli.
Paola giocava con me, ed io con lei. Ed alla fine, mi lasciai andare ad un orgasmo formidabile, che la sorprese. Scoppiò a ridere, non sapendo più cosa fare, con tutto il seme che si era sparso sul suo corpo, aveva bagnato le sue mani, era perfino finito tra i suoi capelli.
“Ma sei fuori? Mi hai bagnata dappertutto!!!” mi disse alzandosi e continuando a ridere della sua sorpresa.
“Benvenuta nel mondo degli umani, tesoro mio. Sei magnifica, dolcissima ed io ti amo.” Le dissi, mentre la accompagnavo in bagno per ripulirsi.
Anche lei era leggermente sporca, di sangue, e la aiutai a fare il bidet, nonostante il suo primo gesto fosse di vergogna.
“Non puoi vergognarti di me, Paola. Ora io sono il tuo uomo. E tu sei la mia donna. E non abbiamo segreti” le dissi, mentre lavavo dal suo corpo le tracce del mio piacere.
Senza vestirci, ma tenendoci per mano, andammo a cercare Serena. La casa era deserta.
“Dove cavolo sarà andata a cacciarsi?” disse Paola mentre addentava un dattero che aveva trovato su di un piatto.
“Vuoi vedere che lo so?” le risposi con tono di sfida.
La presi per mano, ed apersi la porta di casa.
“Ma siamo nudi!” obiettò Paola mentre la trascinavo all’aperto.
“Certo. Non ci siamo vestiti!” le risposi, mentre varcavamo la soglia del mio appartamento.
Le feci cenno di non fiatare, mentre salivamo le scale.
Al terzo gradino Paola si bloccò e mi costrinse ad un arresto. Mi spinse contro il muro, e mi baciò con una forza ed una tenerezza che mi lasciarono sorpreso. Poi riprendemmo a salire.
Sul mio letto, candida e addormentata, Serena riposava dopo averci regalato la nostra prima notte d’amore.
La spingemmo sul bordo del lettone, e ci accomodammo accanto a lei.
Poco dopo dormivamo abbracciati.
 


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