UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE. 11 – Ylenia

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UN CONDOMINIO MOLTO SPECIALE. 11 – Ylenia

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Al mio risveglio, al mattino tardi, decisi di poltrire un po’ nel letto. Sarebbe stata una giornata di tutto riposo, visto che tutta la comitiva era uscita presto per andare ad un matrimonio.
La sera precedente, mentre ero da Serena a farle un po’ di compagnia, fecero irruzione Miki con Paola, ridendo e scherzando tra di loro.
• Jill, domani ti lasciamo solo!- disse Miki mentre cercava di rompere una noce presa dal centro tavola di Serena.
• Un giorno senza di voi? Mi sembrerà un’eternità! – scherzai.
• Vedrai che ti mancheremo davvero – mi sussurrò Paola mentre, dietro di me, mi cingeva il collo con le braccia.
Il matrimonio al quale avrebbero partecipato, era nell’aria da tempo. Si sposava Ylenia. Un’amica molto cara di Miki. E forse ancora più cara di Paola. Non mi avevano detto nulla, ma da quanto ero riuscito a capire, Ylenia era la ragazza con la quale Paola aveva avuto una relazione molto speciale, sempre al confine tra amore ed amicizia intensa. Corteggiata da tempo da Massimo, ne era attratta, ma per molto tempo non aveva ceduto alla sua dolce insistenza. Aveva una specie di timore degli uomini, che le impediva di pensare ad un rapporto in modo rilassato. Aveva fatto sue tutte le considerazioni negative che ogni amica le aveva raccontato sui propri rapporti, ed era giunta alla conclusione che gli uomini sono tutti narcisisti, possessivi, egoisti, e via discorrendo.
Ma un giorno, parlandone con Miki, aveva raccontato che stare con Massimo le faceva bene, sentiva una forza che lui era capace di trasmetterle, facendola sentire diversa, stimata, amata.
E Miki, rientrando a casa la sera, ne aveva parlato con Paola e Sonia . Tutt’e tre erano giunte alla conclusione che presto Ylenia avrebbe deciso di unirsi a Massimo, per dividere con lui il resto della vita.
Così accadde. La ragazza aveva voluto riservare alla prima notte di nozze l’emozione di fare l’amore per la prima volta con Massimo, e quindi quella giornata avrebbe dovuto rappresentare davvero una pietra miliare per la coppia.

Quando andai a dormire, feci un ripasso mentale delle cose che avrei potuto fare durante la giornata successiva, e che avevo rimandato di giorno in giorno per tutti gli incontri casuali o volontari che mi erano capitati nella mia nuova casa.

Disteso sul mio letto, stiracchiandomi ogni minuto per la beatitudine, cercai una scusa plausibile per rimandare ancora una volta tutte le cose che avrei dovuto fare. La biancheria sporca, quella lavata e da stirare, un po’ di ordine tra tutte le carte che ogni tanto la donna di servizio mi portava da casa di mio fratello, abbandonandole sul tavolo da pranzo.
Niente scuse. La ragione importantissima per cui non avrei fatto nulla, si chiamava pigrizia. Una speciale, coinvolgente, sonnacchiosa dilagante pigrizia.Avrei guardato il soffitto della camera da letto per un tempo inimmaginabile, poi mi sarei trascinato in bagno ed avrei preso cura del mio corpo, lavandolo, deodorandolo, studiandolo nei minimi dettagli per cercare le tracce dell’invecchiamento che certamente erano disseminate su tutta la superficie.

Una voce gorgheggiò dal fondo delle scale
Paola? Non era possibile. Doveva essere alla festa.
Non mi alzai Risposi un “Si?” molle, assopito, rauco.
Paola entrò, nel suo bellissimo abito di seta azzurro.
“Urka, ho le visioni!” dissi vedendola inquadrata dalla cornice della porta.
“Sono io, scemo. C’è un problema. Abbiamo bisogno di te . Ma subito!”
“Ma dai! Mi fai sentire un crocerossino. Cosa sta succedendo? Non eravate al matrimonio?”
“un casino. Sembrava che tutto andasse benissimo. Gli sposi raggianti, gli ospiti sorridenti, il posto meraviglioso. Poi le cose hanno cominciato ad andare male. Massimo ha cominciato a bere troppo. Ylenia non se n’è accorta. Lui era spesso al tavolo con gli amici, mentre lei era con noi. Poi Max è sparito. Mi ha detto un suo amico che era andato in giardino, e che si era fatto una canna gigantesca. Che imbecille! Proprio oggi! Alcool e fumo. Un magnifico modo per rovinare una festa indimenticabile. E Ylenia è davvero a terra.”
“Mi dispiace. Ma non la conosco affatto! Mai vista! Mi spieghi cosa c’entro io?”
“Eh, crediamo che tu potresti aiutarci a farle risollevare il morale”
“Specialista in solletico? Ma dai! Come vi è venuta questa idea? “
“Tu sai come fare, Jill. Noi abbiamo molta stima di te, l’hai capito. Dai, fammi un piacere. Metti qualcosa di carino, e raggiungici alla villa. Non è lontano. Una ventina di chilometri. Ti lascio le indicazioni, ed il dépliant, così non sbagli. All’entrata darò il tuo nome per farti entrare. Tutto il resto lo farai tu. “
“Ma siete fuori? Io non so neppure chi sia questa tipa! Insomma, avete bisogno di uno sconosciuto per sollevarle il morale? Ci provo, ma solo perché sei tu a chiederlo. Dammi mezz’ora per prepararmi, ed arrivo”
“troppo. Dieci minuti. Ci vuole almeno una ventina di minuti per arrivare. Noi guarderemo il viale di ingresso della villa, per venirti incontro.”
Eccomi in ballo. Giornata di riposo sfumata. Mi precipitai all’armadio. Un abito elegante? E quando mai lo avrei trovato nella mia valigia? Meno male che mio fratello aveva pensato bene di lasciare le sue cose nell’armadio.
Scelsi un bellissimo abito blu, leggero ma ben tagliato. Una cravatta lunga non troppo sgargiante. E poi le scarpe…. Non sapevo proprio cosa calzare. I miei fantastici sandali sarebbero rimasti a casa…
Un antichissimo paio di scarpe nere, a mocassino. Semplici, ma almeno erano nere.
Mi guardai allo specchio. Niente doccia, ma almeno una energica lavata prima di buttarmi in questa storia incredibile.
Percorrendo una superstrada con la mia piccola macchina, ebbi più volte la tentazione di abbassare il tettuccio, per strafare. Uno che si presenta in cabrio…
Alla prima piazzola di sosta, mi fermai ed azionai il dispositivo per far sparire il tetto.
Arrivato al cancello della mega villa, il valletto mi chiese il nome
“Dottor Jill Adler” risposi guardandolo negli occhi. Non diede neppure un’occhiata al foglio che teneva in mano e mi fece entrare.
Risalii la strada lungo il parco, finchè mi apparve una splendida casa antica. Illuminata in pieno dal sole, con l’atrio che brulicava di gente con bicchieri in mano.
“Ce l’hai fatta! Sei grande, Jill. “ mi venne incontro Miki, mentre affidavo le chiavi della macchina ad un valletto in livrea. Una cosa saltata fuori dal passato remoto. Ma forse allora si parcheggiavano le carrozze.
Vedendo la mia vettura scomparire in lontananza, ebbi finalmente la sensazione della trappola in cui mi ero cacciato. Non conoscevo nessuno.
Miki mi accompagnò al loro tavolo. In una sala di una bellezza incredibile, con le pareti decorate da quadri antichi, i soffitti affrescati, un’atmosfera d’altri tempi.
Sedetti al tavolo, al quale gli amici avevano fatto aggiungere il mio coperto. Non sapevo a quale portata fossero arrivati, ma ne ebbi subito notizie. Portarono il sorbetto, e da quello cominciai.
La sposa non si vedeva. Lo sposo invece barcollava tra i tavoli, con un sorriso ebete dipinto sul volto, e gli invitati che lo guardavano con occhi increduli.
Paola si avvicinò a me, e mi diede una carezza con la mano tra i capelli.
“Sei bellissimo, Jill. Sembra che tu sia fatto apposta per questa festa! Hai davvero un potere unico di integrarti subito nell’ambiente che ti circonda. Un camaleonte. Senti:Ylenia è davvero molto triste. Ora è andata a parlare con i genitori di Max. “
Miki mi guardava con occhi strani. Sonia sorrideva compiaciuta.
Mi ricordai che nella fretta non avevo neppure lavato le mani.
Mi scusai ed andai in cerca del bagno. Dovetti attraversare il giardino, entrare attraverso una porta laterale, e seguii le indicazioni. Su un piccolo atrio, si aprivano le porte dei due bagni. Entrai in quello degli uomini, e mi guardai allo specchio. Neppure il vento della macchina aveva guastato la mia immagine di bravo ragazzo. Impiegai un po’ per capire il meccanismo di apertura del rubinetto: l’automatismo era ben nascosto. Poi asciugai le mani ed uscii in fretta.
Nell’ingresso incrociai Ylenia che stava raggiungendo la toilette delle signore. Rimasi immobile a guardarla. Il suo sguardo si incrociò con il mio per un attimo. Le sorrisi, lei sfuggì il mio sguardo, guadagnando la porta del bagno nel suo splendido abito lungo di raso bianco. Fece per chiudere la porta dietro di sé, ma la coda del vestito le impediva la manovra. Mi affrettai a raccogliere lo strascico, ed a porgerglielo.
“Grazie!” mi sorrise.
Con una mano prese il pezzo voluminoso che le porgevo, e si girò socchiudendo la porta. Dopo un attimo, la sentii brontolare “e adesso come faccio?”.
Rimasi ancora un attimo davanti alla porta chiusa, poi dissi a voce alta “Vado a chiamarti le ragazze, che ti daranno una mano!”.
Andai velocemente in sala, dove c’era solo Paola al tavolo che mi stava aspettando. Gli altri erano sparsi per il giardino.
“Vai a dare una mano a Ylenia! E’ in bagno da sola, e non sa come fare a liberarsi del vestito per fare pipì…!”
“Ma dàiiiii. L’hai già conosciuta? Ma sei un bel tipo! Ti lascio solo due minuti…..” mi rispose alzandosi
“non pensare male, come al solito, tesoro. L’ho solo incrociata…! “ dissi quasi tra me e me.
Paola era già sparita oltre le colonne del patio.

Sedetti solo al tavolo. Nel mio piatto c’era un pezzo di arrosto, con qualche patatina. Avevo perso tutta la scena del taglio del coscio di vitello flambé, operato dagli chef in pompa magna sul grande tavolo di servizio.
Dopo poco, Edo mi raggiunse. Sedette di fronte a me, ed iniziò a parlare della festa. Prima del problema, sembrava che tutto fosse bellissimo. Poi Massimo ha avuto un cedimento. Lo hanno visto bere troppo, ridere come un matto, restare al tavolo con i suoi amici invece di raggiungere sua moglie nel giro di saluto agli amici e parenti.
Piano piano, anche gli altri si unirono a noi, e la tavola si popolò.
Mancava solo Paola, che era sicuramente impegnata a sollevare il vestito di Ylenia . Le immaginavo nel minuscolo gabinetto, mentre tentavano di trovare una posizione possibile per consentire alla sposa di sedere , ed alla sua accompagnatrice di tenere tutto il vestito alzato senza rimanere schiacciata contro le pareti…
Arrivarono anche loro. Il vociare concitato degli invitati improvvisamente si abbassò. Tutti gli occhi erano su Ylenia, che procedeva sorridendo. Venne al nostro tavolo.
“Jill… avevo cercato di immaginarti mille volte, dai discorsi delle ragazze. Ma proprio così….”
“ah senti… non cominciare a prendere in giro pure tu, eh? “ Le porsi la mano per salutarla. Lei la trattenne appena un attimo in più del dovuto, tanto da farmi alzare gli occhi per tornare a guardarla.
Aveva un bel sorriso . Non era il mio tipo, aveva qualcosa nel portamento che stonava con l’immagine della femminilità che era nei miei pensieri.
Il suo abito bianco era molto bello, e molto scollato. Due bei seni si lasciavano abbondantemente vedere e quando la donna si abbassava per raccogliere qualcosa, come una calamita tutti gli occhi maschili si puntavano su quel morbido biancore.
Massimo continuava a ridere sguaiatamente, e Ylenia non sapeva più dove guardare. Ad un tratto, lo sposo si staccò dal gruppo di amici, e venne verso di noi parlando ad alta voce.
Ylenia sembrò rassicurarsi. Gli sorrise, e lui quasi le cadde addosso.
“eh eh, stasera… non mi scappi! Vedrai cosa ti farò…” e rise sguaiatamente. Sembrava un marinaio ubriaco che cercava di abbordare una prostituta del porto.
Cercando di sedere in braccio alla sua nuova moglie, Max scivolava sul vestito candido, e cercava di aggrapparsi alla spalliera della sedia, producendosi in manovre maldestre, e creando imbarazzo tra tutti i presenti.
Finalmente rimase fermo, e cominciò a guardare tutti gli occupanti del nostro tavolo con un ghigno che non preannunciava nulla di buono.
“e tu chi sei? Cosa ci fai al mio matrimonio?” disse rivolto a Miki che finse di non aver udito.
“qui sono tutti scrocconi… dobbiamo andarcene… guardali come mangiano…” continuò Max
Ylenia era arrossita violentemente, e mentre cercava di farlo alzare, gli parlava nell’orecchio con molta calma. Ma lui non desisteva.
Poi vide la scollatura, ed i suoi occhi cominciarono a farsi furbetti.
“guarda che meloni… e tu volevi nasconderli… “ ed abbassandosi velocemente cercò di baciarle l’incrocio dei seni. Ylenia fece uno scatto indietro, e Max scivolò in terra.
“Dai, smettila. Sei completamente ubriaco… vieni un momento con me, che beviamo un caffè…”
gli suggerì la moglie.
Massimo, dalla sua posizione ormai ferma, aveva adocchiato una caviglia ed ancora una volta nei suoi occhi era comparso un lampo di follia.
Nell’istante in cui realizzammo, già Max aveva alzato il vestito di Ylenia, e stava allungando le mani sulle gambe fasciate da autoreggenti bianche.
Ylenia emise un grido acuto e di scatto si alzò in piedi, iniziando a correre verso l’uscita.
Max con lo sguardo imbambolato aveva appoggiato la testa sulla sedia lasciata libera, e continuava a dire frasi senza senso.
Miki e Paola seguirono velocemente Ylenia, mentre io non sapevo davvero come comportarmi. L’istinto era di mollare un calcio nei denti a quel premuroso maritino, ma mi trattenni.
Vennero i genitori del ragazzo, con il fratello ed alcuni amici, e lo aiutarono a rialzarsi. Poi lo condussero fuori mentre gli invitati riprendevano posto ai loro tavoli.
Mi mossi con lentezza, ed andai sulla scia delle ragazze. Vidi il gruppetto in fondo al corridoio, che prendevano per la solita strada dei bagni, e continuai a camminare nella loro direzione.
“Che stronzo!” mi disse Paola appena le raggiunsi. Ylenia si asciugava le lacrime tamponando il viso con un fazzoletto.
“ora calmati, dai! E’ un momento difficile anche per lui. Vedrai che tra poco si rimetterà in sesto, e la giornata finirà nel modo migliore!” suggerii alla sposina.
“Ma è il giorno del nostro matrimonio! Ti rendi conto, Jill, di chi sono andata a scegliere per marito?” rispose con tono più tranquillo.
“Senti… diamogli il tempo di riprendersi. Ora rimettiti in sesto, e facciamo un ingresso trionfale in sala. Tu sei superiore, non lasciarti andare. Vedrai che tra poco anche lui ti raggiungerà”
Entrò nuovamente in bagno, questa volta senza preoccuparsi della coda, e lasciò la porta socchiusa.
Mentre Paola e Miki si allontanavano, mi fermai ad aspettare la ragazza. Avevo chiesto alle due amiche di far suonare un bel lento, ed al nostro rientro in sala, avrei cercato di invitare Ylenia a ballare.
Dallo spiraglio aperto, vidi il vestito della sposa salire…salire… le gambe scoperte, la giarrettiera, sempre più su… Trattenni il fiato. Gli occhi non volevano guardare altro. Il viso della donna apparve per un attimo nello spiraglio aperto. Gli occhi mi guardarono e mi sembrò di cogliere un guizzo nello sguardo. Era un sorriso?
Si voltò lentamente, con il vestito ingombrante che non le permetteva di fare alcun movimento. Con una mossa velocissima, Ylenia diede un ultimo strattone, e mi mostrò ciò che avrebbe dovuto restare la più bella sorpresa per il suo maritino.. un sederino candido, appena attraversato da un filo sottilissimo del suo perizoma. Poi tutto crollò, e la porta si aprì nuovamente per far passare la ragazza. Lo sguardo che mi lanciò era un grido di trionfo. Mi prese per mano, e camminando velocemente entrò in sala. La musica era appena iniziata, e senza aspettare la mia richiesta, si posizionò in mezzo alla sala, e sempre tenendomi per mano, mi abbracciò lentamente, iniziando a ballare.
Ci misi un attimo prima di riprendermi dalla sorpresa. Un’altra donna che aveva preso l’iniziativa precedendomi…
Mi avvicinai a distanza di sicurezza. Gli occhi di tutti gli invitati erano puntati su di noi, ed io non sapevo proprio come spazzare dal mio viso l’espressione di stupore…
Decisi di dedicarmi a lei. Gli occhi di Paola mi incoraggiavano. Serena, apparsa all’improvviso in fondo alla sala, mi strizzò l’occhiolino. Sembrava una congiura.
Ballai con Ylenia. Ad ogni giro, lei stringeva sempre più. Io inciampavo continuamente nel suo vestito, ma sembrava che lei facesse apposta a farlo finire sotto i miei piedi. I nostri visi si sfiorarono. Sentii il profumo della sua pelle, con un fondo di cosmetici che le donava moltissimo.
“Balli bene, Jill”, mi sussurrò la sposa.
Il gruppo degli amici dello sposo era uscito in giardino. Eravamo rimasti in pochi. Il centro della sala era tutto nostro. Miki arrivò con un tipo altissimo, ed iniziò a ballare con lui. Dall’altro capo della sala, un gruppo di ragazze e ragazzi ci raggiunse. In breve eravamo circondati da nostri amici. E gli sguardi dall’esterno non riuscivano più a raggiungerci.
Ylenia se ne accorse, e passò velocemente una mano dalla mia spalla alla nuca, carezzandomi il collo.
Ballammo sempre più vicini. La musica cessò, e ricominciò subito dopo. Al terzo ballo, avevo l’impressione di averla conosciuta da tanto tempo La sua voce era melodiosa, lo sguardo di nuovo forte.
Il marito era sparito. Qualcuno diceva che si era ritirato in una stanza per smaltire la sbornia.
“sono stanca” mi disse la donna. “vieni a bere qualcosa?” suggerì.
L’accompagnai ad un bar che si trovava lontano dalla sala. Entrammo e ci confondemmo tra la gente di altre feste che stava prendendo il digestivo.
Raggiungemmo il bancone, ed ordinammo due caffè.
Ylenia bevve in fretta, quasi attendesse qualcuno o qualcosa. Poi, senza farmi neppure appoggiare la tazzina, mi trascinò attraverso una porticina laterale.
Eravamo finiti nel retro del bar, e stavamo camminando velocemente per i corridoi di servizio. Erano stretti, bui, in salita. C’erano gradini di pietra, e passavamo uno per volta. Non mi lasciava la mano, e continuava a salire.
Si voltò di scatto, e scese un gradino. Mi trovai il suo viso ad un centimetro dal mio. Si fermò con gli occhi chiusi. Le presi anche l’altra mano, ed appoggiai le mie labbra alle sue. Prima le sfiorai, poi premetti con forza maggiore. Feci per allontanarmi, ma la sua bocca sembrava incollata alla mia. Le labbra si schiusero e mi invitarono a conoscere la sua bocca, la lingua che mi attendeva morbida e guizzante.
Mi baciava con trasporto, le mani non smettevano di accarezzarmi la nuca ed i capelli. Io stringevo il suo corpo contro il mio, ma non riuscivo ad aderire a lei, per colpa di tutta quella stoffa arricciata che si frapponeva tra di noi.
Si staccò e ricominciò a salire. Non diceva una parola, la sentivo ansimare per lo sforzo di salire tutti quei gradini.
Giungemmo ad una porta di ferro. Tentò di aprirla, ma era chiusa dall’interno. Oltre quella non c’era altro. Mi lanciò un’occhiata e si gettò nuovamente tra le mie braccia. Le labbra ora mi baciavano la bocca, ora le guance, gli occhi… sembrava assetata di tenerezza.
Io ero eccitatissimo, ma lei non se n’era ancora accorta. Le fermai dolcemente le mani, e dalla sua bocca , le mie labbra scesero sul collo, lentamente. Poi sfiorarono l’attaccatura dei seni Li sentivo caldi, sodi sotto l’effetto della mia lingua che picchiettava ad ogni bacio.
Gettò la testa all’indietro. Era un segnale di resa. Con le mani percorsi le coppe che contenevano le morbide colline, e la circondai dolcemente, cercando di raggiungere l’allacciatura del vestito
Sentii sotto le dita i bottoni che iniziavano a sfuggire all’abbraccio degli occhielli, e Ylenia trasse un profondo sospiro, lasciando uscire i capezzoli, proprio mentre la lingua si apprestava a lambirli.
Erano duri, eccitati, rugosi. La ragazza mugolava, mi arruffava i capelli, mi baciava la testa, mi invitava a baciarla nuovamente, ed io la seguivo nella sua danza di desiderio, mentre le mani continuavano ad accarezzare la sua pelle di seta.
Piano piano, il vestito scendeva, scoprendo nuove porzioni di pelle profumata. Aveva indossato un reggiseno a balconcino, ma non ne aveva alcun bisogno. Ed il suo ventre piatto e liscio lasciava immaginare l’incavo delle cosce, perfettamente lisce, pronte a donarsi al suo sposo.
Ed invece ero io il destinatario di tanta attenzione. Percorrevo ogni nuovo lembo di pelle che si liberava dalla stoffa, con le labbra e con la lingua. Poi accarezzavo con le mani mentre Ylenia reclamava la mia bocca nel contatto con la sua.
Mentre le nostre lingue giocavano e le mie mani scendevano sempre più per conoscere l’intimità della mia nuova amante, sentimmo uno scatto, e si spalancò la porta di ferro. Ne apparve una donna che si immobilizzò con uno sguardo prima spaventato, poi stupito.
“scusate….” Disse appena ne ebbe la forza. Indossava una divisa da cameriera.
Fece per ritirarsi, ma Ylenia fermò la porta prima che si chiudesse alle spalle della donna. Giusto in tempo per sentirla mormorare…”che fretta!”.
Scoppiammo a ridere. Ylenia si aggiustò il vestito, e si voltò per lasciarmi allacciare i bottoncini. Un’impresa ardua, da realizzare con le mani che tremavano dal desiderio.
“Vieni” mi disse prendendomi nuovamente per mano.
Poi si fermò un attimo, mi strinse a sé, mi baciò, e cominciò a percorrere il corridoio delle camere che si trovava proprio dietro la porta che avevamo appena oltrepassato.
Giunta di fronte alla camera 201, bussò leggermente, ed entrò decisa. Nessuno era in camera. Un secchiello da ghiaccio con una bottiglia di champagne si trovava sul tavolo. Fiori dappertutto.
“Ma è la tua camera di nozze….” Le dissi sorpreso.
“Si. Ma lui non c’è. E non ci sarà.”. rispose decisa.
Chiuse la porta, girò il chiavistello di ottone lucidissimo, e mi circondò al volo con le sue braccia.
La accarezzai dolcemente, mentre la spingevo contro il muro. Il vestito era sempre tra noi, ma questa volta non ebbi esitazioni. Schiacciai il mio corpo contro il suo, e le feci sentire che la desideravo intensamente.
Non smetteva di baciarmi, di accarezzarmi, e con le mani veloci frugava in tutto il mio corpo alla ricerca cieca di nuove sensazioni tattili.
Le mie mani ripresero a sbottonare. C’era tutta una lunga fila di bottoni, ma il piacere di vedere il corpo che lentamente appariva nella sua vergine nudità era intenso. Ne avrei sbottonati mille, pur di provare quel senso di intenso piacere che l’attesa di possederla mi stava regalando.
Si mosse piano, mi spinse un poco ed incominciò a spogliarmi.
Il letto si trovava su di un soppalco, e per raggiungerlo c’era una scala ornata da una balaustra in ferro battuto.
La presi in braccio, ed iniziai a salire verso il nostro Eden
La bocca ancora incollata alla mia, la sua lingua che aveva conosciuto ogni gioco che la mia aveva saputo donarle, sentivo il suo corpo dolcemente appoggiato alle mie braccia.
Dall’alto, la stanza appariva ancora più magica. Luci soffuse si diffondevano dalle abat-jour, una enorme finestra ci lasciava intravedere attraverso le tende leggermente aperte un’ampia porzione di parco.
“Guarda” mi disse indicando un punto nel giardino.
Era il gruppo degli amici di Max. Lui era disteso in mezzo all’erba, e sembrava che dormisse.
La baciai ancora più forte, ed appoggiai il suo corpo sul letto.
Il seno bianco era apparso in tutta la sua rotondità, ed una porzione della pancia era ormai pronta ad accogliere i miei rinnovati assalti.
Cercai di sfilarle l’abito, ma mi fermò. “La mia prima volta, Jill. Voglio farlo con l’abito da sposa. Questa sera, il mio sposo sei tu. “
Mi adagiai accanto a lei, e cercai di far scivolare il vestito verso il busto, scoprendo le gambe che Ylenia teneva leggermente divaricate.
Carezzavo le caviglie, e salendo lentamente in una mossa continua e sapiente, mi inoltravo oltre le ginocchia.
“voglio la tua bocca, Jill” mi implorò la ragazza. Mentre mi avvicinavo per baciarla, mi accorsi che era arrossita. Lasciai per un momento il contatto tra la mano e le sue gambe per accarezzarle il viso, ma la sua presa fu immediata e condusse nuovamente la mia carezza sulla sua pelle. La sentivo incresparsi al mio tocco, mentre la sua lingua sempre più velocemente incitava la mia ad aumentare il ritmo di quel bacio così coinvolgente.
Scivolando verso l’inguine, incontrai un pizzo leggero, un velo morbidissimo che si frapponeva, debole guardia, al contatto con la sua profonda intimità. Le dita giocarono un poco con quel sottile intruso, e quando lentamente scivolarono sotto il tessuto, Ylenia ebbe un piccolo fremito. La sua lingua si fermò per un istante. Poi sentii sotto i polpastrelli il calore del suo sesso che reclamava un contatto, ed un morbido pelo salutò il mio passaggio sulla delicata apertura.
La ragazza strinse forte le gambe, imprigionando le mie dita nel contatto con il suo tenero nido, e ne trasse un brivido di godimento. La sentii esitare un istante, poi si aprì come un fiore e mi regalò il suo umido bocciolo.
Mentre la bocca di Ylenia mi copriva di baci, le mie dita giocavano con una piccola protuberanza. Aveva un clitoride piccolissimo ed appuntito, e quasi spariva tra le grandi labbra: nella ricerca del suo massimo godimento, scivolavo tra le umide pieghe del suo sesso, e piano spingevo nella sua piccola fessura, ad annunciare il grande piacere che in pochi attimi ci saremmo reciprocamente donati.
Baciavo il suo collo, scendevo sui seni, stringevo tra le labbra le piccole nocciole che guarnivano ogni collina, mentre sentivo che il suo corpo era ormai pronto per accogliermi dentro di sé.
Ero ancora vestito, e la ragazza non aveva ancora conosciuto la parte di me che l’avrebbe fatta gridare dal godimento. Mi alzai, e con una mano sfilai la camicia senza sbottonarla. Ylenia mi guardava. Nei suoi occhi leggevo curiosità, desiderio, attesa. Le sue mani iniziarono a sbottonare i miei pantaloni, e mentre l’aiutavo per farli scendere, non attese la fine delle mie manovre: accarezzò attraverso gli slip il mio sesso prepotentemente eretto, e scivolando con le dita lungo la cucitura dell’indumento, si fecero strada cercando il contatto con la mia carne segreta.
Mi graffiava dolcemente con le sue unghie perfettamente curate e laccate di rosso, e non permise che l’aiutassi a sfilarmi l’ultimo indumento. Volle farlo con tutt’e due le mani, guardando dritto davanti a se mentre il mio sesso sgusciava dal suo scomodo alloggio.
Era nuovamente arrossita, ma mi accorgevo che si faceva forza. Lo voleva, le sue labbra volevano provare il contatto con lui, quell’intrusione di cui tanto le avevano parlato le amiche.
Si avvicinò chiudendo gli occhi. Le accarezzai i capelli, senza spingere la sua testa. Il contatto fu dolcissimo. Un piccolo bacio proprio sulla punta . Ed i suoi occhi che si aprivano cercando i miei.
E poi uno sguardo dolcissimo, rassicurato, ed un nuovo assalto, una serie di piccoli baci.
Continuava a guardarmi, non voleva perdere neppure per un istante l’effetto che la sua bocca avrebbe fatto sulle mie intimità. I baci diventavano sempre più frequenti, finchè la bocca si aprì, e la lingua cominciò a picchiettare la punta del mio sesso Poi, fattasi più ardita, iniziò a leccare il glande tutto intorno. Ed infine, con un lungo sospiro e socchiudendo gli occhi, aprì ancora di più la bocca, ed accolse il mio caldo arnese al suo interno.
Succhiò piano, leccò con attenzione, tornando su quei punti che avevano suscitato in me i maggiori brividi, quasi a ricercarli per appropriarsene.
Ripresi ad accarezzarla tra le gambe, ed ormai sentivo che il liquido scorreva lungo le cosce. La sua eccitazione mi gratificava, mi sentivo appagato, quasi fosse stato per e il primo appuntamento con un corpo femminile.
Cercò la mia bocca, e giocò con la mia lingua mentre dolcemente mi afferrava un braccio per invitarmi sopra di lei. Senza una parola, solo con la sua capacità di trasmettere un erotismo coinvolgente attraverso i suoi incredibili baci, mi invitava ad iniziarla al piacere della penetrazione.
Il vestito era terribilmente ingombrante, e faticai a scivolare tra le sue gambe. Le aveva spalancate, ora senza più pudore. Mi attendeva. Vidi il suo perizoma, lo sfilai strappandolo, ed il pelo cortissimo e molto curato mi apparve come un invito a poggiare le mie labbra sul suo sesso. Ylenia fermò il mio capo, riprendendo possesso delle mie labbra. Con le braccia mi spinse ancora un po’ verso di sé, e fui sopra il suo corpo. Il bacio divenne velocissimo, quasi un duello. Le mani mi accarezzavano il capo, le orecchie, poi scendevano sulla schiena. Aprì ancora di più le gambe: avvicinai il mio bastone alla sua calda apertura, e spinsi piano.
Non riuscivo ad entrare, mi ritirai. Ma Ylenia spostò il bacino verso di me, donandosi ancora una volta ormai fremente dal desiderio. Provai un nuovo assalto. La mia bocca succhiava la sua lingua, poi lei socchiuse le labbra, ed io simulai una penetrazione con la mia lingua, mentre il mio sesso entrava lentamente nel suo corpo.
Ylenia spingeva, mi voleva, cercava di far entrare tutto il mio bastone, e le sue labbra si staccarono dalle mie, mordendomi il lobo di un orecchio. In un colpo più deciso, fui tutto dentro. Non ebbe alcuna reazione, nessun dolore. Quando sentì che ero dentro di lei, iniziò una danza con il bacino, giocando con me come aveva fatto con la lingua. Sembrava una donna navigata, esperta delle più incredibili pratiche sessuali.
La baciavo mentre scivolavo dentro e fuori il suo corpo, ed ogni piega del suo sesso mi regalava un sussulto di piacere. Alzò le gambe per sentire meglio il mio movimento, e dalla sua bocca uscivano mugolii che mi facevano venire i brividi.
“Jill!” mi sussurrò “è bellissimo!”
“Sei dolcissima, fantastica” le risposi
“Voglio un orgasmo. Il primo con il sesso dentro di me. “
“Lasciati andare, allora. Non devi essere tesa, sentimi mentre ti possiedo, e godi di ogni movimento.”
Sentivo che la schiena di Ylenia si inarcava ad ogni movimento, ed iniziai ad aumentare il ritmo. Rispondeva con un sospiro, una carezza , un piccolo morso
Continuammo a saltare su quel lettone per qualche minuto, quando improvvisamente Ylenia si bloccò. Divenne rigida, cominciò a tremare. Sempre più forte finchè esplose in un orgasmo che la fece gridare. Io dentro di lei continuavo a muovermi veloce, pronto ad uscire all’arrivo del mio piacere. Quando sentii che stavo per esplodere, feci per ritirarmi, ma con tutt’e due le mani si aggrappò alla mia schiena scendendo sul sedere. Non mi permise di uscire, e scoppiai in un orgasmo fenomenale dentro di lei.
Ylenia continuava ad accarezzarmi, a baciarmi, a riempirmi di tenerezza. Accanto a lei, mi sentivo la persona più amata del mondo, sarei rimasto così fino all’eternità.
Mi accorsi che stava piangendo. Silenziosamente, le lacrime sgorgavano dagli occhi, e le bagnavano il volto.
“jill… perché non ho scelto te?” mi sussurrò mentre con le labbra percorrevo il contorno del suo viso.
“ci siamo conosciuti, Ylenia. E questa giornata, per me, sarà per sempre nei più dolci ricordi”
“Lo sai, Paola mi aveva parlato di te. Mi aveva raccontato cose dolcissime, ed io avevo sperato che anche con Max sarebbe stato un trionfo di dolcezza. Ora invece…”
“La tua vita deve ancora cominciare, e vedrai che tutto procederà meravigliosamente. Abbiamo un grande segreto, ma nessuno potrà mai toglierci questi dolcissimi momenti magici” le risposi.
Ci alzammo dal lettone e scivolai in bagno per rimettermi un po’ in ordine. Nel frattempo, con la coda dell’occhio vedevo Ylenia che cercava di sistemare il vestito. Il tanga era ormai rovinato, e lo appallottolò con l’intenzione di gettarlo. Non indossò altro.
“c’è una macchiolina di sangue sul vestito” mi annunciò sorridendo
“e’ un guaio!” mi preoccupai
“niente di grave. E’ all’interno. E c’è perfino dell’altro…. Il tuo marchio … doc!”
“Ma dai! Non vorrai andare in giro con le tracce della nostra stupenda avventura… ci sono decine di persone che ti guarderanno entrare, tra poco!”
“non se ne accorgeranno. E neppure Massimo. Se avrà esaurito la sbornia, non vedrà l’ora di andare in camera. E ti giuro che proprio non gli darò il tempo di accorgersene!”
Aprii la porta con circospezione. Nessuno nel corridoio. Scivolai verso la scala di servizio, mentre Ylenia procedeva lungo il corridoio verso l’ascensore . Prima di chiudere la porta, mi diede un bacio intensissimo, ed una carezza.
Sgattaiolai dietro il bancone del bar, e ripercorsi la strada verso la sala del banchetto.
Al tavolo, il primo sguardo che mi squadrò da capo a piedi, fu di Paola. Poi, come per un tacito accordo, Miki, Serena, Edo e Sonia si volsero verso di me e mi guardarono senza dire una parola. Non c’era rimprovero nei loro sguardi. Solo un enorme punto interrogativo.
“Sta arrivando. L’ho calmata un pochino. Ora sta bene, vedrete.” Dissi con finta indifferenza.
Dalla porta-finestra del salone stava entrando Massimo. Sembrava un po’ più rilassato, lo sguardo disteso. Cercava tra gli ospiti sua moglie che nel frattempo era entrata dalla porta opposta e stava avvicinandosi al nostro tavolo.
“Avevo bisogno di rinfrescarmi un po’” disse Ylenia prendendo nuovamente posto al nostro tavolo.
Max ci raggiunse. “scusatemi… sono stato male come una bestia. Ora però mi sono ripreso… potrai mai perdonarmi?” disse rivolto alla sua sposa.
“Vieni a ballare” gli sorrise la ragazza, ed insieme cominciarono a volteggiare nel centro della sala. Un applauso si levò da tutti i tavoli. La festa aveva ripreso vigore.

 


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