Tutti dentro!

Tutti dentro!

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Sono prono sulla vecchia coperta, all’interno della baracca per gli attrezzi, nel parco dietro la chiesa, il mio culo è il loro.
Quando mi hanno chiesto di andare lì io l’ho fatto.
Hanno mandato avanti Romoletto: “Uhe, Rosy, ciao, ci sarebbe una cosa… c’è Maurizio, con gli altri, vogliono sapere se vieni al parco… sai per cosa… si… se ci dai il culo…”.
Resto un attimo lì a pensare, poi: “Ma quanti siete?”.
“Mah, i soliti, in più ci sono Marco il villeggiante e suo cugino ed un altro che non conosco”.
Parecchi.
“Va bene, vengo, però devo passare da casa…”.
“Si, noi saremo già lì”.
Vado a casa, mi lavo e mi cambio le mutande, dico che forse farò un po’ tardi.
Quando arrivo nei pressi della capanna, sono tutti lì fuori, tredici, quattordici, forse di più, accidenti quanti!
Mi viene un dubbio, quasi quasi me la svigno, ma mi hanno visto, non lo posso più fare.
Entriamo tutti dentro, il posto è abbastanza grande.
“Brava fighetta, sei obbediente” mi dice Maurizio: “Adesso ti facciamo contenta”.
In un baleno sono nudo, i miei abiti scompaiono da qualche parte, del resto è estate, solamente bermuda, maglietta ed infradito.
Ci sono i soliti scurrili commenti sulle mie rotondità, sul mio culo che non sembra affatto quello di un maschio, qualcuno allunga le mani e me lo tocca.
Spuntano fuori i primi cazzi, se li menano: “Dai faccelo venire duro, con la bocca”.
Questo non era nei patti, solo nel culo, si era detto.
Invece adesso sono inginocchiato sopra la coperta, che è già stata usata in altre occasioni simili anche se meno affollate.
Davanti alla faccio ho tutti quei cosi, alcuni già duri, altri solo un po’ balzotti, i più ancora giù, ballonzolanti.
Un dejà vu, infatti mi rivedo le prime volte, quando ho cominciato a soddisfare gli uomini, nella stessa posizione succhiavo quei cosi mollicci, a stento ci arrivavo, sempre più di uno, che mi facevano senso, fino a che non diventavano di ferro fra le mie labbra, pronti a spaccarmi il culo.
Da duri mi piaceva già di più tenerli in bocca e poi abbassarmi ed aspettare la penetrazione, così ammaestrato da sempre.
Passo da l’uno all’altro, li smanetto e li succhio in punta, sono abile e fanno presto ad erigersi.
Mi sento spingere verso il basso, la testa è appoggiata sulla coperta lurida, sono sempre sulle ginocchia, adesso il è culo in alto, a disposizione.
Maurizio, come sempre, è il primo, sputa nel solco, poi entra, rapidamente e con forza, all’inizio fa male e mi lamento, gli altri sghignazzano e lo incitano.
Ci sta mettendo tanto, allora si spazientiscono e urlano che tocca a loro, si sfila senza venire, un altro prende immediatamente il suo posto, questo mi sborra quasi subito nelle viscere.
Poi via tutto il gruppo, per i primi tre che sborrano resto ancora in quella posizione, poi, stanco, mi stendo completamente.
Si sdraiano sopra di me, alcuni vengono, tutti dentro, altri fanno come Maurizio, troppo lenti, finiranno dopo.
Si muovono al mio interno, profondi, come serpenti nella tana, li avverto benissimo quando sprizzano il loro seme.
Mi usano per godere, è evidente il loro disprezzo ma va bene così, sono una serva sottomessa, una troia, uno sfogo.
Mi piace.
E’ di nuovo il turno di quelli che non avevano finto, Maurizio, il Capo, aspetta, vuole essere l’ultimo.
Mi sono messo di nuovo nella posizione iniziale, vanno più profondi, ho l’impressione che fanno prima.
Siamo lì ormai da parecchio tempo, il loro ansimare, il mio mugolare, il loro gemito finale, gli schizzi, scandiscono i minuti che passano, un bagno di sudore.
Ora tocca a Maurizio, oramai entra facilmente, il mio è un antro sformato e spanato, pieno di sborra.
Si muove lentamente, colpi cadenzati, parla: “Ma quanti ne hai presi oggi, eh, Rosy… hai fatto il pieno… hai goduto… stai godendo, dillo!”.
“Si, Maurizio, godo”, rispondo io.
E’ vero.
Passano ancora parecchi minuti, finalmente riesce a venire, mi strizza i fianchi e bestemmia.
Resto lì sdraiato, poi non riesco a trattenere tutto il liquido seminale che ho dentro, mi sta colando fuori.
Mi accovaccio da una parte e lo faccio uscire.
Mi pulisco con un paio di fazzolettini che mi ha lasciato Maurizio, lo fa sempre.
Sono spariti tutti quanti.
I mie vestiti sono appoggiati da una parte.
Li indosso ed esco, sento l’aria che mi sale su per il culo.
Mentre cammino da solo mi viene vicino un tipo laido, un sessantenne che conosco già, col quale sono già dovuto andare, perché è un guardone ed una spia.
Infatti: “Ti ho visto, nella baracca con tutta la banda… dalla finestra… ti hanno spaccato il culo… mi fai schifo, il tuo culo tutto sborrato non lo voglio, mi fai un pompino con l’ingoio, lo sai che ti conviene, altrimenti…”.
Già, va in giro e dice a tutti quello che ha visto.
Faccio di si con la testa, troia sfranta fino all’ultimo.
Lì vicino c’è una legnaia, la porta è solo accostata, entriamo, lui si cala i pantaloni e si siede sopra una cassa, io, ancora un volta mi inginocchio.
Ce l’ha molliccio, schifoso. Sa di piscio, di non lavato, lo conosco già, gliel’ho già succhiato altre volte, me l’ha anche messo nel culo, più o meno con le stesse modalità di approccio.
Ora finalmente è duro, di discrete dimensioni, mi do da fare per farlo finire il più presto possibile.
Tenendomi la testa mi scopa la bocca come fosse il culo, tutto dentro fino in gola, ho dei conati ma lui non si ferma.
Fortunatamente dopo un po’ mi lascia fare, gli lecco la cappella, la stimolo, segandolo, sento che cambia il ritmo del suo respiro, qualcosa sta succedendo, quando viene da un breve urlo, mi tiene ancora ferma la testa mentre sborra, io mando giù tutto, senza quasi avvertire sapore.
Se lo strizza e mi dice di leccare, di pulirlo per bene, obbedisco.
Ora è soddisfatto, si tira su i pantaloni e mi da un buffetto sulla guancia, mentre bofonchia che qualche volta devo andare a trovarlo a casa sua, vive solo e gli farei “compagnia”.
Mamma mia, in quella lurida tana.
Gli rispondo che senz’altro lo farò.
Nemmeno morto.
Ora, però, me la svigno a casa, per oggi ho ne ho abbastanza di cazzi, sborra e tutto quanto.
 

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