Sofia da Monza (parte 1) l’incontro

Sofia da Monza (parte 1) l’incontro

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Quella notte ero stanco e non vedevo il tempo di arrivare a casa per stendermi sul letto, non sono poi più giovane e il bisogno di riposare si fa sentire (avendo superato i ses…), il locale ove mi prestavo come assistente alla regia era già chiuso e la strada era ancora lunga, e per sicurezza, mi fermai al solito distributore di carburante automatico che si trova circa a metà strada, a circa un km, un locale che esegue musica dal vivo fino a tardi e nel quale è facile trovare compagnia, a quell’ora non c’è mai nessuno.
Scesi e introdussi le 50 euro nella colonnina e iniziai a erogarmi quanto acquistato quando poco lontano, alla poco lontana pensilina del gas, notai una figura particolarmente enigmatica, ma sicuramente al di fuori del target di donne che si appostavano in quella zona.
Zona tra l’altro abbastanza isolata e non facilmente raggiungibile, se non per giungere il locale che, in ogni modo, a quell’ora e in quel giorno, era già chiusa… Finita l’erogazione, chiusi il tappo del serbatoio e rilanciai un’occhiata a quella strana figura… era tardi oramai le quattro, ancora un poco e le luci dell’alba si sarebbero fatte vedere…
Appoggiata, una ragazza… giovanissima, illuminata malamente dalle lampada del distributore…
Certamente non una che era in quel luogo per “lavorare”, mi avvicinai e notai che era veramente giovane, una ragazzina o poco più. Vestita molto succintamente, un mini e ampio vestito (molto corto e abbastanza scolato, che si sosteneva appeso ad un seno molto piccolo ma ben marcato), che lasciava poco all’immaginazione. Un nastro (slacciato) le faceva, ancora, risaltare quel piccolo seno semi scoperto, ma non volgarmente.
Appoggiata e quasi aggrappata, avvicinandomi, notai che si teneva ad uno dei pilastri della pensilina per non cadere…, la guardai e notai che il tasso di alcol in quel corpo di giovane ragazza era abbastanza alto.
Guardandomi attorno, mi avvicinai con l’auto e con fare un po’ circospetto la presi sotto braccio e la feci salire in macchina, collocandola a sedere sul sedile al mio fianco…, e partii.
Pochi metri e mille pensieri, iniziarono ad attanagliarmi la mente, compreso il timore di incontrare una pattuglia… come avrei giustificato la presenza, in auto, della ragazza ubriaca?
Rallentai un pochino, quasi volevo riportarla ed abbandonarla, ma ripresi la strada e nello specchietto retrovisore notai che due pattuglie entrarono nella piazzola, immaginai che stavano cercando la ragazza, forse avvertiti da qualcuno della sua presenza. Conoscevo bene quella zona in quanto spesso usavo alcune stradine per appartarmi con qualche amica di primaria conoscenza, che mi davano piccoli piaceri… immaginando che se mi avessero fermato con la ragazzina avrei avuto tanti guai che la metà mi sarebbero bastati, svoltai in una stradina laterale che conduceva ad una vecchia e abbandonata cascina.
Invece di proseguire per la cascina mi inoltrai verso la campagna, spegnendo le luci (la luce lunare mi illuminava la ben tenuta strada sterrata) arrivai ad un piccolo boschetto…
Intuizione che mi salvò da rogne non ininfluenti, vista anche la mia posizione di professionista e di fotografo amatoriale.
Una delle due pattugli, imboccata la stradina che avevo, pure io preso, si diresse proprio la cascina… mi fermai e sceso (attento che la ragazza non facesse alcuna sciocchezza) guardai con attenzione i movimenti dei poliziotti, i quali dopo aver ispezionato, sommariamente, i dintorni della cascina se ne tornarono verso la provinciale e scomparvero nella direzione opposta di dove avrei dovuto procedere verso casa mia.
Riaccesa la macchina, ritornai sui miei passi e ripresi la provinciale verso il borgo nel quale potevo usufruire di un miniappartamento.
La ragazza tra i funi dell’alcol si era addormentata e aveva aperto le gambe facendo immaginare che l’intimo lo aveva lasciato altrove…, il suo ginocchio sinistro si appoggiò sul perno delle marcie…, il che mi spinse ad iniziare ad accarezzarlo e dopo qualche passaggio sentii un primo gemito che indicava un qualcosa di benevolmente gaudente.
La mano si spinse un po’ più verso l’alto, ma mentre la mano avanzava, lei chiuse le gambe e m’impedì di salire, girandosi di fianco e sistemandosi il mini vestitino in modo che non vedessi più di tanto. Nel fare questo la piccola borsetta le cade; avendo bisogno di una boccata d’aria scesi dalla macchina e preso la pochette, diedi una sbirciata per vedere se con lei avesse i documenti…
Con circospezione e attrazione (la testa mi scoppiava, una voglia repressa mi spaccava nel cavallo dei jeans… la avrei coartata volentieri… lì in mezzo alla piazzola) notai che s’era addormentata profondamente. Trovai la Carta di Identità e notai che non aveva ancora quindici anni… grattandomi la testa mi dissi: “Cazzo qui arrischi la galera, ne vale la pena?”. Oramai ero in gioco, che fare? Lasciarla in mezzo alla strada? Se in un momento di lucidità mi avesse visto e poi mi poteva riconoscere… avrei avuto guai a non finire.
Riposto il documento nella borsetta, ripartii verso casa, ora sapevo che abitava dall’altra parte della provincia a circa un’ora di strada…
Se la portavo a casa, avrei perso due ore di sonno, pertanto decisi di andare a casa mia, durante il percorso si rigirò e mostrò le sue grazie in modo totale brutale, borbottai: “Ma sta facendo in modo che la violenti?”.
Come se mi avessi sentito, si mosse svegliandosi e: “Dove sono?” chiese con la bocca impastata dall’alcol “…quel bastardo mi ha lasciato in discoteca per quella puttana di Mary…!” e tentò di mettersi seduta in modo decente e il ginocchio venne vicino alla mano con la quale stavo cambiando marcia… non tentennai e detti una stretta al ginocchio e poi alzai il “tiro”.
Chiuse le gambe impedendomi di risalire: “Che cazzo fai? È proprietà privata!”.
Con questo dette segni di risveglio anche se l’alcol le impediva di essere presente… la mia mano entrò tra le gambe e lei si mise a ridere ancora inebetita. “Che imbecille e bastardo, mi ha lasciato sola e ora non so come tornare a casa…” continuò, stiracchiandosi tenendo sempre gli occhi chiusi “Ma gliela farò pagare…” e si rigirò mostrandomi le sue belle chiappette sode, anche se si nota che erano ben allenate.
Arrivai in un tratto solitario spensi la macchina e mi girai verso di lei, e accarezzandole una coscia, da dietro, salii verso il nido dell’amore, e come d’incanto apri le gambe ridendo vogliosamente, una folata di profumo di donna mi assalì impregnando le mie narici che trasmisero al cervello la sua voglia… non ci pensai più! Il desiderio di scopare una fresca fighetta superò tutte le remore che mi frenarono fino a quel momento…
In ogni modo ero sulla strada, in pubblica area… accarezzai i sodi glutei e penetrai la vulva che era fradicia. Questo la scosse e la svegliò. giratasi: “Chi sei? Che fai?”
E guardandomi anche se la tenue luce dell’alba non le permetteva di individuarmi bene… “Portami a casa, ho sonno!”
Io deglutendo la saliva: “Casa di chi?”, ella continuò a fissarmi e “Mia!” disse… e si mise a ridere; poi “Cazzo! Devo pisciare…!” e tentando di scendere “Come si apre sta’ porta, che hai chiuso…” e mentre lei continuano un rosario di parole impronunciabili scesi e la raggiunsi aiutandola a raggiungere un piccolo cespuglio isolato, ove dopo averle tolto il vestito l’aiutai a posizionarsi per le sue evacuazioni fisiologiche; finita la sua bonifica fisiologica divenne più rilassata quasi sobria.
Mi guardò e… “Allora mi porti a casa…?…” e preso il vestito tentò di indossarlo “Ma, perché non mi aiuti, invece di guardarmi le tette…” e nel dire questo si massaggiò i duri e irti capezzoli “Neppure la fica devi guardare…” e nascondendola, con una mano, si infilò il medio dentro, allargando le gambe, quasi ad invitarmi…
Non ci pensai due volte, e la presi portandola contro la macchina, baciandola, infilando la lingua nella sua bocca che non oppose resistenza. Qui pomiciai un po’ e in un secondo di pausa “Portami a casa… non qui in mezzo alla strada” anche se ancora ubriaca sapeva cosa voleva, e come voleva…
Le infilai alla meno peggio, il vestitino e dopo averla fatta salire, partii verso l’appartamentino… durante la giuda cercai con affanno le chiavi; arrivato mentre lei si era avvinghiata in modo osceno, aperta la porta e richiusa alle nostre spalle la presi, baciandola con foga e tastandole il culetto e la fradicia fighetta, le tolsi quello straccetto di vestito… buttandola sul divano-letto e mentre stavo per infilare la testa tra le sue gambe per assaporare quel copioso liquido vaginale che le aveva reso le labbra viscide e lucide… lei si mise a gambe larghe ed infilò l’indice e il medio, della mano destra, nella figa oramai aperta, mentre con la sinistra si mise a tormentarsi i turgidi capezzoli mugolando di gioia e di goduria.
Davanti a quello spettacolo ero indeciso se scoparla in modo brutale, se farmi una sega oppure… l’idea mi venne all’improvviso.
Optai per riprenderla con una videocamera, presi quest’ultima e iniziai a riprendere quella scena con l’esclusione di ritegno e cercando di acquisire tutta la scena nei minimi particolari.
La cosa era fantastica, neppure nei video che avevo e che con qualche amichetta guardavo era si esplicita, ingenuità e desiderio, spontaneità e passione, inesperienza mista a ricerca del piacere esplosero, dopo diversi minuti, in un flusso di liquidi vaginali che mi riportato a volerla leccare in tutti i pori…
Quando l’ultimo spasmo orgasmale, la stese sconfitta, mi spogliai e infilai, finalmente la testa tra quelle cosce assaporando l’odore acre/dolce della giovane in calore; iniziai a succhiare, mordere e leccare quelle labbra viscide e rosse dall’orgasmo appena avuto.
Non so per quanto andai avanti ma, sentendola e vedendola, contorcersi colta da spasmi a volte leggeri ed a volte violenti, non pensai a scoparla subito… e continuai per tantissimo tempo… non so per quanto tempo.
Lei mi teneva la testa schiacciata contro la vulva in fiamme, e urlava il suo piacere e godimento facendomi comprendere il suo apprezzamento e diletto.
Una volta stremata si abbandonò lasciandomi la testa… i testicoli mi facevano male ma resistetti nello scoparla. MI stesi vicino e lei mi sorrise, mi bacio e mi accarezzò il viso… era stremata ma felice “Grazie, nessuno prima mi aveva fatto quello che tu mi hai regalato!”. Dopo poco, sempre accarezzandomi il viso e scendendo sulle spalle e sul petto, si alzò e mi diede un bacio.
Iniziò a scendere con baci e leccando in ogni singola parte del corpo… arrivò all’ombelico e prese tra le mani il cazzo duro e oramai pronto a sborrare, pochi istanti e lo aveva in quella fresca ed esperta boccuccia…
Prese a pompare, a leccare ad accarezzare fino a quando senti che stavo per venire, lo prese bene tra le labbra e iniziò un gioco con la punta della lingua. Non potei più resistere e venni scaricando sborra e tensione…
Poco dopo ci addormentammo abbracciati e sereni in quel letto e in quella stanza piena si sapori e odori d’un desiderio appagato e parzialmente acquietato.
Ci svegliò il suono del suo cellulare.
Era la madre di lei, che desiderava sapere se tutto era a posto… “Si mamma! Tutto a posto, non preoccuparti torno questa sera…”

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