Santa a parole.. ma a fatti? Chi male pensa male fa’ (cronache di una moglie bigotta.)

Santa a parole.. ma a fatti? Chi male pensa male fa’ (cronache di una moglie bigotta.)

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Questa è una storia vera raccontata da un marito che ha deciso di non aver niente da perdere.
Incontro Marco in un accaldato pomeriggio d’Agosto. Mi sta aspettando comodamente seduto al tavolino di un bar situato sulle splendide rive del lago di Garda. E’ tanto che non vedo quel mio simpaticissimo cugino che considero come un fratello, anzi di più. Lui è li per fare kite surf, io per incontrare un importante cliente. Mentre mi avvicino vedo passare uno schianto di ragazza in bikini che allunga un bacio sulla guancia di Marco e gli sussurra qualcosa nell’orecchio. Dall’espressione beota assunta da lui non posso far altro che immaginare un appuntamento a luci rosse programmato per la sera stessa. Marco è fatto così… un farfallone di quarantacinque anni dedito quasi esclusivamente alla bella vita. Due lauree acquisite con il massimo dei voti, una in lettere l’altra in psicologia; due importanti pezzi di carta mai usati, se non per ammaliare centinaia di donne con riferimenti a Freud, Hemingway, Dante, Boccaccio etc etc. Un figlio di papà impegnato a sperperare i soldi guadagnati da un padre imprenditore di successo, ma dedito solo al lavoro e a passioni orribili che apprenderete nel corso di questa lettura. Non posso fare a meno di ripensare a tutte le cazzate che abbiamo fatto quando eravamo ragazzini e i nostri genitori avevano l’abitudine di andare in ferie assieme. In quel preciso momento, mentre faccio slalom fra i tavolini, mi torna in mente l’eccitante episodio di tanti anni prima nel quale Marco, vent’anni suonati, con un discutibile ricatto obbligava sua sorella appena diciottenne (mia cugina) a togliersi il bikini nel bel mezzo di una sconfinata pineta a ridosso della spiaggia di Vasto. “Dai Marika!… Che poi ti facciamo vedere i nostri piselli!”
Mugugnando non poco lei aveva ubbidito e per me vedere una donna denudarsi completamente per mostrare due tette imperiali e un pube quasi imberbe, classico di un’adolescente appena diventata donna, fu una delle esperienze erotiche più eccitanti della mia vita. Almeno così pensavo fino a quel momento perchè, non meno di due giorni dopo e usando lo stesso e ignobile ricatto, Marco era riuscito a convincere Marika ad uscire dall’albergo vestita solamente da un vestitino attillato ricoperto di motivi floreali. Era notte inoltrata quando tutti e tre raggiungemmo il bagnasciuga e solo nel momento in cui io e mio cugino ci sedemmo su uno dei galleggianti del pattìno di soccorso mi resi conto che sua sorella, sotto a quello striminzito indumento, non indossava nient’altro. Si accovacciò a terra come se dovesse fare pipì, poi spalancò le gambe e mentre ci faceva vedere un paradiso illuminato fievolmente da un lampione lontano, chiese: “E adesso… Cosa devo fare?”
“Mostraci le tette!” Lei aveva ubbidito subito senza discutere. In un paio di secondi si era tolta il vestito rimanendo completamente nuda ai nostri occhi e questo mi portò a pensare che, tutto sommato, quello strano gioco non dispiacesse neppure a lei. Ne ebbi conferma due minuti dopo quando, con movimenti da zoccola navigata, Marika prese in mano i nostri uccelli completamente in tiro e in pochi secondi ci portò entrambi all’orgasmo. Nella nebbia delle nirvaniche sensazioni mi ricordo i lamenti poco convinti di una ragazza con le mani e i seni imbrattati di sperma. Quei guaiti erano durati poco poiché, con tono alquanto antipatico, Marco aveva ordinato: “Saltami sopra!… Se non vuoi che mamma sappia cosa fai con il papà quando lei non c’è!”
A quei tempi, la voce incesto non mi diceva gran che e neanche tanto mi sconvolgeva. So solo che, mentre vedevo il glande viola di mio cugino entrare fra le labbra fradice di sua sorella, io mi ero goduto lo spettacolo masturbandomi ferocemente fino ad una nuova venuta, nello stesso istante in cui Marika dichiarava urlando il proprio orgasmo e la cappella di Marco saltava fuori dalle sue piccole labbra per schizzare fiotti di denso sperma dappertutto. Questa splendida e incestuosa tresca era continuata per le due estati successive fino alla morte di mio padre, ma non posso dimenticare che Marika è stata la mia “nave scuola” e che per merito dei suoi pompini, le sue spagnole, e le penetrazioni che mi concedeva a pecorina mentre succhiava l’enorme randello del fratello, mi aveva fatto diventare uomo. Con un sorriso a trentadue denti stringo la mano di Marco, mentre cerco di scacciare dalla mente l’immagine di sua sorella sopra di me, impegnata in uno smorzacandela da urlo e quella di mio cugino che da dietro la sta inculando per la prima volta usando come lubrificante uno scadente olio solare.
“Ciao vecchia ciabatta!” Esclama alzandosi e stringendomi la mano fin quasi a farmi male.
Fa un cenno al cameriere e chiede: “Cosa bevi?”
Passiamo la mezzora successiva a parlare da vecchi amici del più e del meno, poi la ragazza perizomata torna all’attacco. “Marco?!… Vieni o no? Il vento è uno spettacolo… non puoi perderti quest’occasione.” Mentre dice questo fa finta di non accorgersi che dallo striminzito bikini le esce quasi completamente un capezzolo e che il francobollo di stoffa, incaricato di coprirle le parti intime, non è allacciato benissimo sui fianchi e adesso, facendomi strabuzzare gli occhi posso osservare un pube completamente rasato e a malapena nascosto da un triangolino bianco e quasi trasparente. Con un’erezione alquanto dolorosa sotto ai jeans accompagno Marco fino al suo aquilone da kite surf. Lui comincia a prepararsi e io mi siedo sullo scomodo ghiaione del bagnasciuga.
“Ti piace la mia amica vero?”
“Mamma mia che figa imperiale!…”
“Ehh sì!… Ma a proposito di belle fiche… la tua splendida moglie come sta?”
Mi chiede mentre si sta infilando la tuta termica. “…Quando la vedi salutamela tanto… la sua quarta di reggiseno!”
Rido di gusto a quella battuta, sapendo benissimo della sua attrazione fisica nei confronti della mia consorte.
“Ti piacerebbe vero? Ma lo sai com’è fatta Giulia… Con te non c’è trippa per gatti… lo sai che ti odia… per come sei!”
Lui mi guarda fisso negli occhi e con un sorriso beffardo esclama senza vergogna; “Lo sai vero che come dicono da queste parti, in Veneto… tua moglie è una brasa querta?”
In quel momento mi ricordo della laurea in psicologia presa a pieni voti da mio cugino e con un tantino di timore chiedo lumi sulla definizione dialettale che, da buon Toscano di origini, non capisco.
“Vuol dire che la tua bellissima, ma bigotta moglie è una brace coperta… significa che se tu dai una soffiata alla cenere superficiale, sotto si nasconde l’inferno… o il paradiso… dipende dai punti di vista.”
Marco fa un attimo di pausa, poi seguitando a sorridere alla sua odiosa, ma affascinante maniera prosegue: “La tua gelosissima compagna, quella che ti tiene controllato il telefono, quella che non ha un account su facebook, ma usa il tuo per farsi i cazzi degli altri e romperti i coglioni ogni volta che mandi gli auguri di compleanno a una tua amica, quella che ti annusa appena rientri a casa per sentire eventuali profumi di femmina aliena, quella che fingendo un involontario uso del tuo telefono chiede lumi sul motivo per cui hai cancellato l’immagine spedita da un tuo amico dicendosi convinta che l’hai eliminata perchè era una foto pornografica di qualche bella gnocca a gambe spalancate, quella che non ha quasi mai voglia di fare l’amore perchè è sempre troppo stanca…”
Trovo la forza di interromperlo rendendomi conto che in pochi secondi è riuscito a spremere il succo, la vera essenza, di mia moglie. Mi sforzo di sorridere e asserisco:
“Sì! Proprio lei!” Evito di ricordare a Marco che Giulia è una donna adorabile, ma dal punto di vista sessuale molto problematica. Lui lo sa perfettamente che mia moglie, in età adolescenziale, è stata aggredita da un gruppo di sbandati che nell’androne di un palazzo di periferia le hanno strappato di dosso il costume carnevalesco di biancaneve e che non sono riusciti a violentarla solo per merito di una vecchietta di passaggio che alla vista di tale scena si è messa ad urlare a squarciagola.
Marco mi guarda e mi dice: “Sono il tuo testimone di nozze e ti ricordo che perfino il giorno che ti sei sposato ti ho avvisato che stavi sposando una sorta di dottor jekyll e mister hyde, ma tu non hai voluto e non vuoi tuttora credermi che la tua Giulia è…”
Si ferma e fa finta di controllare l’esatta posizione di un moschettone di sicurezza.
“E’èèèè….cosa?” Lo imbecco io in modo infastidito.
“Una zoccola inibita!… Non vuoi ammetterlo? Mi dispiace per te, ma come ti ho proposto qualche anno fa, torno a ribadire che se vuoi tornare a fare un eccitante sandwich come facevamo con mia sorella, basta che mi dai carta bianca e nel giro di una settimana ti farò vedere cosa è in grado di fare la tua inibita mogliettina.”
A quella proposta, fatta quattro anni prima, avevo risposto con un secco no, ma adesso, alla luce di una vita sessuale quasi inesistente, mi si è improvvisamente accesa una lampadina. Penso al fatto che non sono per niente contento del rapporto che ho con mia moglie e che da qualche tempo sto sinceramente pensando ad una separazione definitiva. Non provo più attrazione mentale per una donna che assomiglia sempre più ad una panchina di marmo e d’istinto rispondo a Marco: “Ti sfido! La prossima settimana sono in ferie in Puglia… Ti do carta bianca. Presentati con una scusa nel nostro stesso campeggio e ti do tre giorni per convincere mia moglie a farsi scopare da noi due insieme! Questa cosa mi piace molto, ma sono convinto che non funzionerà… tu non conosci Giulia! Sono molto scettico.”
Detto questo mi alzo e me ne vado salutando con un sorriso. Sono in viaggio verso casa da un’ora quando il telefono mi avvisa dell’arrivo di un sms da parte di Marco. Distrattamente lo visualizzo sul display dell’auto e leggo. “Hai mai provato a farle una fantasia erotica? Vuoi veramente vedere eccitata la tua glaciale mogliettina? Raccontale una storiella piccante! Ma mi raccomando… il protagonista maschile non devi essere tu! Ciao, fammi sapere.”
Quel messaggio mi turba alquanto perchè, effettivamente, non ho mai coinvolto mia moglie in questo tipo di attività porno ludiche. Non che non ci abbia mai pensato, ma ho sempre temuto le reazioni incontrollate di Giulia nei confronti di qualsiasi cosa riguardi il piacere fisico. Quindi nei cassetti della nostra camera non troverete mai un vibratore, un lubrificante o un giornalino porno… o almeno, di questa cosa ne ero convinto fino a qualche momento fa.
Arrivo a casa e vengo accolto da lei, la mia splendida compagna. Penso di non averla ancora mollata solo per quanto è figa! Fa molto caldo e Giulia indossa una canottiera bianca e attillatissima che le lascia scoperta la pancia. Sul prorompente seno il tessuto è talmente tirato che posso intravedere perfettamente la forma e il colore di due splendidi capezzoli. Le mutandine alla brasiliana che le cingono i fianchi sono un vero e proprio insulto al mondo dell’abbigliamento poiché le ricoprono a malapena lo splendido ciuffetto di peli biondi che tiene perfettamente curato sul suo pube. Si gira per mescolare qualcosa in una pentola mostrandomi il culo, la parte del corpo che le preferisco. Osservo quelle due natiche sode ondeggiare assieme al mestolo che sbatacchia frenetico nella padella. Mi avvicino, le sposto i lunghi capelli biondi dal collo, ci appoggio sopra le labbra e faccio scivolare una mano su uno dei suoi seni. Lo stringo leggermente poi, altrettanto dolcemente sfioro ritmicamente con l’unghia dell’indice il tessuto sopra il suo capezzolo facendolo immediatamente inturgidire. Lei molla il mestolo afferra il mio polso e sottovoce mi dice: “Dai!… non adesso. E poi?!… Cos’è tutta questa voglia? Hai visto in giro qualche puttana che te lo ha fatto tirare?”
Ecco! Come sempre lei sa rompere la poesia a questo modo. E’ sempre stata così! Non riesce a farne a meno. Alquanto innervosito vado in bagno e mi faccio una doccia. Appena tornato mi siedo a tavola per cenare e, come al solito, parlare del più e del meno degli argomenti preferiti da Giulia e cioè: gossip, chiacchiericci, e cattiverie sulle coppie del nostro paese che conosciamo, e anche non. Al quarto matrimonio in crisi per colpa di un marito puttaniere… mi alzo e mi stendo sul divano per guardare un po’ di telegiornale. In realtà non fisso lo sguardo sul televisore, ma osservo mia moglie mezza nuda sparecchiare la tavola. Le cade una forchetta e per raccoglierla si accovaccia a terra mostrandomi il culo. Non riesce a raggiungerla, quindi si mette alla pecorina e s’infila sotto al tavolo. Mi diventa immediatamente duro quando vedo che la sottile striscia di tessuto del perizoma le si è quasi completamente infilata in mezzo alla fica lasciandomi la possibilità di godere della vista di due splendide labbra perfettamente depilate. Non commento perchè so che lei mi darebbe del maniaco sessuale… quello che pensa sempre a scopare e nient’altro. Dopo cinque minuti si siede vicino a me accoccolandosi alla sua maniera contro un mio fianco. Fa caldo, ma non mi interessa perchè sono eccitato come non mai e lei se ne accorge. Guardando i miei boxer gonfi esclama sorridendo: hai una banana nelle mutande… o sei felice di vedermi?
“La seconda che hai detto!” Esclamo ghignando divertito.
“Come mai sei così eccitato?”
“Forse perchè sono due settimane che non lo facciamo?” Rispondo con tono ironico.
“Non è perchè oggi hai visto il tuo cuginetto Marco e….” “Eeee cosa?”
“E ti sei guardato una delle sue tante puttanelle siliconate che gli ronzano sempre intorno?”
Di solito, arrivati a questo punto io mi alzo e vado nel mio studio a guardare l’altra televisione o a giocare con la play station, ma stasera no! Sono stanco delle sue paranoie e ho voglia di scopare quella gran figa di mia moglie! Le prendo la mano e vincendo una sua timida resistenza l’appoggio sul mio uccello completamente in tiro. Incredibilmente lei non discute. Comincia a carezzarmi l’asta ancora nascosta dalla stoffa elastica dei boxer. Mi meraviglio di me stesso nell’osservare quanto grosso e duro mi sia diventato l’uccello. Non sono un super dotato, ma madre natura mi ha regalato una circonferenza davvero notevole, tanto da non permettere a mia moglie di chiuderla fra pollice e indice quando è impegnata in una delle sue meccaniche e dolorose seghe.
“Uauu…” Esclama infilando una mano sotto e afferrando con forza l’asta. “Che tega che hai oggi!”
Me lo scappella la prima volta notando quanto il mio glande sia gonfio, bagnato e pulsante. Inizia a farmi una sega, ma stavolta la vedo veramente ammirata dalla mia prestazione straordinaria. Sono alquanto eccitato e prima che lei rovini tutto come al solito, con una delle sue frasi di donna inibita e bigotta, le sussurro: “Sai?… Marco non ce l’ha così grosso!”
E’ la prima volta che mi cimento in questo tipo di approccio sessuale e per me è un terreno assolutamente sconosciuto, ma la cosa mi eccita ulteriormente e non mi interessa più se la serata finirà con una litigata. Non lascio a Giulia il tempo di razionalizzare la mia frase, perchè il sesso non è ragione, ma è puro ed estasiante istinto! Le afferro i capelli dietro la nuca e con un movimento violento le abbasso la testa fino a portarle la bocca davanti al mio cazzo gonfio. Mi aspetto una reazione di rifiuto, ma non succede così. Lei spalanca la bocca ed emettendo un gemito che assomiglia a rabbia ben mescolata a lussuria, allunga la lingua e dopo averla fatta roteare un paio di volte sulla pelle sensibile della mia cappella, si abbassa velocemente fin quasi ad infilarsi il mio uccello in gola. Erano mesi che non ricevevo un pompino da mia moglie e devo essere sincero, a differenza delle altre volte, oggi mi sta dimostrando di farlo veramente volentieri. Tenendole i capelli l’aiuto nel movimento e per la prima volta da quando siamo insieme ho la netta sensazione di scoparla in bocca… nel vero senso della parola. Decido di scoprire quanto Marco abbia ragione e aumentando il ritmo della mia scopata esclamo a mezza voce: “Mio cugino ce l’ha più lungo, molto più lungo, ma grosso la metà del mio!”
Un gemito vibrato di goduria esce dalla gola di mia moglie poi, quasi lei si fosse resa conto di questa inopportuna reazione, si stacca un attimo dal mio uccello e riprendendo fiato chiede con il suo solito tono infastidito: “Perché mi racconti questa cosa? Lo sai che non mi piace…”
Non la lascio finire perchè la obbligo subito a tornare sul lavoro appena interrotto e mentre le affondo l’asta fino all’ugola noto che la sua mano destra è finita sotto le sue mutandine e adesso, masturbandosi in modo convulso, muove istintivamente i fianchi come se avesse un grosso cazzo infilato in fica. Decido di giocare il jolly e chiedo: “Ti ricordi di quel ragazzo che l’anno scorso in ferie, ti ha mostrato l’uccello dal camper di fronte al nostro?”
Lei si blocca di nuovo e girandosi verso di me chiede alterata: “Perché mi ricordi quel porco minorenne ed esibizionista? Quello che mi seguiva dappertutto scattandomi foto per masturbarsi davanti a me mentre tu non c’eri, e in spiaggia continuava a farmi vedere di nascosto quanto ce l’aveva duro e bagnato sotto al costume?”
Nel suo tono di voce noto chiaramente una nota di eccitazione pura. A differenza di tutte le altre volte, nelle quali lei ha ricordato questo spiacevole episodio di molestie, sento un trasporto e una vibrazione strana delle sue corde vocali.
Non rispondo, ma in un secondo le tolgo la canottiera per liberare le sue splendide tette. I suoi capezzoli sono turgidi e gonfi. Con entrambe le mani afferro con forza quelle due enormi bocce. La obbligo a stendersi sul divano ed io faccio lo stesso sistemandomi dietro. Le abbasso le mutandine e scivolando con una mano fra il solco delle sue natiche le infilo un dito fra le grandi labbra. Uno tsunami di umori vaginali mi inonda fin quasi al polso. Non ho mai sentito mia moglie eccitata a questa maniera. Le infilo indice e medio nella fica ed esclamo: “Era solo per dirti che mio cugino ha il cazzo esattamente come quello di quel ragazzino…Quello che ti aveva preso di mira sperando di corromperti fino al punto di convincerti ad abbandonare le tue inibizioni e permettergli di scoparti dentro una delle docce del campeggio come la più lurida delle puttane!”
Lasciandomi letteralmente sconvolto Giulia viene urlando come non ha mai fatto. Il suo sconvolgente orgasmo è un susseguirsi di poco convinti: “Nooo… noooo… sei un porcoo…oooh Diooo, nooohh…”
Ho la mano completamente imbrattata dei suoi umori e senza chiedere niente, mentre lei è in preda alle convulsioni orgasmiche, porto quell’afrodisiaco liquido sui suoi capezzoli e dopo averlo sapientemente distribuito su due aureole ipersensibili, comincio a stropicciare fra pollice e indice due puntine di carne dure come il ferro. Il mio cazzo scivola fra le sue grandi labbra fradice in attesa che il suo tempo refrattario giunga a termine. Mi bastano cinque scivolate per convincerla ad allungare una mano e favorire la penetrazione. Sento la cappella sfondare l’entrata stretta stretta di una figa talmente bagnata da sembrare burro fuso. Già questo mi basterebbe per esplodere, ma mi trattengo e affondando tutta la lunghezza del mio uccello nella fessura ho la forza di dirle: “Certo che potevi entrare in quel camper!…”
“Cosa?!!..” Chiede lei dopo aver emesso un gemito degno della più navigata delle pornostar.
“…Potevi entrare in quel camper e far vedere a quel ragazzino cosa riesce a fare una donna sposata con un cazzo come il suo!… Saltandoci sopra a smorzacandela avresti potuto farlo venire due o tre volte poi, con la figa piena della sua sborra, raggiungere uno splendido orgasmo e mentre gli inondandovi la pancia con i tuoi umori di donna sposata, dichiarare che, per raggiungere l’estasi perfetta, avresti avuto bisogno di un suo amico… impegnato a sfondarti il buco del culo!”
“Noooohhhh… Dio mio ooohhh…. Sìììì…. Ooohhhh… due insiemeeee…. Cosa mi stai facendooo… non mi piace… Ohhh.”
Spero di aver reso l’idea. E’ difficile spiegare lo sconvolgente orgasmo che ha raggiunto mia moglie e allo stesso tempo descrivervi la sua assurda volontà di non dimostrare quanto questa cosa le sia piaciuta. So solo che un attimo dopo le sono esploso nella pancia e lei, solo nel sentire le pulsazioni della mia sborrata, mi ha seguito con un altro orgasmo accompagnandolo con una domanda emessa quasi implorandomi con la voce rotta: “Quante volte mi e venuto dentro il ragazzino?”
“Tante amore… tante! Ti ha riempito di sborra… e ti èpiaciuto tanto.”

Continua…

 

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