Rosaria. La nipote del prete

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Rosaria. La nipote del prete

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Non amavo molto partecipare alle serate mondane e soprattutto quelle a teatro, tuttavia il programma che mi si presentava quella sera non mi vedeva contrario, non perchè avessi cambiato idea rispetto al teatro ma perchè mi stimolava la compagnia e in particolare una coppia di amici. Il marito era grosso basso e rubicondo, porcigno nei suoi atteggiamenti, mentre la moglie, Rosaria, era timida e veramente poco disinvolta. Le mie attenzioni ero certo, come del resto in altre occasioni, si sarebbero appuntate verso la donna la quale seppure vestita nella maniera più sobria possibile evidenziava stupende abbondanze tanto per quanto riguardava il decoltè generosissimo quanto per ciò che concerneva un poderoso fondoschiena. Aveva un petto floridissimo (una sesta) e c’era da sottolineare come io fossi stato da sempre attratto in maniera atavica dalle forme così generose, rese ancor più appetibili dalla poca disponibilità dimostrata in qualsiasi occasione. Era una sfida, insomma. Avevo deciso di rimanere tutta la sera vicino alla donna. Da sempre avevo sognato di scoprire la parte più intima della donna ed ero fiducioso, come ogni volta che la incontravo, di carpire e quindi sfruttare un suo attimo di cedimento. Ipotizzavo, fra l’altro, che Rosaria avesse enormi potenzialità sessuali, solo se le si fossero fatte scoprire. Avrei dato il mondo per poterla avere, e non volevo più rimanere nella fantasia. I suoi seni erano da favola; ancora più notevoli di quanto ricordavo. La sua opulenza straordinaria mi paralizzava, in breve, mi resi conto che non sapevo più cosa fare e soprattutto come farlo. Alla fine del primo atto avevo portato a segno i primi approcci e quando si abbassarono le luci per l’atto conclusivo, preso coraggio le imposi la mano tra le cosce. Rosaria mi guardò furiosa, quasi brutale ma il mio viso riusciva ad ostentare un falso senso di sicurezza e di impavidità che non era meno eloquente. Dopo un primo momento di sorpresa misto a sdegno, Rosaria si acquietò e io rimasi fermo. Sembrava disperata, la sentivo ribollire, quell’attimo di debolezza, aveva senza dubbio segnato un punto a mio favore. La sensazione era molto piacevole e dava il senso di una insostenibile leggerezza, quasi che risultasse da una situazione di estremo godimento. Al contempo avevo istaurato un autentico potere nei suoi confronti. Questo era il classico caso in cui l’azione valeva più di mille parole non dette. La mano era come il companatico in un splendido sfilatino ben farcito e particolarmente prelibato. Sentivo la donna lentamente cedere. Incontrai a questo punto nuovamente lo sguardo di Rosaria oramai raddolcita e compresi che le mie sollecitazioni l’avevano portata ad un orgasmo; La donna oramai era solo vogliosa, l’avevo ammansita come volevo. Ora aveva accolto la mano ben attaccata alle calde pareti sugose e piene di ciuffi ricci arrotolati su se stessi in un istante di afflato bramoso come fosse parte integrante del suo caldo sesso, appendice ludica del suo apparato genitale, del suo cofanetto sensuale ed erotico. La sentivo bagnarsi ripetutamente di un brodo caldo, inondarsi di orgasmo vaginale, lago sensuale di carne preziosissima. Sentivo in maniera egoistica anche il desiderio di riprendermi la mano e odorarne il contenuto, il profumo di donna che le avevo carpito ma dagli sguardi di intesa che si moltiplicavano capii che toglierle quella sua parte da dentro, sarebbe stato troppo umiliante per lei e che in quel frangente sarebbe potuta morire di desiderio. Spingeva la vulva sulle mie dita, lei voleva il contatto profondo. Del resto anche io vivevo ciò come un’impresa ed ero orgoglioso che la mia mano si fosse oramai perfettamente integrata nella donna. Gli occhi di Rosaria sembravano suggellare la conferma che la città assediata era capitolata. Sapeva già dall’inizio che in quella situazione non avrebbe potuto resistere a un tale dolce e tenero supplizio. Purtroppo in quel momento si sentirono applausi scroscianti e ciò indicò che la commedia era finita, dovetti cosi a malincuore dopo un ennesimo sguardo languido lasciare il presidio con l’aiuto della donna che messasi il cappotto sulle gambe mi consentì di far riemergere la mano. Quella doveva essere ed ora non vedevo l’ora di riscuotere la cambiale. Dopo una notte d’inferno senza che potessi riuscire a chiudere occhio, sapevo che avrei dovuto battere il ferro finchè era caldo. La moltitudine di orgasmi a cui avevo costretto Rosaria in qualche ora mi rendeva estremamente sicuro. Come un folle non appena si fece mattina mi recai a casa della donna aspettando che il marito e i suoi figli uscissero. Dopo averli visti andar via, prima che lei potesse uscire salii per le scale e bussai al campanello per due volte consecutive. Sentivo i passi della donna avvicinarsi alla porta e guardare dallo spioncino, ma lei era esitante ad aprire. Sapeva che non avrebbe avuto scampo qualora fossi entrato. Le diedi tempo, poi suonai nuovamente e Rosaria finalmente si decise ad aprire. Fu allora che mi scaraventai addosso, mentre sentivo altre voci e compresi che era il vecchio prete zio di Rosaria che chiedeva da un’altra camera chi fosse. Non mi preoccupai: sapevo che era paralitico e costretto a stare a letto. Rosaria in questo frangente aveva il suo bel da fare nel tentativo di difendersi dalla mia irruenza ma anche nel tentare di non fare rumore particolarmente indicativo di quanto stava accadendo. Le avevo già messo una mano sul culo morbido e possente, strappandole di dosso le mutandine di pizzo color carne che la vestivano magnificamente. La donna in preda ad una moltitudine di sensazioni contrastanti, cercava ora di indirizzarmi, fortemente provata da emozioni interiori, oramai scoperte e da pulsioni erotiche irrefrenabili nel salone che per la sua disposizione consentiva un certo agio, ben isolato acusticamente. Era riluttante, ma io la baciavo in bocca con la lingua e la donna sebbene in balia mia era difficilmente piegabile. Era in crisi profonda, ma non cedeva. Senza indugiare la spinsi con violenza sul divano di pelle. La vagina della donna già zuppa di orgasmo caldo fiottava liquido sugoso in maniera abbondante come un fiume in piena. A questo punto i miei assalti insistenti e vigorosi andavano tutti a segno, motivo per cui la difesa della donna seppure ostinata non era possibile e quando finalmente riuscii a toglierle il maglione e a sfilare alla meglio il reggiseno, non vi fu più storia. La vista di quelle tette mostruosamente grandi moltiplicarono a dismisura la mia potenza ed iniziai una ciurrata senza tregua. Le mammelle erano ancora più grandi e soffici di quanto mi aspettavo liberate da un reggiseno rigidissimo. Aveva un capezzoli grossi e un’aureola a margheritona marrone scuro. Rosaria continuava a difendersi, si dimenava come meglio poteva ma era ormai facilmente controllabile da me . Infatti non appena volli le imposi il pene nella fica calda e pregna di liquido. La donna tentava ancora una tenue resistenza più per orgoglio femminile, per falso pudore che per effettivo desiderio di salvarsi. Era ormai su di giri ed io ero conscio di sovrastarla. Sebbene Rosaria fosse troppa diedi fondo a tutta la mia esperienza, non potevo lasciare un centimetro di quel corpo insoddisfatto, la succhiavo, ormai in tutte le situazioni. La spada che la fendeva era grossa all’inverosimile, e lei sapeva che la mia sbarra di acciaio di carne temprata, incandescente non sarebbe più uscita dalla sua larga valle. Il treno era dentro al tunnel per un viaggio che l’avrebbe sconvolta e rivoltata come un calzino. Volevo violarla sino a lasciarla senza più la forza di pensare, e di respirare. Rosaria subiva ma la resa definitiva tardava a venire, mi rendevo conto, infatti, che c’era ancora qualche cosa che non la rendeva ancora completamente sottomessa. Il mio pene era grosso, duro e soprattutto sentiva un immediato bisogno di scaricare. Con una mossa agile, quindi la sospinsi sul divano e in men che non si dica la misi carponi, a faccia in già, le fui subito sopra divaricandole il suo culo grossissimo, splendido e flaccido. In questo frangente la difesa della donna si azzerò quasi totalmente. Io ero impazzito, stantuffavo al massimo della potenza e lei bofonchiava, anzi grugniva. La meta era il difficile accesso nell’ano. Il cazzo era grossissimo, smisurato e non trovava spazio nel buco della donna che era incredibilmente vergine. Non mi sembrava vero che una cinquantenne avesse un punto di verginità così caldo. Rosaria urlava, strepitava non voleva essere posseduta analmente, non voleva essere sodomizzata, implorava che ciò non avvenisse aveva ritrovato forze inestinguibili difendeva il suo baluardo in maniera incredibile, ma io la volevo proprio li. Compresi, comunque, che per la sua difesa lo splendido buco del desiderio posto tra quelle natiche favolosamente straripanti non poteva essere preso con la sola forza, e allora decisi di giocare di astuzia, e con una rapida manovra, mentre lei era ancora nella posizione alla pecorina, scesi leccandola a piena lingua sia sulla vagina che all’attacco del culo. Rosaria perse il controllo per degli attimi preziosi, mentre io continuavo a martirizzarla senza pietà. La saliva si sprecava su quella vagina pelosa e sbrodolante di orgasmo. Ero, allo stremo, ma finalmente sentivo che l’ultimo agognato premio era ad un passo. Lei continuava a implorarmi di non incularla, di non farle questa grave violenza, ma io volevo il suo culo. Spinsi aumentando l’intensità del leccaggio e lentamente la donna si piegò in due spaccandosi irrimediabilmente. Riuscivo con la forza del desiderio a mantenere costante questo ritmo, e finalmente dopo un forcing incredibile in cui avevo perso tutta la saliva, la donna iniziò a cedere a dire dei siiii prolungati, quindi grugnì stramazzò di botto e sfinita cadde sulle cosce spossata e sfatta. Ad un certo punto dopo innumerevoli sollecitazioni l’ano si dilatò, lo sfintere demorse e fu così che inserii il pene di forza ed esso entro prepotentemente con un suo grido lancinante. Rosaria si era dimostrata quasi indomabile, ma ora ero il vincitore e stavo per prendermi il premio di una durissima lotta. Rosaria sfinita aveva firmato la sua capitolazione con resa immediata e senza condizioni. Le svellicai le cosce per bene al massimo dell’estensione possibile e pompai l’ano. Rosaria riuscì con molta difficoltà a soffocare un grido che la diceva lunga su quello che di li a poco la avrebbe aspettata. Entrai definitivamente, spaccando l’ano e imponendole di violenza un ritmo indiavolato. Le mordevo la schiena mentre con le mani le stringevo quelle poderose natiche che avevo spesso immaginato. Rosaria era frantumata in ogni sua intima difesa. Ora potevo prolungare a mio piacimento il possesso bloccando o accellerando a seconda dei casi il ritmo e non contento muovevo il pene ora in orizzontale, ora in verticale per allargare, distruggere l’ano, con atteggiamento quasi sadico, tuttavia la situazione non sembrava creasse più problemi alla donna che sebbene in atto di sudditanza, ora manifestava di gradire una scopata così selvaggia. Ella attendeva oramai svaccata la scarica finale. Ora mi incitava senza ritegno come una cagna in calore e io con perfetto controllo arrivavo al margine e poi mi fermavo ad un istante dall’apice strizzandole mio piacimento le enormi mammellone. La donna non era esperta di sesso perciò la castigai togliendole il pene impregnato dell’odore e del liquido del suo culo, la rivoltai supina e nonostante le proteste le infilai il pene in bocca, mentre Rosaria che era preda dei molteplici orgasmi della sodomizzazione, sbrodava abbondantemente. Non tentò di rifiutare ma lo prese in gola tutto fino all’ultimo, mentre io mi divertivo col suo seno e specialmente i suoi capezzoli. Il pene poderoso come un vulcano esplose poco dopo riempiendole la bocca, la gola e tutte le poppone mature e dolci. Fu a quel punto che portandole le mammelle in bocca alternativamente la aiutai a succhiarsi l’orgasmo frutto di quell’interminabile maratona. Il gioco però non era affatto concluso. la succhiai nel modo più violento possibile, tanto che le mammelle della donna turgide per l’eccitazione, divennero violacee, a quel punto poi resomi conto che non avevo ancora fatto una spagnoletta come si doveva le imposi il pene tra i seni e la spinsi a stringere le sue tette, facendolo scomparire. Il seno rispondeva in maniera magnifica, la sua tenuta era ideale. In men che non si dica lo schizzo di orgasmo, suggellò il possesso carnale anche dei seni innaffiati anch’essi con l’abbondanza possibile dopo tanti orgasmi. Le imposi a questo punto una nuova pecorina con lei che era sfiancata. Le leccai nuovamente la passera oramai secca e Rosaria provata rimase inebetita, fu così a secco che le possedetti l’ano e lei mi fu grata molto, molto grata.

 


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