Promesse mantenute – seconda parte

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Promesse mantenute – seconda parte

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Il mostro di gomma nera risale piano nelle mie budella, dilatandomi l’ano in maniera impressionante: dieci, quindici, forse venti centimetri di quel super fallo sono già dentro di me, sotto lo sguardo attonito dei miei due amanti, quando sento di nuovo quello “stop” causato dalle anse dell’intestino. Mentre mi domando come facesse l’attrice a ingoiare da quell’apertura lunghezze e calibri ben maggiori, provo a spingere come per evacuare, e mi accorgo che riesco a far scivolare in me ancora qualche centimetro del fallo, anche se con la mano che lo regge sento che ce ne sono ancora fuori quindici centimetri, forse di più.
Resisto alla tentazione di provare ad inserirne ancora di più, d’altro canto il rischio di provocarsi una lesione è forte, e inizio a sollevarmi e poi riabbassarmi su quell’oscena colonna virile, sentendo ogni centimetro entrare in me dilatandomi e poi scivolare fuori dandomi l’impressione di volermi risvoltare all’esterno l’intestino.
E godo. Incredibilmente godo. Godo a sentirmi sfondata in quel modo abnorme, godo a esibirmi in quel modo osceno agli occhi dei miei due amanti, che nel frattempo si sono alzati dal letto e sono venuti accanto a me. Lo spettacolo ha indubbiamente sortito su di loro l’effetto che era prevedibile, infatti i loro cazzi sono già di nuovo duri ed eretti, e mi piego leggermente in avanti cercando di impugnarli.
La colonna di gomma dentro di me mi ostacola i movimenti, ma cerco ugualmente di raggiungere con la bocca quei due cazzi che mi vengono offerti, fino a che con un “plop!” il fallo mi scivola fuori lasciandomi libera di piegarmi a novanta gradi e baciare quegli arnesi.
Subito i miei due amanti mi riportano sul letto; sdraiata a pancia sotto sento due mani che mi separano le natiche, scoprendo un buco rossastro che palpitava e non accennava minimamente a richiudersi, e poi, spinto da uno dei due, sento il mostro che scivola di nuovo dentro di me.
Un brivido di terrore mi attraversa la mente: e se il mio amante non riuscisse a mantenersi lucido e affondasse in me con violenza quell’enorme simulacro virile? Mi squarterebbe sicuramente, e anche senza arrivare all’irreparabile, ne subirei delle lesioni gravissime. Riesco solo a mormorare “Fate piano… vi prego, state attenti…” ma ben presto mi accorgo che i due, anche se eccitatissimi,
riescono ad essere abbastanza cauti: il fallo mi viene infilato fino a dove ero riuscita ad accoglierlo prima, e sfilato con delicatezza lasciando ogni volta il buco aperto come una piccola bocca.
Il mio sfintere ormai aveva “preso le misure” a quel pene stupendo, e, pur non riuscendo ad accoglierne l’intera lunghezza, lo lasciava scivolare dentro e fuori senza più opporre alcuna resistenza né in un senso né nell’altro.
Improvvisamente, poi, il fallo mi fu sfilato lasciando vuoto per un lungo momento il mio povero buco del culo, che immaginavo essersi trasformato in un’oscena voragine; la tregua tuttavia durò poco, perché dopo pochi secondi sentii scivolare in me il cazzo di uno dei miei due amanti.
“Entra meglio che in una figa… nemmeno una che ha appena partorito è così larga” disse Claudio, rivelandomi l’identità del mio scopatore con quel commento che avrebbe dovuto umiliarmi, ma che al contrario mi eccitò ancora di più.
Allungando una mano, incontrai il cazzo di F.; lo impugnai e alzai la testa per guardarlo in viso.
“Ve l’avevo promesso… non so se ci riuscirò, ma voglio provarci… scopatemi insieme…” gli mormorai, mentre il suo amico continuava ad incularmi.
F. lo fermò, Claudio mi sfilò l’uccello dal culo e i due rimasero in attesa di istruzioni.
“Sdraiati qui” dissi a F., e non appena fu in posizione mi misi sopra di lui. In un attimo il suo uccello mi entrò nel culo fino all’elsa, dopo di che mi sollevai un pochino facendolo uscire fino a metà. Mi sdraiai di schiena sul petto di F. stando attenta a non far fuoriuscire il cazzo dal mio buco dilatato, e mi rivolsi a Claudio: “Prova a venire anche tu, dai… ma fai piano…”
Lui appoggiò l’uccello a quello del suo amico, spingendo contro il bordo dell’anello di muscoli, ma senza riuscire a ricavarsi lo spazio per entrare. Poi, dopo due o tre tentativi, lo sentii distintamente schiacciare in basso il cazzo di F. e guadagnare così una fessura per infilare il glande nel mio buco.
Sentii una piccola fitta di dolore, e realizzai subito che la cappella di Claudio era entrata nel mio culo insieme al cazzo dell’altro amico, e che ora i due cazzi stavano aprendosi la via per scivolare più profondamente possibile dentro di me.
“Oddio… siete tutti e due dentro… è pazzesco… ma vi sento dentro…”
Con un braccio strinsi a me Claudio, mentre il suo pene e quello di F. stavano risalendo lentamente il mio retto fino a dove il complicato intreccio dei tre corpi lo rendeva possibile. Ovviamente non potevano penetrarmi per l’intera lunghezza visto che nessuno dei due aveva lo spazio per aderire perfettamente al mio corpo, complici anche le dimensioni del mio fisico, non propriamente simile a quelli delle diafane porno modelle est europee.
La penalizzazione in termini di lunghezza era però ampiamente compensata dal diametro di quei due scettri di carne che, uniti, mi allargavano l’ano a dismisura.
Restammo per un momento abbracciati, teneramente e perversamente abbracciati.
Baciavo la bocca di Claudio appassionatamente, mentre il mio sfintere si era definitivamente arreso a quella penetrazione anomala e mi permetteva di sentire quei due membri dentro di me allargarmi, riempirmi, ma senza causarmi più nessun dolore.
Lentamente i due iniziarono a muoversi dentro al mio povero culo definitamente sfondato, li sentivo avanzare e indietreggiare di qualche centimetro per non rischiare di scivolare fuori dal mio buco bollente.
“Oddio… è fantastico… ho due cazzi… in culooo… vi sento dentrooo… siete dentro di meee… scopatemi, vi pregooo…” urlavo delirando dal piacere, persa sulla mia nuvola rosa.
Anche il mio uccello, come quelli dei miei amanti, era duro come il ferro, e strusciava tra il mio ventre e quello di Claudio, che ad ognuno dei suoi affondi nel mio culo scivolava anche avanti e indietro sfregando il mio uccello sulla sua pancia.
Avevo finalmente due cazzi nel culo. Non i due piccoli falli di gomma con cui avevo già sperimentato la doppia penetrazione, ma due superbi cazzi di ottime dimensioni, caldi, vivi, di carne e sangue che ora affondavano, per quanto loro possibile, dentro al mio buco dilatato oltre misura.
E godevo, godevo fisicamente per la penetrazione di quei due bastoni di carne, godevo mentalmente per essere sfondata in quel modo depravato e perverso senza alcun ritegno, come la peggiore delle troie.
Sentivo come in lontananza le voci e i gemiti dei miei due amanti, sentivo i loro cazzi che entravano e uscivano dal mio intestino; a volte con un movimento alternato, uno entrava e l’altro usciva, e a volte ritirandosi insieme per poi affondare in me all’unisono, forzando ancora di più il mio povero buco.
Avrei voluto che quel momento di lussuria sfrenata non finisse mai più, essere inculata in quel modo assurdo per tutta l’eternità, ma purtroppo anche le cose belle devono finire, prima o poi.
Sento F. che si agita sotto di me, e i suoi colpi d’uccello nel mio culo diventano scomposti, fino a che con due, tre colpi più profondi riversa in me il suo sperma. La sollecitazione diventa insostenibile anche per Claudio, che mentre l’amico sfila il suo sesso dal mio ano mi penetra a fondo schizzando due, tre, quattro fiotti caldi nelle mie budella. E anche io vengo, schizzandomi addosso il mio stesso seme, mentre quello dei miei due amanti cola fuori da quel buco innaturalmente devastato e dolente…

 


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