Neramante

Neramante

INDICE

1. Neramante: Tratto da una storia vera pag. 3
2. Prologo pag. 4
3. L’iniziazione pag. 19
4. La mia Perla: Perchè non c’è niente pag. 36
5. Manuella ed Elisabetta pag. 48
6. La mia Perla: Non amerò solo… pag. 77
7. Alessia pag. 93
8. La mia Perla: La maschera nera… pag. 151
9. Le amiche pag. 158
10. La mia Perla: Mi sono rassegnato… pag. 175
11. Il verso dell’orgasmo pag. 187
12. La mia Perla: Se il nostro breve… pag. 209
13. Il silenzio del sesso pag. 229
14. La mia Perla: Puoi amare una persona… pag. 259
15. Una festa per la donna pag. 267
16. La mia Perla: E’ solo pia illusione… pag. 287
17. Nei riflesso dei loro desideri pag. 304
18. La mia Perla: Il nostro odio infinito… pag. 339
19. Una brasiliana provinciale pag. 354
20. La mia Perla: Chissà se un giorno… pag. 391
21. La normalità del BDSM pag. 400
22. La mia Perla: Non ti chiederò di… pag. 440
23. La moglie del musicista, l’amante del diavolo pag. 469
24. La mia Perla: Non ti amo perchè… pag. 502

Potrai sempre odiare i tuoi demoni interiori
e maledirli con tutto il tuo cuore,
la tua anima, la tua mente.
Ma alle prime luci dell’alba,
sono gli unici a vedere le cicatrici
che si sono create dentro di te.
Soprattutto quando,
togliendoti la maschera che ti nasconde il viso,
sono i soli a sapere chi sei veramente.
NERAMANTE
Tratto da una storia vera
Di J.P. Alex

PROLOGO

where is the love

Quella mattina era piena di sole e il caldo insopportabile dei quaranta gradi all’ombra, non facevano che rendergli ancora più pesante la valigia. La voglia di non partire per quella vacanza a Malta, organizzata da quasi un anno con i suoi amici e amiche di sempre, iniziò a prendere forma nella sua mente. Ma non pensava in alcun modo, che da quel binario della stazione, sarebbe iniziata la sua avventura. Aveva la rabbia addosso di chi il giorno prima, in nome delle ingiustizie familiari, aveva letteralmente messo fuori dalla porta di casa suo padre. I suoi pensieri viaggiavano veloci come il treno che avrebbe preso alla stazione centrale di lì a poco. Ora riusciva percepire anche l’odore del ferro arrugginito delle rotaie, che accentuava il senso di fatica e assuefazione. La voce dello speaker, annunciava le partenze e gli arrivi dei treni che si susseguivano a ritmo continuo e sostenuto. Il treno lo aspettava sul terzo binario e le scale del sottopassaggio gli diedero l’impressione di poter attraversare una piccola parentesi della sua vita. Voleva scappare via da quell’esistenza insulsa e poco gratificante. Salendo i gradini sporchi e maleodoranti, che l’avrebbero portato al binario giusto, vide Alessandra sostare con il fiato affannoso, rendendosi conto immediatamente della fatica che faceva nel trascinare la valigia, sicuramente troppo voluminosa rispetto alla sua figura minuta. Il caldo asfissiante di quell’inizio di agosto era solo l’anticamera di quello che avrebbe sopportato sul treno. Si prestò con voce ferma ma gentile, affinché potesse aiutarla a trasportare quella sua grossa valigia.
<<Ciao. Scusami ma posso darti una mano? Vedo che la tua valigia è pesante e se non ti aiuto a salire queste scale, rischio anch’io di perdere il treno!>>
<< Ufff… Ciao. Sì, scusami se ti ho intralciato il passaggio, ma questa valigia è molto pesante e con questo caldo, faccio molta fatica in effetti.>>
<<Dai, ti do una mano volentieri.>>
<< Grazie mille! Sei davvero gentile…grazie davvero! >>
<<Ma va è un piacere. Pensa…sei pure carina. Oggi deve proprio essere la mia giornata fortunata!>>
Sul viso di lei apparve un senso di sorpresa per quella piccola gentilezza. Non ci mise molto tempo a regalarle un sorriso. Pensò subito di chiederle la destinazione e con piacere apprese che avrebbero fatto il viaggio insieme. La corporatura di Alessandra era minuta, ma ciò non  impedì di osservarla e scoprire una silhouette perfetta sotto la t-shirt bianca e i jeans chiari aderenti. I lunghi capelli neri, che scendevano sulle spalle, le davano un aspetto molto elegante e raffinato. Osservò in lei un viso leggermente squadrato, con due occhi verdi e grandi che gli ricordavano i personaggi dei cartoni animati giapponesi. Lei reagiva divertita alle sue battute ridendo di gusto. Trascorsero il viaggio in treno seduti nella parte nascosta del corridoio del vagone, dove il caldo asfissiante non concedeva alcun tipo di tregua, in compagnia del tremendo movimento ondulatorio, che le rotaie riuscivano a garantire lungo il tragitto. Le parole e gli sguardi, rendevano comunque sopportabile quella calura estiva e tutti quei disagi legati alla posizione scomoda che tutti e due avevano assunto per poter parlare in modo riservato. Lui faceva di tutto per non metterla a disagio e le sue mani, che ogni tanto riuscivano a sfiorarla, si muovevano delicatamente come se dovessero toccare un vaso di cristallo. Lui parlò sorridendole per tutto il viaggio e non si accorse che erano passate quasi tre ore, prima che gli riuscisse a farle i complimenti per i suoi lunghi capelli neri e dirle che aveva delle labbra molto sensuali:
<<Labbra da baciare dolcemente sul treno di un piacere primordiale.>>
Rimase stupito quando lei gli rispose:
<<Avrei preferito che tu l’avessi fatto piuttosto che limitarti a dirlo.>>
Quel bisogno di sfiorare le sue labbra e sentire il caldo fremente del suo corpo snello e tonico, divenne il mezzo per abbandonarsi in teneri baci, premurosi e colmi di aspettativa.
Le loro bocche e le loro lingue ora si cercavano come due cuori dispersi in cerca di qualcosa d’importante e che per un destino strano, finalmente per poche ore, si erano ritrovati.
Ora gli occhi, ma soprattutto le mani di entrambi, cercavano le zone più intime e nascoste in attesa di un piacere sempre più invadente, ma che dovettero sopire per non svegliare qualche viaggiatore impertinente o guardone. Il suo i-phone, divenne oggetto ancora più prezioso una volta memorizzato il numero di telefono di Alessandra. Erano apparse le prime luci dell’alba, quando il treno arrivò in stazione e dovettero dividersi per raggiungere le rispettive destinazioni, dove i giorni successivi sarebbero stati protagonisti di eventi unici per entrambi. Si lasciarono con la promessa di rivedersi al ritorno dalle rispettive vacanze.

Malta era magnifica, col suo mare, le sue spiagge e le piccole barche meravigliosamente colorate. Il vento, sembrò mitigare il caldo opprimente che lo avvolse, attraverso la scoperta di quelle stradine strette ed emozionanti del porto di La Valletta che lo indirizzarono verso il residence. Rimase incantato nel guardare le bellissime imbarcazioni ormeggiate nel piccolo porticciolo, visibili dal piccolo balcone della stanza del suo alloggio. Saint George, quartiere particolare e prestigioso, era un luogo pieno di vita ed energia positiva sempre sprizzante, attraverso la presenza di ragazzi e ragazze, uomini e donne di diverse etnie.
Il profumo che arrivava dal mare a poche decine di metri dal piccolo balcone della sua casa vacanza, lo immerse in un mondo nuovo, affascinante, intrigante ed eccitante. Aveva finalmente raggiunto la comitiva degli amici e mai avrebbe immaginato di dover trascorrere la vacanza che lo adagiò sulle rive di una vita dal gusto decisamente trasgressivo.
Erano trascorsi due giorni dal suo arrivo quando, quella sera, dovette raggiungere Alice nella sua camera d’albergo, per mantenere la promessa fattale in spiaggia quella stessa mattina ed essere il suo personale accompagnatore per la serata che avrebbero dovuto trascorrere in discoteca con gli amici tra musica, alcool e divertimenti anche non troppo legali. L’aria condizionata, gli diede modo di apprezzare ancora di più, quella giornata trascorsa in spiaggia ad ammirare splendidi paesaggi marini e in modo discreto, il fisico asciutto e in gran forma della sua amica. Lei uscì dal bagno della stanza in accappatoio bianco, scalza, con l’asciugamano in testa e con i capelli ancora umidi. Era visibilmente presa dalla stanchezza della giornata trascorsa in spiaggia insieme agli amici. Lui era sdraiato sul divano mentre fissava il soffitto al pensiero di poter conoscere meglio Alessandra, ma rassegnato a dover attendere il rientro a Milano dalle vacanze per poterla rincontrare. La musica di sottofondo proveniente dalla tv riempiva la stanza di una strana serenità ovattata. Ormai i suoi pensieri vagavano con rassegnata pazienza, nel dover attendere che la sua amica si preparasse per la serata. Improvvisamente e con sua meraviglia, lei con uno slancio quasi felino si sdraiò su di lui, lo sguardo gelido e impassibile si riempì di strane voglie, anche se lui continuava a guardarla senza volersi rendere conto di quello che sarebbe successo di lì a breve, ma che in cuor suo sperava da sempre.
Quel gesto inaspettato cancellò dalla sua mente Alessandra e non ci mise tanto per apprezzare i seni di Alice, ormai parzialmente scoperti dall’accappatoio che ora si appoggiavano sulla sua camicia bianca. Sentì il profumo della sua pelle impregnata di lavanda e mimose. Guardò i capelli ora liberi dall’asciugamano e non ancora del tutto asciutti che la rendevano bellissima. Il cuore iniziò a martellargli nel petto come poche volte gli era capitato nella vita. Alice prese il mento di lui tra le dita e fece scivolare la testa sul suo petto sentendo il suo cuore battere forte. Il profumo e la morbidezza dei suoi capelli, oscurarono i pensieri di preoccupazione nel dover raggiungere la comitiva degli amici in tempo e che molto probabilmente aspettavano di vederli arrivare all’ora prestabilita nella hall del residence. Era su di lui con una voglia sfacciatamente sensuale e desiderosa di qualcosa di scandalosamente eccitante. Con un movimento della sua mano, lasciò cadere la cinta dell’accappatoio scoprendo il lato destro. Lui guardò quella parte di gamba liscia, scoperta e perfetta, attraverso quella piccola finestra che lasciò intravedere una pelle morbida e dorata come una seta preziosa.
La luce della luna che entrava con prepotente bellezza dal balcone della stanza, stimolava quelle voglie peccaminose assopite da ormai tanto tempo e per entrambi, divennero uno stimolo in più per abbandonarsi a quel desiderio ancora celato sotto il velo della loro amicizia.
Desideri inconfessati e imprigionati nel timido rispetto che avevano uno dell’altra. Finalmente soli con quella voglia e la passione fino a qualche istante prima inconfessata, finalmente liberi di esprimersi attraverso i loro corpi perfetti e desiderosi uno dell’altra.
<<Cosa stiamo facendo Alice?>>
<<Una cosa, che avremmo dovuto far fare ai nostri corpi, sin dal primo giorno che ci siamo conosciuti!>>
<<Come facevi a saperlo?>>
<<Che ti piacevo? L’ho sempre saputo. Se è per questo, ti ho sempre desiderato anche io, perchè mi ha sempre colpito la tua gentilezza e questo sorriso che disegna la tua dolce esistenza.>>
<<Credevo di essermi perso in tutti questi anni, ma scopro solo ora, il mio desiderio nascosto per te in tutto questo tempo. Eri il mio desiderio, nascosto dalla nostra amicizia… ma ora, puoi solo dirmelo tu chi o cosa sono per te.>>
<<Sei il mio momento di piacere, sei qualcosa di straordinario che mi fa capire quanto sono stata stupida a non dirti quello che ho sempre provato per te!>>
<<Non sei stupida, altrimenti non saresti una donna. Li fuori c’è un mondo che ci aspetta, lo sai? Cosa penseranno gli altri? >>
<<Penseranno che ci siamo persi a cercarci. Rimaniamo qui, i nostri amici possono aspettare.>>
<<Sai… penso a quanto sono stato ingenuo a non confessarti cosa ho sempre provato per te in questi anni! Mi sono complicato un qualcosa che era semplice da capire. Infatti, alla fine, sono semplicemente un uomo.>>
<<Alex ora di questo non m’importa più nulla e neanche del mondo che ci aspetta. Facciamolo aspettare. E’ passato tanto tempo… forse troppo. Ora sei qui con me. Ti voglio… e che il mondo si fotta!>>
Sentiva il respiro sereno di Alice: un profumo fresco di doccia, lei semplice e bellissima al tempo stesso. Si accorse del suo sguardo quasi chiedendogli cosa aspettasse a baciarla, sfiorare finalmente quelle labbra che aveva sempre desiderato sfiorare dolcemente e che ora erano li, davanti alla sua di bocca. Il tocco morbido delle labbra si mischiò al ricordo ancora fresco di Alessandra. Le dita tremanti corsero delicate sul seno di lei, seguendo la linea dei fianchi ben modellati, frementi di voglie peccaminose. I raggi del sole assorbiti da quella pelle abbronzata, li percepiva attraverso il calore che il sangue oramai ardente e invocante che le sue attenzioni reclamava.
Per tutta la notte i loro orgasmi di piacere si mischiarono alle luci, alle grida e al profumo del mare del porticciolo non molto lontano dal loro albergo. Emozioni che li avvolgevano con riguardo e delicatezza in quelle ore di amore selvaggio senza tempo, soli nella loro stanza pieni di emozioni levigate dalla loro passione reciproca. I loro corpi erano bramosi di toccarsi, quasi di mangiarsi teneramente con le labbra, gli occhi, le mani. Desideri sopiti da quando, tre anni prima, si erano conosciuti in un villaggio turistico e lei era una semplice cliente. Il sudore dei loro corpi si mischiava alla brezza marina che faceva muovere le tende della porta finestra, in un susseguirsi di baci assetati da un’attesa durata da troppo tempo. Le sue labbra piene di desiderio cercavano senza sosta il caldo della pelle abbronzata e delicata di Alice.
La lingua ormai completamente bagnata, riusciva a sentire la morbidezza della sua parte più intima e sensibile che sapeva di dolce essenza di donna e solo quando riusciva a guardarla nei suoi bellissimi occhi, riusciva a sentire esplodere il suo piacere in modo completo. Controllava a malapena il dimenarsi del bacino, a ogni tocco o inserimento delle dita e della lingua che continuava a esplorare senza tregua quella parte delicatissima ed erotica di quel corpo bellissimo. I segni del costume che segnavano il seno e il bacino, scoprivano una quasi pudica e rispettosa morale pubblica che irrideva con le azioni lussuriose che lui le regalava con avido piacere.
<<Entrami dentro Alex. Entrami dentro, fino in fondo…!>>
<<Alice… finalmente mia!>>
<<Alex… finalmente sei mio!>>
<<Si è vero. Sei una follia su cui ho sempre pensato di volare, ma sotto, sapevo che c’era la terra della nostra amicizia. Ti desidero dal primo momento che ti ho vista.>>
<<Tu. Mi leggi nella mente!>>
Pensò in quell’istante, all’estate trascorsa insieme tre anni prima nel villaggio turistico ed a quello che aveva sempre pensato di lei: <<La mia Alice. Un desiderio che ho dovuto nascondere per tutto questo tempo, ma ora finalmente sei mia!>>
<<Prendimi Alex… Scopami anche il cervello perchè solo tu puoi farlo!>>
I gemiti di piacere di Alice divennero un’oasi di pace nel cuore e nel corpo di Alex. Voglie peccaminose, che diedero vita a quel desiderio celato che ora prendeva vita nei loro corpi perfetti. Caddero stremati, dopo ore piene di sesso e passione in un sonno profondo.

Solo il mattino seguente, aprendo gli occhi iniziò a chiedersi se tutto quello che era successo, fosse stato vero o frutto della sua fantasia. Cercava di assaporare ancora e di comprendere meglio il piacere di quei momenti magici unici e irripetibili che la sua amica gli aveva regalato, sapendo di non poterla mai più avere per sè. Ma non riusciva a capire come potesse fare l’amore con Alice, desiderando nello stesso momento di farlo con Alessandra. Due facce della sua anima contrapposte che non riusciva a comprendere, dato il rispetto quasi religioso che aveva sempre provato per lei, tradito dalla voglia di possedere in quel modo lussurioso e passionale anche Alessandra, malgrado le poche ore trascorse insieme sul vagone del treno.
La brezza del primo mattino lo svegliò del tutto. Allungando il braccio in modo casuale per cercare il corpo di Alice, si accorse della sua mancanza. Si alzò dal letto completamente nudo, nella speranza di ritrovarla in bagno sotto la doccia. Solo dopo qualche minuto comprese che la casa era vuota. Di ritorno nella stanza da letto, notò che lei gli aveva lasciato un biglietto sul cuscino, ancora impregnato del suo profumo:
“Ti aspettavo da sempre. Ma sei troppo lontano da un cuore che ti vorrebbe solo per se, sapendo benissimo che non potrai mai donarlo per davvero a nessuna donna.

ps: le chiavi della casa sono sul tavolo della cucina. Ti aspettiamo in spiaggia. Ti voglio bene dolcissimo cucciolo.” Un bacio. Alice

Lei era la ragazza di cui era sempre stato segretamente infatuato, ma sapeva che non l’avrebbe più avuta come in quell’occasione. Era successo in una notte caldissima d’estate, tra i suoni lontani della musica rock e house, proveniente dai locali di Sliema e le grida confuse della gente che si divertiva per le strade di quella magica cittadina maltese. Stradine strette e pulite avvolte dal profumo del mare.
Ci mise un giorno intero per asciugarsi le lacrime che gli scorrevano dentro. Provava ancora una volta il senso di abbandono cui era stato abituato sin da bambino con le sue paure e i suoi dubbi. In bilico tra un sentirsi un diavolo affamato di sesso o essere un angelo capace di amare e farsi amare in modo semplice e sereno da una qualsiasi ragazza. Forse la sua esistenza ambivalente era stata forgiata da un’infanzia vissuta tra un padre inesistente e frustrato dalle reminiscenze di fanciullo cresciuto in un orfanotrofio e una madre che aveva preso le redini della famiglia per far quadrare i conti e dove il poco affetto si fondeva con gli impegni lavorativi giornalieri. Quel senso di abbandono che cercava di colmare attraverso il calore umano femminile in tutte le sue forme e non importava se fossero buone o cattive, nere o bianche, positive o negative. Non riusciva a capirne la differenza. Il suo cuore pieno d’affetto, non faceva altro che scontrarsi con l’egoismo e la freddezza quasi bionica e ancestrale delle ragazze della sua età che incontrava puntualmente sul suo cammino.

Trascorsero due giorni da quella notte magica, quando verso le ventidue, arrivando di gran carriera nell’anfiteatro in cui si svolgeva il concorso di Miss Muretto maltese, si preoccupò di guardarsi la camicia bianca, affinché non presentasse macchie di sudore che lo avrebbero messo a disagio, nel caso avesse incontrato e conosciuto qualche bella ragazza. Le luci, i profumi e il caldo proveniente dai riflettori della manifestazione, rendevano quello spettacolo, unico, meraviglioso e singolare. Anche lui, rimase affascinato dalla ragazza maltese vincitrice dell’ennesimo concorso di bellezza festivo rivolto ai turisti presenti in quella piccola e sorridente cittadina maltese. Era molto bella nel suo vestito verde chiaro, simile ai suoi occhi, con ricami argentei. Gli orecchini lunghi e sottili con i braccialetti in oro, avvaloravano ancora di più il suo viso particolarmente bello assieme al portamento snello ed elegante. Era riuscito a farsi notare da lei, con il suo miglior sorriso; lei di rimando fece altrettanto, lanciandogli uno sguardo ambiguo. Rimase meravigliato quando incontrandola la sera successiva, nuovamente e forse per caso, nei pressi di un negozio di fiori, prese al volo l’opportunità di conoscerla meglio regalandole un mazzo di piccole rose bianche in onore alla sua bellezza e della sua vittoria al concorso di miss Muretto. Dopo i complimenti che le aveva rivolto subito dopo l’incoronazione di reginetta di bellezza, non pensava di poterla rivedere a così breve distanza di tempo, anche se lei sembrava essere lì per incontrare qualcuno. Il profumo proveniente dal vicino negozio di fiori
e lo strano silenzio creatosi intorno a loro due, gli diede il coraggio per convincerla a rimanere in sua compagnia, approfittandone per invitarla a bere un drink
in uno dei locali caratteristici, del posto. Lei lo guardò sorridente. Rimasero insieme per tutta la serata; sembrava affascinata e divertita da quel suo inglese approssimativo. Lui cercava di spiegare le sue battute divertenti con i gesti quando non riusciva a farlo con le parole. La ricerca ossessiva delle espressioni giuste da trovare per parlare con lei, divenne un peso enorme per il suo orgoglio di uomo “che non deve chiedere mai ”… Lei si limitava a fargli dei piccoli sorrisi, intestardendosi a non rispondere alle domande che lui le poneva di volta in volta. Per contro, preferiva custodire gelosamente il piccolo mazzo di fiori che continuava a guardare, quasi come se intorno a lei non ci fosse nessuno, apprezzando il profumo che essi sprigionavano. Erano passate le due del mattino quando lui, in modo molto gentile ma impacciato, le chiese se poteva riaccompagnarla al suo residence. Il caldo della giornata trascorsa in spiaggia era mitigato dalla brezza marina che ora li invadeva a pochi metri dalla riva. Il vento scombussolava i lunghi capelli di lei che senza dire nulla indicò col dito indice l’ingresso della sua residenza a poche decine di metri dal punto esatto in cui ora si erano fermati l’uno di fronte all’altra, chiaro invito al doversi ritirare a casa. Lui la osservò, intristito dal doverla lasciare senza poterle spiegare quanto fosse stato bello averla potuta conoscere e rimase sorpreso quando lei lo guardò negli occhi immergendo il suo piccolo naso perfetto e abbronzato tra i petali dei piccoli fiori del bouquet, parlandogli nella sua lingua madre:
<<Alex, sei stato davvero molto simpatico e gentile stasera, lo sai?>>
<<Ma tu parli bene la mia lingua, perchè non me lo hai detto sin dall’inizio?>>
<<Mi divertiva il tuo modo impacciato di chiedermi le cose e dire le tue battute. Desideravo vedere dove saresti arrivato e quanto avresti resistito nel cercare di parlarmi in inglese senza che io dovessi risponderti!>>
<<E così mi hai preso in giro per tutta la serata! Brava! >>
<<Grazie! >>
<<Ma sei stata molto scorretta lo sai?>>
<<Lo so. Ma riuscirai lo stesso a perdonarmi?>>
<<Si potrei farlo ma ad un patto!>>
Lei non gli rispose a parole, ma con un piccolo sorriso malizioso e i suoi occhi azzurri semichiusi gli posero quella domanda semplice che lui si aspettava.
<<Sì, hai capito bene. Voglio solamente sapere che sapore hanno quelle labbra così belle e sensuali!>>
Nacque un bacio delicato, innocente, puro, sincero. Le braccia di lei circondarono la testa di lui mentre i suoi fianchi ben modellati erano terra di conquista di quelle mani rocciose e forti, vogliose di quel corpo meraviglioso. Quel lungo bacio divenne propiziatorio della volontà di entrambi di entrare in casa e continuare quel loro ardente desiderio senza vestiti addosso, sapendo benissimo cosa desiderassero l’uno dall’altra. Non bastarono le ore di sesso sfrenato per assopire il suo desiderio, spinto oltre l’immaginazione da quel corpo femminile perfetto.
Aspettò le prime luci dell’alba, per buttarsi sotto la doccia e rinfrancarsi da quella maratona lussuriosa. Tornò nel grande letto, con le lenzuola buttate per terra, segno inconfondibile di quella passione sfrenata, che lo aveva reso protagonista per tutta la notte. Lei dormiva profondamente, completamente nuda. Lui rimase immobile a contemplare quella bellezza, senza riuscire più a riaddormentarsi.

Realizzò tutto o quasi due giorni dopo, nel vedere Alice sorridere amaramente alla notizia sussurrata al suo orecchio da parte del suo amico inglese: ” Miss Muretto Maltese quasi in gran segreto, aveva scommesso con le sue amiche sul fatto che ci avrebbe messo solo pochissime ore a portarselo a letto per giudicare le sue doti amatorie. Il motivo? Era molto curiosa di vedere di cosa fosse capace un ragazzo italiano e se le leggende sulle arti amatorie del maschio latino fossero vere.
Fatto confermato dopo la consegna alla sua amica di una piccola busta di carta bianca. Alex notò Alice mentre gli si avvicinava con passo lento e con uno sguardo severo pieno di rimprovero e rabbia.
<<Questa è per te! Nicolas mi ha appena detto che devo darti questa busta perchè contiene un messaggio e qualcos’altro, da parte della tua cara amica con cui ti sei divertito due notti fa! Sei solo uno stupido egoista e spero che ti serva di lezione!>>
Il tono severo e intriso di delusione di Alice diede l’impressione che il messaggio fosse foriero di qualche notizia poco felice. Alex lesse il contenuto del piccolo pezzettino di carta inserito all’interno della busta:
<<Caro Alex, ti ringrazio della notte che mi hai donato, mi hai fatto capire quanto tu sia molto sensuale e decisamente bravo a letto! Ho vinto la scommessa con delle mie amiche e questa è la tua ricompensa.
Spero solo che tu possa spendere questi soldi per il regalo che farai alla tua prossima ragazza. Continua così! Sei davvero molto bravo a letto… anche se ti consiglio di migliorare il tuo inglese! Baci baci.>> tua Amy

Un biglietto da 50 euro era ripiegato all’interno della busta. Era deluso, confuso, frastornato ancora una volta solo con i propri dubbi e le proprie paure. Ripiombò nell’ansia che provava sin da ragazzino. Ignorato dalle coetanee, snobbato dagli amici. Ogni giorno era una lotta e non di rado doveva “resettare” tutto. Ma la sua intelligenza lo aveva convinto che vivere sarebbe stato comunque meglio che farla finita: “… Vivi ragazzo, perchè domani è un altro giorno e non puoi sapere cosa ti riserverà il futuro!”
L’unico amore incondizionato gli veniva dai nonni materni. Quell’affetto che l’abbandonò, per via della demenza senile, tipica nelle persone molto anziane. Si sentì ancora una volta abbandonato a se stesso. Il caldo umido che lo circondava, all’improvviso si caricò di amarezza e delusione. Miss bellezza era stata una stronza come poche ne aveva incontrate fino ad allora. Capiva di essere stato usato come giocattolo sexy tra le mani di una ragazza bella certamente, ma che nulla aveva a che fare con l’amore a cui per qualche ora aveva creduto. Si chiedeva cosa avesse potuto spingere una ragazza a cercare un uomo solo per fare del sesso senza cogliere l’opportunità di scoprire la parte nascosta ma forse più vera, della sua anima romantica e passionale. Troppe domande complesse, in un tempo e in un luogo dove nessuno o quasi si preoccupava di porsi. Sorrise amaramente al pensiero delle parole sdolcinate che si erano detti prima, durante e dopo il concorso di bellezza. Ma soprattutto alla falsità dei suoi sorrisi e dei suoi sguardi che aveva continuato a lanciargli di continuo da sotto il mazzo dei fiori, che le aveva regalato la sera successiva al loro primissimo incontro. Durante la sfilata, lui aveva osservato i vari modelli di costumi da mare che lei aveva indossato sulla passerella del concorso ed erano stranamente sempre bianchi o quasi. Non facevano altro che far risaltare la bellezza di quel corpo mozzafiato abbronzato e scolpito nella purezza delle proporzioni, ma realizzava ora, orrendamente putrido e doppiogiochista nell’anima. Non riusciva a odiarla. Era comunque ancora convinto che dentro quel corpo statuario e quell’atteggiamento ipocrita, albergasse solo la paura della solitudine e l’insicurezza di una ragazza alla continua ricerca di attenzioni altrui. Capì subito, leggendo il biglietto, la ragione di quei soldi che aveva trovato nella piccola busta bianca e che odoravano di sesso superficiale, testimonianza di una stupida scommessa vinta con le sue amiche maltesi e inglesi.
Quel giorno iniziò a incunearsi dentro la sua mente, il sospetto che forse non era poi tanto male come lo volevano dipingere conoscenti, finti amici o sua madre stessa: un nulla di buono, poco attraente come ragazzo, incapace di avere un rapporto con una donna sotto tutti i punti di vista. Convinto sempre più che, i ripetuti rifiuti fossero figli apocrifi delle sue stesse paure. Quelle paure conosciute fin dai suoi primi anni di vita adolescenziale. Un rapporto con il padre, burrascoso. Un padre vittima, egli stesso, della sua ignoranza, supponenza, egoismo esasperato, narcisismo fuori luogo, il tutto condito da una mentalità irragionevolmente testarda gretta e meschina.
Cominciò a realizzare che in realtà fosse notevolmente meglio di come venisse disegnato. Cercava una rivincita. La voglia di riscatto, l’avrebbe trovata attraverso l’indipendenza economica che gli permise di migliorare la sua immagine, sapendo benissimo che le ferite insanabili presenti dentro di lui, ora le avrebbe proiettate attraverso il modo di trattare le donne: senza amore e sentimento, ma interpretando il ruolo di freddo amante per poche ore, riempiendole di lussuriosa passione, ma non certo d’amore. “Amore”: parola ormai completamente scomparsa dal suo dizionario, sostituito dall’immancabile sesto senso, che aleggiava su di lui in ogni avventura che lo avrebbe coinvolto di li, agli anni a venire.
Malta rimase il ricordo della vacanza più bella e avvincente della sua vita. Alice rimase il suo amore mancato per sempre. Amy: Miss Muretto Maltese, era finita in ospedale con un braccio rotto, malmenata dalla sua amica di stanza, per averle “rubato” il fidanzato spagnolo. Alessandra lo aspettava a Milano, ma lui ormai era spoglio di ogni affetto benevolo verso tutto e tutti.

L’INIZIAZIONE

In my head
Erano trascorsi due anni da quella vacanza a Malta e avevo finalmente realizzato che la relazione con Alessandra fosse ormai giunta al termine, ma non credevo di poter stare così male. Cercavo da giorni le motivazioni che avevano portato alla fine di quella storia fatta di risate, pianti, scherzi, viaggi, compagnie, routine, sesso sfrenato; il tutto farcito da insensate proposte di matrimonio. Già vedevo i parenti quel giorno con giacche fuori taglia, cravatte dai colori e disegni improbabili, maniche di camicia attorcigliate impregnate di sudore con volti e corpi ormai disfatti da alcool e bisbocce danzanti. Ogni volta che ci pensavo, un brivido mi correva lungo tutta la schiena, ma questo non aiutava ad attutire il dolore che provavo ancora al ricordo di lei. Ero convinto che la storia fosse finita perché non mi sentivo alla sua altezza. In realtà, la mia insicurezza mi portava a una continua e perenne lotta alla ricerca del mio bene personale, ma che puntualmente, si scontrava con il male che ricevevo dalle persone che circondavano la mia vita. Una convinzione forse sbagliata, ma che mi dava la forza per farmene una ragione e che mi permise di iniziare la mia nuova avventura di cacciatore di donne insoddisfatte della propria vita sessuale. Mi eccitava in modo scandaloso, il pensiero di rovistare nella vita privata di donne fidanzate o sposate in cerca di trasgressione. Piaceri peccaminosi realizzati con la convinzione di essere un ragazzo prestante e reclutato al fine di realizzare desideri oscuri e inconfessabili.

Conobbi Rocco a una cena di colleghi in comune. Era stato ospite in una nota trasmissione televisiva nazionale, in cui anch’io mi ero cimentato in veste di assistente scenografo dietro le quinte di quel teatro romano. Quella sera a cena, festeggiava il suo compleanno e la ragazza che lo accompagnava al tavolo ci mise poco a inquadrarmi per farmi delle domande su come ci fossimo conosciuti io e lui. Sapevo bene che non avrei dovuto svelare alcuni piccanti retroscena, che avevano visto entrambi, protagonisti di festini a luci rosse con delle sue amiche ballerine presenti allo stesso show. Le luci calde e soffuse rendevano l’atmosfera del locale molto accogliente. I clienti molto riservati, riconoscibili dal loro modo di bisbigliare vicende di vita al loro vicino di posto, resero la serata alquanto indimenticabile e unica.
<<Wow! Ma quanto sei carino! Ma perché Rocco non mi racconta mai dei suoi amici? Non pensavo che ne conoscesse anche di così belli!>>
<<Ti ringrazio… mmhhh, scusami ma non so il tuo nome.>>
<<Stella… mi chiamo Stella.>>
<<Piacere Stella, sono Alex. Perdonami se ti sembro un pò timido, ma la tua bellezza mi mette un pò in imbarazzo…>>
<<Sei molto carino e gentile a dirlo, grazie davvero! Ma ora rilassati e pensa a trascorrere bene questa serata. Pensa solo a divertirti.>>
<<Sono d’accordo con te, pensiamo a divertirci. Certo però che Rocco ha tutte le fortune e una di queste sicuramente sei tu.>>
<<Alex ascolta un attimo… mi piacerebbe conoscerti meglio. Se venissi a trovarmi un giorno negli uffici della nostra agenzia in centro a Milano, vorrei farti una proposta.>>
Stella sorrideva sempre e sembrava perennemente assalita dalla dea della felicità eterna. Era alta e le sue forme quasi perfette le regalavano anche un’aurea di simpatia e innocente sincerità. A suo dire avevo un gran bel fisico ma soprattutto adatto. Per cosa, lo avrei scoperto di lì a poche ore… La sua agenzia di pubbliche relazioni mi avrebbe dato una mano a entrare nel giro giusto e particolarmente interessante, dove stanche signore benestanti, si sarebbero mostrate interessate al mio fisico e non solo a quello. Pensai subito di poter sfruttare questa possibilità per rimettermi in gioco con le donne. L’unico inconveniente, era rappresentato dal fatto che avrei dovuto assicurarle una percentuale sugli introiti ricavati dagli appuntamenti con le varie clienti, o presunte tali, che desideravano avvalersi delle mie prestazioni hard molto spinte.
Trascorsero alcuni giorni da quella serata al ristorante a Roma. Quando arrivai all’appuntamento in agenzia da Rocco in perfetto orario nonostante lo sciopero dei mezzi e la giornata piovosa. Il freddo pungente di Milano, non aveva intaccato la mia curiosità e la mia eccitazione cresceva a dismisura per quello che Stella mi avrebbe proposto, anche se sapevo che quel qualcosa, proprio ordinario non era. L’aspetto freddo e razionale dell’arredamento, mi ricordavano certi uffici di rappresentanza osservati nei miei viaggi in Svizzera. Non scorgevo nulla d’interessante in quelle stanze calde e asettiche che mi potesse piacere, regalandomi di contro, solo emozioni negative. Le vetrate azzurre e i tavoli neri laccati, mi trasmettevano sensazioni anonime e destabilizzanti. Il mio sesto senso, pensò di presentarsi puntuale anche lui in giacca e cravatta, per accendersi in mille luci di attenzione.
<<Ciao Alex. Grazie per la puntualità. Come stai?>>
<<Ciao Stella. Adesso che ti vedo sto meglio… e tu?>>
<<Educato, oltre che molto carino, bravo Jeanpierre, già mi piaci. Siediti per favore, devo parlarti di una proposta che ti porterà in un mondo sconosciuto e misterioso ai più. Però, magari, non avrai abbastanza coraggio per conoscerlo.>>
<<Ho abbastanza coraggio per correre i miei rischi, d’altronde: “Se non rischi… non vivi”. Ti ascolto.>>
<<Prima però, devi darmi qualche minuto per mettermi a posto. La mia segretaria mi ha detto che saresti giunto qua nella mattinata presto e non ho avuto modo di truccarmi e farmi bella, ma credo che a te non importi tutto sommato, giusto?>>
<<Tranquilla Stella, sei bella comunque, non preoccuparti! >>
<<Grazie caro! Gentile e pure affascinante come speravo. Ma le hai propro tutte le qualità di grande conquistatore, mi sa. Infatti avevo notato qualcosa di interessante, nel tuo modo di fare, alla festa di sabato scorso con quelle persone, soprattutto con le donne e la cosa mi aveva incuriosito molto.>>
<<Grazie, ma non credo di aver fatto nulla di particolare nell’occasione. Ho parlato solo con delle donne che ho trovato belle ma anche interessanti, tutto qui.>>
<<Ecco appunto, le donne belle e interessanti. Ti piacerebbe esaudire i loro sogni e desideri più strani e lussuriosi, dove ci si perde nel limbo della lussuria e del peccato, in cambio di denaro?>>
<<Detta così a chi non piacerebbe!>>
<<Invece non pensare che lo farebbero tutti, anzi. Sono pochissimi quelli che saprebbero intrattenere certe clienti per esaudire i loro desideri più perversi e sadici. Obbligati a non svelare nulla a nessuno, pena, il rischio di essere denunciati o querelati nella migliore delle ipotesi.>>
<<Sai Stella, credo di aver visto abbastanza nel mondo dell’eros, ma so anche che non finirò mai di guardare con piacere, dove può arrivare una persona con la sua depravazione morale, pur di dar vita alle sue perversioni più intime e segrete… anche se è quello che desideriamo quasi tutti, in fondo.>>
<<Bravo, è un pensiero che condivido ed era la risposta che mi aspettavo. Scusa, dammi un minuto, arrivo… >>
Vidi Stella scomparire, dirigendosi verso una porta bianca e con le maniglie laccate rosse, posta in fondo al corridoio. Riguardai con attenzione quell’ufficio pulito e ordinato, mi sembrava di essere in una clinica sanitaria ultramoderna con quadri astratti alle pareti bianco perla. Le vetrate che dividevano i due uffici dalla sala d’aspetto, evidenziavano i preziosi arredamenti, presenti all’interno delle stanze con delle poltrone modernissime in pelle nera. Dopo dieci minuti abbondanti, vidi Stella tornare verso la mia postazione nel suo elegante tailleur beige, notevolmente più truccata in viso rispetto a qualche minuto prima.
>>Bene Alex… sei pronto a sentire e prendere in seria considerazione la nostra proposta?>>
<<Dimmi di cosa si tratta, anche se forse lo so già e poi cercherò di prendere una decisione.>>
Stella mi sembrava decisa e con gli occhi spalancati dall’eccitazione. Sembrava sprigionare un’insana voglia di propormi quell’invito che mi avrebbe segnato per sempre.
<<So che Rocco ti ha anticipato quello che ho da proporti.>>
<<Sì, in effetti mi ha spiegato bene quello di cui vi occupate e vorrebbe che io diventassi parte del vostro cosiddetto cerchio magico.>>
<<Bravo. Però ti ha anche detto, che per entrare nel nostro giro devi accettare le nostre condizioni affinché il tutto rimanga nell’assoluta riservatezza e discrezione?>>
<< Sì, Rocco si è raccomandato molto su quest’ultimo punto in effetti.>>
<<Devi leggere bene il contratto ed i punti cardine dello stesso. Non ci sono deroghe o eccezioni. Dovrai accettarlo così come te lo proponiamo. Il contratto non si discute, punto! >>
<<Stella non ti offendere, ma Rocco mi ha dato una copia sabato scorso alla fine della serata, quando eravamo insieme nel parcheggio del ristorante e l’ho già letto. Tutto sommato mi sta bene, anche se la vostra percentuale mi sembra un pò troppo alta.>>
<<Alex, sono delle regole precise a cui puoi rinunciare tranquillamente, ma a quel punto non faresti parte della nostra grande famiglia. Prendere o lasciare!>>
<< Ho già deciso Stella e mi sono portato avanti col lavoro scegliendo anche il mio nome d’arte.>>
<<Che sarebbe?>>
<<Jeanpierre!>>
<<Jeanpierre… mmhhh… carino come nome! Un pizzico di fascino francese mancava nel nostro gruppo di ragazzi.>>
<<Ho scelto anche il simbolo di riconoscimento che dovrò tatuarmi.>>
<<Bene, sai tutto allora. Perfetto. A questo punto ti lascio il fascicolo del contratto che dovrai controfirmare e restituirci il prima possibile.>>
<<Vedo Stella, che avevi già preparato tutto.>>
<<Sì esatto, sapevo che avresti accettato, Rocco mi ha raccontato delle cose di te. Cose molto interessanti ed eccitanti direi.>>
<<Sei molto scaltra e perspicace. Complimenti!>>
<<Consegnami il tutto con la tua firma e una foto del simbolo che hai scelto, ma di cui non dovrai mai dare spiegazioni a nessuno.>>
<<In effetti, Rocco mi ha anche detto e raccomandato di questa cosa fondamentale.>>
<<Di questo particolare importantissimo presumo tu sappia già tutto… è scritto nell’accordo.>>
<< Sì ho letto. Ok, va bene. Ti manderò tutto entro il fine settimana. Sperando che la scelta che mi accingo a fare non mi sconvolga la vita più di tanto.>>
<<Preoccupati invece, perchè questo contratto ti cambierà la vita! Legherà quel tuo bel sedere alla mia volontà di farti diventare magari il mio prescelto… caro Jeanpierre!>>
<<Non ti deluderò, tranquilla.>>
<<A proposito… il tuo simbolo ti consiglio di tatuarlo in una parte intima o comunque poco visibile e puoi immaginarne il motivo.>>
<<Infatti pensavo di collocarlo sulla parte destra del mio fondoschiena. Ti piace l’idea?>>
<<Mmhh… mi piace. Così nel caso, potrò toccarlo con mano.>>
<<Non credo che Rocco ne sarebbe felice se lo venisse a sapere.>>
<<Rocco fa quello che gli dico io e nel caso dovessi decidere di portarti a letto con me, ti assicuro che lui sarebbe il primo a esserne contento. Non saresti il primo e l’ultimo dei miei ragazzi a cui faccio conoscere le mie capacità amatorie, fidati!>>
<<Capisco, ma ad ogni modo, preferisco mandarti solo una foto, per il momento, del logo tatuato! Non si sa mai. Rocco è un mio amico come ora lo sei tu e non me lo vedo nudo e tranquillo a pochi metri da noi due mentreeee… bbrrrrr…sarebbe uno spettacolo bruttissimo!>>
Le nostre risate si confusero con il rumore appena percettibile delle auto e dei clacson, che provenivano dalle auto ferme in coda sulla strada adiacente al marciapiede dell’ufficio. Il traffico caotico mi diede modo di apprezzare la mia scelta di aver preso i mezzi per arrivare in agenzia e mi complimentai con me stesso, nel pensare che tutto sommato avevo accettato di rendere più elettrizzante la mia esistenza.
Aspettavo con trepidazione e nervosismo le prime telefonate che di sicuro, sarebbero arrivate. Mi interrogavo su cosa dire e come avrei reagito nel rispondere a queste persone.
Infatti non passarono molti giorni dall’arrivo di quella prima telefonata. Risposi al telefono, ma sentii chiaramente una voce maschile.
<<Pronto Jeanpierre? Sono Paolo, posso parlarti?>>
Mi assalirono dei dubbi tremendi. Perchè mi aveva chiamato un uomo? Avevo sbagliato a spiegare a Stella chi e cosa cercavo? Non ero stato convincente con i miei propositi? Forse la moglie di Rocco aveva approfittato per mettere un annuncio su qualche sito web di genere indefinito? Mi assalì anche il dubbio, che in agenzia, la segretaria presente alla reception disinibita e molto bella, forse mi avesse considerato gay e che avesse preso la sua decisione in modo arbitrario, per attirare su di me una clientela maschile, visto i miei modi gentili e accomodanti, attraverso l’inserimento sbagliato di qualche annuncio su siti web di quel genere.
<< Sì, salve sig. Paolo, sono Jeanpierre. Mi dica pure, di cosa aveva bisogno?>>
La voce rauca e quasi stizzita del mio interlocutore all’altro capo della linea telefonica, iniziò a parlarmi in modo molto serio e conciso. L’aria fredda e frizzantina di quella sera di novembre, che ora respiravo sul balcone di casa, la sentivo pulita e chiara, al contrario di quel personaggio che al telefono percepivo come strano e ambiguo. Esattamente strano ed ambiguo come il primo incarico particolare che mi avrebbe indicato di portare a termine di li a qualche giorno.
<<Ciao Jeanpierre, dammi del tu innanzitutto. Mi potresti descrivere meglio come sei fatto esteticamente? Nel caso ci potremmo incontrare per un caffè e capire meglio se davvero sei quello che mi hanno raccontato di te e del tuo bel fisico, molto apprezzato da Stella. Avrei una proposta da farti, ma vorrei sapere se per caso sei anche auto munito.>>
<<Bè si, ho un’auto ovviamente e faccio palestra da molti anni in modo quasi continuo tutti i giorni. Ora mi sto preparando per una manifestazione sportiva a livello nazionale molto importante, quindi non posso dedicarti molto tempo, però se mi proponi qualcosa d’interessante, sarò felice di fissarti un appuntamento.>>
<<Perfetto direi. Se ti fa piacere possiamo incontrarci in Brera a Milano, davanti all’Accademia di Belle Arti.>>
<<Mi sembra un posto molto adatto per l’occasione. Ma ancora non mi hai detto di cosa hai bisogno!>>
<<Guarda Jeanpierre è una cosa delicata e non posso dirtela al cellulare, preferisco incontrarti di persona.>>
<<Ok Paolo, va bene per domani mattina alle dieci e trenta, non più tardi.>>
<<Mi raccomando Jeanpierre, sii puntuale, non mi piacciono i ritardatari e Rocco sa bene quanto io detesti le persone che non rispettano gli orari!>>
<<No stia tranquillo, sarò puntuale.>>
Immediatamente pensai che Stella avesse dato alla sua collaboratrice, informazioni sbagliate sulla mia natura di ragazzo esclusivamente etero. Pensai fosse stata lei a comunicarle informazioni fuorvianti e che quindi, avesse inserito per sbaglio un annuncio pubblicitario su qualche sito web o giornale e che fosse stato pubblicato per errore nel settore: “Annunci di lavoro”. Ma ovviamente non ero alla ricerca di un posto da magazziniere… Forse che qualche dirigente avesse pensato ad una nuova strategia di marketing? Invogliare le dipendenti ad impegnarsi di più, offrendo come benefit un ragazzo a disposizione nei momenti di pausa. La gente è strana pensai, per cui niente di impossibile. Inoltre la natura di segretezza del mio ruolo, mal si coniugava con annunci pubblicitari, postati in bella mostra, sui social network o sui quotidiani nazionali. Proprio non riuscivo a capire.
Dopo avergli dato la disponibilità per un incontro, il mio sesto senso iniziò a inviare segnali non proprio rassicuranti, ma la curiosità lo rimandò in un angolo. Pensai di indossare un paio di jeans chiari slavati, giacca di colore blu scuro e una semplice camicia bianca. Al mio arrivo, con una ventina di minuti in anticipo rispetto all’orario prefissato, non potei fare a meno di notare una marea di studenti che entravano e uscivano dal palazzo antico, sede di una delle più famose accademie di belle arti d’Italia. Ragazzi e ragazze, che inseguivano il sogno di diventare un giorno degli artisti affermati o soltanto bisognosi di comunicare i propri stati d’animo, attraverso una forma d’arte applicata. L’avevo frequentata anch’io fino a pochi anni prima; quello che mi aveva donato erano le mie passioni per la pittura e la scenografia televisiva e teatrale. Passioni che divennero pretesto, per diventare un illustratore iperrealista apprezzato e quotato nel giro del mondo pubblicitario nazionale.
Notai subito, vicino l’entrata dell’Accademia, la presenza di un personaggio a dir poco inquietante e mi chiesi se fossi stato vittima di uno scherzo. Paolo era a meno di cinque metri da me, con la sua figura esile e decisamente trasandata. Alla sua richiesta di confermare il mio nome, immaginai subito cosa avrei potuto aspettarmi da un tipo del genere. Rimasi stupito e interdetto dall’acconciatura del personaggio… Era la copia al contrario di Nino D’Angelo, cantante napoletano neo melodico degli anni ottanta. Solo che il caschetto dei capelli era nero. Talmente magro che la giacca minuta grigia scura gli ballava intorno.
Pensai subito: ”… Non sono un adone, ma tutto sommato c’è qualcuno messo peggio di me! ”
Ma non ero lì per giudicare il mio probabile “socio” in affari; anzi nel caso, gli avrei ricordato che ero un professionista, specializzato in certi ambienti molto discreti e riservati, a disposizione di una clientela ricca ed esigente in fatto di sesso. Il taxi dal quale era sceso, ci aveva salutato con un potente scarico di fumo nero e il rumore assordante del suo motore, quasi m’impedì di sentire le sue parole di presentazione:
<<Ciao, tu devi essere Jeanpierre! Scusami per il ritardo, ma i mezzi pubblici a Milano di solito sono puntuali, ma oggi mi hanno fatto un brutto scherzo ed ho dovuto prendere un taxi.>>
<<Ciao Paolo, il piacere è mio. Nessun problema, stavo guardando nel frattempo questo antico e splendido palazzo sede dell’Accademia di Brera.>>
Notai che scrutava in modo ossessionante il mio abbigliamento.
<<Senti Alex, oggi vado di fretta e mi sa che il caffè lo prenderemo in un altro momento, ma guardandoti bene, vedo che rispecchi esattamente la figura che mi hanno descritto in agenzia. Ma quanto tempo ci hai messo a mettere su tutta quella massa muscolare?>>
Il suo volto scarno, proprietario di un sorriso da Jocker, mi diede subito l’impressione di un tipo poco raccomandabile.
<<Grazie per il tuo complimento. Sono diversi anni che faccio palestra, seguo una dieta povera di carboidrati e mi piace avere cura del mio corpo… tutto qui.>>
<<Complimenti allora. Stasera di ritorno a casa, devo iniziare a farla pure io ‘sta dieta.>>
Guardando il suo corpo esile, mi chiesi cosa avrebbe dovuto cambiare nella sua dieta, per dimagrire.
Sorrisi all’idea, riflettendo sulla poca obiettività che molte persone hanno di loro stesse.
<<A proposito Paolo: la mia auto è parcheggiata qui, ad un centinaio di metri dietro l’angolo, se vuoi posso darti un passaggio al ritorno.>>
Un sorriso forzato gli apparve sul viso.
<<Se non ti creo troppo disturbo accetto volentieri, devo prendere la metropolitana sulla linea gialla e magari in auto ti posso spiegare alcune cose.>>
<<Non ti preoccupare, nessun distrurbo: vado proprio verso la stazione centrale, dove si trova il mio studio grafico, li c’è anche una fermata della metropolitana.>>
Nel lungo tragitto iniziò a parlarmi della sua “professione”, consistente nel cercare figure come la mia, in grado di realizzare desideri particolari e decisamente molto hard per le sue clienti: belle, ricche e annoiate.
<<Mi sembri il ragazzo giusto per realizzare queste loro richieste e da come ti guardi intorno mi sembri abbastanza sveglio da capire di cosa stiamo parlando!>>
Il mio sesto senso iniziò a suonare tutti gli allarmi simultaneamente.
<< Sì hai ragione Paolo… Amo le donne, sono innamorato del loro modo di essere e di come riescano a entrare subito in confidenza con me.>>
Non volevo mentire, non m’interessava farlo. Rimanendo sull’argomento avevo l’opportunità di captare il suo interesse per quello che gli stavo dicendo.
<< Bene allora! Mi piacciono i tuoi argomenti. Cerco da sempre un ragazzo che possedesse anche qualità di comunicazione e d’intrattenimento per certe situazioni private molto osè, dove il sesso fa’ da aperitivo, portata principale e dessert finale.>>
<<Ti ringrazio per avermelo detto. Ma in verità queste mie qualità oratorie fanno parte del mio modo di fare e di rapportarmi con la gente in generale.>>
<<Ora però immagino che starai chiedendoti quanto potresti guadagnare nel lavorare con me.>>
<<E’ ovvio. Sono un professionista e non un missionario.>>
<<Ti capisco. Purtroppo devo anticiparti, caro Jeanpierre, che non diventerai mai ricco! Ma potrai sempre imparare tante cose sulle donne e soprattutto da alcune, che ti concederanno quanto di più misterioso e intrigante tu abbia mai potuto immaginare.>>
<<Pensa che delusione Paolo. Già mi ero fatto dei castelli in aria: mi vedevo già in giro con una Ferrari, pensa te che delusione. Ora invece la tua notizia mi ha quasi demoralizzato sai? Mi devi proprio aver preso per un ingenuo mi sa!>>
Ora sorrideva sotto i suoi occhiali scuri, con il logo platealmente finto di Armani che non mi davano l’opportunità di guardarlo bene negli occhi e questo non lo sopportavo. Le sue parole piene di aspettative non si sposavano con i suoi modi di fare.
<<Se hai accettato di incontrarmi, devo desumere che pensavi di poter fare un pò di soldi, magari divertendoti, chi lo sa? Però magari t’innamori e te ne sposi una di queste signore ricche. Hai visto mai?>>
<<Non ti preoccupare, non sono così fortunato, per cui Paolo, dimmi cosa vuoi di preciso.>>
<<Te lo dico, ma prima di tutto devi farmi vedere il tuo simbolo di riconoscimento, che Rocco mi ha espressamente raccomandato di verificare. Se corrisponde a quello che mi ha descritto, possiamo continuare la nostra discussione.>>
<<Ok, ma ti farò vedere solo la foto, perchè ce l’ho tatuato sul mio fondoschiena e non credo che questo sia il posto adatto per abbassarmi i jeans.>>
Ora che aveva tolto gli occhiali per pulire le lenti di plastica nera, la sua risata falsa e subdola mi diede la possibilità di guardare meglio i suoi occhi e in effetti, non vedevo nulla di buono. Erano neri come il carbone e le pupille non riflettevano le luci di quella mattinata soleggiata. Non ci fu un’immediata risposta da parte sua alla verifica del mio simbolo, presente sul mio i-phone, con la foto presente sul suo cellulare che Rocco gli aveva spedito, in quanto gli arrivò una telefonata. Lo guardavo impassibile riuscendo comunque a sentire benissimo una voce femminile dall’altro capo del telefono. Paolo sorrideva nel rispondere alle sue domande e mi sorprese quando prima di chiudere la comunicazione, guardandomi fisso negli occhi, disse: “Preferirei richiavarti che richiamarti, ma puoi dire al tuo ricco maritino, che ho trovato la persona giusta. Sì, è qui davanti a me… sono sicuro che ti piacerà il servizio completo che ti farà e che mi chiedi da sempre. Ti chiamo stasera, un bacio tesoro mio.”
Non sapevo se tirare un sospiro di sollievo o maledire il destino per avermi infilato in un contesto di apparente disagio e depravazione, dagli esiti sconosciuti e magari con il rischio di dover litigare o peggio, deludere, qualcuna di queste clienti assetate di sesso.
Il personaggio, nel corso della chiacchierata, si dimostrò molto risoluto, freddo e determinato nel voler farmi capire chi era e cosa voleva. Portava con sé un’agenda marrone, piccola usata e gonfiata da anni di usura e notò che la stavo osservando con attenzione.
<<Vedi quest’agenda? E’ il mio tesoro. Qui conservo gelosamente numeri di telefono, appunti e indirizzi di persone importanti ed influenti, ma anche politici, gionalisti famosi e personaggi televisivi. Se tu sapessi a chi appartengono una parte di questi numeri, credo che inizieresti a dubitare di me e di quello che faccio. Guarderesti il mondo della politica e del jet set dell’intera Lombardia, sotto un altro aspetto. Credimi!>>
La curiosità verso quell’agenda, iniziò a coinvolgermi emotivamente ogni volta che la osservavo volteggiare nelle sue mani.
<<La cosa mi potrebbe interessare, ma tu cosa vuoi in cambio?>>
<<Bè, la prima cosa è sapere se sei disposto a dividere a metà, gli interessanti introiti remunerativi, che le coppie sono disponibili a riconoscere a ragazzi come te che sanno fare del sesso molto spinto. Ma soprattutto se sei disposto ad andare oltre l’azione tradizionale legata a questa parola.>>
<<Potrebbe interessarmi, continua.>>
<<Caro Jeanpierre: devi sapere che esistono diverse facce del sesso e alcune vanno oltre il normale approccio che si crea tra due persone che si desiderano. Non si tratta di un lavoro semplice, dove la penetrazione è il solo modo di farle contente, dovrai spingerti oltre. Molto oltre! Ma ricordati che: se per caso, ti viene in mente di venire meno alle loro richieste o se dovessero avere l’impressione che tu li stia prendendo in giro, sappi che possono essere anche molto pericolosi. Devi stare molto attento, possono presentarsi situazioni molto rischiose e se non hai le carte in regola per uscirne, ti avviso subito che rischi molto! >>
Pensai che mi stesse prendendo in giro, visto che continuava a sorridere, ma la mia curiosità mi spinse a dargli corda, cercando di farlo parlare il più possibile.
<<Senti Paolo, ho bisogno di un paio di giorni per decidere, così su due piedi non riesco; potrei prendere una decisione sbagliata in questo momento.>>
<<Ti lascio un paio di giorni per pensarci su, ma se non te la senti, tranquillo non ti preoccupare, non ti disturberò mai più>>
<<Però Paolo non chiamarmi, ti cercherò io nel caso… ok?>>
<<Un paio di giorni Jeanpierre… non di più. Posso prendere tempo con questa cliente come hai appena sentito, ma non più di tanto.>>
<<A proposito Paolo, mi piacerebbe sapere almeno com’è lei, questa tua cliente, a livello estetico e se vale la pena accettare.>>
<<L’ho vista nel nostro primo incontro e ti assicuro che è la classica bella donna ricca e insoddisfatta, col marito ricco e che ama osservarla nelle braccia di un altro uomo. Non devi preoccuparti, ti lascerà a bocca aperta per quello che sa fare a letto e non solo; ma puoi ritenerti fortunato in questo caso, perchè non sempre saranno così belle e spregiudicate.>>
<<Bè, sono anche loro, fortunate a incontrare uno come me. Possono fidarsi ciecamente, diglielo!>>
<<Si certo come no, anzi, potrai dirglielo tu di persona, tra qualche giorno. A proposito Jeanpierre: bello il tuo tatuaggio a forma di cuore. Ma cosa vuole significare?>>
<<E’ l’iniziale del mio soprannome.>>
<<Che sarebbe?>>
<<Neramante!>>
<<E le tue foto dove le trovo?>>
<<Sul mio sito ovviamente.>>
<<Cioè?>>
<<neramante.com… che domande!>>

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